lunedì 29 dicembre 2008

Che cos'è l'Rfid?

Che cos'è l'Rfid?
Rfid significa Radio Frequency Identification, ovvero identificazione a radiofrequenza. Con questo termine si indicano quelle tecnologie che consentono il riconoscimento a distanza di oggetti, animali e persone sfruttando le onde radio. Un sistema di identificazione a radiofrequenza è costituito da due componenti principali: un trasponder o tag, e un reader. Il tag è l'etichetta che si appone all'oggetto. È qui che sono contenute tutte le informazioni ad esso relative e che lo identificano in modo univoco. I dati, memorizzati in un microchip, possono essere letti grazie a un'antenna che riceve e trasmette i segnali radio da e verso il reader Rfid. Il microchip e l'antenna, insieme formano il tag Rfid e sono tenuti insieme su un supporto fisico. Il reader è il dispositivo, fisso o portatile, deputato alla lettura del tag Rfid, in grado di convertire le onde radio del tag in un segnale digitale che può essere trasferito su un computer. Per comunicare fra loro il tag e il reader devono essere sintonizzati alla stessa frequenza.

Quali sono le frequenze utilizzate nell'Rfid?
I sistemi Rfid utilizzano varie frequenze, che possono essere classificate come:
- basse frequenze (LF, tra 125 e 134 kHz)
- alte frequenze (HF, intorno ai 15 MHz)
- altissime frequenze (UHF, tra 860 e 960 MHz
- micro-onde (superiori ai 2,45 GHz)
Le diverse bande di frequenze presentano caratteristiche diverse e sono quindi indicate per applicazioni differenti. In generale, al crescere della frequenza crescono la distanza di lettura e la quantità di informazioni che si possono trasferire nell'unità di tempo, diminuiscono la capacità di resistenza alle condizioni operative e i costi. I tag a bassa frequenza utilizzano poca potenza, sono capaci di attraversare materiali non metallici e liquidi, ma il segnale per la lettura non supera i 30-40 centimetri. Le etichette ad alta frequenza lavorano meglio con oggetti metallici e arrivano a coprire una distanza di circa un metro. Le altissime frequenze offrono range di lettura più ampi e permettono di trasferire i dati velocemente, ma non attraversano facilmente i materiali. Le soluzioni con tag a 2,45 GHz sono impiegate nei telepass, interporti e simili.

Come sono alimentati i tag?
I tag Rfid possono essere di tre tipi: passivi, semiattivi o attivi. I tag passivi non hanno alcuna fonte di alimentazione interna e traggono la potenza necessaria ad attivare i circuiti dalle onde radio inviate dal reader che li interroga e induce una corrente nell'antenna. Secondo le norme Iso, i tag LF e HF possono essere solo passivi, mentre i tag a frequenze UHF e micro-onde possono essere anche semiattivi o attivi. Un tag semiattivo ha una sorgente di alimentazione, che non serve però ad alimentare i circuiti radio, ma funzioni aggiuntive come sensori di temperatura o di movimento. I tag attivi, infine, sono alimenti da batterie, che offrono una maggiore portata al segnale radio e una maggiore distanza di lettura. I tag attivi costano di più dei tag passivi e sono più indicati per tracciare il trasporto di beni di valore sulle lunghe distanze.

Sui tag possono essere sovrascritte o cancellate le informazioni?

Esistono etichette “read only” (sola lettura), write once & read many” o WORM (una scrittura, tante letture), “read & write” (lettura e scrittura) e “Nelle prime due forme, il tag Rfid rappresenta un'evoluzione tecnologica del codice a barre, in quanto le informazioni immagazzinate sul microchip, una volta scritte, non possono essere modificate. Nella modalità read & write, invece, quella più flessibile, il tag può essere utilizzato come una memoria dinamica, in quanto le informazioni sul chip possono essere aggiornate in ogni momento, per esempio lungo i passaggi della filiera produttiva. In genere sono poco più costosi dei tag di sola lettura.

Che cos'è la collisione dei tag?

Ci può essere collisione fra i tag quando si sovrappongono le onde radio di diversi trasponder letti contemporaneamente da un reader che può confondere il segnale. Esistono sistemi anti-collisione utilizzati per gestire la lettura simultanea di più tag. Questi sistemi sfruttano degli algoritmi che “scaglionano” i segnali provenienti dai tag, regolando gli intervalli di tempo nei quali devono essere letti. In questo modo non si verificano interferenze ed è possibile prevenire eventuali errori.

Quali vantaggi offre l'Rfid rispetto al codice a barre?

Rispetto al codice a barre e altre tecnologie di identificazione, la tecnologia a radiofrequenza offre numerosi vantaggi: la lettura non richiede contatto diretto e vista ottica, non c'è bisogno quindi dell'orientazione verso lo scanner. I tag possono essere letti contemporaneamente, possono lavorare in ambienti sporchi, contaminati e resistere anche a condizioni (agenti ambientali, sollecitazioni termiche, chimiche, meccaniche) molto difficili. Sono quindi più durevoli. Contengono più dati rispetto al barcode e possono essere riscritti e aggiornati con nuove informazioni. Operano anche immersi in un fluido, dentro l'oggetto che si vuole identificare o all'interno di un contenitore. Inoltre il codice a barre identifica solo il lotto di un prodotto, ma non il singolo item. Il tag Rfid, invece, contiene un numero di serie unico e univoco che identifica ogni singolo prodotti fabbricato nel mondo. I tag Rfid sono più costosi rispetto ai codici a barre, ma il il rapporto costi/benefici è generalmente vantaggioso. Sarebbe comunque sbagliato pensare che la tecnologia Rfid soppianterà il codice a barre. Molto più verosimilmente, le due coesisteranno.

Quali sono gli standard Rfid?

Per l'Rfid esistono standard di architettura e protocollo di scambio dati e standard di conformità per le emissioni in radiofrequenza, che non devono sovrapporsi a bande di frequenza già allocate per altri impieghi (radiotelevisione analogica e digitale, telefonia cellulare, Wi-Fi...). Il problema degli standard è che non è stata ancora raggiunta la convergenza e l'unificazione a livello internazionale fra le due principali istituzioni che promuovono queste direttive: ISO (International Organization for Standardization) ed EPCglobal, l'organismo formato per regolamentare l'Electronic Product Code nella produzione e distribuzione di beni di consumo e diventato uno standard industriale riconosciuto e adottato su scala mondiale. Gli standard Iso per i tag ad alta frequenza (ISO 18000-3) e ad altissima frequenza (ISO 18000-6) sono largamente utilizzati nelle applicazioni “tradizionali” del transponder per l’identificazione di persone, veicoli, il controllo fasi di lavorazione nei processi industriali. Ma esistono numerosi altri standard ISO per i tag RFID. Per quanto riguarda EPC sono stati sviluppati tag conformi allo standard di Classe 0 (UHF), Classe 1(13,56 MHz e UHF) e Classe 2 (UHF). Nel dicembre del 2004 è stata rilasciato un nuovo standard chiamato Gen 2, che si pensa finirà per sostituire gli standard di Classe 1 e Classe 2.

Che cos'è l'EPC Gen 2?
Epc Gen2 significa EPC Generation 2. È il protocollo EPC di seconda generazione , progettato per operare a livello internazionale. L'EPC Gen è al centro dell'attenzione perché sembra probabile una convergenza fra gli standard UHF Gen 2e una revisione dell'ISO 18000-6. Tutte le parti in causa (industria, ISO, EPC Global) hanno interesse a che ciò avvenga. Il processo di unificazione potrebbe contribuire a un’ulteriore accelerazione nell’adozione su scala globale dell'Rfid.

Le nazioni usano gli stessi standard per le frequenza Rfid?
La situazione per gli standard di frequenza Rfid è più complessa di quella degli standard di architettura e di protocollo in quanto le norme per le concessioni delle frequenze radio, in generale, variano nei vari paesi (Europa, Usa e Giappone). Risulta pertanto complicato riuscire a una frequenza o una banda di frequenza da riservare all'Rfid su scala globale. L'unica frequenza che al momento si può considerare unificata sul pianeta è quella HF, fissata ovunque a 13,56 MHz. Alle basse frequenze la maggior parte delle nazioni ha assegnato la fascia 125 kHz o 134 kHz, ma la normativa non è unica, in quanto in Giappone e in Europa i livelli di potenza sono molto inferiori rispetto a quelli ammessi negli Usa. Il problema però in questo caso è solo apparente in quanto basse frequenze sono spesso utilizzate per applicazioni a livello locali. Più penalizzante la situazione per le UHF, uno spettro di frequenza utilizzato da molti altri dispositivi elettronici. L'Europa utilizza la banda tra 869,40 e 869,65 MHz, mentre gli Stati Uniti utilizzano come frequenza 915 MHz. Il Giappone è orientato verso la banda dei 960 MHz. Alcune organizzazioni, come la Global Commerce Initiative, stanno facendo pressioni sui governi per incoraggiare l'adozione di bande condivise.

A MAGGIO SWITCH OFF ANALOGICO IN TUTTA LA VALLE D'AOSTA (NOTIZIARIO ECONOMIA E LAVORO VALLE D'AOSTA)

(ANSA) - AOSTA, 16 DIC - Con la Sardegna, la Valle d'Aosta è stata apripista in Italia nella sperimentazione del digitale terrestre. Dopo una prima fase, che ha coinvolto solo alcuni Comuni, a maggio(tra l'11 e il 22) la Valle d'Aosta passerà interamente dal sistema televisivo analogico al digitale terrestre. "Al momento sono in corso valutazioni e analisi per come provvedere a migliorare e potenziare la ricezione su tutto il territorio valdostano", ha precisato il presidente della Regione, Augusto Rollandin.

Il 16 aprile 2007, Aosta e sedici comuni valdostani avevano spento il segnale analogico, entrando a far parte di quel progetto europeo che vede nella televisione digitale un mezzo per migliorare la qualità dell'informazione, della cultura e dei servizi. A maggio sarà quindi la volta di altri 58 Comuni, che potranno così beneficiare dei vantaggi della nuova modalità di trasmissione: più qualità nell'audio e nel video, più quantità nei canali disponibili.

