lunedì 19 ottobre 2009
Arriva la rivoluzione HD di SKY
http://video.sky.it/videoportale/index.shtml?videoID=45321349001
L'ultima di Sky: il digitale terrestre sulla chiavetta usb
La nuova sfida Sky risponde così alla forte concorrenza del digitale e alla rinuncia alla piattaforma satellitare da parte della Rai e promuove la sua rivoluzione d’ottobre. Nella guerra delle offerte, il contrattacco della tv di Murdoch prevede anche una novità: la possibilità di abbonarsi ai pacchetti Sky Cinema, Sport e Calcio senza sottoscrivere tutti i cinque generi del pacchetto Mondo.
Sky Italia: 30 canali Hd nel 2010, lancia la Digital Key
ROMA (MF-DJ)--Nuovi canali ad alta definizione, nuovo listino prezzi per gli abbonati, la digital key per accedere al digitale terrestre. Sky Italia ha annunciato oggi una serie di novita' che rivoluzionano il mondo della televisione digitale, dando una nuova forte accelerazione alla diffusione dell'Alta Definizione in Italia.
Oggi, spiega una nota, gia' 1 milione di famiglie italiane vedono i 16 canali in Hd di Sky con il meglio di cinema, sport, intrattenimento, documentari nell'eccellente qualita' dell'alta definizione senza costi aggiuntivi rispetto al pacchetto prescelto. La pay-tv del gruppo News Corp prevede di raddoppiare l'offerta, portando il numero di canali Hd a 30 entro la fine del 2010.
Sky inoltre annuncia l'arrivo di un nuovo strumento che semplifichera' l'accesso a tutti i canali in chiaro presenti sulle principali piattaforme televisive, con un unico decoder e un solo telecomando. A partire dal 23 ottobre, grazie all'offerta "Sky, Tv Tutto Incluso" sia chi e' gia' abbonato sia chi intende abbonarsi a Sky, potra' entrare nel mondo dell'Alta Definizione in modo rivoluzionario. Infatti, con soli 50 euro di anticipo, sara' possibile acquistare un televisore Full Hd pagando le successive 36 rate mensili in abbinamento con la sottoscrizione di qualsiasi combinazione di pacchetti Sky.
Inoltre per dare l'opportunita' a sempre piu' abbonati di vedere film e sport in Hd, da oggi e' possibile accedere a questi pacchetti ad un prezzo piu' conveniente. Da oggi e' infatti possibile abbonarsi ai pacchetti Sky Cinema, Sport e Calcio senza sottoscrivere tutti i cinque generi del pacchetto Mondo.
A dicembre, infine, per consentire ai propri abbonati di completare il passaggio alla tv digitale accedendo anche ai canali gratuiti disponibili sul digitale terrestre, Sky lancera' la "Digital Key", una piccola penna Usb con funzione di sintonizzatore TV Digitale Terrestre che, collegata al decoder Sky Hd o My Sky Hd, consentira' di accedere a tutti i canali in chiaro disponibili sul digitale terrestre in un modo straordinariamente semplice ed economico. com/ren
Contro il digitale terrestre Sky sfodera l'arma letale
L'Usb costa più o meno quanto un comune zapper (una trentina di euro) e consentira' da subito a un milione di famiglie Sky (quelle che già hanno l'alta definizione ed entro il 2010 vedranno ben 30 canali) di guardare veramente tutto mandando in soffitta, ad esempio, i criptaggi della Formula Uno e della Nazionale di calcio.
Il numero di canali in Alta definizione (HD) intanto continua a crescere: saranno 30 entro la fine del 2010. La polemica è servita"Complimenti alla direzione generale! La notizia che da dicembre sarà possibile ricevere il digitale terrestre anche con il decoder Sky - premette il consigliere Rai Nino Rizzo Nervo - è la prova definitiva che la Rai, in un periodo di crisi del mercato e di conseguente difficoltà per i suoi bilanci, non rinnovando il contratto per Raisat ha gettato dalla finestra circa 60 milioni di euro l'anno e determinato rischi concreti per la continuità aziendale della società controllata. L'andamento dei nuovi abbonamenti Sky nelle aree gia' 'all digital' e la tenuta degli ascolti del gruppo Rai avevano già dimostrato l'infondatezza delle simulazioni di sviluppo del mercato che erano servite per definire opportuna e strategica la rottura del rapporto con Sky. Non consola ricordare che il sottoscritto insieme ad altri consiglieri aveva in cda ma anche pubblicamente criticato con fermezza questa scelta aziendale, così come era stata prevista l'apertura di una istruttoria da parte dell'AgCom. Ma il punto vero, oggi, è un altro - conclude Rizzo Nervo -. Adesso chi pagherà i danni?"
giovedì 8 ottobre 2009
ITALIA - CALENDARIO 2009 DI PASSAGGIO AL DIGITALE
Fonte: DGTVi | ||||||||||||||||||||||||
15 settembre 2008 Il Governo con un Decreto firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, il 10 settembre scorso e presentato dal Sottosegretario con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, ha presentato il calendario per il passaggio definitivo dell’Italia alla televisione digitale terrestre. Il decreto prevede una transizione al digitale progressiva delle varie regioni italiane divise in 16 aree a partire dal secondo semestre del 2009 fino al secondo semestre del 2012. Rimangono fissate per il secondo semestre del 2008 e al primo semestre dell'anno in corso i passaggi gia' previsti nelle aree cosiddette all digital, Sardegna e Valle D'Aosta. Gia' nel secondo semestre del 2009 si vedra' la tv digitale terrestre nel Lazio, in Campania, in Trentino Alto Adige e in Piemonte. Via via si passera' al digitale nelle altre regioni fino alle ultime due, Sicilia e Calabria, dove la transizione avverra' alla fine del 2012. Un programma che già nei prossimi due anni intende coinvolgere oltre il 70% della popolazione italiana (saranno circa 14 i milioni di cittadini coinvolti nel 2009 e 23 nel 2010 per un totale di circa 35 milioni) portando l’Italia tra i Paesi più avanzati verso il traguardo europeo del 2012. Nella sezione Vedi scarica il Decreto Ministeriale, gli Allegati ( Allegato1- Tabella Aree, Allegato 2 - Calendario) e la Nota illustrativa. CALENDARIO NAZIONALE
| ||||||||||||||||||||||||
Digitale terrestre: switch off totale nel Lazio
Slitta lo switch off del digitale terrestre in Campania
Per il Lazio vi è già in corso una pianificazione di 55 frequenze: dal canale 01 al canale 11 in VHF e dal canale 21 al canale 68 in UHF; già stabilita la collocazione al canale 45 per l’emittente “Città del Vaticano”. I canal 69, 70 e 71, non saranno invece utilizzati dal digitale terrestre. Si avranno quindi 19 canali per il nazionale, più 5 del dividendo, più uno al DVBH. Quindi la RAI ha diritto a 5 frequenze e vi saranno solo 30 frequenze a disposizione delle emittenti locali. Ogni emittente deve attivare l’impianto DGTV entro sei mesi dalla data dello swith-off pena la revoca della concessione.
