venerdì 12 dicembre 2008

Il DTT: andamento del mercato dell'impiantistica televisiva

In merito all'andamento del mercato dell'impiantistica televisiva potrei affermare che la situazione non rispetta quella che tutti auspicavano, quando si delineava lo swith off nel 2008: i troppi tentennamenti legislativi che si sono susseguiti nel tempo, infatti, lo hanno fatto slittare al 2012.

Nonostante un incremento sensibile la copertura del segnale, permane a tutt'oggi a macchia di leopardo e questo non consente piena fiducia né da parte dei clienti né da parte degli operatori del settore.

I segnali di apertura comunque non mancano grazie all'ampliamento dell'offerta, soprattutto a pagamento da parte sei massimi Broadcasters nazionali: ne sono un esempio l'arricchimento del Mux Mediaset Premium con i canali Mya, Steel, Joy e Disney Channel.

Sul fronte Rai, l'emittente nazionale ha investito molto sull'alta definizione in concomitanza degli Europei di calcio e, con l'apertura di un nuovo canale quale Rai 4, sta ampliando il proprio palinsesto. L'investimento verso l'HD apre interessanti scenari di mercato per i produttori di apparecchiature (monitor, ricevitori ecc) riversando l'effetto positivo anche sugli installatori che sono e saranno sempre di più chiamati all'adeguamento dei sistemi, soprattutto quelli già esistenti.

In merito alla vendita presso la distribuzione i dati raccolti ci dicono che i ricevitori digitali terrestri venduti nel mese di maggio sono stati 310.000, i televisori integrati rispetto a maggio 2007 hanno quadruplicato la loro quota (236.000), portando il totale di apparati venduti ad 8 milioni 624 mila.

È quanto sostiene l'associazione DGTVi (Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, Dfree e Aeranti-Corallo), secondo la quale l'ascolto della piattaforma digitale terrestre ha superato, nel mese di giugno 2008, la soglia del 5%, registrando l'ascolto più elevato di sempre.

Buoni i dati raccolti per la Sardegna, che sarà la prima regione a diventare all digital con lo spegnimento definitivo dell'analogico previsto entro e non oltre il mese di ottobre 2008 .

La quota di ascolto ha raggiunto il 42,5%. Rispetto al giugno dello scorso anno, l'incremento è del 138,8% ed è del 13,6% nei confronti del gennaio 2008.

In Val d'Aosta, che si appresta al prossimo switch-off, la piattaforma DTT si attesa al di sopra del 20% e registra un incremento del 73,5%, rispetto al giugno dello scorso anno.

I principali benefici della televisione digitale terrestre sono: un maggior numero di programmi disponibili, miglior qualità video audio, segnale più robusto rispetto all'analogico quindi risulta essere molto meno degradabile da disturbi quali echi, riflessioni ed interferenze.

Infine, ma non meno importante, un minore inquinamento elettromagnetico in virtù del fatto che il DTT richiede potenze di trasmissione inferiori a quelle analogiche.

Fra i servizi aggiuntivi che il DTT garantisce ricordiamo la possibilità di avere l'interattività rispetto ai programmi televisivi, la possibilità di utilizzare il mezzo televisivo per accedere a determinati servizi di pubblica utilità. Fornitori di tali servizi possono essere le pubbliche amministrazioni locali o centrali che possono mettere a disposizione sulla TV DTT servizio ora disponibili solo con terminali diversi ( PC, Cellulare, Telefono)

Certo che per accedere a tali servizi è necessario possedere un Set Top Box interattivo che risponda a determinati requisiti e soprattutto che lavori sulla piattaforma Multimedia Home Platform oltre che essere dotato di un canale di ritorno.

L'erogazione del contributo governativo per l'acquisto del decoder DTT è teminato il 31 luglio 2008; l'iniziativa riprenderà a partire dal 15 settembre 2008 e lo sconto sarà pari a 50 euro per tutti coloro che sono in regola con il pagamento dell'abbonamento Rai.

Solo in Sardegna e in Valle d'Aosta il contributo sarà pari a 70 euro.

Stefano Nardi - docente Eurosatellite

Info DTT Trento

Dalla notte tra il 15 e 16 febbraio 2009 in 104 comuni della provincia di Trento e in 12 comuni delle province limitrofe (BZ, VR, VI) Rai 2 e Retequattro trasmetteranno esclusivamente in digitale.

Si tratta della nuova TV del futuro: migliore qualità di immagine e suono, molti più canali e programmi visibili gratuitamente e, anche grazie alla collaborazione delle istituzioni locali, la disponibilità di alcuni innovativi servizi di pubblica utilità riguardanti ad esempio il lavoro, i trasporti e il tempo libero. Per agevolare questa importante fase di passaggio alla nuova tecnologia nella regione Valle d’Aosta, nella provincia di Trento e in 12 comuni delle province limitrofe (BZ, VR, VI) è stato predisposto un programma di interventi a favore dei cittadini. Infatti chi non ne abbia già usufruito in passato, può utilizzare un buono del valore di 50 euro, messo a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico per l'acquisto di un decoder digitale presso tutti i rivenditori che aderiscono all'iniziativa.

Per i residenti nella provincia di Trento e in 12 comuni delle province limitrofe (BZ, VR, VI) il contributo è riservato agli abbonati TV di età pari o superiore a 75 anni (da compiersi entro il 31.12.2009).

giovedì 11 dicembre 2008

"SuperTennis" anche sul digitale terrestre

Grazie a un accordo con Videolina, l'emittente-leader della regione, gli appassionati della Sardegna potranno seguire i programmi di "SuperTennis", il canale tv della FIT, pur se non possiedono una parabola e un decoder. Da oggi, infatti, "SuperTennis" è distribuito anche via etere grazie alla tecnologia digitale terrestre, la quale, dopo lo spegnimento delle trasmissioni in analogico, è rimasta l'unica impiegata nell'isola.
Risintonizzando il proprio ricevitore DTV, "SuperTennis" figurerà al canale 51 con il proprio nome. Chi invece non effettuerà la risintonizzazione lo troverà sul canale "VDL Test A".

DiBcom permette la ricezione della TV Mobile sul nuovo GPS Mio in Europa

Il navigatore satellitare Mio C728 utilizza la tecnologia DVB-T/H di DiBcom per potenziare la ricezione della TV mobile

Parigi, 11 Dicembre 2008 – DiBcom, società leader nella creazione di soluzioni per la TV Mobile, è orgogliosa di annunciare che la sua tecnologia è stata integrata nel Mio C728, un navigatore satellitare, con prestazioni molto avanzate, in grado di ricevere la TV Mobile in DVB-T.

Mio Technology è il leader mondiale nella fabbricazione dei GPS ed ha creato il Mio C728, il primo navigatore multimediale del mercato con uno schermo di 7” e 800x480 pixel. Grazie all’integrazione dei componenti DiBcom per la ricezione e la visione della TV Mobile, questo navigatore permette di ricevere immagini TV molto nitide sul suo spazioso schermo.

Un trasmettitore FM integrato permette inoltre di ascoltare il suono direttamente sull’ impianto stereo dell’auto rendendo il C728 il navigatore multimediale più all’avanguardia. IL C728 comprende le cartine geografiche TeleAtlas più aggiornate dei 22 paesi europei, così come funzioni audio-video all’ultima moda per gli utenti più tecnologici.

Ricevere la TV Mobile in auto è sempre “una sfida”, specialmente quando si viaggia ad alte velocità e si necessita di una tecnologia avanzata che assicuri una qualità costante delle immagini. Per raggiungere i risultati migliori anche in ambienti difficili, Mio C728 utilizza l’ultimissima tecnologia in termini di ricezione della TV Mobile. I componenti integrati di DiBcom lavorano in modalità diversity, che combina i segnali ricevuti dalle due antenne presenti sul telefono migliorandone la funzionalità. Questi componenti sono inoltre ideali per i dispositivi portatili di navigazione grazie alle loro piccolissime dimensioni e al loro basso consumo di energia.

“Questa nuova collaborazione dimostra quanto le alte prestazioni delle tecnologie DiBcom per la TV Mobile siano la scelta preferita dai leader di mercato” ha affermato Yannick Lévy, CEO di DiBcom. “Dispositivi come il nuovo Mio C728 permettono ai consumatori di beneficiare della sinergia di un’affidabile supporto di navigazione e di un sofisticato mezzo di intrattenimento. Oltre ad aiutare i conducenti a trovare il percorso più diretto, il dispositivo diventa anche una TV portatile quando si è bloccati nel traffico, o si ha necessità di distrarre i bambini” ha aggiunto.

“la creazione di dispositivi multimediali che comprendono la TV Mobile significa che saremo presto in grado di offrire ai consumatori un alto valore aggiunto,“ ha affermato Samuel Wang, Presidente di Mio Technology Corp. “Siamo entusiasti di collaborare con una referenza leader nella TV Mobile come DiBcom” ha aggiunto.

Il Mio C728 è già disponibile in Europa.

Per maggiori informazioni sul dispositivo, visitate il sito Mio www.mio.com

TV: LA RAI ADOTTA STANDARD SONY XDCAM PER TRANSIZIONE ALL'HD

(ASCA-CORRIERE COM.) - Roma, 9 dic - La Rai prosegue il suo percorso verso l'adozione tout court dell'HD (alta definizione). Dopo la trasmissione in alta definizione di eventi televisivi chiave, quali gli Europei di calcio e le Olimpiadi di Pechino, la televisione pubblica ha scelto lo standard Sony XdCam per attuare il suo piano di transizione verso l'HD in tre anni. Nello specifico verranno utilizzate 180 camere Pdw-700 e 180 deck Pdw-HD 1500 per l'intera produzione tv, dai notiziari ai programmi di intrattenimento fino ai documentari. Andrea Lorusso Caputi, direttore della produzione Tv della Rai ha dichiarato che ''la scelta di puntare la tecnologia XdCam e' solo il primo passo verso la migrazione all'alta definizione''.