A questo proposito, il presidente Rollandin ha evidenziato che uno studio particolare riguarda la comunità Walser, per individuare le soluzioni possibili per trasmettere programmi in lingua tedesca. "Dobbiamo tenere conto - ha aggiunto - che le soluzioni siano compatibili con gli eventuali investimenti necessari. Sul digitale terrestre saranno anche trasmessi, oltre che i programmi in lingua italiana, anche quelli francofoni". Intanto, la programmazione del canale 'ConsVda', che trasmette sul digitale terrestre l'attività del Consiglio Valle, è stata di recente ampliata, con approfondimenti, interviste e notizie. Lo stesso palinsesto è on-line sul sito Internet del Consiglio Valle all'indirizzo www.consiglio.regione.vda.it. (ANSA).

Il duello tra Sky e Mediaset si sposta sull'Hd

Sarà l'Hdtv uno dei plus del digitale terrestre? Come crescerà l'offerta in alta definizione di Sky, che al momento è l'unica piattaforma a proporre un numero sensibile di canali in questo standard? È difficile dare risposte definitive su un tema che coinvolge almeno quattro diverse tipologie di player del mercato e dell'industria dell'audiovisivo, ma qualche indicazione si può indubbiamente cominciare a desumere, quantomeno a partire dai progetti Hd dei principali broadcaster italiani. Qualche incertezza rimane sui tempi, ma non c'è dubbio che l'alta definizione è destinata a prendere piede in maniera sempre più massiccia nelle case e nelle Tv della Penisola. Come sempre accade quando si approssima un cambiamento rivoluzionario, non è facile indicare quale sia il collo di bottiglia, cosa freni lo sviluppo più pieno dell'innovazione di prodotto. Ma pare proprio che nel nostro Paese sia già iniziata una fase in cui tenda ad essere fisiologicamente più virtuosa la catena degli interessi che lega tutti gli attori protagonisti. Paiono quantomeno non collidere alcuni fattori chiave: la domanda di una televisione qualitativamente migliore da parte dei consumatori, l'aumento della produzione e della distribuzione di contenuti in standard elevato, le politiche dei broadcaster e dei service provider, quella dell'industria degli apparati.

Decisiva iniziativa dei broadcaster
Dal fronte dei broadcaster fino ad oggi sono arrivate molte buone novità. Un ruolo chiave, fino a questo momento, lo ha avuto senz'altro Sky, anche se l'ultima notizia in ordine di tempo è quella che racconta come Mediaset proporrà in alta definizione sul Digitale terrestre le proprie reti ammiraglie. La Tv satellitare a pagamento ha dimostrato fin qui di credere molto nell'offerta in alta definizione e dopo avere creato una proposta ad oggi forte di ben sei canali, da giugno ha messo a punto una politica commerciale che incentiva il passaggio dei propri 4,5 milioni di utenti al consumo di programmi nella nuova tecnologia, rendendo gratuita la visione a chi è già abbonato ad almeno due pacchetti della piattaforma. È molto presto per fare un bilancio della campagna, a novembre saranno disponibili i dati del primo trimestre di test, ma è molto probabile che solo dopo le feste natalizie si avrà qualche indicazione ancora più corposa. L'alta definizione trova su Sky un degno spazio anche se non c'è dubbio che anche sul satellite i programmi in Hd abbiano per ora il congenito pregio/difetto di utilizzare molta più banda dei canali normali, con l'investimento ancora lontano dal poter essere ripagato da una diretta e maggiore redditività.

Sky, compressione variabile
Con il sistema di compressione dinamica, partendo dalla capacità dei vari transponder, si può assegnare un valore medio di circa 10 megabit per ciascun canale Hd veicolato da Sky. In realtà è l'encoder che decide, in funzione delle necessità, dove allocare la capacità: ovviamente richiede più banda il programma live, molta meno il programma con immagini più statiche. Comunque sia, la tecnologia sta facendo enormi progressi riducendo nel tempo lo spazio in megabit occupato da questi canali più pregiati. Quando l'offerta Sky esordì nel 2006 era ancora d'attualità l'Mpeg-2, il sistema di encoding era ancora il DVBS-2 e per un canale in alta definizione servivano quasi 18 megabit; oggi, con l'Mpeg4 e con l'advance video coding si riesce a guadagnare, a parità di qualità, anche il 30% di bit rate. In questo momento Sky propone sei canali in alta definizione: Cinema HD, Sport HD 1, Sport HD 2, Next:HD, National Geographic Channel HD, Eurosport HD. A quanto pare non sarebbe per il momento pianificato alcun nuovo lancio. Ma non è affatto da escludere che il prossimo canale in alta definizione a decollare sulla pay italiana possa essere targato Mtv, visto che il network della musica e dei giovani ha già fatto partire una proposta di questo tipo nel Regno Unito e in qualche paese dell'est Europa. Uno dei problemi più seri allo sviluppo dell'offerta in alta definizione è ancora quello della scarsa disponibilità di contenuti in questo standard. Sky produce ogni settimana cinque partite di calcio e si è messa alla costante ricerca di concerti, eventi e quant'altro di pregiato realizzato in Hd nel mondo. Un supporto importante a questa politica può venire, come si è visto nei casi di Eurosport e National Geographic Channel, anche dai content provider della piattaforma; da questo punto di vista non ci sarebbe da sorprendersi se un marchio attento alle dinamiche dei consumi dei giovani come Mtv cominciasse a richiedere e proporre in standard evoluto videoclip e programmi.

Mediaset, sperimentazioni in Dtt
Scavalcata da Sky sull'innovazione, da tempo oramai Mediaset prova a rispondere colpo su colpo alle iniziative della pay satellitare. Si è inventata in tempi relativamente rapidi una propria proposta a pagamento, sta preparando uno sbarco sul satellite con il consorzio Tivù e ora ha appena pianificato un futuro in alta definizione per una fetta importante della propria proposta in Digitale terrestre. In Sardegna, che dal 31 ottobre scorso è “all digital”, sono già partite le sperimentazioni delle trasmissioni di massima qualità che per adesso coinvolgono solo Rete 4. Ma dal Biscione è arrivata anche la notizia che, man mano che il processo verso lo switch off andrà avanti, si procederà con sempre maggiore convinzione in questa direzione. Nei progetti del Gruppo di Cologno Monzese sono destinate a trasmettere in Hd entro il 2012 le tre ammiraglie: Canale 5, Rete 4, Italia Uno. Non viene invece per il momento presa in considerazione l'ipotesi di utilizzare la capacità del satellite, su cui si prevede di sbarcare nel 2009 assieme a Rai e Telecom con l'offerta free, per distribuire in Hd i canali di Mediaset Premium. In casa Rai, dove quando scriviamo è ancora in discussione il rinnovo dei vertici aziendali, sarebbero al momento prese in considerazione due ipotesi: la prima, in linea con la scelta di Mediaset, prevede il passaggio all'Hd delle tre reti principali; la seconda ipotizza invece di trasmettere in alta definizione con un canale in grado di ospitare le produzioni Rai di questo tipo che, a partire da quelle sportive, dovranno diventare sempre più numerose.

Tipologie di Dolby

STANDARD AUDIO DIGITALI nell'Home Theatre

Dolby Digital Surround
Dolby Digital Surround
Il sistema Dolby Digital surround fornisce 5 canali (sinistro, centro, destro, sinistro surround, destro surround, più un canale a bassa frequenza il subwoofer (Low Frequency Emission).
Infatti si parla di 5.1 canali dove 5 indica i due canali anteriori destro e sinistro, al centrale ed ai posteriori destro e sinistro e ".1" che indica un canale esclusivamente dedicato al sub-woofer.
Ne deriva che i bassi sono puri, pieni e distinti.
Ci sono vari formati per il Dolby Digital: 5.1 - 4.1 - 3.1 - 2.1 - 5.0 - 4.0 - 3.0 - 2.0 - 1.0 - 1.1.
La qualità del suono Dolby Digital è sicuramente migliore della precedente versione analogica Dolby Surround Pro Logic.
Dolby Digtal Plus
Dolby Digital Plus
Il sistema di codifica audio Dolby Digital Plus nasce prevalentemente per le applicazioni in ambito HDTV, ed è l’evoluzione del Dolby Digital, che sarà adottato nei nuovi supporti a laser blu (HD DVD e Blu-Ray Disc) e nelle trasmissioni televisive digitali. Il nuovo sistema offre una maggiore versatilità e la possibilità di codificare audio multicanale anche al 7.1 e persino oltre.
Dolby Digital Pro Logic
Dolby Digital EX
Nato da poco, il Dolby Digital EX supporta il formato multicanale 6.1. Viene utilizzata una cassa aggiuntiva posizionata centralmente dietro allo spettatore. È ancora poco diffuso ma i primi lettori che supportano questa tecnologia audio sono già in vendita.
Dolby Pro Logic
Il sistema Dolby Surround Pro Logic è progettato dalla Dolby Corporation. Partendo da una sorgente analogica, usufruisce di 4 canali di uscita per ottenere dal suono un effetto tridimensionale. Si compone di due diffusori principali che riproducono tutte le frequenze, di un centrale, di una coppia di diffusori surround, , ed un subwoofer. I diffusori devono
essere collocati a casa in modo preciso, altrimenti il risultato sarà insoddisfacente. I suoni provenienti da ogni punto della stanza vi farà entrare virtualmente nel film.
Dolby Pro Logic II
Dolby Pro Logic II
Il Dolby Pro-Logic II è nato per aggiungere al Pro-Logic nuove
caratteristiche e prestazioni avanzate. E` una nuova versione più sofisticata della decodifica surround analogica, che si avvicina molto alle caratteristiche del Dolby Digital surround. Offre una migliore spazialità e direzionalità. Riesce a convertire in multicanale una qualsiasi fonte stereo.
Offre inoltre la possibilità di agire sui parametri, rendendo più o meno presenti la coppia di diffusori posteriori.
Dolby Pro Logic IIx
Dolby Pro Logic IIx
Il sistema Dolby Pro Logic IIx è una tecnologia in grado di processare da un segnale stereo analogico navito o digitale 5.1 un'uscita a 6.1 o 7.1 canali separati, generando un suono di circondamento coinvolgente che vi immergerà in un'esperienza di intrattenimento davvero unica. Offre possibilità di scegliere tra diversi modi per adeguare la modalità d'ascolto alla situazione.
Dolby TrueHD
Dolby TrueHd
Il Dolby TrueHD è la nuova codifica multicanale della Dolby progettata per i video in alta definizione sui nuovi supporti quali Blue-ray e HD Dvd. È una nuova tecnologia per la compressione audio multicanale “lossless” vale a dire con zero perdite. Un vero e proprio mostro sacro per gli appassionati di home theatre.