Il Ministero invierà alle emittenti delle regioni che ancora devono effettuare lo swith-off, attraverso una comunicazione, una bozza mastplan delle probabili frequenze definitive DGTV. I prossimi appuntamenti sono fissati per il 3 novembre a Milano “Forum radio Tv” e il 1° dicembre a Bologna “Aeranti corallo e radio tv srl”. Nella seconda parte della giornata di ieri, è stato presentato ilo prodotto “Wonder cube”, relatore dottor Alex Chasen , responsabile JVC. Tema, l’offerta riservata agli associati Aeranti corallo con pacchetti wonder cube bronze, silver e gold con formula di fitto agevolato.
Successivamente demo dei pacchetti in offerta con dimostrazioni live e proposte commerciali. Ore 16, chiusura lavori.
DIGITALE TERRESTRE: MSE, ENTRO VENERDI' IN TUTTO PIEMONTE OVEST
In quest'area l'intera operazione si chiudera' entro venerdi' 9. Lo segnala il ministero dello Sviluppo economico - Dipartimento per le Comunicazioni guidato dal viceministro Paolo Romani. La zona interessata in Piemonte dalla transizione e' stata suddivisa in 5 aree tecniche, l'ultima delle quali riguarda Torino e pianura torinese, Cuneo e pianura cuneese. Per il programma delle transizioni e' stato previsto un periodo di 16 giorni per consentire alle emittenti di effettuare gli interventi tecnici necessari su tutti gli impianti, riducendo in tempi brevi eventuali disagi per i cittadini. Ad oggi - dice la nota del dicastero - sono stati interessati dalla transizione circa 1.000 impianti di emittenti sia nazionali che locali, con il coinvolgimento di 330 comuni.
La regolarita' delle transizioni al digitale "e' costantemente verificata dai laboratori mobili del Ministero" e per la giornata di domani e' prevista la transizione in contemporanea del numero maggiore di comuni (499) e di popolazione (circa 3 milioni di abitanti), con il passaggio al digitale delle citta' di Torino e di Cuneo. In questa area avverra' il passaggio al digitale di 349 impianti di tutte le emittenti locali e nazionali operanti nel Piemonte Occidentale. Il call center del ministero (numero verde 800.022.000 attivo dal lunedi' al sabato dalle ore 8.00 alle 20.00) ha ricevuto nei giorni di switch off circa 7.500 chiamate da parte dei cittadini, riguardanti nella maggior parte dei casi richieste di informazioni sulla copertura del segnale e di supporto nella sintonizzazione dei decoder. L'andamento delle telefonate "testimonia l'assenza di problematiche particolari legate alla transizione alla tecnologia digitale". Il numero e' completamente gratuito e nelle giornate di domani e giovedi' 8 assicurera' il servizio dalle ore 8 alle ore 23, "al fine di assicurare la riuscita di una iniziativa senza precedenti in Italia per numero di abitanti coinvolti contemporaneamente".
Nella nota si ricorda che in questa fase di transizione "eventuali problemi di ricezione sono normalmente superabili tramite le opportune operazioni di sintonizzazione del decoder.
La sintonizzazione potra' ritenersi definitiva solo al termine della transizione nell'area tecnica di interesse".
lunedì 24 agosto 2009
Il digitale avanza: ecco vantaggi e svantaggi
Il successivo bouquet D+ offerto dalla gestione francese di Canal+, operativa in Italia con l'insegna Tele+, ha abbassato i prezzi e le difficoltà tecnologiche legate all'installazione dell'antenna parabolica e del decoder. È stata Mediaset, grazie anche a una serie di leggi per favorire la sperimentazione del Digitale terrestre, a tirare la volata al passaggio dall'analogico al digitale. Ma non solo: oggi si parla anche di Tv mobile con lo standard Dvb-H, e di Iptv con gli operatori Internet. Andiamo ad analizzare cosa occorre per affrontare il cosiddetto switch-off e guardare i programmi Dvb-T trasmessi via etere e non via satellite.
All'inizio è tutto ok
Non occorre cambiare televisore: il vecchio potrà essere usato ancora per anni, basta aggiungere un decoder esterno in grado di decifrare il segnale digitale e trasferirlo all'apparecchio. Per chi deve, invece, cambiare televisore, non ci sono alternative visto che già da diverso tempo la gran parte dei Tv color in commercio è provvista anche di un sintonizzatore digitale. La questione della ricezione, invece, apre una serie di discorsi legati alla qualità del segnale digitale.
Si sente spesso dire: «Con il digitale migliora la qualità dell'immagine e il segnale è più stabile». Tuttavia, mentre il segnale analogico degrada in modo continuo e, anche se fortemente disturbato, presenta comunque un contenuto almeno in parte comprensibile allo spettatore, il segnale digitale oltre una certa soglia di disturbo diventa indecifrabile e perde qualsiasi informazione. In parole povere: con la Tv analogica si riusciva a vedere anche in zone con un segnale debole e disturbato; con il Digitale terrestre non ci sono vie di mezzo. Ecco perché il passaggio è forzatamente lento: bisogna assicurare che il bacino di utenti televisivi analogici continui a vedere i canali televisivi con la nuova tecnologia.
Tanti vantaggi, qualche inconveniente
Quali sono, allora, i vantaggi del Digitale terrestre? Il miglioramento della frequenza di un singolo canale televisivo permette di trasmettere almeno quattro canali digitali al posto di uno analogico. Il Digitale terrestre, proprio perché sfrutta al 100% la banda di trasmissione disponibile, introduce nuovi standard per ricevere nuovi servizi interattivi. Una sorta di minicomputer a disposizione per rimanere aggiornati con le ultime notizie, informazioni sulla programmazione o veri e propri servizi di utilità sociale.
A ruota dei vantaggi del Digitale terrestre, però, arrivano subito quelli che possono essere vissuti come degli svantaggi rispetto al contesto analogico. Abbiamo già detto che per il normale spettatore è necessario acquistare dei nuovi apparecchi predisposti per la ricezione dei segnali digitali. Oltre che un costo, questo costituisce anche una difficoltà pratica per le persone che, come molti anziani, non hanno dimestichezza con la tecnologia: l'uso di una nuova televisione potrebbe richiedere un cambiamento di abitudini consolidate e l'uso di un decoder implica anche un telecomando in più. Oltre ai televisori, in generale qualunque apparecchio per la ricezione di canali televisivi, ad esempio videoregistratori per chi li usa ancora, e schede Tv per computer, deve disporre di un decoder esterno o essere sostituito.