BANDA LARGA: MAXI-PROGETTO DI RETE IN FIBRA OTTICA IN PORTOGALLO

(ASCA-CORRIERE COM.) - Roma, 10 dic - La societa' portoghese Associacao de Municipios da Terra Quente Tramontana (Amtqt), posseduta da cinque municipalita' del Nord Est del Paese, realizzera' una rete in fibra ottica portare connessioni in banda larga, servizi Voip e Iptv ai cittadini residenti nella regione. La municipalizzata e' attualmente responsabile dell'erogazione della connettivita' broadband alle autorita' locali e alle aziende. Il nuovo progetto, che amplia il raggio d'azione di Amtqt al mercato consumer, e' in parte finanziato dall'Unione Europea nell'ambito delle iniziative dedicate a stimolare lo sviluppo del broadband nelle aree a bassa redditivita' commerciale per gli operatori di telecomunicazioni. ''Siamo convinti che la nuova infrastruttura diventera' elemento caratterizzante della nostra Regione per consentire lo sviluppo di importanti progetti sia nel campo aziendale sia nell'ambito pubblico'', sottolinea Manuel Mirando, Segretario Generale di Amtqt. Il network sara' costituito da un backbone di trasporto da 10 GB e da una rete di accesso in fibra ottica di 253 km. A firmare la realizzazione dell'infrastruttura saranno NextiraOne e Netadim.

Mondiale per club: Diretta tv sul digitale Mediaset

Comincia alle 11.45 di oggi, con il preliminare tra gli australiani dell'Adelaide United e i neozelandesi del Waitakere United, il Mondiale per club 2008, vinto lo scorso anno dal Milan, che si disputa in Giappone. Tutte le partite saranno trasmesse in diretta sul digitale terrestre da Mediaset Premium. Sarà possibile seguire gli highlights e tutti i gol anche con il pc grazie a Fifa.com TV, la piattaforma multimediale della federazione internazionale di calcio, e su Video Highlights Sports. Lo streaming avviene attraverso il codec Asf di Media Player a una buona risoluzione video di 700K e con una discreta fluidità dello stream. Ecco il calendario completo del Mondiale per club 2008:

11/12/2008: 11.45 Adelaide United-Waitakere United [1]

13/12/2008: 05.45 Al Alhy-Pachuca [2] (Quarti di finale)

14/12/2008: 11.30 Gamba Osaka-Vincente [1] [3] (Quarti di finale)

17/12/2008: 11.30 LDU Quito-Vincente [2] (Semifinale)

18/12/2008: 11.30 Manchester United-Vincente [3] (Semifinale)

18/12/2008: 08.30 Finale 5/6 posto

21/12/2008: 08.30 Finale 3/4 posto

21/12/2008: 11.30 Finale 1/2 posto.

NAPOLI: PROVINCIA PREOCCUPATA DA PASSAGGIO AL DIGITALE TERRESTRE

(ASCA) - Napoli, 4 dic - ''Siamo preoccupati che il definitivo passaggio al digitale terrestre, previsto per il secondo trimestre 2009 nella nostra regione, possa trovarci non adeguatamente pronti a garantire a tutti i cittadini l'accesso al servizio televisivo nella nuova modalita' di trasmissione''.

Cosi' l'assessore alle Reti della Provincia di Napoli, Giuseppe Capasso, al termine della riunione convocata dalla Regione Campania con i rappresentanti delle Province sulla transizione dalla tecnica di trasmissione analogica a quella digitale terrestre. ''Da parte nostra - aggiunge Capasso - siamo pronti a svolgere il nostro ruolo per informare i cittadini dello straordinario cambiamento che sta per avvenire nella nostra provincia e siamo altrettanto pronti a collaborare per individuare le fasce deboli che dovranno essere aiutate per l'acquisto dei decoder. Non possiamo tuttavia non segnalare che occorre compiere rapidamente tutti i passaggi tecnici necessari per potenziare l'attuale rete e per garantire a tutto il territorio la copertura adeguata del segnale che, allo stato, e' insufficiente in diverse aree''.

Capasso annuncia che nei prossimi giorni si avviera' ''una verifica congiunta con i Sindaci della provincia per accertare e segnalare eventuali disfunzioni che saranno immediatamente comunicate alla task-force istituita dal Ministro competente''.

mercoledì 10 dicembre 2008

Assegnazione/aggiudicazione delle frequenze di radiodiffusione televisiva

Direzione Generale per i servizi di comunicazione elettronica e di radiodiffusione

Procedura competitiva per l'assegnazione/aggiudicazione delle frequenze di radiodiffusione televisiva - pubblicato sulla G.U. - Contratti Pubblici n. 134 del 16.11.2007
scadenza 17 dicembre 2007

Qualità del servizio di accesso a Internet a Banda Larga da postazione fissa

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduta da Corrado Calabrò, ha approvato un provvedimento sulla qualità del servizio di accesso a Internet a larga banda da postazione fissa, introducendo un nuovo sistema per permettere al singolo consumatore di conoscere, in totale trasparenza, sia le prestazioni relative all’offerta di connessione ad Internet di ciascun operatore, al fine di effettuare una scelta consapevole anche sul piano della qualità dei servizi, sia le effettive prestazioni del proprio accesso una volta attivato il servizio.

Gli utenti potranno confrontare meglio le diverse offerte pubblicizzate, in quanto gli operatori dovranno indicare nelle informazioni, con qualunque mezzo diffuse, la velocità minima risultante dalle misurazioni effettuate, definita come “banda disponibile in download nel 95% dei casi”, mentre oggi le offerte pubblicizzate indicano solo la velocità massima teorica.

Sarà messo a disposizione dei singoli utenti, in una fase successiva, un servizio gratuito di verifica delle reali prestazioni della propria linea di accesso (velocità di trasmissione, ritardo e tasso di perdita di pacchetti dati, durante le fasi di uploading e downloading).

A seguito di apposita manifestazione d’interesse, da presentare entro 30 giorni, l’Autorità individuerà un soggetto indipendente che, sotto il proprio coordinamento, avrà il compito di condurre l’attività di misurazione.

Impianti di ricezione TV

Un impianto di ricezione TV (impianto televisivo) è un insieme di apparecchi che hanno la funzione di captare dei segnali, emessi da apparecchi trasmettitori, e trasferirli in appositi decodificatori che li trasformano in immagini e suoni.

I segnali vengono irradiati con una lunghezza d'onda portante di un certo valore ed occupano uno spazio determinato (banda di frequenza). L'intervallo di lunghezza d'onda, nel quale si inseriscono le trasmissioni televisive, varia da 47 a 862 MHz, suddividendosi in VHF, UHF, IV banda e V banda.

Secondo gli standard internazionali, le onde portanti che trasmettono informazioni devono essere emesse in gamme di frequenza comprese tra:

  • 47 e 68 MHz, per la banda I (canali A e B);
  • 81 e 88 MHz, per il canale C;
  • 174 e 230 MHz, per la banda III (canali da D a H1).

Fino al limite di 300 MHz le onde vengono denominate VHF. Da 300 a 3000 MHz vengono identificate dalla sigla UHF e comprendono le seguenti frequenze TV:

  • da 470 a 606 MHz, per la banda IV (canali da 21 a 37);
  • da 606 a 862 MHz, per la banda V (canali da 39 a 69).

(TIVU) DMT-RTI ACCORDO DA 31ML PER DTT

Continua l'espansione di DMT sul fronte del digitale terrestre. L'azienda guidata da Alessandro Falciai ha firmato un accordo con Mediaset per la fornitura di apparati per la diffusione del segnale, da qui alla fine del 2010, per un valore complessivo di 31mln di euro. Oltre al minimo garantito, è prevista la possibilità di ulteriori forniture, in linea con gli investimenti previsti per Mediaset per il raggiungimento della copertura del territorio nazionale.

Digitale Terrestre: più attenzione all'impianto

Luca Morassutto, Direttore Marketing Fracarro, sottolinea l’importanza di un adeguato impianto di ricezione e distribuzione, per poter accedere ai nuovi servizi del digitale terrestre, come l’HD.

Castelfranco Veneto, giugno '08 - Grazie agli studi effettuati a livello europeo (già a partire dal 1998 in UK, e successivamente, in Spagna, Svezia, Italia e Francia) e con le informazioni raccolte di recente nei Paesi e nelle aree full digital (come Sardegna e Valle d’Aosta), possiamo oggi tirare le somme sugli aspetti tecnologici, i servizi e le attuali opportunità del digitale terrestre.

“Per quanto riguarda il quadro italiano – commenta Luca Morassutto, Direttore Marketing Fracarro- la situazione non è quella che gli operatori auspicavano qualche anno fa, quando si delineava lo switch off nel 2008. Troppi i tentennamenti legislativi che si sono susseguiti nel tempo (la chiusura definitiva del sistema analogico potrebbe avvenire nel 2012). La copertura del segnale a macchia di leopardo non consente ancora la piena fiducia da parte dei broadcaster, lo sviluppo di un ventaglio completamente convincente di proposte e in definitiva il pieno successo della nuova tecnologia. Eppure non mancano segnali di apertura del mercato DTT, con interessanti passi in avanti sul fronte della tutela del consumatore e su quello dei nuovi servizi”.

Continua l’attività di verifica da parte degli organismi preposti allo sviluppo del digitale terrestre nel nostro Paese, che mirano a garantire la compatibilità dei prodotti presenti sul mercato agli standard qualitativi e di servizio stabiliti. E’ recente l’iniziativa DGTVi che ha assegnato i "bollini blu" sui decoder DTT MHP rispondenti a precise caratteristiche tecniche e di qualità (i modelli Fracarro sono tra i pochi sul mercato a meritare, tutti, il bollino blu). Queste iniziative sono particolarmente utili in questa fase, aiutando il consumatore nella scelta della soluzione giusta, di fronte a un ventaglio spesso confuso di marchi e a proposte non sempre chiare dal punto di vista tecnico.