DTS
DTS Digital Theater System
Il DTS, introdotto nel 1994 è un sistema di codifica surround multicanale creata da Universal Pictures. Il DTS offre migliore qualità, infatti, partendo dal un segnale digitale di altissima qualità usa quasi esclusivamente una compressione informatica. Significa che il segnale viene compresso come può fare un personal computer, con presenza di maggiori dettagli sonori e brillantezza. Vista la sua qualità superiore, il DTS è destinato a divenire il sistema multicanale digitale del futuro. Per il momento il formato DTS non è presente in tutti i DVD ma il mercato si sta adeguando lanciando sempre più DVD con questa codifica.
DTS ES
DTS ES (Extended Surround)
Nel 2000 la Digital Theater Systems, ha introdotto un innovativo standard, il DTS ES 6.1. Aggiunge il sesto canale audio, il posteriore centrale, totalmente indipendente dagli altri, passando in questo modo dai classici 5.1 canali separati a 6.1 canali separati. il sesto canale (il posteriore centrale) non è reale ma viene creato in modo matriciale dai canali destro e sinistro posteriori. Ne risulta un sonoro qualitativamente superiore.

DTS 96/24
DTS 24 bit/96 Khz
È una versione della codifica DTS che punta ad una maggiore qualità del suono. Questa nuova codifica crea dati a 24 Bit e 96 Khz ottenendo una resa acustica incredibile anche dal canale centrale posteriore.
DTS Neo:6

DTS Neo:6
E'
basato sull'elaborazione matriciale dell'audio stereofonico,
offre maggiore purezza e un campo sonoro più ampio rispetto al Dolby. I canali posteriori fanno da spalla ai canali fronte anteriore senza però essere troppo invadenti. Il vantaggio del DTS Neo:6 è quello di non subire perdita di naturalezza del suono.


DTS-HD
DTS-HD
Il DTS-HD, precedentemente noto come DTS ++ è una nuova codifica, che troverà applicazione sui supporti in alta definizione, sia sul Blu-Ray Disc che sull’HD-DVD, cioè sui formati che tra breve tempo, sostituiranno i DVD
Video. DTS-HD è uno sviluppo “lossless”, senza perdita di informazioni della codifica. La codifica DTS-HD parte da 7.1 canali ma ne supporta un numero virtualmente infinito.
THX
THX (Thomlinson Holman Experiment)
Il THX è una certificazione di standard qualitativo voluto dalla Lucas Entertainment Ltd., fondata dall' ideatore di "STAR WARS" George Lucas. Non soddisfatti della qualità Dolby Surround, decisero di istituire degli standard di qualità. In pratica, per meritare il marchio THX bisogna rispettare queste regole di qualità. Quindi qualsiasi apparecchio, diffusore acustico, videocassetta, DVD o laserdisc certificato THX è sinonimo di qualità del suono e del video eccellente perché THT cura anche la parte video, controllando fotogramma per fotogramma la definizione e la saturazione dei colori.
THX Ultra
THX Select
THX Ultra e THX Select
Il THX è in costante evoluzione e le ultime versioni sono i nuovi THX ULTRA e THX SELECT. Questi due standard sono stati introdotti per offrire prodotti a costi decisamente più bassi e quindi più accessibili al grande pubblico.
In pratica non devono necessariamente rispondere alle severissime norme del THX ma certificano ugualmente una qualità molto elevata.



THX Ultra 2
THX Ultra 2
Mentre THX ULTRA originario era destinato alle sorgenti Dolby Pro Logic, THX ULTRA2 è completamente adattato ai formati digitali come DTS e Dolby Digital. THX2 assicura una perfetta resa musicale multi-canale e cinematografica

HD Ready e Full HD 1080

HD Ready significa essere pronto per la visializzazione di contenuti in Alta Definizione: immagini almeno 3 volte più definite rispetto a quelle di una trasmissione TV in definizione standard.

Full HD 1080 permette invece di riprodurre immagini fino a 6 volte più definite rispetto alla definizione standard.

DTT: MPEG 2 e MPEG 4

MPEG 2 è l'algoritmo utilizzato per la trasmissione del segnale televisivo in digitale terrestre con definizione standard.


MPEG 4 (H264) è l'algoritmo utilizzato per la trasmissione del segnale televisivo in digitale terrestre ad Alta Definizione 1080.

Il significato dei logo HD

Il significato dei logo

Il logo HD Ready indica che i contenuti ad Alta Definizione vengono visualizzati a una risoluzione minima di 720 linee.

I televisori HD Ready possono accettare i formati video ad Alta Definizione a 720p e 1080i, ma non sono in grado di visualizzare a risoluzione piena i contenuti provenienti dalle più avanzate sorgenti a 1080p.

Le immagini possono risultare leggermente distorte, per cui non è perfetto, ma assicura comunque una qualità straordinaria con i Blu-ray Disc™, i DVD convertiti in HD e i giochi per PLAYSTATION®3.

Per poter riportare questo logo, il televisore deve essere widescreen e dotato di un componente analogico e un collegamento HDMI™.

Il futuro è l'HD Ready 1080p o Full HD. In questo caso, la risoluzione dello schermo soddisfa i requisiti minimi dell'HD Ready con in più il supporto del formato 1920 x 1080 pixel.

Poiché visualizza i contenuti 1080i e 1080p senza distorsioni, ti permette di scegliere un televisore di maggiori dimensioni (anche se la stanza non è molto grande).

Grazie al maggiore livello di dettaglio, potrai infatti sederti più vicino allo schermo senza vedere i singoli pixel dell'immagine e vivere così l'esperienza di Home Entertainment di nuova generazione.

Inoltre, il logo HD Ready 1080p indica che i contenuti vengono riprodotti sia a 24 Hz (24 fotogrammi al secondo), che a 50 e 60 Hz (ad esempio i DVD).

La sigla HDTV o TV HD indica un televisore che, oltre a possedere tutti i requisiti richiesti per riportare il logo HD Ready, è dotato di un sintonizzatore digitale terrestre HDTV (MPEG 4 - H264). Questo significa che puoi ricevere e visualizzare contenuti in Alta Definizione senza necessità di collegare un decoder esterno.

La sigla HDTV 1080p ha un significato analogo a HDTV, ma supporta inoltre l'Alta Definizione completa (Full HD) a 1920 x 1080 oltre ai contenuti a 24p (ovvero i film su Blu-ray Disc™).

I TV BRAVIA che già integrano un sintonizzatore HDTV sono indicati nel paragrafo "TV del futuro con decoder integrato per l'HD" sopra riportato.

Con il logo Sony Gold Full HD vogliamo aiutarti a creare un sistema completo ad Alta Definizione nel tuo salotto. Tutti i prodotti contrassegnati da questo logo hanno una risoluzione di 1080 linee.

Di conseguenza, puoi collegare un TV a una Handycam®, a una Cyber-shot, a un lettore Blu-ray Disc™ o a una PS3™ per ottenere un sistema di intrattenimento ad Alta Definizione completa. Pertanto, se desideri un'esperienza dell'alta definizione personalizzata e all'avanguardia, cerca questo logo.

Il significato di HD (High Definition)

Che cos'è?

L'Alta Definizione (HD, ovvero High Definition) è una tecnologia che ti consente di ottenere una qualità dell'immagine e dell'audio superlativa.

Quando guardi un film su Blu-ray Disc™, ti sembra di essere al cinema. Stessa cosa se colleghi la tua PLAYSTATION®3: i personaggi e le scene prendono vita sullo schermo.

La scelta della risoluzione

I TV a Definizione Standard (SD) sono dotati di 720 x 576 pixel, ovvero 576 linee da 720 pixel cadauna.

Gli schermi delle TV ad Alta Definizione (HD) hanno un numero di pixel molto più alto, a partire dal doppio, 1280 x 720, fino a cinque volte tanto, 1920 x 1080, che è il massimo oggi esistente.

Quindi, più alto è il numero di pixel, migliore sarà la risoluzione e più fine il dettaglio delle immagini.

Ma cos'altro contribuisce a produrre la qualità straordinaria dell'Alta Definizione? La differenza tra il segnale progressivo e il segnale interlacciato. In parole semplici, il diverso modo in cui l'immagine viene scritta e visualizzata sullo schermo.

Come funziona?

Con il formato interlacciato, lo schermo viene riempito in due fasi: prima vengono scritte le linee dispari, poi quelle pari.

Nonostante si tratti di un movimento così veloce da risultare invisibile all'occhio umano, a volte è possibile notare un leggero sfarfallio.

Il segnale progressivo è più avanzato: tutto il contenuto dello schermo viene scritto nello stesso momento e questo significa che tutti i dettagli dell'immagine appaiono insieme sul televisore.

I formati HD più diffusi sono 720p, 1080i e 1080p. Queste sigle indicano il livello di dettaglio della risoluzione e il formato di scrittura dell'immagine utilizzato ("i" significa interlacciato e "p" progressivo). 1080p è il formato HD più avanzato.

Ora che sai come funziona l'Alta Definizione, passiamo a decifrare il significato dei logo e dei termini tecnici.

Come funziona?

Con il formato interlacciato, lo schermo viene riempito in due fasi: prima vengono scritte le linee dispari, poi quelle pari.

Nonostante si tratti di un movimento così veloce da risultare invisibile all'occhio umano, a volte è possibile notare un leggero sfarfallio.

Il segnale progressivo è più avanzato: tutto il contenuto dello schermo viene scritto nello stesso momento e questo significa che tutti i dettagli dell'immagine appaiono insieme sul televisore.