Meglio controllare l'antenna di casa
In aggiunta ai decoder bisogna poi considerare i costi legati all'adeguamento di alcuni impianti d'antenna. Per i sistemi centralizzati si prevede la necessità di un intervento tecnico di adeguamento almeno nel 20/30% dei casi. Per venire incontro allo spettatore, lo Stato metterà in pratica degli incentivi per minimizzare, se non annullare, i costi del passaggio televisivo dall'analogico al digitale. Il tema che più preoccupa gli spettatori è quello legato all'impianto d'antenna per ricevere il Digitale terrestre senza problemi.
Il 70% delle installazioni già presenti in Italia dovrebbe, condizionale d'obbligo, essere in grado di ricevere i segnali, perché l'impianto è lo stesso usato in precedenza e quindi già presente in tutte le abitazioni. Alcune situazioni, particolarmente obsolete, potrebbero però richiedere una revisione. Le cose sono destinate a cambiare: se si amplifica uno scarso segnale analogico, si ottiene un segnale analogico accettabile, ma se si amplifica uno scarso segnale digitale non si ottiene nulla. In emergenza si può anche usare un'antenna portatile esclusivamente per il decoder del Digitale terrestre, ma sarebbe meglio fin d'ora programmare un controllo dell'impianto esistente, per capire come adeguarlo ai nuovi segnali digitali.
Rai contro Sky: il consumatore unica vittima della battaglia sul satellite?
Le conseguenze? Per Viale Mazzini un punto in meno di share di audience medio per RaiTre (in prima serata) e RaiDue (al mattino) e una crescita di RaiUno fino al 2,9% in prima serata. Per Sky il botto di 5.986.295 di spettatori unici nella giornata di lunedì 10 agosto, con uno share medio del 10.6%, rispetto ai 2,6 milioni giornalieri medi del periodo 31 maggio – 27 giugno 2009. E per i telespettatori? Come si sarà comportato un cittadino sardo, piemontese o del Lazio – quelli interessati dallo switch over per intenderci - abituato a seguire su Sky una diretta di una partita di calcio trasmessa dalla Rai (l'esempio ultimo è quello dell'amichevole Svizzera-Italia) e improvvisamente impedito a farlo perché si è trovato di fronte lo schermo blu? Ha optato per uno dei canali della pay Tv satellitare, è passato (se nella condizione di farlo) al canale in chiaro del digitale terrestre o ha spento la Tv imprecando?
Quella descritta è però solo una delle tante situazioni spiacevoli a cui il consumatore utente può andare incontro e non solo alla luce del divorzio fra le due emittenti. Intervenuto di recente sul sito Internet specializzato Key4biz.it, Remigio del Grosso, Vice Presidente Consiglio Nazionale degli Utenti dell'Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) e Membro del Comitato Scientifico Rai, ha ricordato in proposito come gli abbonati che, abitando in zone non adeguatamente coperte, non hanno mai potuto vedere i canali "satellitari" del servizio pubblico pur dotandosi di un abbonamento supplementare a Sky, siano da tempo penalizzati. E non solo da una ventina di giorni. Perché, si chiede l'esponente dell'Agcom, non si è pensato a un'apposita smart card per quegli abbonati Rai (il 15% della popolazione) che in possesso di decoder e parabole satellitari (anche non Sky) erano e sono tutt'ora privati della visione di alcuni canali della Tv pubblica, senza obbligarli a spendere altri 99 euro per il nuovo decoder di Tivù Sat? Domanda più che lecita, tanto più che i canali di Raisat sono prodotti con i soldi pubblici e con la loro migrazione sul digitale terrestre la società di Viale Mazzini potrebbe generare in due o tre anni maggiori introiti pubblicitari sfruttando un bacino di utenza notevolmente superiore a quello assicurato da Sky, i cui abbonati sono al 99% anche utenti della Tv di Stato.
Il fatto che il consumatore rischi di essere l'unica vittima del litigioso balletto di cifre e palinsesti che ruota intorno al fenomeno della Tv digitale è assai probabile almeno per un altro paio di motivi. Coloro che, oltre ai programmi "pay" di Sky, desiderano ricevere sin da oggi i canali Raisat e i canali in chiaro Rai devono obbligatoriamente munirsi di decoder "zapper" per il digitale terrestre (a meno che non posseggano un televisore con ricevitore integrato) e confidare nel fatto che la zona in cui abitano sia coperta adeguatamente. Si parla di circa 30 euro ma quando la Rai partirà con i canali Sat in alta definizione servirà con ogni probabilità un altro decoder che non potrà costare meno di 100-150 euro. Ma quanti consumatori si pongono il dubbio o sono informati a dovere sulla questione? Pochi, sebbene ne siano alla fine i soggetti direttamente penalizzati.
Tornado alla guerra fra Rai e Sky l'abbonato di quest'ultima si deve sentire totalmente risarcito dal fatto che ha avuto da subito 10 nuovi canali a disposizione oppure può ragionevolmente lamentarsi perché nel resto d'Europa l'offerta satellitare è assai più ampia ed accessibile di quanto non succeda in Italia? E l'abbonato Rai può a pieno titolo sentirsi tutelato da una Rai sempre più impegnata a proteggere il lancio del digitale terrestre e della neonata Tivù Sat, sebbene il 13% dei suoi ascolti provenivano fino a ieri dall'emittente rivale?
In tema di decoder i rischi per il consumatore potrebbero rimanere solo sulla carta se prendesse realmente corpo - da parte di Sky in primis, che dal 2012 potrà operare anche sul digitale terrestre - il progetto del decoder "unico". Di uno scatolotto capace cioè di trasmettere in alta definizione sia i programmi satellitari della pay Tv di Murdoch che quelli diffusi dalla Rai attraverso Tivù Sat, per cui saranno disponibili nel 2010 le schede Cam da usare con qualsiasi decoder abilitato. Il tutto a portata di un solo telecomando, per la gioia del telespettatore seduto in poltrona. Che del braccio di ferro fra le due emittenti, e dei possibili quanto imprevisti disservizi ad esso legati, farebbe volentieri a meno.