Tra i servizi più nuovi e interessanti, senza dubbio l’allargamento dell’offerta, soprattutto a pagamento, dei maggiori broadcaster nazionali, con nuovi canali dedicati all’intrattenimento, al cinema, allo sport, ecc. (un esempio, l’arricchimento del pacchetto Mediaset Premium con i canali Mya, Steel, Joi, Disney Channel, e l’uscita di nuove offerte promozionali). E’ innovativo inoltre il contenuto dell’alta definizione (con la recente proposta degli “Europei di calcio HD”, e l’annuncio ufficiale da parte di RAI di ulteriori trasmissioni nei prossimi mesi).
“L’’alta definizione –commenta ancora Morassutto- apre interessanti scenari di mercato per i produttori di apparecchi HD (ricevitori, monitor, accessori…) e rappresenta un ottimo motivo di promozione del digitale terrestre. Ma attenzione. Per poter fruire del nuovo servizio, oltre ai prodotti che funzionalmente si collocano “dopo la presa TV”, vanno considerati tutti gli elementi posti “prima della presa”, quelli cioè che compongono l’impianto. Pochi infatti si soffermano sul fatto che in presenza di impianti di ricezione e distribuzione inadeguati (perché obsoleti o incompleti), i nuovi apparecchi HD non possono essere usati in tutte le loro potenzialità, vanificando investimenti spesso importanti”.

Un ruolo significativo sarà giocato quindi dagli installatori, chiamati ad accertare l’adeguamento dei sistemi, soprattutto di quelli già esistenti, rispetto alle nuove esigenze (verificando per esempio alcuni importanti parametri installativi, come BER e rumore di fase). In molti casi, l’aggiornamento richiederà semplici interventi di manutenzione o di regolazione.

In generale, l'esperienza degli ultimi anni insegna che il digitale terrestre richiede attenzioni particolari proprio sul fronte delle installazioni: mentre il segnale analogico degrada “dolcemente”, permettendo la ricezione delle immagini più o meno buona anche in condizioni difficili, il digitale presenta una soglia di ricezione molto “ripida”, che porta al passaggio repentino, senza stadi intermedi, dalla situazione di ottima qualità dell’immagine alla totale mancanza di ricezione. In altre parole, non esistono, nel digitale, impianti che “vanno abbastanza bene”, ma pretendono di essere fatti correttamente.

A fronte di queste speciali accortezze, Il digitale terrestre introduce evidenti vantaggi rispetto all’analogico, da molti punti di vista, permettendo ad esempio di moltiplicare il numero dei programmi su un canale (fino a 8), di ridurre di un fattore 10-20 la potenza trasmessa per canale, di introdurre servizi interattivi, attualmente poco più che in fase sperimentale, di utilizzare, appunto, l’alta definizione per apprezzare al meglio alcuni programmi. Dal punto di vista strettamente tecnologico, si possono sottolineare le tre marce in più del segnale numerico:

1. Il digitale terrestre consente di implementare “un intervallo temporale di guardia“ grazie al quale l’effetto degli echi scompare (un’eco con una differenza di percorso fino a 90 Km può essere del tutto cancellato)
2. Il segnale viene trasmesso con una velocità di simbolo talmente bassa che le sottoportanti che trasportano i bit sono praticamente immuni rispetto alle distorsioni lineari del canale televisivo (OFDM)

3. Viene implementato un doppio codice di correzione d’errore che irrobustisce il segnale anche nei confronti di toni interferenti e dell’intermodulazione.

Il tema del digitale terrestre, e quello dell’impianto di ricezione e di distribuzione realizzato, o aggiornato, in funzione della nuova tecnologia, vanno di pari passo con l’esigenza, più generale, di una maggiore attenzione per le tematiche dell’impianto TV. “La direzione cui stiamo lavorando –conclude Morassutto – punta a “mettere ordine” rispetto alla caotica situazione installativa del nostro territorio, con lo sviluppo di impianti tecnologicamente razionali, centralizzati ove possibile, e in grado di mettere a disposizione un pacchetto completo di servizi all’interno dello stesso edificio”.

I vantaggi di questo approccio si giustificano facilmente, sia mirando al miglioramento estetico delle nostre città, con la riduzione del noto effetto di “sovraffollamento di antenne” sui tetti, sia allo sviluppo di edifici “intelligenti”, capaci di offrire un ventaglio più ampio di servizi all’utente: non solo la TV, quindi, in tutte le sue forme (digitale terrestre, digitale satellitare, pay TV, TV Over IP), ma anche la comunicazione multimediale e la sicurezza attiva di persone e ambienti dovrebbero già essere facilmente fruibili in tutte le case italiane, senza dover operare nel tempo interventi alla struttura.

Latin American and Caribbean countries take first steps towards regional DTT forum

Last week saw representatives of telecoms and broadcasting authorities from twelve countries, most of which have not yet adopted a digital terrestrial television (DTT) standard, gathering in Ecuador for the International Digital TV Forum for Latin America and the Caribbean. Meeting in the city of Cuenca on the initiative of the telecommunications regulator in Ecuador and in response to the call made by Superintendente Ing. Fabian Jaramillo, the delegates heard presentations from the representatives of the candidate DTT standards: ATSC (USA), ISDB-T (Japan/Brazil), DTMB (China) and, of course, DVB-T.

DVB was represented by a delegation of fifteen experts, with strategic support from the European Union including Mr. Frederic Mettetal representing the Presidency of the EU and D. Jose Martinez Prada representing the European Commission delegation in Ecuador. The delegation was led by Dr. Helmut Stein, chair of DVB’s Promotions and Communications Module and Dr. Julián Seseña, who coordinates DVB’s activities in Latin America. Also present were representatives of European governments and a range of DVB member companies active in Latin America.

The deliberations of the Forum focused on the need to use common technologies to enhance connectivity in the region as an essential basis for development in all areas, to overcome the digital divide, and to allow universal access to new digital technologies.

The following points were agreed by the participants:

  • The creation of a Permanent Forum on DTT for Latin America and the Caribbean, to receive official endorsement at the UNASUR meeting this month
  • A summary of the inputs made in Cuenca to be drafted by the Cuban delegation
  • Publication of information related to the proposals of the various standards groups on the website of SUPERTEL in Ecuador
  • Gather information on the methodology used to reach a decision in Colombia (which adopted DVB-T earlier this year), and supply this information to the Forum member countries
  • Meet again in Havana on March 2nd and 3rd 2009.

More information on the agreed statement of the participants in Cuenca and on the event in general can be found here (in Spanish): www.supertel.gov.ec

Only a few countries in Latin America have formally adopted a DTT standard. Two years ago Brazil adopted ISDB-T, becoming the only country in the world other than Japan to use this standard. Honduras and Mexico adopted ATSC. However, the recent trend in Latin America is towards the adoption of DVB-T as shown by the adoptions by Uruguay (August 2007) and Colombia (August 2008). DVB-T is on air in more than 35 countries and is by far the most widely adopted DTT system. See DVB Deployment Data.

RAI, CAPPON: GRANDE SODDISFAZIONE PER CHAMPIONS ORA ABBIAMO BOUQUET CALCIO IN CHIARO PIÙ RICCO D’ITALIA

“È una grande soddisfazione aver raggiunto l’accordo con la UEFA per l’acquisizione dei diritti di trasmissione in chiaro della Champions League, preliminari inclusi, e della Super Coppa Europea”.

È quanto ha dichiarato il Direttore Generale della Rai Claudio Cappon in riferimento all’accordo raggiunto con la Federazione Europea di Calcio relativamente alla massima competizione continentale per club. “Con questa operazione abbiamo completato il nostro bouquet di calcio in chiaro che è ricchissimo, il più ricco che la Rai abbia mai avuto negli ultimi anni. Sicuramente è il più ricco d’Italia. La soddisfazione è doppia perché quest’anno la Rai sul calcio ha fatto l’en plein: oltre alla Champions abbiamo ripreso i diritti per Serie A e B e confermato quelli per la Coppa Italia. Con quest’offerta così completa la Rai riafferma il proprio ruolo di servizio pubblico, un servizio pubblico capace di offrire a tutti i cittadini i migliori eventi sportivi a disposizione. Voglio sottolineare un ultimo, non piccolo, particolare: abbiamo riportato il calcio in chiaro in Rai risparmiando decine di milioni di euro e spendendo circa la metà rispetto a quanto era stato fatto in passato. Questo dimostra che si possono e si devono coniugare qualità e rigore gestionale.”

La Tecnologia TETRA

Il TETRA è un sistema di comunicazione radiomobile che consente agli utenti, mediante l'utilizzo di un terminale molto simile a un normale telefono cellulare, di comunicare e trasmettere dati in quanto basato su una tecnologia digitale (come del resto il GSM).

Tale sistema è nato dall'esigenza di garantire alcune funzionalità proprie di sistemi radiomobili professionali. In particolare, le linee guida seguite dall'ETSI nell'opera di standardizzazione hanno portato a tutta una serie di scelte tecnologiche e architetturali che consentissero:

  • massima efficienza nell'utilizzo dello spettro in frequenza
  • due modalità di comunicazione tra i terminali: la prima di tipo diretto, propria dei sistemi professionali (tipo "walkie talkie"), la seconda mediante l'ausilio di una rete di stazioni radio, tipica dei telefoni cellulari, ma anche di molti sistemi professionali già esistenti
  • interoperatività fra differenti reti TETRA
  • possibilità di usufruire, utilizzando lo stesso terminale utente, di servizi multimediali, applicazioni dati e accesso a Internet
  • elevato livello di sicurezza

L'attività di standardizzazione del TETRA è iniziata ad opera dell'ETSI nel 1988 con un acronimo diverso per il sistema: MDTRS, ossia Mobile Digital Trunked Radio System.