I formati HD più diffusi sono 720p, 1080i e 1080p. Queste sigle indicano il livello di dettaglio della risoluzione e il formato di scrittura dell'immagine utilizzato ("i" significa interlacciato e "p" progressivo). 1080p è il formato HD più avanzato.

Ora che sai come funziona l'Alta Definizione, passiamo a decifrare il significato dei logo e dei termini tecnici.

domenica 28 dicembre 2008

Switch over e switch off per la tv digitale in Italia

Lo switch off di tutte le regioni italiane per il passaggio dalla vecchia alla nuova tv è stato ampiamente calendarizzato. Il prossimo appuntamento è per la notte tra il 15 e 16 febbraio 2009, data in cui 104 comuni della provincia di Trento e 12 comuni delle province limitrofe (Bolzano, Verona, Vicenza) verranno interessati dallo spegnimento delle trasmissioni analogiche di Rai 2 e Retequattro.

Si tratta del cosidetto "switch-over", comunemente usato come termine che sta ad indicare il periodo di transizione alle trasmissioni in digitale. Infatti, fino al prossimo anno, in alcune regioni, per un determinato periodo di tempo, la diffusione analogica e quella digitale conviveranno.

Per il prossimo salto analogico-digitale completo invece occorerà aspettare la primavera. In Valle d'Aosta si schiaccerà l'interruttore tra l'11 e il 22 maggio, mentre a luglio toccherà al Piemonte occidentale. In autunno ci sarà lo switch off in Trentino (inclusa la provincia di Belluno) e, tra novembre e dicembre, nel Lazio e in Campania.

Il calendario prosegue con le date relative al primo semestre 2010 stabilite dal sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani che vedranno Piemonte orientale e Lombardia passare irreversibilmente al digitale terrestre. Nel secondo semestre sarà la volta di Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Liguria. Nel primo semestre 2011 si aggiungeranno Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata e Puglia.

Ad ultimare il processo di spegnimento delle trasmissioni analogiche saranno, nel primo semestre del 2012, la Toscana, l'Umbria e, nel secondo semestre, Sicilia e Calabria. L'intera operazione sarà accompagnata da uno stanziamento di 100 milioni l'anno fino al 2012. Fondi utili per pagare un contributo per l'acquisto di decoder da parte delle famiglie che vivono con un reddito minore di 15mila euro l'anno e per massicce campagne d'informazione previste soprattutto a livello locale.

Di questo - e di pianificazione delle frequenze, sostegno alle fasce deboli, campagne di comunicazione e di iniziative di promozione del territorio - si parlerà il 20 e il 21 gennaio a Roma per la IV Conferenza nazionale sul digitale terrestre. Conferenza dal titolo: "Niente è come prima". L'occasione per annunciare contributi, proposte e novità. Ma soprattutto per dare risposte a quelle domande ancora irrisolte.

Tv all'ultima sfida. Via web

Si chiama Iptv: sul televisore tradizionale la nuova possibilità di scelte «interattive»

C'è una nuova battaglia televisiva all'orizzonte: riguarda la televisione via Internet. L'Iptv — in Italia offerta da Telecom (Alice), Fastweb e Wind— è la tivù che passa attraverso i cavi telefonici, si vede sul televisore e offre al pubblico nuove modalità interattive come la possibilità di registrare i programmi già trasmessi o quelli che andranno in onda nei giorni successivi. I numeri degli abbonati sono tutti in crescita, anche se ancora piccoli rispetto all'etere e al satellite. La Francia, che in questo campo è il Paese leader, chiude il 2008 con quasi 3 milioni di abbonati. Ma anche l'Italia — secondo stime di Augusto Preta di ItMedia Consulting — raddoppia i numeri e alla fine dell'anno dovrebbe contare 600 mila abbonati. Molto forte poi la crescita prevista nel medio-lungo termine a livello globale. Secondo la società inglese Informa, le case raggiunte dall'Iptv dovrebbero essere 57 milioni nel 2013, il triplo delle attuali. I presupposti di una nuova battaglia mediatica italiana ci sono tutti. «Per le telecom — dice Preta — l'Iptv (Internet protocol television, ndr) rappresenta un nuovo, potenziale generatore di ricavi, dal momento che quelli derivanti dalle telefonate sono inesorabilmente in calo. Per Sky è un canale aggiuntivo molto importante: non a caso in Inghilterra, dove ha 9 milioni di abbonati al satellite, dopo aver comprato Easynet Murdoch sta trattando l'acquisto di Tiscali UK per poter disporre di una piattaforma distributiva in più».

Al momento Tiscali Italia non sembra rientrare nel perimetro della trattativa. Da parte sua Mediaset, che sente sempre di più la concorrenza del tycoon australiano, ha un interesse speculare. «La società — dice Preta — sta investendo nella pay-tv, il mercato che cresce di più. E in questo mercato è destinata a competere a tutto campo con Sky». L'interesse di Mediaset si è visto anche recentemente in occasione della consultazione pubblica sugli impegni presi da Telecom Italia, in cui l'azienda del Biscione ha rivendicato la possibilità di offrire questo servizio come gli altri. Per identiche ragioni la società non è insensibile neppure all'ipotesi di scorporo della rete di proprietà dell' ex monopolista. Tale ipotesi oggi non va per la maggiore. Ma se, più realisticamente, si dovesse costituire una nuova società dedicata alla rete di nuova generazione (Ngn), magari con un ruolo della Cassa Depositi e Prestiti, è più che probabile che Mediaset voglia entrarci e non da spettatrice. L'Iptv, infatti, sarebbe un'arma in più — insieme al digitale terrestre — per fronteggiare il carro armato Murdoch. Il quale, va ricordato, dopo il 2011 potrà offrire il digitale terrestre e invadere a sua volta il campo Mediaset. La Sardegna — prima regione italiana e maggiore europea dove la tivù è soltanto digitale — è stata il primo teatro di questa nuova battaglia mediatica. Che rivela come i gusti televisivi del pubblico stiano cambiando. Pur senza mettere in discussione il predominio della tivù «maggiore», la redistribuzione degli ascolti premia i canali di nicchia, come avviene del resto anche negli altri Paesi europei. In particolare cresce la diffusione satellitare di Sky, che, secondo gli esperti, nel 2010 dovrebbe diventare la prima azienda televisiva per fatturato davanti a Rai e Mediaset.

I 600 mila abbonati all'Iptv italiana al momento sono in pratica divisi a metà tra Telecom Italia e Fastweb, con una piccola quota per Wind. L'offerta degli operatori telefonici è grosso modo simile: sia nelle modalità (la possibilità di registrare avanti o indietro) e sia nei contenuti (i canali in chiaro del digitale terrestre inclusi Rai, Mediaset e i canali Sky), con differenze che riguardano soprattutto il video on demand e la pay-per-view. La Rai sta rinegoziando l'accordo in esclusiva con Fastweb per il servizio Rai Click. E Telecom Italia sta trattando con Mediaset per offrire, a partire da gennaio, anche i canali premium a pagamento Mediaset: Joy, Mya, Steel, il calcio e il canale per bambini. Mentre Fastweb offre, tra l'altro, il calcio in pay-per-view de La 7. Tra gli ex monopolisti europei non c'è una formula univoca. France Telecom, per esempio, investe in contenuti e si trova a competere direttamente con le televisioni. «Noi — dice Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia — seguiamo una strada diversa. Non intendiamo competere con i broadcaster. E usare l'Iptv per replicare la televisione tradizionale ci sembra faccia torto alle potenzialità del mezzo. L'Iptv può distribuire contenuti televisivi classici, come stiamo facendo mediante accordi con le aziende televisive, ma deve soprattutto replicare i contenuti e la navigabilità di Internet con la fruibilità e la semplicità televisiva. Introducendo contenuti prodotti dagli utenti, servizi della pubblica amministrazione, canali didattici». In altre parole una tivù ibrida, che porti sullo schermo televisivo usi e costumi della web tv, la televisione via Internet che si guarda sul personal computer, ma più facile da usare.

In questa direzione sta andando anche la Rai, che, pur cercando di valorizzare le sue specificità (vedi il successo della Rai 4 di Carlo Freccero in Sardegna), tiene d'occhio quello che da un po' di tempo è il modello di tutte le emittenti pubbliche d'Europa, cioè l'iPlayer della Bbc. Che cos'ha fatto la televisione di Sua Maestà? Per adeguare la propria offerta ai cambiamenti del pubblico ha messo i suoi contenuti su tutte le piattaforme digitali, da Internet ai telefonini. «A fine gennaio — dice Piero Gaffuri, responsabile dei Nuovi Media — lanceremo il restyling dei nostri portali maggiori, ampliando l'offerta e semplificando l'accesso. L'esperienza in corso, con il successo di siti come Televideo, 14 milioni di pagine viste al mese, è molto incoraggiante. L'azienda deve prendere una decisione sulle Teche, personalmente sono per trasformare quei contenuti formidabili in un materiale commercialmente vivo». Insomma non siamo ancora a Bbc iPlayer, ma i contenuti Rai distribuiti via Internet sono ormai una realtà importante. Certo, il salto alla dimensione iPlayer implica probabilmente una più chiara definizione dei compiti e della missione del servizio pubblico, oggi e in prospettiva. Matteo Maggiore, un manager italiano che rappresenta gli interessi della Bbc tra Londra e Bruxelles, racconta a questo proposito un aneddoto illuminante. «Un giorno — rivela — un importante manager della Rai mi chiede: scusa, ma, visto che vi finanziate solo con il canone e che non potete trasmettere pubblicità, perché avete fatto l'iPlayer? Io gli ho risposto con un'altra domanda: perché sennò che cosa ci sta a fare il servizio pubblico?». Dove si dimostra che la confusione dei ruoli, in Italia, regna ancora sovrana.