COLPO GOBBO A SKY: AMICI, GF E XFACTOR SOLO SUL DIGITALE TERRESTRE
L’ex SkyVivo perderà, quindi, dopo tante acquisizioni famose come Fiorello e Mike, due prodotti di punta che Mediaset offriva a Sky, naturalmente dietro adeguato compenso, seguiti da una media di quasi 100 mila ascoltatori. Da ottobre SkyUno non potrà trasmettere nè Amici 9 nè il Gf 10 (che durerà, in occasione del decennale, 5 mesi), completamente “dirottati” sulla piattaforma pay di Mediaset e quasi sicuramente trasmessi su Premium Extra, canale già usato negli anni scorsi per il Grande Fratello e che proprio in questi giorni sta trasmettendo il Tour estivo di Amici. Stesso discorso anche per la terza edizione del talent targato RaiDue. Dall’autunno, oltre alle strisce giornaliere su RaiDue, la vita dei ragazzi in cerca di successo musicale dovrebbe essere raccontata in esclusiva da Rai4, la tv ideata e diretta da Carlo Freccero e disponibile su Dtt e TivùSat, con le strisce giornaliere XFactor Extra mentre la fase di avvicinamento e selezione sarà raccontata, dal prossimo 15 settembre, dal martedì alla domenica da RaiSat Extra.
E Sky come risponde a quest’attacco? Iniziamo col dire che è ora in onda su SkyUno, Amici Più, con il racconto della vita post-talent dei ragazzi della scorsa edizione, mentre dall’autunno ritorneranno il Rischiatutto (Riskytutto) riveduto e corretto con il sempreverde Mike Bongiorno e, per la terza volta, Italia’s Next Top Model con nuove modelle e sempre la stessa conduttrice, Natasha Stefanenko. Un contrattacco del quale, per il momento, non c’è traccia e che non prevede ancora una risposta forta alle nuove “mancanze” del canale.
lunedì 17 agosto 2009
Il WiMAX 4G procede negli USA
Las Vegas è solo l’ultima città che Clearwire ha coperto con connettività 4G, nei piani dell’azienda, infatti, c’è la copertura delle più grandi aree metropolitane statunitensi. Da ieri, intanto, 1.7 milioni di persone, residenti nella città dei casinò, hanno avuto accesso ad un servizio WiMAX ad alta velocità e, per la fine del prossimo anno, i progetti prevedono di portare tali connessioni in altre 80 metropoli.A partire dal primo di agosto Clearwire offrirà un dongle USB Dual Mode che permetterà agli utenti di sfruttare al massimo la velocità della nuova rete 4G, il dongle sarà compatibile soltanto con i PC, gli utenti Mac dovranno aspettare fino al 17 del prossimo mese.
Una mappa per il WiMax
Roma - India, Stati Uniti e Brasile sono le nazioni in cui il WiMax si sta ritagliando uno spazio sempre più rilevante come vettore per la fruizione della banda larga. Il rapporto presentato da Infonetic Research è chiaro: l'estensione del territorio gioca un ruolo fondamentale nella diffusione del fratello maggiore del WiFi, poiché cablare ampie zone scarsamente popolate può non rivelarsi un investimento fruttifero. Per paesi come gli Stati Uniti dove la distribuzione della popolazione sul territorio non è uniforme, la tecnologia WiMax risulterebbe essere la soluzione più efficace. Proprio per gli States Infonetic Research prevede, a partire dal prossimo anno, una nuovo impulso per lo sviluppo del broadband senza fili, specialmente in zone scarsamente popolate come il Midwest.
L'India dal canto suo può contare su una base di utenti tra le più estese al mondo su un territorio altrettanto ampio e che sarebbe antieconomico coprire con cavi o fibre ottiche, anche per una potenza emergente come l'ex colonia britannica. Infonetic Research indica per queste ragioni l'India come la migliore opportunità di investimento per chi produce installazioni WiMax e operatori di settore.Il Brasile presenta in linea di massima le stesse condizioni demografiche degli USA: secondo questa analisi l'utilizzo del WiMax dovrebbe vedere un notevole incremento di utenze, passando dalle 184mila del 2008 ai tredici milioni pronosticati per il 2013.Cambiando continente, l'Europa centrale risulta anch'essa fra le regioni a più alta concentrazione di WiMax, con circa 20 diversi network operanti.
Poco più a est, in Russia, si starebbe ultimando l'attivazione di almeno dieci reti basate sullo standard 802.16. Inoltre la conformazione geomorfologica e la distribuzione degli abitanti fa sì che l'ex Unione Sovietica si configuri come un test efficace per dimostrare la capacità del WiMax di piallare il digital divide anche in ambienti ostici.La situazione italiana sembra essere per certi aspetti simile a quella russa: già qualche mese fa il WiMax veniva indicato come una possibile panacea al divario digitale dell'Italia, in cui molti paesi di piccole dimensioni spesso sono tagliati fuori dalla broad band.
Sky, Mediaset, Rai e la “guerra” dei decoder
Serve infatti, a causa della trasmissione con un’altra codifica, il decoder “Tivusat” che costa poco meno di cento euro e che, tra l’altro, non è ancora presente in maniera diffusa in tutti i principali negozi e catene di elettronica d’Italia. Insomma, dopo l’abbandono della piattaforma Sky da parte della televisione di Stato è scoppiata una vera e propria “guerra” dei decoder, dalla quale escono sconfitti, guarda caso e come sempre, i consumatori che per poter vedere tutti i canali in chiaro devono dotarsi di un altro decoder con tutto quello che ne consegue. Ma il peggio potrebbe ancora arrivare. Se, come tra l’altro sottolinea Altroconsumo, la RAI dovesse “uscire” da Sky non solo con i canali “Raisat”, ma anche con “Raiuno”, “Raidue” e “Raitre”, allora per gli utenti, ed in particolare quelli non coperti dal segnale del digitale terrestre, si prefigurerebbe una sorta di interruzione del servizio pubblico. E visto che neanche sul satellite sarebbe possibile vedere i programmi, gli utenti sarebbero palesemente danneggiati non potendo più accedere a nessun canale della programmazione RAI. A questo punto, tra l’altro, si ritiene che non ci sarebbe alcuna ragione di dover continuare a pagare il canone alla televisione di Stato.
Digitale terrestre, il 14 ottobre switch off
In provincia di Caserta sono 11 i comuni interessati allo switch-over per Retequattro: 1. Camigliano; 2. Pietramelara; 3. Pietravairano; 4. Raviscanina; 5. Riardo; 6. Roccaromana; 7. Rocchetta E Croce; 8. San Marco Evangelista; 9. Santa Maria A Vico; 10. Sant'angelo D'alife; 11. Vairano Patenora. I cittadini sammarchesi, però - a decorrere dal 10 settembre 2009 - se sono in regola con l'abbonamento alla RAI, se hanno un reddito pari o inferiore a € 10.000 e con un'età pari o superiore a 65 anni (da compiersi entro il 31.12.2009), potranno recarsi presso un rivenditore di televisori aderente all'iniziativa ed acquistare un decoder digitale interattivo con lo sconto di 50 euro che corrisponde al contributo statale. Per l'acquisto è sufficiente che i sammarchesi forniscano il loro codice fiscale al rivenditore che provvederà tramite accesso telematico a verificare il possesso dei requisiti (residenza, reddito, età, abbonamento Rai).