Lo standard TETRA

Lo standard TETRA è stato sottoposto ad una rigorosa procedura di approvazione con numerosi emendamenti e revisioni, che hanno assicurato alta qualità ed affidabilità rispetto alle soluzioni proprietarie. Ad oggi sono oltre 100 gli standard sul Tetra approvati.

Il sistema TETRA è stato concepito anche per favorire la cooperazione, in termini di radiocomunicazioni, nelle zone di confine nazionale, in un'ottica di mercato comune Europeo. Anche se la tecnologia con cui è stato implementato è fondamentalmente indipendente dalla banda di frequenza impiegata, l'uso di frequenze armonizzate favorisce un maggior sviluppo dello standard a livello europeo.

Caratteristiche e Vantaggi

Una rete TETRA, nel suo complesso è basata su un numero di stazioni radio, connesse a una centrale tipo telefonica e a un centro di gestione della rete. Gli utenti comunicano mediante terminali, portatili o veicolari, direttamente fra loro o collegandosi tramite la rete. In pratica, il TETRA costituisce una piattaforma unificata per la comunicazione vocale e la trasmissione dati, in cui le due tipologie di servizi coesistono (come del resto accade nel GSM). In più, il TETRA implementa sofisticate funzionalità di chiamata individuale e di gruppo, livelli di priorità multipli e temporali per assicurare una più efficiente allocazione delle risorse alle chiamate più urgenti.

Una peculiarità del TETRA, nata dalla esigenza di realizzare uno standard, è la possibilità di servire più organizzazione tramite la stessa rete. Una rete può essere partizionata "logicamente" in più Reti Private Virtuali (VPN), ognuna operante in modo indipendente dalle altre ed espressamente dedicata e controllata dall'organizzazione cui è assegnata. Ciò indipendentemente da come è strutturata e organizzata fisicamente la rete stessa.

La gestione delle reti virtuali è poi tale da rendere possibile una cooperazione interorganizzativa, ad esempio in caso di emergenza. Globalmente, le risorse messe a disposizione di ciascuna organizzazione sono di gran lunga superiori a quelle di una rete dedicata costruita e mantenuta dalla singola organizzazione.

I principali vantaggi di una Rete Privata Virtuale per utenti mobili all'interno di una stessa rete radio sono:

  1. per ogni organizzazione esiste una rete privata virtuale
  2. ogni organizzazione ha una sua struttura gerarchica a livelli, indipendente dalle altre organizzazioni che utilizzano la rete radio
  3. gli utenti e i gruppi di utenti all'interno delle organizzazioni possono essere gestiti centralmente indipendentemente dalle organizzazioni cui appartengono
  4. possibilità di separare la gestione tecnica della rete radio da quella operativa della rete virtuale di una determinata organizzazione

Ciò consente di fruire contemporaneamente dei vantaggi offerti da una rete condivisa, tipo le reti telefoniche pubbliche, sia fisse che mobili, con quelli offerti da una rete privata in termini di gruppi chiusi di utente e riservatezza delle chiamate.

Un'altra caratteristica generale di un sistema TETRA è la gestione dinamica dei gruppi utente secondo le esigenze specifiche di ciascuna operazione. Risulta infatti possibile definire gruppi di utenti per particolari situazioni di emergenza o coordinamento di diverse organizzazioni che in condizioni normali operano in modo indipendente.

Sia i membri del gruppo che l'area in cui questo agisce possono essere limitati o distribuiti sull'intero territorio nazionale. Gli utenti della rete possono essere attivi su uno specifico gruppo di conversazione e contemporaneamente, grazie alla funzione di scansione offerta dai terminali, restare in ascolto di tutti i gruppi definiti nella lista di scansione, secondo un prestabilito livello di priorità.

Queste funzionalità, proprie dei tradizionali sistemi professionali (PMR), sono arricchite nel TETRA dal fatto che la comunicazione vocale avviene in full-duplex, cioè in modalità telefonica (parlando e ascoltando contemporaneamente), rispetto alla modalità semi-duplex (premere per parlare, tipo "walkie talkie" ) dei sistemi PMR tradizionali. In ogni caso, due terminali TETRA possono comunicare in semi-duplex anche direttamente, cioè senza connettersi alla rete (modalità diretta DMO). Ciò consente la comunicazione anche in caso di indisponibilità della rete o in aree non coperte dalla stessa.

Infine, la tecnologià digitale si cui si appoggià il TETRA consente di usfruire di servizi di trasmissione dati avanzati. Ad esempio, è possibile l'invio e la ricezione di messaggi durante la comunicazione (simili agli SMS oggi diffusi nei GSM). La capacità di banda allocata per la trasmissione dati può essere adattata per ciascuna sessione di comunicazione, consentendo di usufruire di un servizio di "capacità a richiesta" (Bandwidth on Demand).

Le applicazioni dati, fino a un massimo di 28,8 kbit/s, consentono l'accesso alla rete aziendale, la trasmissione di files e immagini. Inoltre, per la trasmissione dati, sono previste modalità a pacchetto che offrono indubbi vantaggi rispetto alle tradizionali modalità a circuito (ad esempio tramite i modem).

Occorre infine sottolineare che il sistema TETRA opera in bande di frequenza UHF. Le authorities nazionali europee hanno iniziato ad allocare le frequenze ed esistono diversi piani per l'implementazione di reti commerciali, a partire da frequenze nella banda 410-430 MHz. Altre frequenze raccomandate dall'ERC risiedono nelle bande 450-460, 46-470, 870-876, 915-921.

In Italia il Piano nazionale di ripartizione delle frequenze ha adottato la banda 450-470 MHz, dedicata a diversi servizi; in particolare al TETRA sono state assegnate le bande 452-455 e 462-465 MHz in accordo con la decisione ERC/DEC/(96)04.

Schematicamente, le facility offerte dallo standard TETRA possono essere riassunte come di seguito:

  1. alta qualità e affidabilità delle comunicazioni digitali
  2. instaurazione della comunicazione in tempi brevi
  3. colloquio diretto tra i terminali
  4. trasmissioni simultanee voce e dati
  5. diverse modalità di trasferimento dati
  6. funzione repeater e gateway
  7. gruppi di utenti
  8. priorità di accesso
  9. handover automatico
  10. criptaggio e altri meccanismi di sicurezza
  11. reti virtuali
  12. connettività ad altre reti

martedì 9 dicembre 2008

Telecom Italia: ricevuti ordini per 3,450 milioni di telefonini di cui oltre il 50% UMTS/HSDPA

TELECOM ITALIA: RICEVUTI ORDINI PER 3,450 MILIONI DI TELEFONINI DI CUI OLTRE IL 50% UMTS/HSDPA

AL VIA “MAXXI TIM CASA”, LA “HOME ZONE” DI TELECOM ITALIA: PARLARE DA CASA CON IL TELEFONINO SARA’ANCORA PIU’ CONVENIENTE

Alla Convention dei dealer a Berlino
Telecom Italia lancia la rete mobile Ultrabroadband
per navigare in Internet a più di 7 Megabit al secondo

Presentate le PC Card ultraveloci in grado di collegare il personal computer alla TV digitale mobile

Telecom Italia ha presentato a Berlino le nuove offerte per i prossimi mesi , raccogliendo ordini per 3,450 milioni di telefonini di cui oltre il 50% sono UMTS/HSDPA. E’ stato così superato il risultato della Convention di maggio 2007 che aveva registrato acquisti per 3,1 milioni di cellulari.

L’offerta “Home Zone” di TIM

Dal 15 novembre Telecom Italia lancerà la nuova offerta “Maxxi TIM Casa” che consente di comunicare con il telefonino anche dalla propria abitazione con la massima convenienza. Con 5 Euro al mese (IVA inclusa) si potrà telefonare da casa per più di otto ore al giorno, vale a dire 500 minuti di traffico quotidiano, verso tutti i numeri fissi e verso i cellulari TIM, con il solo costo di 16 centesimi per ogni chiamata, indipendentemente dalla durata: più a lungo si telefona e maggiore sarà il risparmio per il cliente. E’ possibile attivare la “Home Zone” anche solo verso i numeri fissi, scegliendo una formula di 3 euro (IVA inclusa) al mese.

In più si potrà portare sul cellulare il proprio numero fisso di casa in modo da potere effettuare e ricevere telefonate a casa utilizzando il telefonino. Anche fuori casa, si è sempre raggiungibili: un SMS gratuito, oppure il servizio di segreteria telefonica, a scelta del cliente, lo avvertirà che qualcuno sta chiamando il suo numero di casa.

Quando si è in “Home Zone” (cioè in casa e dintorni), sullo schermo del telefonino apparirà la scritta “TIM Casa” e al di fuori della “home zone” riapparirà la scritta “TIM”. In questo modo chi telefona sa sempre quanto spende prima ancora di chiamare. Per usufruire della “TIM Casa” è necessaria una SIM Card a 128K che verrà sostituita gratuitamente al momento dell’attivazione dell’offerta “Home Zone”.

Il lancio “TIM Casa” prosegue la strategia di convergenza fisso-mobile iniziata con l’offerta quadruple play “Unica”, che consente di effettuare da uno stesso telefono chiamate sia da rete fissa sia mobile e che permette di navigare in Internet ed accedere ai contenuti di Alice home TV.