Fonte Corriere della Sera

L'infrastruttura, il cammino verso la completa digitalizzazione

Alle nove del mattino del 15 ottobre è ufficialmente iniziato il processo di transizione dalla tv analogica a quella digitale terrestre. Nella zona dell'Ogliastra e in quella di Cagliari si sono spenti i primi 97 impianti in tecnologia tradizionale e ne sono stati accesi altrettanti in quella numerica. Quella in corso è la fase finale di un percorso iniziato a marzo dell'anno scorso nella parte meridionale dell'isola e che ha contemplato inizialmente il passaggio al digitale di Rai Due, Rete 4 e Qoob. Tra quindici giorni, dall'inizio di novembre, la Sardegna sarà la prima regione europea ‘all digital'. Nei prossimi mesi ed entro la fine del 2012 il processo dovrà essere replicato in tutte le regioni italiane. Il ministero dello sviluppo economico, sulla base del lavoro preparatorio effettuato dal Comitato Nazionale Italia Digitale, ha suddiviso il territorio in sedici aree tecniche e previsto un calendario che fissa i tempi del passaggio alla nuova tecnologia. A proposito delle aree tecniche, esse sono così definite: l'area 1 comprende il Piemonte occidentale con le province di Torino e di Cuneo; l'area 2 la Valle D'Aosta; l'area 3 il Piemonte orientale e la Lombardia; l'area 4 il Trentino Alto Adige; l'area 5 l'Emilia Romagna; l'area 6 il Veneto; l'area 7 il Friuli Venezia Giulia; l'area 8 la Liguria; l'area 9 Toscana e Umbria; l'area 10 le Marche; l'area 11 Abruzzo e Molise; l'area 12 il Lazio; l'area 13 la Campania; l'area 14 Basilicata e Puglia; l'area 15 Sicilia e Calabria; l'area 16 la Sardegna. L'agenda del governo prevedeva, come sta avvenendo, che entro il secondo semestre del 2008 fosse completata la transizione al digitale della Sardegna. Ora il prossimo obiettivo è la digitalizzazione della Valle D'Aosta, con la fine del processo prevista entro il primo semestre del 2009. Il calendario prevede inoltre il passaggio alla tecnologia numerica di Piemonte occidentale, Trentino Alto Adige, Lazio e Campania entro il secondo semestre del 2009; entro il primo semestre del 2010 toccherà invece a Piemonte orientale e Lombardia, mentre entro il secondo semestre dello stesso anno dovrebbe essere la volta, in maniera congiunta, di Emilia Romagna e Veneto e, quindi, di Friuli Venezia Giulia e Liguria. A due anni dal completamento dello switch-off si raggiungerebbe così la copertura del 70% della popolazione. La parte restante dovrebbe essere illuminata progressivamente nei mesi successivi. Nel primo semestre del 2011 è pianificato in maniera congiunta il passaggio dall'analogico al digitale di Marche, Abruzzo, Molise, provincia di Foggia e, quindi, di Basilicata, Puglia e delle province di Cosenza e Crotone. Nel primo semestre del 2012 toccherà a Toscana e Umbria, incluse le province di La Spezia e Viterbo, mentre nel secondo semestre del 2012 completeranno il quadro Sicilia e Calabria.

La copertura ed il gap filling satellitare
La Legge Gasparri chiamava i tre principali operatori di rete a cedere in locazione a condizioni di mercato a soggetti non riconducibili ai locatari il 40% della propria capacità sui multiplex.
Così la Rai, Mediaset e Telecom hanno dovuto comunicare all'Authority delle Comunicazioni la copertura dei propri ‘mux', rendere disponibile la quota di capacità prescritta, indicare il prezzo per megabit e per abitante raggiunto della propria offerta di spazio.
E' così emerso come i tre principali provider, che di fatto finiscono per mettere a disposizione la parte predominante e commercialmente più significativa della nuova infrastruttura, raggiungano con i loro impianti una copertura della popolazione che, a stare alle loro dichiarazioni, variava dal 70% del mux B della Rai, fino all'87,25% del mux Mbone di Telecom, passando per le coperture dell'81% e del 75% dei multiplex 1 e 2 di Elettronica Industriale per Mediaset.
Questa copertura dovrebbe crescere ulteriormente e migliorare nell'efficacia man mano che ci si avvicinerà allo switch off, ma non è comunque previsto che raggiunga la stessa capillarità e presenza della precedente illuminazione analogica. Nell'arco di decenni il segnale delle reti Rai e poi anche quello delle reti commerciali e delle locali aveva finito per pervadere quasi ogni angolo della Penisola, portando i programmi televisivi anche negli angoli più nascosti del territorio. Gli operatori di rete principali hanno invece deciso che per portare i programmi della tv digitale terrestre ad una copertura pressoché totale del Paese utilizzeranno un sistema più economico ed efficace di ‘gap filling'. Piuttosto che l'estensione totale della rete terrestre, hanno programmato una diffusione satellitare complementare gestita da un sistema consortile ‘aperto'. A partire dal 2009, a quanto pare dal mese di marzo, dovrebbe cominciare a essere operativa l'apposita società nata dall'accordo tra Rai, Mediaset e Telecom. La tv pubblica e il Biscione sono presenti con una quota paritaria del 48%, mentre il restante 4% è in mano a Telecom. Il consorzio opererà con due marchi, Tivù e Tivù Sat, e avrà il compito, oltre che di promuovere la piattaforma dtt, di lanciare sul satellite un'offerta gratuita costituita dai canali del digitale terrestre non a pagamento. Tivù, la cui reale operatività è soggetta all'approvazione dell'Antitrust e dell'Autorità per le garanzie nella comunicazione, apre a tutti i content provider disponibili e non solo ai propri soci lo spazio sui transponder della propria piattaforma satellitare. Rai, Mediaset e Telecom non avrebbero ancora deciso l'operatore satellitare che garantirà la copertura; il consorzio avrebbe rifiutato l'offerta di Eutelsat per la posizione a 9° est, diversa ma contigua a quella dei 13° da cui trasmette Sky. Sia che Tivù scelga Eutelsat sia che scelga il principale concorrente Astra, la decisione del consorzio è quella di utilizzare un proprio decoder, diverso da quello della pay di Rupert Murdoch, con sistema di criptaggio Irdeto.

Fonte Sole 24 Ore

Digitale terrestre, tutta l'offerta bouquet per bouquet

Già entro il 2010 la tv digitale terrestre raggiungerà 37 milioni di case. E' però ancora da verificare quale sarà tra due anni la reale penetrazione della nuova piattaforma, se davvero riuscirà ad ereditare o addirittura incrementare i consumi che in questo momento convergono sulla tv analogica. Da qualche settimana le performances della tv generalista - di cui la tv sul dtt raccoglierà il testimone - sono scese per la prima volta sotto la soglia dell'80% di share. Guadagnano quote di ascolto le nuove modalità di fruizione, la pay tv satellitare innanzi tutto, ma anche il digitale terrestre e la Iptv. Nel mese di settembre, in particolare, con la piattaforma satellitare al 15,6%, quella per il dtt ha raggiunto il 3,7% di share, beneficiando dell'apporto garantito oltre che dalla Sardegna oramai quasi tutta ‘all digital' anche dalla Valle D'Aosta in via di sempre più avanzata transizione. L'ascolto dei canali diffusi sul digitale terrestre è ancora relativamente ridotto anche se il numero di decoder distribuiti è oramai ampiamente superiore a quello di quelli di Sky. E dato di fatto dimostra come l'offerta di contenuti fin qui veicolata in digitale terrestre sia percepita come debole dal consumatore finale.
Cosa si vede attualmente, l'offerta Rai
Attualmente il dtt propone un mix non coordinato di programmazione gratuita e di canali a pagamento, un bouquet articolato messo a disposizione da più operatori e content provider. Man mano che si andrà vanti verso lo switch off, il peso dell'offerta in chiaro dovrebbe divenire prevalente, con la quantità delle risorse garantite dalla pubblicità che dovrebbe tornare ad essere nettamente superiore rispetto a quella garantita dalle sottoscrizioni di abbonamenti o dal consumo istantaneo di singoli eventi a pagamento. Una panoramica dell'offerta non può che iniziare dalla tv pubblica, con il modello di business di Viale Mazzini che non può contemplare per adesso la possibilità di fare tv a pagamento.
In Sardegna i mux della Rai stanno proponendo: Rai Uno, Rai Due e Rai Tre con il multiplex 1; Rai4, Rai4 +1 e Sat 2000 con il multiplex 2; Rai Gulp, Rai Sport Più, Rai News 24, Rai Gulp +1 e i propri canali radio sul multiplex 3; Rai Edu1, Rai Edu2 (destinata a divenire Rai Storia) e ancora le tre reti generaliste sul mux 4; test in alta definizione sul mux 5 e test sulla trasmissione per la fruizione in mobilità sul mux 6.
La ricetta di Mediaset
Il resto dell'offerta digitale terrestre è attualmente veicolato dai due multiplex di Mediaset, dai due multiplex di Telecom, dal mux Dfree (di Tarak Ben Ammar) e dal mux di Rete A (Gruppo L'Espresso). Lo sviluppo dell'offerta pay di Mediaset Premium ha fin qui funzionato da principale fattore di crescita della penetrazione della piattaforma dtt. Certamente meno trainante appare il panorama di canali gratuiti. Basata all'inizio su consumi pay per view, la proposta del gruppo presieduto da Felice Confalonieri è ora orientata verso un più tradizionale modello pay. Usando i propri mux e quello di Tarak Ben Ammar Mediaset offre un pacchetto che contiene una dose significativa di film e serie televisive, calcio in diretta, programmi per bambini a marchio Disney. Vanno invece on air in chiaro sui mux del Biscione i canali Iris (fiction) e Boing (bambini), editi dal gruppo di Cologno, e poi anche Class News, Coming Soon, Bbc World, Mediashopping, SportItalia, SportItalia 24. Sui multiplex di Telecom trovano invece spazio La7, Mtv, Qoob, Facile tv e l'offerta pay di calcio La 7 Carta Più che però il gruppo guidato da Bernabè ha annunciato di volere cedere. Sul proprio multiplex, infine, il gruppo L'Espresso manda in onda All Music, Repubblica Tv, France 24, Second Tv, l'audio delle proprie tre radio (DeeJay, M2o, Capital).
E' ancora invece molto relativa l'offerta esperita dagli editori locali, che pare fisiologicamente destinata a prendere piede solo al momento degli switch off regionali.
Nuovi canali, ma non arrivano i nostri
La legge Gasparri prevedeva che i tre principali service provider cedessero a soggetti terzi – identificati attraverso una gara dall'Authority delle comunicazioni - il 40% della capacità satellitare dei propri multiplex. La maggior parte degli editori italiani ha considerato questa opzione d'ingresso nel mercato tv non conveniente. De Agostini e Rcs, ad esempio, hanno preferito continuare a progettare canali e iniziative destinate ad andare on air su Sky.
Nello screening prevalgono le proposte di società straniere. Sui circa dodici posti liberi almeno tre saranno occupati da canali teen, mentre rimane ancora in discussione chi tra Disney e Air Plus - a pari merito nella graduatoria dei potenziali aventi diritto - otterrà il posto che chiede.
L'authority ha battezzato la graduatoria che vede al primo posto Digital Tv Channels (controllata da Jetix), che proporrà un canale in chiaro destinato al target kids. Subito dietro, NBC Universal Global Networks Italia ha ottenuto buoni riscontri sia con un progetto ‘cinema' che con un progetto ‘factual'. Al terzo posto, a pari merito con la seconda proposta di Nbc Universal, il Consorzio Alphabet vuole realizzare un canale in parte in chiaro e in parte pay dedicato a educazione e formazione. Rete Blu ha invece conquistato di diritto il posto già occupato sul mux Rai con Sat 2000 e la sua programmazione dedicata alla vita sociale, culturale e religiosa.