In caso positivo il rivenditore acquisirà copia di un documento di identità e provvederà ad effettuare uno sconto immediato di € 50 sul costo di un decoder accreditato. Comunque, per tutti i cittadini è sempre attivo un call center, al numero verde 800.022.000, che offre tutte le informazioni necessarie sul passaggio al digitale e, in particolare, ogni supporto nelle modalità di sintonizzazione dei decoder. Il numero verde è completamente gratuito e dal mese di settembre assicurerà un servizio ininterrotto per tutti i giorni della settimana, inclusa la domenica, dalle ore 8 alle ore 23. Inoltre, sul sito dedicato al passaggio al digitale www.decoder.comunicazioni.it, in aggiunta alle notizie relative ai decoder ammessi a contributo, il Ministero rende disponibile un elenco con i modelli di decoder e televisori digitali non oggetto di contributo statale, testati a cura del Ministero (presso i laboratori dell'Istituto Superiore CTI), rispondenti alle prescrizioni della normativa vigente in merito ai requisiti tecnici dei sintonizzatori digitali.
DTT:VDA;PROROGA ACCREDITAMENTO TECNICI ASSISTENZA SWITCH OFF
Più 200% i set top box per il digitale terrestre
Ci sono differenti andamenti per il mercato dei set top box. Lo indicano alcune cifre prodotte da inStat.com. Per esempio gli STB per la ricezione delle trasmissioni satellitari ha visto una crescita del 6% nel 2008 grazie alle impennate a tre cifre dei mercati asiatici. Le previsioni, però, per il 2009 e 2010 restano per un mercato stabile.I STB per le comunicazioni via cavo, cresciuto nel 2008 dell'8% con quasi 45 milioni di pezzi, volgerà in negativo nel corso del 2009 a causa della maturità dei mercati in cui vengono utilizzati.C'è un mercato nascente ed è quello dei set top box per IPTV che è cresciuto del 55% lo scorso anno. Questa galoppata, però, non continuerà dicono gli analisti di inStat. Non stanno aumentando in modo significativo, infatti, gli operatori di telecomunicazione che si dànno alla distribuzione di IPTV e quindi le previsioni per questo e l'anno prossimo sono di incrementi moderati.I STB utilizzati per il digitale terrestre (DTT) che nel 2008 hanno registrato una sparata del 200% sull'anno precedente, un successo guidato dall'alta definizione telefisiva (HD-Tv) e dallo switch-off della televisione US dall'analogico al digitale, è una "bolla insostenibile", dicono da inStat.
La crescita tornerà a più modesti 23% nel 2009 e al 30% l'anno successivo.Il segmento dei Personal Video Recorder, che è tangente quello dei STB e che rappresentano una transizione verso l'Alta Definizione broadcasting digitale di cui sono uno dei driver tecnologici, ha visto vendite per 25 milioni di pezzi nel 2008 con un incremento del 14% sul 2007.Tra i protagonisti dei STB per la IPTV che guida le danze del mercato è Motorola, ma la sua quota di mercato 2008 è diminuita a seguito dell'ingresso di Cisco. Quest'anno i set top box per la ricezione dell'Alta Definizione da satellite toccherà il 18% del mercato in termini di unità vendute. Infine nel 2011 il giro d'affari per i STB destinati alla televisione digitale terrestre (DTT) per i costruttori di semiconduttori varrà 500 milioni di dollari.
Labirinto tv, il telespettatore paga la guerra di Rai e Mediaset a Sky
Questa tendenza compulsiva all'oscuramento nasce in casa Rai in piena guerra tra colossi: Rai e Mediaset hanno stretto un patto di ferro in chiave anti-Sky. Si sono fatti la loro piattaforma satellitare che si chiama Tivusat. Qui sta il primo inghippo: secondo il contratto di servizio, l'altra sera la Rai - che ha l'obbligo di trasmettere su tutte le piattaforme, satellite compreso - in teoria non poteva oscurare la partita. Ma come ha spiegato - in veste imprecisata, ma comprensibile ai più - il viceministro alle comunicazioni Paolo Romani in una lettera al Corriere della sera, quello non vuol mica dire che Rai deve trasmettere su Sky. Infatti in teoria l'altra sera la partita è andata anche sul satellite, appunto per Tivùsat. Il punto è che per ricevere Tivusat serve un apposito decoder che al momento è più introvabile di un Gronchi rosa: e che inoltre costa circa cento euro - particolare questo che viene stranamente fatto passare sotto traccia nelle dichiarazioni ufficiali. Il decoder in questione è nettamente alternativo a quello di Sky: lo si compra, a patto di trovarlo, e si vedono via satellite tutti i canali Rai e tutti quelli Mediaset, compresi quelli trasmessi solo in digitale terrestre. L'invito è chiaro: avete il vecchio decoder e guardavate lì soprattutto Rai e Mediaset? Mollatelo, ne abbiamo uno noi nuovo di zecca e senza pagare abbonamenti.
Tecnicamente, il nuovo decoder serve per assicurare la visione dei canali Rai e Mediaset anche nelle zone dove è difficile la ricezione del digitale terrestre, ossia del sistema destinato a soppiantare del tutto in pochi mesi il vecchio analogico. Qui stanno altri inghippi: prima di tutto si ammette che il digitale terrestre non è e non sarà mai ricevibile alla perfezione in tutte le zone di un paese piuttosto bizzarro dal punto di vista del territorio. Secondo, se qualcuno avesse avuto intenzione di abbonarsi a Sky perché in quel modo avrebbe visto "anche" i canali Rai e Mediaset, adesso ha un'alternativa molto conveniente a disposizione. Terzo, pare, si dice, che tutto sia l'anticamera per far sparire del tutto i canali Rai e Mediaset dal decoder di Sky (dove, nelle dichiarazioni più o meno ufficiali, si limitano a dire che la cosa gli farà più o meno il solletico: chissà). Ma attenzione, lo scenario non è indolore per nessuno: i canali Rai e Mediaset sono molto visti attraverso Sky e la pubblicità va di conseguenza (per dire, nella lettera Paolo Romani dichiara secco che non c'è contraddizione, i canali in chiaro di Rai e Mediaset possono stare benissimo sia sul decoder Sky che su quello nuovo Tivùsat).