Da oggi è operativo l’”Ultrabroadband mobile”, che permette il collegamento a Internet su rete cellulare a oltre 7 Mega

Telecom Italia lancia da oggi l’ultrabroadband mobile che porta la velocità dell’UMTS a 7,2 Megabit al secondo grazie alle tecnologie HSDPA e HSUPA. TIM inaugura anche una politica di semplificazione dei prezzi per navigare in Internet con il cellulare, grazie a nuove tariffe a tempo “Alice Mobile”: con 10 Euro al mese si avrà diritto a 10 ore di traffico web incluso, con 20 Euro al mese, invece le ore di traffico Internet sono 100. Entrambe le offerte comprendono nel prezzo anche il modem USB e le Pc Card che abilitano alla supervelocità di collegamento senza nessun costo iniziale. I nuovi prodotti Ultrabroadband sono i moduli USB Onda MT 505UP, MT 502HS, HUAWEI E220 e la PC Card ET502HS.

La banda larga mobile porta la TV digitale sui computer portatili

TIM porta in Italia per prima la Magic Card™ di marca Onda DT501HS, la nuova generazione di PC Card che, oltre a consentire il collegamento Internet ad alta velocità, può trasmettere la TV digitale sui personal computer: basterà inserire la nuova scheda Onda ed il computer potrà trasmettere i programmi TV in tecnologia DVB-H senza alcun collegamento alla rete fissa. Ci si potrà collegare alla larga banda mobile con 20 euro al mese ed in più sarà possibile vedere i canali televisivi digitali con una qualità simile a quella di un DVD. L’offerta TV su rete mobile TIM offre i canali Premium di Mediaset, il digitale di La 7, i canali tematici di Sky, tutto il Campionato di Calcio 2007/2008 e il meglio del calcio europeo. Oltre alle schede per computer TIM lancia nuovi telefonini come il Nokia N95 8GB e Nokia N81, entrambi in grado di trasmettere film in larga banda.

Al 30 giugno 2007 le linee mobili di Telecom Italia hanno raggiunto i 34,3 milioni in Italia, delle quali 5,1 milioni sono UMTS.

Telecom Italia Media e Airplus TV:perfezionata la vendita dell'attività di PPV sulla piattaforma del digitale terrestre

Telecom Italia Media ed Air P TV Development AB (Airplus TV) hanno dato attuazione all’accordo per la cessione delle attività relative alla Pay per View sulla piattaforma Digitale Terrestre, da Telecom Italia Media alla divisione italiana di Airplus TV, come annunciato lo scorso 17 ottobre.

Questi i principali termini dell’accordo :

1. cessione ad Airplus TV della APTV Srl, società in cui Telecom Italia Media ha conferito il ramo d’azienda che comprende le attività ed il personale afferente la Pay per View, a fronte del pagamento di un importo di 16,6 milioni di euro, che sarà soggetto a successivo conguaglio;
2. sottoscrizione degli accordi pluriennali di ospitalità di banda digitale terrestre (14 Mbits) fra l’operatore di rete di Telecom Italia Media ed Airplus TV per la trasmissione da parte di quest’ultima di canali in Pay Tv e contenuti in Pay per View;
3. sottoscrizione da parte di TI Media del 9% del capitale sociale della controllata italiana di Airplus TV per un corrispettivo di 5 milioni di euro;

Con la conclusione di questo accordo di partnership Telecom Italia Media realizza uno degli importanti obiettivi del Piano Industriale annunciato lo scorso mese di agosto.

L’accordo sottoscritto con TI Media consentirà alla controllata italiana di Airplus TV di perseguire l’obiettivo di raggiungere significative quote di mercato grazie ad un’ampia gamma di nuovi contenuti a pagamento, presto disponibili, ampliando ed arricchendo l’offerta del Digitale Terrestre in Italia.

I fondatori di AirPlus TV hanno una lunga esperienza nella TV digitale terrestre. Il management e gli investitori dell’azienda comprendono infatti i fondatori stessi e i primi investitori privati nella Pay TV Svedese di successo, Boxer TV, nonché in ”PlusTV”, la pay TV Finlandese in continua e veloce crescita e, da ultimo, nella Dahlia Television SA in Spagna.

Airplus TV utilizzerà l’esperienza nella Pay TV DTT, sopra descritta, per espandere la propria presenza sui nuovi mercati europei, in particolare in Italia, e nel passaggio dalla tecnologia della TV analogica a quella digitale.

Gli investitori di Air Plus TV comprendono Investor Growth Capital, la filiale interamente posseduta da Investor AB, la più grande azienda del Nord Europa tra le holding industriali quotate in borsa, insieme agli investitori fondatori, Provider Venture Partners, 2TD Holding (Sweden) e Constellation Ventures (U.S.A).

Una micro Web TV italiana: Orso TV

Ecco un piccolo caso di micro Web TV made in Italy. Stiamo parlando di Orso TV, la Web TV delle valli piemontesi Orco e Soana, realizzata da CSP-Innovazione nelle ICT per conto della Regione Piemonte.

Si tratta di un’idea che nasce all’interno del programma regionale WI-PIE, promosso e sostenuto dalla Regione Piemonte, per dotare la regione di connessioni diffuse a banda larga insieme a strumenti tecnologici di avanguardia, in grado di coinvolgere piccole e medie imprese e soprattutto i cittadini.

La Comunità Montana Valli Orco e Soana, infatti, partecipa attivamente a tutte le fasi di sviluppo del progetto, a partire dalla stessa progettazione fino alla realizzazione dei servizi. Questo è reso possibile grazie al coinvolgimento dei cittadini, delle imprese, di enti e associazioni locali, che producono contenuti in un continuo interscambio tra conoscenze ed esperienza del territorio, rafforzando in questo modo il senso di identità dell’intera comunità.

Come primo, importante, risultato, è stata sviluppata nel 2007 una rete a banda larga sul territorio delle Valli Orco e Soana, a dimostrazione di quanto sia stimolante un simile approccio per colmare il digital divide che ancora colpisce moltissime zone italiane, e in particolare le zone montuose.

Questa Web TV è suddivisa in diversi canali: il canale televisivo digitale Orso TV, trasmesso su Web, digitale Terrestre, dispositivi mobili, il canale radio digitale e un blog che permette l’interazione continua tra gli autori e la cittadinanza attiva.

Orso TV è risultata inoltre nella top ten delle micro Web TV, al settimo posto su scala nazionale, stilata in occasione del convegno “P@ese che vai” che si è svolto in quest’ultimo mese presso l’Università IULM di Milano.

La banda larga: Joe Basilico sbeffeggia Telecom Italia

Un ritratto impetoso dell'ex monopolista delle Tlc: tra sontuosi stipendi e sprechi faraonici, emergono tutti i vizi di Telecom Italia dell'era Tronchetti Provera

Esilarante, ma funesta è la storia del videotelefono, commercializzato da Telecom e ritirato perché fece bruciare la scrivania del '700 di un notaio. Ciò nonostante, il videotelefono finì a scaffale e nelle mani di migliaia di utenti Telecom.

Questo è uno dei numerosi, ma emblematici aneddoti della crisi Telecom Italia: li racconta Joe Basilico, uno pseudononimo molto addentro ai fatti Telecom, nel libro La banda larga, edito da Citta' del sole. Un titolo, che è già tutto un programma: la banda larga è una delle grandi disattese Telecom.

Il libro racconta vizi, sprechi e stipendi d'oro del colosso Tlc, illustrando come l'ex monopolista italiano, nell'era di Tronchetti Provera, sia riuscito a mandare in rovina un patrimonio tecnologico, "ereditato dalla pur burocratica gestione statale".



Diritti televisivi a Rai e Sky Italia

Rai e Sky Italia si sono aggiudicate i diritti televisivi per la UEFA Champions League nel periodo 2009-2012. Le emittenti hanno concluso i contratti dopo un processo di vendita che la UEFA ha definito "competitivo e minuzioso".

Dirette e sintesi
La Rai si è aggiudicata un pacchetto di diritti che comprende la trasmissione in chiaro dell'incontro di prima scelta del mercoledì (compresa la finale e la Supercoppa UEFA). La Rai trasmetterà le partite su Rai Uno e Rai Due, con un programma di sintesi al martedì e al mercoledì sera.

Pacchetto completo
Sky Italia si è aggiudicata un pacchetto completo di diritti per la UEFA Champions League. L'emittente trasmetterà tutte le partite in diretta (compresa la finale), tutte le azioni di gioco sul popolare canale "Diretta Gol" e le sintesi in entrambe le serate.

Ampia copertura
Ogni emittente sfrutterà i diritti su Internet sui siti www.rai.it e www.skytv.it e su telefono cellulare. Di conseguenza, i tifosi di tutta Italia potranno approfittare di un'ampia copertura non solo televisiva ma anche su piattaforma mobile.

Partenr stimato
"La UEFA è molto lieto di annunciare i contratti per i diritti televisivi con Rai e Sky Italia - ha comunicato il segretario generale UEFA, David Taylor -. La Rai è un partner stimato della UEFA dal 2006. Grazie all'offerta per il prossimo ciclo di diritti televisivi, la competizione avrà una grande esposizione in chiaro in Italia".

Continued strength
"In virtù di un impegno verso gli standard di produzione più alti nel settore, di una promozione estensiva e di un ottimo palinsesto, Sky Italia si dimostra partner eccellente della UEFA Champions League da diversi anni - ha aggiunto -. Queste partnership dimostrano la grande attrattiva della UEFA Champions League e siamo lieti che entrambe le emittenti continueranno a lavorare con noi nel periodo 2009-12".

Diritti pay TV
Attualmente, i diritti pay TV per la UEFA Champions League in Italia sono condivisi da operatori DTH e DTT. La UEFA sta valutando se vendere i diritti DTT ma, nonostante le discussioni in corso, non è ancora stato raggiunto un accordo.