I posizione utile anche il canale news di Class Editori, tra i ‘sicuri' di andare on air si sono accreditati anche i due canali per bambini firmati da Turner Entertainment Networks (Cartoon Network e ‘Boomerang).
Al nono posto ex aequo si sono classificati Walt Disney Company Italia con i progetti denominati Disney Family, Disney prescolare e Disney Animazione e il gruppo scandinavo Air Plus, con sei domande che dovrebbero consentire un'offerta di canali pay per le famiglie. Tra le tv locali sono state promosse TeleLombardia e Antenna Tre Nordest, destinate ad essere ospitate sul mux di Telecom (l'unico configurato su base regionale). Certo che ci sarà spazio disponibile per le locali, appare invece improbabile che ne esista a sufficienza per dare risposta a tutte le richieste di Disney e Air Plus. Ma la rinuncia di qualcuno tra gli operatori meglio posizionati in graduatoria potrebbe favorire una soluzione accettabile di compromesso.
Concorrenza premium
Ma la vera svolta per il mercato, con una forte accelerazione della dinamica competitiva sul digitale terrestre, potrebbe arrivare con la cessione di La7 Carta Più ad uno degli operatori stranieri che stanno trattando l'acquisizione: gli svedesi di Air Plus Tv e gli inglesi di Top Up Tv. Chi si aggiudica la proprietà o il controllo di Carta Più diventa automaticamente concorrente di Mediaset Premium – e di Sky - sul terreno della pay tv in Italia. Inutile dire che la sfida alla piattaforma di Murdoch, che già detiene oltre 4,5 milioni di abbonati, ma anche quella al Biscione sarebbe ardua. La lista delle emittenti promosse dall'Authority comprende, ad esempio, alcuni canali (i due di Turner, i tre nuovi eventuali di Disney) molto presumibilmente destinati ad essere offerti attraverso il sistema Mediaset Premium.

Fonte Sole 24 Ore

Il digitale terrestre e la televisione che cambia, nel segno delle pay Tv

Poco meno di 10 miliardi di euro di volume d'affari, fra introiti pubblicitari e abbonamenti, e le pay tv a giocare un ruolo di preminenza rispetto a quelle tradizionali. Questa in estrema sintesi la fotografia del mercato televisivo italiano da qui a due anni, quando la continua crescita (a doppia cifra anno su anno) delle emittenti digitali avranno di fatto cambiato equilibri fino a oggi consolidati dall'egemonia del duopolio Rai-Mediaset. Satellite, digitale terrestre, mobile Tv e Tv via Internet non saranno più illustri comprimari bensì prime scelte per la fruizione del media televisivo per molti, moltissimi italiani. Lo dice in modo dettagliato il secondo rapporto della società di ricerche ITMedia Consulting, da cui si evince che entro il 2010 oltre 20 milioni di abitazioni, indice di una penetrazione dell'84%, saranno passate alla tecnologia digitale e avranno abbandonato per sempre la vecchia Tv analogica. Il digitale terrestre, che secondo le stime arriverà in una casa su due entro i prossimi 24 mesi, sarà la piattaforma di riferimento, il satellite consoliderà ulteriormente l'attuale ampia base di utenti e rimarrà la prima scelta per i servizi a pagamento e l'IpTv aumenterà sensibilmente il proprio numero di utenti pur rimanendo, nel complesso, una voce marginale.
Ma come si evolverà, e quanto impatterà, la diffusione del digitale terrestre in questo scenario? In primo luogo, secondo lo studio, le offerte per il Dtt a pagamento saranno un volano per lo sviluppo del mercato "pay" perché svincolate dall'obbligo di abbonamento e focalizzate su bouquet a basso costo alla portata di tutti. La pubblicità, quindi. Fra due anni è destinata a diventare la seconda voce di introiti dietro l'accoppiata canone/abbonamenti (in particolare i servizi a pagamento si confermeranno come il segmento più dinamico dell'intero mercato, con una crescita del 12% anno su anno e un giro d'affari previsto di 3,2 miliardi di euro). A differenza del satellite, che vivrà soprattutto delle vendite dei pacchetti, per la televisione digitale terrestre, forte di un'offerta che sarà sempre più in chiaro e per la sua natura di piattaforma multicanale gratuita, la pubblicità sarà invece la risorsa prevalente, così come lo sarà anche per gli operatori (FastWeb, Telecom Italia, Tiscali e Wind) di Iptv. La nuova natura del mercato televisivo cambierà quindi non solo le abitudini dei consumatori ma anche il mix di fatturato ad esso riconducibile, con le famiglie che andranno a spendere, in canone e abbonamenti, più di quanto faranno le aziende in termini di spazi pubblicitari. E siamo solo all'inizio del lungo processo di convergenza fra Internet, il Web 2.0, i contenuti digitali on demand e la vecchia, cara e irrinunciabile Tv.

Fonte Sole 24 Ore

venerdì 26 dicembre 2008

New Report: Free European DTT Resilient Against Recession

LONDON, December 17: Free-to-air digital terrestrial TV in Europe will be least affected by the global economic downturn, according to new 2009 forecasts from research firm Screen Digest.Surveying the impact of the recession on Europe's media markets, the research notes that growth prospects for the region's DTT players are tied to the transition to digital—not to the economy. Screen Digest also predicts that Eastern European pay-TV markets will experience consolidation in the wake of the downturn.Elsewhere in the region, the British pay-TV market will be comparatively resilient, the report notes, with Sky expected to maintain its subscriber growth, control churn and maintain ARPU. Operators in Spain, France, Italy and Germany will be less fortunate, the research notes.

The home-video market is expected to stay strong as consumers look to cut costs by staying in. However, margins are falling, and Screen Digest cites the impending closure of Woolworths, which accounted for almost 9 percent of DVD sales in 2007. EUK, the largest DVD wholesaler in the U.K. and a sister company of Woolworths, is also closing this year. Nonetheless, 10.2 billion euros will be spent by consumers on DVDs this year. This will drop to 5.6 billion euros by 2012 as a result of the transition to Blu-ray. The take up of Blu-ray will, however, slow in Europe due to the downturn. "Many European consumers who might have upgraded their home-entertainment system will now defer their decision so the shift to Blu-ray will take longer than previously anticipated," said Helen Davis Jayalath, the head of video at Screen Digest. "They will, however continue to buy DVDs, safe in the knowledge that [Blu-ray's] backward compatibility means that they won't become obsolete. But the delay in [Blu-ray] adoption and the availability in the short term of high numbers of surplus EUK and Woolworths DVD stock mean it will take longer for consumer spending to return to growth.

"Screen Digest also reports that the mobile entertainment landscape will be increasingly dominated by free content. Ronan de Renesse, the head of mobile, said: "Content providers will be looking at application stores such as Apple's App Store and Google's Android Market to compensate for the loss they will make on mobile operators portals. The economic downturn will push operators to release their grasp on the mobile content industry and open-up mobile Internet. So against all odds, 2009 will turn out to become the most successful year for mobile content so far."

NELLO SPAZIO I SATELLITI PER TV DEL FUTURO

Sono stati lanciati con successo i primi due satelliti che apriranno la via alla tv "globale" e interattiva, con decine di nuovi canali digitali e possibilità di ricevere televisione e internet da una sola antenna. Entrambi i satelliti, chiamati HotBird 9 e W2M, sono stati lanciati nella notte dal centro spaziale europeo di Kourou (Guyana Francese) con il razzo Ariane 5 Eca, in uno dei rarissimi lanci in cui un solo razzo porta in orbita due satelliti commerciali della stessa società. I due satelliti, che hanno un valore complessivo stimato fra 300 e 400 milioni di euro, appartengono alla più grande società europea di servizi satellitari, Eutelsat. E' stato un successo anche per l'Ariane 5, che ha chiuso in bellezza il programma del 2008, nel quale ha portato in orbita dieci satelliti fra civili e militari e la navetta senza equipaggio dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) Jules Verne. "Per la prima volta - osserva l'amministratore delegato di Eutelsat, Giuliano Berretta - una società mette in orbita due satelliti sullo stesso lanciatore. Una scelta forse temeraria, ma dettata dall'esigenza di lanciare il W2M in tempo utile per sostituire il satellite W2, lanciato nel 1998 e destinato a concludere la vita operativa a fine 2009". Vero e proprio esempio di satellite "globale", il W2M è stato costruito da Eads Astrium e da Antrix, il braccio commerciale dell'Agenzia spaziale indiana Isro (Indian Space Research Organisation).