E questo come atto finale di una guerra non dichiarata ma abbondantemente nelle cose e che fa accapponare la pelle a un paese molto attento ai conflitti di interesse (si scherza, eh): ovvero la santa alleanza Rai e Mediaset per arginare l'ascesa della pay tv di Murdoch, o quanto meno per infilare più spilloni possibili nelle possenti carni del colosso di derivazione australiana. Infine, pare, si dice, attraverso il nuovo decoder sat, un giorno la Rai - per ora unica assente - potrà sedersi anch'essa al banchetto della tv a pagamento. E qui siamo al nostro povero telespettatore, al momento perlopiù ignaro nonché sdraiato in spiaggia. L'oscuramento di Svizzera-Italia via sat può anche essere stato poca cosa (l'Auditel ha comunque registrato quattro milioni e settecentomila spettatori, con il 30% di share), ma il segnale è quello: a settembre, quando si torna a pieno regime, non ci sarà una zona del paese uguale a un'altra, e forse uno spettatore uguale a un altro. Ognuno dovrà fare i conti con quello che riesce a vedere nella propria zona, con i progressivi passaggi al digitale terrestre, e con quello che vuole vedere: nonché con ciò che gli sarà consentito guardare senza correre a comprarsi nuovi decoder, fare nuovi abbonamenti o rinnovarli alle varie pay-tv - a fine agosto il calendario del calcio propone già il derby di Milano, in contemporanea assoluta con il momento di massimo rientro dalle vacanze: ci sarà da divertirsi. I tre decoder in contemporanea (quello Sky, quello del digitale terrestre, quello nuovo Tivusat) in realtà non servono a nessuno, a meno di non essere particolarmente pazzi. Ma tecnicamente qualcuno che volesse avere davvero tutti i canali a disposizione potrebbe provarci.
Nella situazione migliore ci sono i telespettatori di poche pretese, che vogliono solo i canali in chiaro e abitano in zone fortunate dove la ricezione del digitale terrestre è perfetta - ma bisogna avere il decoder dtt o un tv di ultima generazione. All'altro capo ci sono gli spettatori che da anni guardano tutto attraverso il decoder di Sky, che dovranno trovare soluzioni di volta in volta o definitive. In mezzo, altre tipologie di consumo e propensioni, di zone già raggiunte dal digitale, di zone dove non si vedrà mai e così via, ognuno a trovarsi una soluzione, tutti fondamentalmente vittime del casino stellare che sembrerebbe una guerra evoluta e moderna tra grandi operatori tv e che nella realtà è una cosa piccola e confusa, che potrà andare a regime solo in tempi medio-lunghi.
giovedì 13 agosto 2009
Tv digitale a pagamento: caccia al decoder Hd
Parla italiano il "set top box" universale
Il fattore Hd è infatti il punto di forza della nuova campagna abbonamenti della società di Rupert Murdoch e per chi volesse utilizzare un decoder che non sia quello fornito in comodato d'uso (la cui attivazione costa 49 euro una tantum ed è gratuita solo per i tre mesi della promozione) c'è di fatto una sola possibilità. Quella di spendere 200 euro per acquistareil modello XDome HD-1000NC dell'italianissma Comex, che possiede regolare licenza d'uso del sistema di codifica NDS-Videoguard, quello tramite cui vengono trasmessi i canali pay di Sky. Ufficialmente questo è l'unico apparecchio al momento in commercio compatibile con le trasmissioni satellitari dell'operatore (altri "set top box" funzionanti potrebbero essere oscurati a ogni piccolo aggiornamento della piattaforma di codifica) e oltre al supporto delle smart card satellitari integra un sintonizzatore digitale terrestre utile e ricevere anche le trasmissioni a pagamento. A differenza dei decoder forniti da Sky, l'XDome Hd si merita l'appellativo di set top box Hd "universale" in quanto dotato di uno slot Common interface dove poter inserire un modulo Cam (che costa circa 60/70 euro) compatibile con i bouquet di Mediaset Premium e Dahlia Tv. Un solo decoder, quindi, per poter avere a portato di telecomando, previo abbonamento e possesso di Tv per lo meno Hd ready, l'intero palinsesto della pay per view in alta definizione.
Arriva il primo set top box ad alta definizione per Mediaset Premium
Il vanto che rivendica invece il decoder TS7900HD di Tele System è quello di essere il primo dispositivo interattivo Mhp ad alta definizione per la Tv digitale terrestre a pagamento. Il prodotto in oggetto, che si fregia del bollino Gold appena istituito dalla DGTVi, è in effetti l'unico al momento in vendita - costa a listino 169 euro - che permetterà di visualizzare il canale Premium Calcio Hd di Mediaset Premium, canale che la società milanese dovrebbe lanciare in concomitanza con l'inizio del Campionato di serie A (fissato per il 23 agosto). Dal lato funzionale, il decoder in questione ha il pregio del doppio lettore di Smart Card, peculiarità tecnica che permette la visione degli eventi a pagamento di entrambi gli operatori del digitale terrestre (Mediaset Premium e Dahlia Tv) senza dover alternare le relative tessere.
Digitale terrestre: attivo fino al 14 agosto l’accreditamento dei professionisti
La Presidenza della Regione comunica che è attivo fino al 14 agosto l’accreditamento dei professionisti che intendono aderire all’iniziativa che la Regione ha attivato a supporto dei residenti in vista del passaggio al digitale terrestre che coinvolgerà la Valle d’Aosta dal 14 al 23 settembre.
I tecnici che intendono aderire all’iniziativa possono ottenere l’accreditamento recandosi di persona (con documento di identità e codice fiscale/partita Iva) agli sportelli dell’amministrazione regionale di via Carrel 39 (stessi uffici della Carte Vallée). Orario: dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 16.30.
Tv: digitale avanza, +25% nel mondo
Più 200% i set top box per il digitale terrestre
Lo indicano alcune cifre prodotte da inStat.com. Per esempio gli STB per la ricezione delle trasmissioni satellitari ha visto una crescita del 6% nel 2008 grazie alle impennate a tre cifre dei mercati asiatici. Le previsioni, però, per il 2009 e 2010 restano per un mercato stabile.
I STB per le comunicazioni via cavo, cresciuto nel 2008 dell'8% con quasi 45 milioni di pezzi, volgerà in negativo nel corso del 2009 a causa della maturità dei mercati in cui vengono utilizzati.
C'è un mercato nascente ed è quello dei set top box per IPTV che è cresciuto del 55% lo scorso anno. Questa galoppata, però, non continuerà dicono gli analisti di inStat. Non stanno aumentando in modo significativo, infatti, gli operatori di telecomunicazione che si dànno alla distribuzione di IPTV e quindi le previsioni per questo e l'anno prossimo sono di incrementi moderati.