Diritti per la UEFA Europa League
"La UEFA ha anche ricevuto diverse offerte per le edizioni 2009-2012 della UEFA Europa League - ha comunicato l'organo di governo del calcio europeo -. La vendita è stata sospesa in attesa della conclusione dei contratti per la UEFA Champions League e presto verrà annunciato un altro ciclo di offerte." TEAM Marketing AG è l'agenzia di marketing esclusiva della UEFA per la UEFA Champions League, la Super Coppa UEFA e la UEFA Europa League.

Spain - €6 million DTT advertising campaign

The government is spending €6 million to promote DTT services during the holiday season. The media campaign includes advertisements in the press, and on television and radio.

The motto used is Que no te pille el toro (literally don't be gorged by the bull) which includes a website with the motto (www.quenotepilleeltoro.es).

Viewers are encouraged to purchase DTT receivers rather than waiting until analogue switch-off approaches.

Source: advanced-television.com

Concluso il passaggio alla TV digitale in Sardegna: la più vasta area europea.

Da oggi i Sardi hanno un’offerta TV che da 26 canali analogici arriva a 59 canali digitali.

Oltre 1.600.000 persone, più di 640.000 famiglie, da oggi sono entrate definitivamente nell’ambiente televisivo digitale. E’ questo il risultato della conversione della Tv dall’analogico al digitale compiuto dallo scorso 15 ottobre ad oggi nella Regione Sardegna.

“Si tratta della più vasta regione digitale dell’intera Europa “ ha commentato Andrea Ambrogetti, Presidente DGTVi , “che conferma il primato italiano nell’avanzata verso il passaggio al digitale terrestre che si concluderà nel nostro Paese, come in tutta Europa, nel 2012”.

“L’esperienza positiva della Sardegna”, ha continuato Ambrogetti, “conferma i vantaggi del passaggio al digitale terrestre per le emittenti, ma soprattutto per gli utenti: tutti i cittadini sardi in questi 15 giorni sono passati da un’offerta televisiva analogica basata su 26 canali (10 nazionali e 16 locali) ad una nuova offerta digitale gratuita e accessibile a tutti composta da ben 59 canali (29 nazionali e 30 locali). Sulla base di tale positivo risultato sarà possibile moltiplicare gli sforzi di quanti, istituzioni, emittenti ed operatori, si stanno adoperando per raggiungere il risultato di portare in digitale nei prossimi mesi anche realtà come, fra le altre, Roma, Napoli e Torino il cui passaggio al digitale (per un totale di circa il 30% della popolazione italiana) è previsto entro la fine del prossimo anno.”

IV Conferenza Nazionale sulla Televisione Digitale Terrestre

Martedi' 20 e Mercoledi' 21 Gennaio prossimi si svolgera' a Roma, all'Auditorium Parco della Musica, la Quarta Conferenza Nazionale sulla Televisione Digitale Terrestre organizzata da DGTVě, l'Associazione che riunisce Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, D-Free, FRT e Aeranti-Corallo.


Maggiori informazioni su www.dgtvi.it

L'insostenibile peso del terzo polo tv

I tempi in cui Lorenzo Pellicioli,amministratore delegato della Seat confluita in Telecom, sognava di costruire intorno a La 7 il terzo polo televisivo sono ormai un lontano ricordo. Così come appartengono al passato le sinergie immaginate da Roberto Colaninno e Marco Tronchetti Provera, per i quali la carta delle attività televisive ha rappresentato il classico asso nella manica. Oggi la realtà di Telecom Italia Media è descritta con forza inequivocabile dai numeri del conto economico, che segnano un passivo pesante: 90 milioni di perdite nel 2008 (e soltanto grazie all'apporto di componenti straordinarie), con debiti saliti del 40% fino a 300 milioni, più o meno equivalenti ai ricavi (si veda l'analisi del titolo, quotato in Borsa, nell'inserto Plus).

In più, a livello internazionale, la parola d'ordine dei grandi gruppi delle telecomunicazioni è la concen-trazione delle attività nel core business. E anche la spagnola Telefonica, azionista di riferimento della Telecom Italia, ha liquidato la partecipazione nel capitale della società di produzione televisiva Endemol, ceduta a Mediaset. Proprio il presidente di Telefonica, Cesar Alierta, è stato con il vertice di Telecom molto esplicito: la società, che attraversa un momento delicato, deve trovare il modo di risolvere il problema Telecom Italia Media. La linea,del resto,è quella annunciata mercoledì 3 dicembre dall'amministratore delegato del gruppo, Franco Bernabé: «La riorganizzazione avverrà vendendo parti della società», ha dichiarato, aggiungendo che non saranno cedute soltanto le attività funzionali allo sviluppo di altri prodotti, come le trasmissioni televisive diffuse tramite la cosiddetta banda larga, cioè la connessione internet ad alta velocità.
In realtà non è così semplice. La strada per un'eventuale cessione,infatti,risulta tutta in salita.A partire dal problema del prezzo.L'audience del canale televisivo, pure in crescita, si è consolidata sopra il 3 per cento. Non è granché, soprattutto se rapportata alle perdite, ma continua a rappresentare un discreto punto di partenza per lo sviluppo del terzo polo televisivo a fianco dei colossi Rai e Mediaset. Ecco perché, ragionando sul futuro di La 7, l'attenzione si sposta subito verso Rupert Murdoch, l'editore che sul mercato italiano ha puntato su Sky.

L'accordo quadro Murdoch-Telecom è già stato tentato da Tronchetti Provera, affiancato per l'occasione da super consulenti come il banchiere d'affari bipartisan Claudio Costamagna e il professor Guido Rossi. Attualmente nessuno dei tre è della partita. Ma, soprattutto, il momento che attraversa Telecom è assai delicato, con la necessità di procedere a tagli degli occupati e con il grande punto di domanda rappresen-tato dal futuro della rete di tlc. Per questo,come suggerisce uno dei protagonisti, «non è tempo di contrapposizioni con il Governo », che certamente non gradisce il rafforzamento di Murdoch sul mercato italiano.

D'altra parte la crisi, che significa difficoltà gravi di raccolta della pubblicità, non lascia spazi di manovra ai principali gruppi editoriali della carta stampata, teoricamente coinvolgibili in un eventuale terzo polo televisivo. Un personaggio da tenere d'occhio,invece,è l'imprenditore franco tunisino Tarak Ben Ammar, in rapporti eccellenti sia con Silvio Berlusconi sia con Murdoch. Tarak, consigliere d'amministrazione Mediobanca e capofila dei soci francesi, è da sempre molto interessato al mondo delle televisioni nonché alleato del canale televisivo d'Oltralpe Tf1.

Fonte Sole 24 Ore

L’assemblea della FRT

Ecco un piccolo ‘riassunto’ dell’assemblea della Federazione Radio Televisioni di ieri, un appuntamento che ogni anno riserva interessanti indicazioni sullo stato di salute del settore radiotelevisivo.

Ieri mattina si è tenuta nella sede di Roma, alla presenza di politici e di un pubblico numeroso, l’Assemblea annuale della FRT – Federazione Radio Televisioni, associazione di categoria delle imprese radiotelevisive private nazionali e locali.
Nella sua relazione il Presidente della Federazione Filippo Rebecchini ha focalizzato il particolare contesto di crisi economica e finanziaria in cui le imprese del settore radiotelevisivo si trovano ad operare. Rebecchini ha richiamato tutto il mondo dell’informazione a un forte senso di responsabilità per evitare di creare situazioni di panico tra la gente ed evitare gli allarmismi che potrebbero tradursi in fattore di aggravamento della crisi. Il settore radiotelevisivo deve fungere da fattore di stimolo alla ripresa economica contribuendo ad infondere fiducia al sistema.

Il Presidente Rebecchini ha evidenziato - al di fuori di ogni polemica e consapevole del particolare momento di ristrettezze di risorse - come la decisione di aumentare l’aliquota iva per le programmazioni pay provocherà un aumento degli oneri fiscali a carico dell’intero settore stimato tra i 230 e 250 milioni di euro e ha auspicato che la classe politica attui al più presto interventi mirati al sostegno delle imprese che investono e creano occupazione, soprattutto nella delicata fase di passaggio al digitale terrestre. Rebecchini, infine, si è dichiarato contrario agli interventi pubblici generalizzati che hanno il solo effetto di disperdere denaro pubblico.

Il Presidente dell’Associazione Tv nazionali FRT, Fedele Confalonieri, ha sottolineato il particolare ed eccezionale momento di crisi economica e si è detto fiducioso nel sistema Italia, nel governo e nell’attività degli operatori del settore radiotelevisivo e a proposito della questione Iva ha invitato Sky, associata alla FRT, a trovare nella sede dell’associazione - che esercita l’istituzionale ruolo di compensazione - un momento di confronto, al fine di risolvere i problemi degli associati e in difesa degli interessi del settore.

Maurizio Giunco, Presidente dell’Associazione Tv locali, ha rivendicato il primario ruolo storico svolto dalle Tv locali che ha dato impulso allo sviluppo dell’intero comparto televisivo nazionale. Giunco ha ricordato che la nuova tecnologia digitale porta a un nuovo modo di concepire la Televisione, a pluralità di offerta, nuovi soggetti e grandi players internazionali. Le Tv locali sono chiamate ad affrontare il cambiamento investendo notevoli risorse senza avere garanzie di ritorni economici e ha chiesto al Governo la sospensione dei tagli previsti per il settore e misure di sostegno per la transizione al digitale.

Il Presidente dell’Associazione Radio della FRT, Roberto Giovannini, ha ricordato che nel 2008 il settore radiofonico ha investito oltre 600 milioni di euro, molti dei quali destinati allo sviluppo del digitale radiofonico con l’introduzione delle nuove tecnologie DAB+/DMB.
All’assemblea sono intervenuti anche l’On. Paolo Gentiloni e Sergio Bellucci.