Sarà operativo a 16 gradi Est con sette piattaforme per la pay tv e 400 canali televisivi e fornirà l'area dell'Europa centrale e orientale, più le isole dell'Oceano Indiano, un'area in cui negli ultimi cinque anni il numero di abbonati alla tv satellitare è aumentato del 10% l'anno, con un picco nei Balcani, dove gli abbonati si sono quadruplicati. HotBird 9 è stato il primo dei due satelliti ad essere posizionato in orbita nella notte corsa. Costruito dalla Eads Astrium, ha 64 trasponditori in banda Ku per tv digitale, ad alta definizione e servizi interattivi. Sarà operativo nella posizione orbitale a 13 gradi Est, garantendo la copertura di Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Il suo arrivo in orbita, dove si trovano già i satelliti HotBird 6, 7A e 8, segnerà una sorta di domino spaziale, nel quale il nuovo satellite (identico all'HotBird 8) sostituirà il 7A. Quest'ultimo sarà spostato in un'altra posizione orbitale, a 9 gradi Est, dove si trova l'Eurobird 9. Così l'HotBird 7A cambierà nome e diventerà Eurobird 9A con il vantaggio, conclude Berretta, che nella posizione orbitale a 9 gradi Est aumenta la capacità, con un maggior numero di canali, mentre a 13 gradi Est aumentano ridondanza e sicurezza, con un totale di 200 trasponditori: sarà, conclude, "il sistema più sicuro del mondo".

Ricerca: in Tv: Ascolti Satellite, Ieri 9.5 Mln Di Spettatori Sintonizzati

Roma, 24 dic. (Adnkronos) - Ieri, martedi' 23 dicembre, 9.502.091 spettatori unici si sono sintonizzati sul satellite durante le 24 ore secondo i dati diffusi da Auditel. Nell'intera giornata, lo share medio del satellite e' stato del 9,4% e il dato sale al 13% se si considera il target commerciale 15-54 anni e al 16,7% nel target socio economico alto (AA). In prime time l'audience media del satellite e' stata di 1.985.781 spettatori, con il 7,9% di share. Il dato sale al 10,5% se si considera il target commerciale 15-54 anni e al 16,1% per la classe socio economica alta (AA). Tra le 9 e mezzogiorno, lo share del satellite e' stato del 12,6%. Il dato sale al 30,2% se si considera la fascia dei bambini tra i 4 e i 14 anni. Nella stessa fascia oraria, la classe socio economico alta si e' sintonizzata sul satellite per il 21,8%. Nel pomeriggio, tra le 15 e le 18, lo share del satellite e' stato del 12,7%, che diventa il 26,4% tra i bambini 4-14 anni e il 24,1% tra la classe socio economico piu' alta. Nella fascia preserale, quella tra le 18 e le 20.30, il satellite ha fatto registrare uno share del 7,9%, mentre in seconda serata, tra le 22.30 e le due di notte, lo share raccolto dal satellite e' stato del 10,3%.

POZZALLO. ARRIVA IL DIGITALE TERRESTRE

Regalo di Natale per tutti gli utenti televisivi di Pozzallo. Il Sindaco Sulsenti, dopo mesi di solleciti, contatti, richieste, è riuscito a fare attivare il digitale terrestre della Mediaset e D-Free a Pozzallo, in aggiunta a quello già tempo in ricezione della Sette. “Usciamo dall’isolamento televisivo digitale e soprattutto diamo un’altra risposta concreta a tutti i pozzallesi che dal luglio 2007 ci avevano sollecitato ad interessarci della problematica”. Il digitale a Pozzallo è quasi una necessità in quanto il paese è collocato in una zona d’ombra che crea problemi non indifferenti nella ricezione dei canali televisi pubblici e privati. Il sindaco Sulsenti ha ricevuto la comunicazione del provvedimento autorizzativo del Ministero delle Comunicazioni Regione Sicilia. I canali sono il 57 per Mediaset 1, 60 per D-Free

ECO - TiMedia si arrende e vende, il terzo polo è Sky

Roma, 24 dic (Velino) - Nella galassia Telecom Italia c’è un piccolo pianeta in trepidazione per il proprio futuro. Si tratta di TiMedia, nella cui orbita gravano, tra l’altro, i due canali generalisti Mtv e La7. Perché tanta trepidazione? Beh, le notizie che giungono dai padroni della galassia non sono certo rassicuranti. In un sistema televisivo che si appresta al grande salto nel digitale terrestre, che affila le armi per la guerra dei bouquet e nel quale la differenza la faranno i costosi contenuti, TiMedia ha deciso infatti di arrendersi. Prima ha venduto alla famiglia Wallenberg, la più influente in Svezia, tutta CartaPiù. Un accordo che prevede la cessione (per 16,6 milioni) delle attività pay per view del digitale terrestre ad Airplus Tv. Dopodiché, nel primo trimestre del 2009, metterà all’asta (competitiva) il digitale terrestre de La7. E per il digitale Mtv si sarebbero già fatti avanti emissari del Gruppo de Agostini. TiMedia – con 25 giornalisti sull’orlo del licenziamento, l’assillo del 3 per cento di share e perdite per 500 mila euro al giorno – ha deciso dunque di lasciar perdere il business della tv. E se lo smantellamento andrà avanti, lo switch off segnerà da una parte l’accensione del digitale per tutti, e dall’altra tirerà giù la saracinesca televisiva del gruppo Telecom che – per ammissione di Franco Bernabé - guarda con interresse solo al business dell’Iptv.

Una piattaforma, quella della tv via Internet, da poche centinaia di migliaia di utenti, per ora; e che Telecom cercherà di far decollare grazie soprattutto alla banda larga a 28 megabit al secondo già in fase di sperimentazione. Ma perché Telecom spegne la tv? Perché tra il 2002 e il 2007 il gruppo ha investito 870 milioni di euro (e altri 180 sono stanziati fino al 2010) e ne ha ricavati in cambio solo 360. Il tutto senza calcolare i 250 milioni spesi per l’acquisto delle frequenze. L’occasione per crescere e dare davvero fastidio al duopolio stava tutta nel ddl Gentiloni: avrebbe “liberato” 600 milioni di risorse all’anno (sottraendole in particolare al “Biscione”) che avrebbero aiutato proprio TiMedia a decollare. La7 e Mtv, invece, fanno ancora oggi solo una buona tv di nicchia, e a decollare – ecco il vero terzo polo – è stato il satellite di Sky. I campioni ingaggiati in queste stagioni, poi - da Giuliano Ferrara a Gad Lerner, da Piero Chiambretti a Daria Bignardi – sono costati molto e non sono riusciti a scrollare lo share dal 3-4 per cento. Tant’è che sono tutti (o quasi) emigrati alla concorrenza dopo che il capitano, Antonio Campo Dall’Orto, ha dovuto abbandonare la nave al nuovo ad, Giovanni Stella: più che un lungimirante amministratore, uno spietato revisore.

Qoob chiude il canale in digitale terrestre e punta sul web 2.0

Qoob, il canale/piattaforma di MTV, dal 1 gennaio termina le sue trasmissioni sul digitale terrestre. Non si tratta però di una totale chiusura del progetto che, pur perdendo il suo spazio fisso nell’etere, si preannuncia ancora attivo e con un sempre maggiore spazio nella programmazione tradizionale di MTV Italia. Primo esempio della contaminazione è il The Qoob Show, in onda tutti i venerdì a mezzanotte. Il comunicato pubblicato sul sito ufficiale è indirizzato a tutti i Qoobers ed enfatizza gli aspetti innovativi legati allo spegnimento del canale Qoob.

I prodotti di Qoob potranno avere esposizione non solo sulla web TV ma anche sui canali del network MTV e su platform di terzi, guadagnando in visibilità, nell’ottica di ‘far crescere’ le potenzialità creative di questa community molto speciale.
Riporteremo progressivamente l’aspetto grafico l’aspetto grafico e funzionale del sito a un modello più lineare e immediato da usare, facilitando così il flusso di informazioni, lo scambio di idee e la nascita di collaborazioni. Secondo schemi sempre più trasparenti.

Lo streaming del canale viene sostituito da una più autentica Web Tv, sempre più aperta ai contenuti inviati dai videomaker, grafici e illustratori ai quali Qoob si rivolgerà in un’operazione di “commissioning”: non più semplici video “finiti” che vengono selezionati per la messa in onda e per i quali i creatori percepivano un compenso, ma autentici progetti di produzione di concept e storyboard che i qoobers potranno sviluppare seguendo le richieste di Qoob.

Swich Off date Italia

Nella notte tra il 15 e 16 febbraio 2009 in 104 comuni della provincia di Trento e in 12 comuni delle province limitrofe (Bolzano, Verona, Vicenza) Raidue e Retequattro inizieranno a trasmettere solo in digitale. Le tappe successive saranno il Piemonte occidentale (dal 21 aprile nelle province di Torino e Cuneo), il Lazio (dal 16 giugno) e la Campania (dal 15 settembre).A maggio, tra l'11 e il 22, la Valle d'Aosta passerà interamente dal sistema televisivo analogico al digitale terrestre. Con la Sardegna è stata apripista in Italia nella sperimentazione della nuova tecnologia di trasmissione radiotelevisiva.


Il 16 aprile 2007, Aosta e sedici comuni valdostani avevano spento il segnale analogico, entrando a far parte di quel progetto europeo che vede nella televisione digitale un mezzo per migliorare la qualità dell'informazione, della cultura e dei servizi.

A maggio sarà, quindi, la volta di altri 58 Comuni, che potranno così beneficiare dei vantaggi della nuova modalità di trasmissione: più qualità nell'audio e nel video, più quantità nei canali disponibili.

Crescita d’ascolti per la Tv digitale terrestre

La rivista ‘Digita’ (dell’associazione DGTVi) di dicembre mette in rilievo come la DTT abbia superato il 7% di share. Intanto Auditel ha opportunamente aggiornato ‘l'universo di riferimento’.

Ecco quanto scrive ‘Digita’:

«Superata in novembre la soglia del 7%; il tempo di utilizzo della TDT è ormai in Italia del 7,6%. Una quota che la Televisione satellitare è riuscita a raggiungere dopo oltre dieci anni e che la TDT ha raggiunto in un triennio.
Rispetto ad ottobre, le elaborazioni dello Studio Frasi sui dati Auditel AGBNMR valutano la crescita nell'ordine del 18%. In un anno la TDT è cresciuta del 153%. Il passaggio al digitale della Sardegna e l'incremento delle vendite di tv integrati, stanno accelerando i tempi della transizione alla Tv digitale».

