martedì 9 dicembre 2008

L'insostenibile peso del terzo polo tv

I tempi in cui Lorenzo Pellicioli,amministratore delegato della Seat confluita in Telecom, sognava di costruire intorno a La 7 il terzo polo televisivo sono ormai un lontano ricordo. Così come appartengono al passato le sinergie immaginate da Roberto Colaninno e Marco Tronchetti Provera, per i quali la carta delle attività televisive ha rappresentato il classico asso nella manica. Oggi la realtà di Telecom Italia Media è descritta con forza inequivocabile dai numeri del conto economico, che segnano un passivo pesante: 90 milioni di perdite nel 2008 (e soltanto grazie all'apporto di componenti straordinarie), con debiti saliti del 40% fino a 300 milioni, più o meno equivalenti ai ricavi (si veda l'analisi del titolo, quotato in Borsa, nell'inserto Plus).

In più, a livello internazionale, la parola d'ordine dei grandi gruppi delle telecomunicazioni è la concen-trazione delle attività nel core business. E anche la spagnola Telefonica, azionista di riferimento della Telecom Italia, ha liquidato la partecipazione nel capitale della società di produzione televisiva Endemol, ceduta a Mediaset. Proprio il presidente di Telefonica, Cesar Alierta, è stato con il vertice di Telecom molto esplicito: la società, che attraversa un momento delicato, deve trovare il modo di risolvere il problema Telecom Italia Media. La linea,del resto,è quella annunciata mercoledì 3 dicembre dall'amministratore delegato del gruppo, Franco Bernabé: «La riorganizzazione avverrà vendendo parti della società», ha dichiarato, aggiungendo che non saranno cedute soltanto le attività funzionali allo sviluppo di altri prodotti, come le trasmissioni televisive diffuse tramite la cosiddetta banda larga, cioè la connessione internet ad alta velocità.
In realtà non è così semplice. La strada per un'eventuale cessione,infatti,risulta tutta in salita.A partire dal problema del prezzo.L'audience del canale televisivo, pure in crescita, si è consolidata sopra il 3 per cento. Non è granché, soprattutto se rapportata alle perdite, ma continua a rappresentare un discreto punto di partenza per lo sviluppo del terzo polo televisivo a fianco dei colossi Rai e Mediaset. Ecco perché, ragionando sul futuro di La 7, l'attenzione si sposta subito verso Rupert Murdoch, l'editore che sul mercato italiano ha puntato su Sky.

L'accordo quadro Murdoch-Telecom è già stato tentato da Tronchetti Provera, affiancato per l'occasione da super consulenti come il banchiere d'affari bipartisan Claudio Costamagna e il professor Guido Rossi. Attualmente nessuno dei tre è della partita. Ma, soprattutto, il momento che attraversa Telecom è assai delicato, con la necessità di procedere a tagli degli occupati e con il grande punto di domanda rappresen-tato dal futuro della rete di tlc. Per questo,come suggerisce uno dei protagonisti, «non è tempo di contrapposizioni con il Governo », che certamente non gradisce il rafforzamento di Murdoch sul mercato italiano.

D'altra parte la crisi, che significa difficoltà gravi di raccolta della pubblicità, non lascia spazi di manovra ai principali gruppi editoriali della carta stampata, teoricamente coinvolgibili in un eventuale terzo polo televisivo. Un personaggio da tenere d'occhio,invece,è l'imprenditore franco tunisino Tarak Ben Ammar, in rapporti eccellenti sia con Silvio Berlusconi sia con Murdoch. Tarak, consigliere d'amministrazione Mediobanca e capofila dei soci francesi, è da sempre molto interessato al mondo delle televisioni nonché alleato del canale televisivo d'Oltralpe Tf1.

Fonte Sole 24 Ore

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