Ha chiuso i lavori il Sottosegretario alle Comunicazioni On. Paolo Romani, che ha ricordato i problemi affrontati in sede di insediamento dell’attuale Governo Berlusconi, in particolare con la legge 101/2008 e con la soluzione del caso Europa 7. Romani ha dichiarato che entro la fine del 2010 il 75% del territorio nazionale trasmetterà con la nuova tecnologia digitale e sulla questione Sky ha ricordato che l’impegno, in sede europea, di uniformare le aliquote dell’iva fu preso dal Governo Prodi.

TV LCD. Cosa ci riserva il futuro? Response Time e Refresh rates

Come mai i prezzi delle attuali TV stanno crollando cosi' velocemente? Non è che tra un po' esce qualcosa di nuovo che butterà nel cestino le attuali tecnologie?

Domanda lecita ma molto generica che implica una risposta composta e particolarmente strutturata.

Non entreremo nel merito tantomeno abbiamo la competenza per dare una risposta esatta e inconfutabile.

Tuttavia possiamo condividere una riflessione prendendo spunto da alcuni dati e scenari emersi e presentati ieri al Society for Information Display (SID) International Symposium, Seminar and Exhibition (18-23 maggio a Los Angeles).


Primi fra tutti, l'avvento dei nuovi LCD a 100 e 120 Hertz e con Response Time migliori, seguiti da nuove tecnologie (schermi OLED o SED) che però sono ancora lontane dal causare la morte di quelle attuali.
Partiamo dal Response time.

La televisione - inteso come apparecchio elettronico - è stata negli ultimi 30 anni il centro di aggregazione della famiglia. Tutti a vedere le trasmissioni televisive della RAI e di Mediaset (ed altre minori).

L'avvento del satellitare e l'arrivo del gaming su console di prima e seconda generazione, assieme al DVD non ha spostato di molto la fruizione dei contenuti attraverso questo strumento.


Le cose hanno cominciato a cambiare, non tanto nella centralità della televisione rispetto alla famiglia (sebbene le televisioni abbiano cominciato a moltiplicarsi all'interno delle case, frammentando i punti di aggregazione) quanto nella funzione che esse potevano svolgere.

Lo schermo (di qualsiasi tecnologia si parli) ha pian piano abbandonato
lo scopo principale di visualizzare esclusivamente trasmissioni televisive, bensì trasformandosi in interfaccia visiva per una moltitudine di contenuti, dalle caratteristiche diverse con necessità tecniche diverse e sempre più sofisticate: digitale, DVD, Multimedia Center, Bluray, per arrivare ai PC e Console Gaming.

Queste ultime due voci stanno imponendo alle Televisioni di oggi e domani di evolvere tecnologicamente. E specificatamente di migliorare il proprio Response Time.

Soprattutto i giochi di ultimissima generazione (che provengano da console o da PC collegati al mega schermo casalingo) hanno bisogno di essere correttamente visualizzati con tempi di latenza che riducano al minimo il gap temporale tra quello che è stato elaborato dalla CPU e la percezione del giocatore.
Tempi di risposta e refresh rates non particolarmente elevati generano un livello di insoddisfazione generalizzata (reazione e reattività).

Dunque?

Prima evoluzione.
TV LCD sempre più veloci. Non solo schermi per la fruizione standard di contenuti, ma strumenti di visualizzazione di entertainment specifico e sempre più sofisticato, spostando la funzione del classico TV LCD da solo Movie Window a Multy-content Window.

Ed è per questo - primi segnali - che cominciano a vedersi le proposte che si spingono in questa direzione, con caratteristiche dichiarate che oggi si aggirano (per TV LCD) attorno agli 8 ms. C'e' molta strada da fare, considerando che i migliori Monitor LCD specifici per PC sono già arrivati a tempi di risposta pari a 2 Ms.

Seconda evoluzione.
Parliamo ora del Refresh Rates. Le offerte attuali (eccetto alcuni primi casi che si stanno affacciando sul mercato) sono tutti basati su frequenze di aggiornamento inferiori ai 100 Hz. Per esattezza, 60 Hz.
Con lo sviluppo e la diffusione del BlueRay e dell'alta definizione, questo fattore diventerà sempre più importante. Schermi con risoluzioni normali (parliamo con risoluzioni fino all'HD), anche se non dotati di frequenze di aggiornamento elevatissime, non portano sostanziali differenze da quelli con alta frequenza di aggiornamento. Tuttavia le cose cambiano quando si parla di TV Full Definition (1080i) con dimensioni superiori ai 40 pollici.
In tal caso, in presenza di un film trasmesso via digitale in FD o visto attraverso un BlueRay le differenze tra una TV LCD da 100 o 120 Hz e uno da 60 Hz saranno decisamente evidenti.

Veniamo ora ai dati e agli scenari presentati al già citato Society for Information Display (SID) International Symposium, Seminar and Exhibition.
Secondo iSupply entro il 2012 in USA ben il 46,2 percento delle televisioni LCD saranno venduti con tecnologia 100 o 120 Hz. Nel 2007 ne sono state venduti solo il 2,7 %.
Sembrerebbe che il mercato abbia già superato la fase del "basta che sia un televisore di quelli piatti" e cominci a desiderare unicamente qualità nelle immagini, fluidità delle scene, profondità dei colori e tutto quel che resta per fruire al meglio l'effetto emotivo generato da un film o da un contenuto multimediale - interattivo o no che sia.

Secondo il servizio ConsumerTrack di iSupply, già nel primo quadrimestre del 2008 i consumatori americani hanno segnalato come principale elemento discriminante la qualità dello schermo e delle immagini (34,1%), superando di gran lunga il prezzo.

Ma la corsa al Refresh rates non si ferma alla frequenza di 100/120 Hz. La Samsung ha proprio mostrato al SID un primo prototipo di televisore LCD a 240 Hz. Pazzesco.
Questo, in teoria, dovrebbe garantire una sempre maggiore stabilità delle immagini mostrate sullo schermo, costituendo un ulteriore passo avanti nella qualità dell'immagine.

Conclusioni?
Per cercare di chiudere il cerco e rispondere - nel nostro possibile - alla domanda iniziale, possiamo affermare che le motivazioni che stanno caratterizzando il mercato dei televisori piatti è dovuto sicuramente alle nuove tecnologie evolutive, sia proposte dai produttori sia richieste dal mercato nel suo nuovo atteggiamento di fruizione di contenuti evoluti.

I vecchi televisori piatti al plasma o LCD, ovviamente perderanno sempre di maggior valore, soprattutto quelli senza decoder digitale integrato (per i quali oggi è addirittura obbligatorio mettere un avvertimento sullo schermo che informa che il presente prodotto non sarà più compatibile con le future trasmissioni televisive se non con l'aggiunta di un decoder esterno).
Ma non solo. La centralità della televisione intesa come negli anni 70 e 80 ha subito profonde trasformazioni, diventando ogg e sempre più domani uno strumento attraverso la quale passeranno una mole enorme di informazioni tecnologicamente esigenti e concettualmente diverse da quelle come erano intese negli anni '80 e '90.

Oggi fare un acquisto con queste previsioni diventa difficile.
Si devono considerare tante cose e molteplici fattori, non eslcudendo la composizione della famiglia e quali contenuti, presumibilmente, si consumeranno.

Anche i consumi non sono da sottovalutare, cosi' come eventuali porte di comunicazione con il resto della casa (integrazioni con reti casalinghe, pc, streaming, rete Internet) e la possibilità di memorizzare in modalità digitale grazie alla presenza di DVR integrati.

Basta per complicare la scelta?