I STB utilizzati per il digitale terrestre (DTT) che nel 2008 hanno registrato una sparata del 200% sull'anno precedente, un successo guidato dall'alta definizione telefisiva (HD-Tv) e dallo switch-off della televisione US dall'analogico al digitale, è una "bolla insostenibile", dicono da inStat. La crescita tornerà a più modesti 23% nel 2009 e al 30% l'anno successivo.
Il segmento dei Personal Video Recorder, che è tangente quello dei STB e che rappresentano una transizione verso l'Alta Definizione broadcasting digitale di cui sono uno dei driver tecnologici, ha visto vendite per 25 milioni di pezzi nel 2008 con un incremento del 14% sul 2007.
Tra i protagonisti dei STB per la IPTV che guida le danze del mercato è Motorola, ma la sua quota di mercato 2008 è diminuita a seguito dell'ingresso di Cisco.
Quest'anno i set top box per la ricezione dell'Alta Definizione da satellite toccherà il 18% del mercato in termini di unità vendute. Infine nel 2011 il giro d'affari per i STB destinati alla televisione digitale terrestre (DTT) per i costruttori di semiconduttori varrà 500 milioni di dollari.
La Rai ha fatto una scelta di campo
Com’è noto, Viale Mazzini non ha più rinnovato il contratto che le permetteva di fornire alla tv satellitare le sue reti generaliste, più altri canali «extra ». Per ora è ancora possibile vedere Raiuno, Raidue e Raitre ma da qualche giorno molti programmi sono criptati (la partita Inter-Lazio ma anche vecchi telefilm): un preciso segnale (anzi, una mancanza di segnale) di sgarbo, se non di provocazione.
L’atteggiamento della Rai è di non facile lettura, e comunque non in linea con la nozione di Servizio pubblico (SP) rappresentata ad esempio dalla Bbc, che fin dalle origini ha partorito l’idea della tv come bene comune di importanza nazionale, al pari della luce, del gas, dei trasporti. Il SP, in quanto retto da un canone, dovrebbe fare in modo che i suoi servizi siano totalmente pubblici (parliamo delle reti generaliste), e cioè visti dal più alto numero di persone, indipendentemente dalle piattaforme di trasmissione, considerate «tecnologicamente neutrali». Il fatto che la Rai sia entrata in conflitto con Sky, con il rischio di negarsi a quasi cinque milioni di famiglie, costituisce un unicum in Europa. In nessun altro Paese le politiche dei public service broadcasting hanno condotto alla ritirata da una piattaforma distributiva. Talmente un unicum che il governo italiano ha già pronta una legge che servirà a giustificare il divorzio.
Questo contrasto prende le mosse dalla più grande rivoluzione tecnologica della tv: il passaggio «forzato» dall’analogico al digitale. L’Unione europea ha giustamente imposto questo nuovo sistema di trasmissione per liberare frequenze, per ampliare lo spazio di partecipazione. Ma, nell’enfasi che ha accompagnato il processo di digitalizzazione della tv in Italia, si è spesso sottolineata l’inevitabilità, quasi la naturalità delle scelte intraprese, che sono, al contrario, solo decisioni politiche. Digitale significa pure satellite o cavo o IPTV. Rai e Mediaset hanno scelto il digitale terrestre (DTT) anche perché erano proprietarie della rete distributiva (optare per il satellite, che è una tecnologia più avanzata, significava dismettere i propri trasmettitori e «giocare » in campo avverso).
Il DTT rappresenterà quindi in Italia lo snodo di accesso universale, quello che potremmo definire «il minimo comune denominatore » per guardare la tv. Rispetto alla vecchia tv analogica, l’offerta è arricchita da qualche nuovo operatore, da alcuni canali gratuiti (come Rai4 e, fra poco, Rai5) e dalla possibilità di accedere a contenuti pay. Sviluppare un’offerta a pagamento sul DTT è infatti un’operazione particolarmente vantaggiosa: come dimostra l’aggressiva politica di diffusione delle «carte prepagate » che Mediaset sta realizzando con originalità, forte anche di un’offerta qualitativamente alta e ben strutturata che invece la Rai non possiede. Per esempio, di questi tempi, le partite di calcio con una card prepagata sono più appetibili di un abbonamento annuale.
L’impressione è che la Rai non attui una politica a favore della propria audience (a coltivare la qualità della propria audience, come imporrebbe un altro dogma del SP), quanto piuttosto a favore di quello che un tempo era il suo unico competitor, Mediaset. Ci sono altri indizi che rafforzano questo dubbio: il potenziamento del DTT con soldi pubblici ha favorito non solo la Rai, o la nascita del consorzio TivùSat, la nuova piattaforma che diffonderà via satellite, ma con un nuovo decoder, gli stessi programmi trasmessi in digitale terrestre da Rai, Mediaset e La7, o il fatto che sia il SP a dover in qualche modo risarcire Europa 7 attraverso una cessione di sue frequenze (l’emittente di Francesco Di Stefano che nel 1999 aveva vinto la gara per una concessione nazionale, ma non aveva trovato posto, già occupato da Retequattro).
Insomma, in un modo o nell’altro, continua ad aleggiare il fantasma del conflitto di interessi. Inutile nascondersi che la vera battaglia sul futuro della tv in Italia è tra Berlusconi e Murdoch. La Rai, invece di restare neutrale, sembra aver fatto la sua scelta di campo.
giovedì 30 luglio 2009
Berlusconi Jr: ''Su Premium continua il grande calcio, è una grande vittoria''
Mediaset Premium, i due successivi (2010-2011 e 2011-2012) sono frutto dell’assegnazione centralizzata dalla Lega Calcio.
Dichiarazione di Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente Mediaset: «Siamo soddisfatti di aver chiuso un accordo che garantisce ai clienti Mediaset Premium il meglio del calcio per i prossimi tre anni. In più, la nostra offerta si arricchisce da otto a 12 squadre e continuerà ad avere tutti i club più forti e con il maggiore bacino di tifosi. Va inoltre sottolineato che:
1) E’ una vittoria della concorrenza. E se la concorrenza nel calcio in pay tv esiste è grazie a Premium: un’offerta innovativa lanciata da zero e con forti investimenti.
2) Se i tifosi hanno un’alternativa al monopolio satellitare e non sono costretti a onerosi abbonamenti è grazie a Premium
3) Se il mondo del calcio può aumentare in modo ragguardevole i proventi televisivi che finanziano il sistema è senza dubbio solo grazie a Mediaset Premium.