Altre interessanti notizie nella rubrica sulla stessa rivista dello Studio Frasi (Francesco Siliato):

«Con il dicembre 2008 termina la rincorsa del digitale terrestre alla Tv satellitare anche per quanto riguarda l'universo di riferimento Auditel. Da questo mese infatti il valore del digitale terrestre di cui terrà conto la società di rilevazione degli ascolti è composto da 13,9 milioni di italiane ed italiani.
Auditel rileva la dotazione delle famiglie attraverso un’indagine faccia a faccia realizzata dalla Ipsos con 3.000 interviste al mese. I risultati dell'indagine aggiornano trimestralmente il valore delle piattaforme nel panel Auditel.
L'incremento sul precedente universo, stimato da Auditel nel mese di agosto, è del 18%, pari a 2,1 milioni di individui. Con questa nuova misurazione degli utenti in grado di ricevere il segnale del digitale terrestre avviene un sostanziale allineamento tra i valori delle ricerche Makno, Gfk e Auditel (milioni di famiglie, indici di ricevitori venduti e indici di consumo)».

L’Espresso pianifica 6 canali tv sul Digitale Terrestre

Il Gruppo L’Espresso sta progettando di diventare uno dei principali operatori sul mercato del digitale terrestre italiano con il lancio di 6 nuovi canali tv tematici.

Il Gruppo Italiano già fa parte di in multiplex che copre oltre il 50% del territorio. Infatti L’espresso è parte del gruppo All Music, Repubblica TV e France 2 oltre ad alcune radio locali. Al momento L’Espresso vorrebbe trasformare le frequenze analogiche di All Music in un secondo multiplex sul DTT ospitando 5-6 canali nuovi e portando cosi l’offerta ad un totale di 12 canali.

Telecom Italia: Banda Larga Mobile in Italia A 28 MEGABIT entro il 2009

Telecom Italia offrirà la prima Data Card HSPA+ basata su chipset Qualcomm in grado di raggiungere i 28 Megabit in download e 5,7 Megabit in upload

Telecom Italia offrirà nel 2009 connessioni in banda larga mobili fino a 28 Megabit e oggi, per prima in Europa, sperimenta nei laboratori di Torino i prodotti del nuovo broadband che saranno disponibili sul mercato già dalla prossima primavera.

Grazie alla tecnologia HSPA+ basata su chipset Qualcomm, Telecom Italia sarà in grado di offrire ai propri clienti, già a partire dalla metà del prossimo anno, una prima Data Card per PC in grado di consentire connessioni ad internet in mobilità ad una velocità pari a 21 Megabit in download (5,7 Megabit in upload), che arriveranno ai 28 Megabit nella seconda parte del 2009.

“Si tratta di un cambiamento radicale per il mercato della telefonia mobile europeo” afferma Enrico Salvatori, Senior Vice President e General Manager di Qualcomm Europe “La nostra tecnologia al servizio di Telecom Italia abiliterà una nuova generazione di servizi wireless in grado di ridefinire le caratteristiche del mobile Internet e trasformerà l’esperienza della navigazione in mobilità”.

“Questo importante passo conferma l’impegno di Telecom Italia verso l’innovazione e la garanzia per i suoi clienti di fruire della miglior esperienza possibile nell’utilizzo dei servizi” afferma Luca Tomassini, responsabile di Business Innovation di Telecom Italia.

PARTNERSHIP PER IL DIGITALE TERRESTRE

Il Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia Media, riunitosi oggi sotto la presidenza di Berardino Libonati, ha preso atto che le condizioni generali del mercato hanno determinato il ritiro del fondo di private equity che aveva manifestato l’interesse all’acquisto di una partecipazione della controllata TIMB.
Il Consiglio, con l’obiettivo di ricercare la piena valorizzazione nel breve termine degli asset digitali dell’Operatore di Rete, anche attraverso forme di partnership, ha preso atto di alcune nuove dichiarazioni di interesse non vincolanti pervenute alla Società da altri operatori finanziari ed intende effettuare un’ asta competitiva nel corso del primo trimestre 2009.

Digital TV sales increase

Figures released today by Digital UK show that in the year to October 2008, UK consumers bought nine million televisions. This figure is up almost 10% on the same period in 2007.

90% of televisions purchased in October 2008 were digital, the highest proportion ever recorded.

Digital UK said that sales of digital TVs have hit record levels due to people swapping nights out for inhome entertainment as a result of the 'credit crunch'.

Figures published by Ofcom provide further evidence of the popularity of digital TV in the UK. Ofcom's Digital Progress Report showed that by the end of September 2008, 88.2% of households had digital TV on their main set.

David Scott, Chief Executive of Digital UK, commented:

"With household budgets under pressure, the extra channels and features that come with digital TV offer great value entertainment. It's also good news that in opting to buy digital, more households than ever are ready for the switch to digital TV which will affect more than five million homes next year."

United Kingdom - Over 9.7 million DTT households

According to the latest figures published by Ofcom, over 9.7 million households rely on the DTT platform for their primary television services, making it the largest television platform in the UK.

During the third quarter of 2008, at total of 2.5 million DTT receivers were sold which is 4% more than the corresponding quarter in 2007.

Of these, iDTVs comprised 1.6 million receivers while 900,000 were DTT set-top boxes. Over the past year, more than 11.8 million DTT receivers have been sold.

Source: Ofcom announcement

France - Government calls on retailers to help with DSO

In an effort to increase digital television penetration, the Secretary of State for the digital economy, Eric Besson, has announced plans to work together with manufacturers and retailers.

In a meeting with leading retailers, Besson called for retailers to provide consumers with clear information on DTT receivers especially during the holiday season.

He proposed drafting an agreement with manufacturers and retailers with concrete measures to take to help inform viewers and provide assistance to low-income families.

This agreement is expected to be concluded by the end of April.

Source: Nouvel Obs

lunedì 22 dicembre 2008

Crescita d’ascolti per la Tv digitale terrestre

La rivista ‘Digita’ (dell’associazione DGTVi) di dicembre mette in rilievo come la DTT abbia superato il 7% di share. Intanto Auditel ha opportunamente aggiornato ‘l'universo di riferimento’.

Ecco quanto scrive ‘Digita’:

«Superata in novembre la soglia del 7%; il tempo di utilizzo della TDT è ormai in Italia del 7,6%. Una quota che la Televisione satellitare è riuscita a raggiungere dopo oltre dieci anni e che la TDT ha raggiunto in un triennio.
Rispetto ad ottobre, le elaborazioni dello Studio Frasi sui dati Auditel AGBNMR valutano la crescita nell'ordine del 18%. In un anno la TDT è cresciuta del 153%. Il passaggio al digitale della Sardegna e l'incremento delle vendite di tv integrati, stanno accelerando i tempi della transizione alla Tv digitale».

Altre interessanti notizie nella rubrica sulla stessa rivista dello Studio Frasi (Francesco Siliato):

«Con il dicembre 2008 termina la rincorsa del digitale terrestre alla Tv satellitare anche per quanto riguarda l'universo di riferimento Auditel. Da questo mese infatti il valore del digitale terrestre di cui terrà conto la società di rilevazione degli ascolti è composto da 13,9 milioni di italiane ed italiani.
Auditel rileva la dotazione delle famiglie attraverso un’indagine faccia a faccia realizzata dalla Ipsos con 3.000 interviste al mese. I risultati dell'indagine aggiornano trimestralmente il valore delle piattaforme nel panel Auditel.
L'incremento sul precedente universo, stimato da Auditel nel mese di agosto, è del 18%, pari a 2,1 milioni di individui. Con questa nuova misurazione degli utenti in grado di ricevere il segnale del digitale terrestre avviene un sostanziale allineamento tra i valori delle ricerche Makno, Gfk e Auditel (milioni di famiglie, indici di ricevitori venduti e indici di consumo)».

Tutta la Champions sul digitale Mediaset

Accordo con la Uefa, in esclusiva per questa piattaforma dal 2009 al 2012

MILANO - Tutte le partite di Champions League si potranno vedere anche sul digitale terrestre di Mediaset, in esclusiva per questa piattaforma, fino al 2012. Dal primo turno a eliminazione diretta di agosto 2009 alla finalissima, Mediaset Premium ha acquisito i diritti di tutti gli incontri disputati sia nella giornata del martedì sia in quella del mercoledì, gli highlights con tutti i gol e le sintesi di tutte le partite. L'accordo fa seguito a quelli stipulati in precedenza dalla Uefa con Rai la messa in onda in chiaro delle partite e con Sky Italia per le partite trasmesse attraverso il satellite.

FINO AL 2012 - Il principale torneo calcistico europeo, comunica Mediaset, che già oggi è trasmesso integralmente su Mediaset Premium, sarà garantito sul digitale fino al 2012 e potrà essere seguito senza parabola e senza l'obbligo di dover acquistare altri contenuti non calcistici. Scegliendo il pacchetto Premium Calcio, gli appassionati potranno vedere tutti i 146 incontri della Champions nuova formula, le partite di Serie A del 2009-2010 e il canale Premium Calcio 24, in onda 24 ore su 24.

«ACCORDO IMPORTANTE» - «Con questo importante accordo con la Uefa - ha commentato Piersilvio Berlusconi, vicepresidente Mediaset - Mediaset Premium conclude un 2008 orientato allo sviluppo: in soli 12 mesi l'offerta pay sul digitale terrestre si è arricchita in modo significativo. Sono oggi disponibili otto diverse proposte, quattro delle quali raddoppiate con la formula +1, per un totale di 12 scelte diverse. Film e serie in anteprima e in esclusiva assoluta articolati in tre mondi (Joi, Mya, Steel), quattro offerte di qualità per ragazzi (Hiro, Disney Channel, Plalyhouse Disney e Cartoon Network) e Premium Calcio 24 con tg, approfondimenti, talk show e partite in onda 24 ore su 24».