Fonte : Portalino .It

Far West in tv: la Rai, Mediaset e il finto canone pagato allo Stato

Una grande e lunga notte in cui tutti i gatti sono grigi e le mucche tutte nere. Oppure un tunnel infinito in fondo al quale non si vede nessuna luce. O anche: una palude limacciosa in cui ogni movimento non fa altro che sollevare fango. Insomma, le metafore sono tante, la realtà, purtroppo, unica: in Italia ogni volta che si toccano le tv accade di tutto. Un sistema malato dalla nascita che ha prodotto una giungla inestricabile di poteri e contropoteri, di norme e cavilli, di anomalie e di soluzioni temporanee che durano da decenni. Il Far West dell’etere italiano è ancora tutto qui e neanche il passaggio al digitale, con la sua moltiplicazione dei canali, sembra oggi in grado di risolverlo. Dopo Rai e Mediaset, si è ora aggiunta anche Sky. Dal duopolio all’oligopolio la continuità è data da un sistema ingovernabile (tanto più quando uno dei soggetti da governare è il presidente del Consiglio).
Prendiamo il caso degli oneri che le tv pagano allo Stato in cambio dell’uso delle frequenze radio. Le frequenze radio sono un bene pubblico dato in concessione. Nel 2002 gli operatori di telefonia mobile Umts hanno pagato 11 miliardi di euro e non per acquistarle, ma solo per avere il diritto di utilizzarle. Sei anni dopo, lo scorso febbraio, le frequenze per il servizio WiMax, sono state pagate in tutto 136 milioni, ma sono frequenze molto più piccole, di un business tutto sommato di nicchia e comunque con in cambio un obbligo di costruzione di reti nazionali in tempi brevi.
Le frequenze tv, in Italia non sono state pagate nulla: sono state occupate nella più totale assenza di regole. Al punto che poi, quando le regole sono arrivate, si sono limitate a stabilire la legalità dell’esistente. Chi le aveva se le è tenute. E in cambio ha addirittura potuto venderle: hanno pagato allo Stato solo l’Iva (al 20%) sulla transazione e hanno incamerato il resto.
Stabilire questa premessa non è inutile. Serve per capire l’ennesimo paradosso della giungla italiana delle tv. Il paradosso secondo cui se si va in giro per l’Europa a chiedere quanto pagano le tv allo Stato per l’uso delle frequenze, si ottiene la strabiliante risposta che in Italia i network pagano un canone annuo dell’1% sui ricavi mentre all’estero no.
Purtroppo quello che sembrerebbe la rivincita dello Stato sulle tv, se lo si va ad analizzare bene, è l’esatto contrario. Vediamo perché.
In Italia, dunque, Rai, Mediaset e tutte le emittenti fino all’ultima tv locale pagano un canone annuo alla Pubblica Amministrazione. Un canone che è stato fissato nel 2000, anno di grande ristrutturazione della normativa sulle tlc imposta dalla Unione Europea. E’ in quell’anno, infatti, che Telecom Italia smette di fatto di pagare un canone pari al 3% del fatturato. Ed è in quell’occasione che si introduce un canone a carico delle emittenti tv. Canone fissato allora all’1% del fatturato. Anche se pure questa è una media. Infatti il canone per Mediaset è fissato allo 0,81%, mentre per la Rai è all’1,06%: rispettivamente 18,6 e 27,1 milioni di euro. Con un effetto paradossale: la Rai paga allo Stato un canone fissato sui ricavi che a loro volta comprendono il canone Rai. Comunque da allora le quote si vanno riducendo. Nel 2005 la Rai arriva all’1% netto e Mediaset allo 0,55%. Rai paga 28,3 milioni e Mediaset una ventina di milioni. Più o meno gli stessi di cui si è parlato nei giorni scorsi. A fronte di questo, Sky, per esempio, non paga nulla, perché non usa frequenze «terrestri» ma satellitari, ossia sovranazionali. E, per completare il quadro delle piattaforme tv, non paga nulla nemmeno l’Iptv, la tv via Internet, che però non usa frequenze radio ma i cavi telefonici. In compenso, anche se se n’è parlato molto poco nei giorni scorsi, il raddoppio dell’Iva sulla pay tv andrà a colpire anche gli abbonati alle Iptv di Fastweb, Tiscali e all’Alice Tv di Telecom Italia: poche centinaia di migliaia di abbonati «pionieri» della tv a banda larga che forse avrebbero meritato non di restare con l’Iva al 10% ma di vedersela addirittura abbattuta al 4%.
A fronte di questa situazione, quel che accade invece in Europa è che c’è una separazione tra le emittenti e i concessionari delle frequenze, e sono questi ultimi a pagare.
Francia Nessuna emittente paga canoni. Né sull’analogico, dove ci sono due reti pubbliche, France2 e France3, le private Tf1 e M6 e due reti crtittate di Canal Plus. E nemmeno sul digitale terrestre, dove ci sono 8 canali pubblici, più i canali che fanno capo al gruppo Bollorè, al gruppo Lagardere.
Gran Bretagna Qui la situazione è più complessa. La Bbc pubblica non paga nessun canone: cosa ovvia visto che non può trasmettere pubblicità ed è interamente finanziata dal canone pagato dagli utenti. «Ma questa situazione è a tempo spiega Matteo Maggiore, direttore delle relazioni internazionali di Bbc perché nel 2012, con lo spegnimento delle trasmissioni analogiche, tutto verrà rimesso in discussione. Lo Stato si riprenderà le frequenze analogiche ne ripenserà le nuove destinazioni, quante alle tv digitali terrestri e quante ad altri servizi, come la telefonia mobile, e deciderà le modalità per la gara di assegnazione». Quanto ai privati, bisogna intendersi sui termini. Itv, Channel Five pagano una quota annua, ma non è un vero canone, è solo che hanno avuto assegnato l’uso delle frequenze vincendo una gara che ne ha concesso l’uso per quindici anni e pagano l’importo d’asta spalmato annualmente. Per esempio Itv, il network in cui Rupert Murdoch ha il 10%, essendone il maggiore azionista, ma da cui deve uscire per ragioni di Antitrust (anche Mediaset ha valutato la possibilità di rilevarne la quota) paga un’ottantina di milioni di sterline. Channel Five, che fa capo al gruppo tedesco Rtl, molto più piccolo in termini di ascolti, ne paga una decina.
Germania Il caso tedesco è molto particolare. Qui di fatto non c’è la televisone analogica terrestre, anche perché c’è il divieto di montare antenne sui tetti delle case, come anche in Svizzera, Austria, Belgio e Olanda (con gran vantaggio estetico e in termini di inquinamento elettromagnetico). Il segnale tv arriva nelle case via cavo, con una rete che copre l’80% della popolazione. Non si pagano canoni perché non c’è di fatto uso delle frequenze radioelettriche.
Spagna Neanche qui le reti tv pagano canoni allo Stato: né il network pubblico Tve, né i privati come Telecinco, che fa capo a Mediaset, o Antena3, che è invece controllata dal gruppo De Agostini.
Finito il giro dei maggiori mercati europei il verdetto sembra chiaro. Il canone (dell’1 o dello 0,5% che sia) è un’invenzione tutta italiana: un balzello che non ha uguali nel resto d’Europa. Ma ancora una volta non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze. Perché a questa unicità se ne contrappone una seconda, che segnale un’anomalia molto più pesante. Secondo alcuni addetti ai lavori forse la madre di tutte le anomalie della tv italiana: il problema del possesso delle reti.
In Italia parliamo di network ed emittenti come se fossero la stessa cosa. Ma all’estero non è così. Il network è la rete di trasmissione, l’emittente è il produttore di contenuti. Mediaset e Rai in origine, Telecom e tutte le altre tv di conseguenza, sono proprietarie delle loro reti di trasmissioni: torri, ponti radio, strutture di controllo. All’estero no. Non in Gran Bretagna, dove ci sono due operatori, il maggiore dei quali è la Crown Castle, che ha da poco cambiato nome in Arqiva. Non in Francia, dove c’è un unico operatore, Tdf, una volta una costola di France Telecom e ora privatizzato. Lo stesso in Spagna, dove ne Tve né i privati hanno una sola «torre» ma comprano il servizio da una società che una volta si chiamava Retevision, che è stata per un periodo anche sotto il controllo di Telecom Italia, e che oggi, acquisita dal gruppo autostradale Abertis, ha cambiato nome in Abertis Telecom.
Sono tutte società che hanno fatturati per centinaia di milioni, pagati dalle tv per la distribuzione del segnale, e che a loro volta pagano allo Stato la concessione per la gestione di un bene pubblico. Sono queste società che si occupano di allocare al meglio le frequenze: le tv clienti non hanno voce in capitolo, se non sulla qualità del prodotto, ossia del segnale ricevuto a casa degli utenti.
Tutto il contrario di quanto accade da noi. Qui le concessionarie delle frequenze fanno ciò che vogliono del bene pubblico. Lo possono anche rivendere, affittare a terzi, cambiarne la destinazione d’uso. Come ha fatto per esempio Mediaset con il Dvbh, la tv sui telefonini. Ha preso una delle frequenze che aveva comprato dalla D+ di Tarak Ben Ammar (fuori dall’ufficialità il termine più che «comprato» è «prestato») e ha deciso di dedicarla ai cellulari. Percepisce un affitto annuo da Telecom Italia, con tanto di obbligo di acquisizione di contenuti. Sono decine e decine di milioni l’anno. Che Bernabè, tra un taglio di bilancio, una riduzione di altre 4 mila unità di personale e la voglia di non distribuire dividendi per tagliare il debito, farebbe davvero volentieri a meno di pagare.

Fonte La Repubblica. it

lunedì 8 dicembre 2008

NUVOLE NERE SUL DTT MEDIASET

L’aumento dell’Iva sulle pay tv sembra preoccupare anche Piersilvio Berlusconi, vice presidente di Mediaset, che ha espresso tali pensieri ieri, a margine di una presentazione. “È una questione che ci colpisce direttamente. Oggi il futuro di Premium ci preoccupa un pochino e sicuramente di più rispetto a quanto non fosse prima. È una cosa che a livello prospettico colpisce Mediaset, tanto che, probabilmente, dovremo rivedere i nostri piani” ha detto. Insomma, proprio ora che la campagna abbonamenti di Mediaset si stava intensificando, l’Iva al 20% invece che al 10% (come stabilito dal priano anticrisi varato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti), sembra creare qualche problema di troppo, anche perchè Mediaset usufruiva del 10% di Iva proprio sugli abbonamenti, mentre corrispondeva il 20% di Iva sulla pay per view legata ai singoli eventi (carte pre pagate) . “È un classico caso di conflitto di interessi al contrario - ha raccontato ancora - noi non siamo toccati così tanto oggi, ma abbiamo iniziato da pochissimo, da tre anni, un’attività di pay tv che si deve sviluppare e che come tutte le pay tv del mondo, siamo partiti in pay per view, contiamo ad avere abbonati” ha detto Piersilvio Berlusconi. “Mi sembra che la questione sia paradossale, noi non abbiamo protestato più di tanto perchè ci avrebbero subito detto del conflitto in interessi, ma per noi è un danno. I rapporti con Murdoch sono buoni”, ha aggiunto. “Questa cosa ci danneggia rispetto al futuro”. Berlusconi, sull’entità del danno sostiene che a rimetterci di più con questi aumenti, sarà proprio Mediaset Premium, perchè essendo appena nata avrebbe avuto bisogno di una situazione agevolata, come “è sempre stato per la tv satellitare, ma noi non ne abbiamo mai avute di agevolazioni”. Circa gli investimenti, comunque, il vice presidente di Mediaset è abbastanza fiducioso, non ritenendo che a breve potranno esserci ripercussioni, ma ha sottolineato come il rischio più immediato sia per il risultato di utile. Berlusconi ha precisato che è presto per parlare di un eventuale allontanamento del break-even per il digitale terrestre. Segno in calo di circa due punti e mezzo percentuali per Mediaset, una società che nel digitale terrestre ha investito sino ad oggi due miliardi di euro.

Fonte Opinione.it