Infatti, nonostante il clima economico negativo e pur essendo ancora in fase di start up, Premium copre una parte consistente dell’intero costo dei diritti tv della serie A, anche perché il costo del pacchetto digitale terrestre ha subito un incremento proporzionalmente maggiore rispetto a quello delle altre piattaforme».
A Sky e Rti diritti tv 2010-2011 e 2011-2012
La riunione di oggi - per la verità erano fisicamente presenti in pochi, tra gli altri Adriano Galliani e Aldo Spinelli - è servita per sancire l'assegnazione dei diritti già praticamente scontata alla vigilia. L'offerta di Sky (che ha acquisito anche il diritto a mostrare per la prima volta in Italia anche immagini e interviste dagli spogliatoi) è stata di 580 milioni di euro per il 2010 e altrettanti per l'anno successivo. Sufficiente per superare i minimi, fissati dalla Lega, di 570 e 578 milioni). Anche Rti ha scavalcato l'asticella predisposta per il pacchetto 'pregiatò ('Gold Livè) del digitale terrestre mettendo in busta un'offerta di poco superiore ai 210 milioni per il 2010 e di 225 per il 2011.
Il resto sarà trattato nei prossimi mesi, ma la soddisfazione tra le società di calcio è palpabile e il traguardo prefissato, quello di raggiungere 950-1000 milioni di euro con la vendita dei diritti, appare già a portata di mano. È infatti del tutto ragionevole supporre che la vendita di quel che resta porterà i circa 200 milioni di euro che mancano alla cifra che l'advisor Infront aveva giudicato raggiungibile. Sicuramente infatti ci sarà una partecipazione della Rai nei settori di suo interesse a cominciare dai diritti radiofonici sia pure puntando al risparmio rispetto alla base d'asta prefissata.
È di oggi una dichiarazione del presidente Paolo Garimberti che, seppur spiegando che l'offerta della Lega è stata giudicata troppo alta rispetto ai valori di mercato, dice che l'azienda intende andare alla trattativa privata. D'altra parte non è bastata ai presidenti delle società di calcio l'offerta di Rtl, definita "simbolica" rispetto ai minimi richiesti di 3,8 e 4 milioni di euro. E negli ambienti della Lega si contesta anche che con quella offerta l'emittente privata abbia ottenuto un vantaggio negoziale ad ottenere di essere il primo interlocutore della Lega nella trattativa privata. Infine, coi soldi garantiti, arrivano anche schiarite sulla separazione consensuale della Lega in Lega di A e Lega di B. Dopo l'accordo praticamente raggiunto a Roma con la benedizione del governo, c'è chi pensa che domani stesso si possa addirittura gettare le basi per eleggere presto un presidente ciascuno (Maurizio Beretta sicuramente per la A) e fare a meno del commissario Giancarlo Abete.
Il calcio in tv resta a Sky e Mediaset E la telecamera arriva negli spogliatoi
Milano - L’abbuffata di calcio è assicurata. Ieri pomeriggio la Lega e le tv interessate hanno raggiunto un accordo per i diritti sportivi dei campionati di serie A del 2010-2011 e 2011-2012. Ad aggiudicarsi i diritti sono stati Sky e Rti. In sostanza, sulla piattaforma satellitare si continuerà a vedere tutte le partite di campionato come al solito, mentre il digitale terrestre di Mediaset ha acquisito i diritti per quattro squadre in più, passando da otto a dodici. Dunque, sulla pay tv del Biscione si vedranno le partite delle squadre più blasonate (dal Milan, all’Inter, alla Roma e via dicendo) più altre di squadre minori ancora da decidere in base anche alle scelte che farà Dahlia Tv (che ha ereditato la pay Tv di La7), se raggiungerà l’accordo in una fase successiva.
In sostanza cosa cambia per i tifosi? Su Sky si potranno gustare (ricordiamo che non stiamo parlando del campionato che riparte ad agosto, ma dei due successivi) anche immagini e interviste dagli spogliatoi; su Mediaset, molte più partite. Tra le novità allo studio anche i match a mezzogiorno e mezzo della domenica e la possibilità di spostare i posticipi di A al lunedì.
Per la prima volta la trattativa tra reti e Lega è stata condotta a «pacchetto unico», grazie alla legge Melandri, evitando accordi singoli con ogni squadra. Costi? L’offerta di Sky è stata di 580 milioni di euro per il 2010 e altrettanti per l’anno successivo. Sufficiente per superare i minimi fissati dalla Lega. Anche Rti ha scavalcato l’asticella predisposta per il pacchetto «pregiato» («Gold Live») mettendo in busta un’offerta di poco superiore ai 210 milioni per il 2010 e di 225 per il 2011. Vanno invece a trattativa privata con un bando che sarà pubblicato il 31 luglio prossimo e che prevede 60 giorni per chiudere gli accordi gli altri pacchetti le cui offerte ricevute erano sotto la soglia prevista dal bando. Si tratta del pacchetto per il digitale terrestre relativo alle partite in casa e in trasferta delle ultime otto squadre di serie A (che dovrebbero essere acquistate da Dahlia), dei diritti radiofonici (quelli di Tutto il calcio minuto per minuto), degli highlits e di Internet e nuovi media. Il resto sarà trattato nei prossimi mesi, ma la soddisfazione tra le società di calcio è palpabile e il traguardo prefissato, quello di raggiungere 950-1000 milioni di euro con la vendita dei diritti, appare già a portata di mano. Sicuramente infatti ci sarà una partecipazione della Rai nei settori di suo interesse a cominciare dai diritti radiofonici.
Soddisfazione è stata espressa dal vicepresidente Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, che ha parlato di «una vittoria della concorrenza». Con gli accordi di ieri il calcio è garantito per gli utenti di Mediaset Premium per i prossimi tre anni. «È una vittoria della concorrenza - ribadisce Pier Silvio Berlusconi - e se la concorrenza nel calcio in pay tv esiste è grazie a Premium. Un’offerta innovativa lanciata da zero e con forti investimenti. Se i tifosi hanno un’alternativa al monopolio satellitare e non sono costretti a onerosi abbonamenti è grazie a Premium». Inoltre, «se il mondo del calcio può aumentare in modo ragguardevole i proventi televisivi che finanziano il sistema è senza dubbio solo grazie a Mediaset Premium». «Infatti, nonostante il clima economico negativo e pur essendo ancora in fase di start up - sottolinea il presidente Mediaset - Premium copre una parte consistente dell’intero costo dei diritti tv della serie A, anche perché il costo del pacchetto digitale terrestre ha subito un incremento proporzionalmente maggiore rispetto a quello delle altre piattaforme».