ROMA (24 gennaio) - All’insegna dello slogan “Niente è come prima”, si è svolta nei giorni scorsi presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma la “Quarta conferenza nazionale sulla TV digitale terrestre”. Pur espressamente diretta a fare il punto sulla transizione alla nuova tecnologia di trasmissione, la due giorni di lavori è stata monopolizzata dalla presentazione della nuova attesissima società “Tivù s.r.l.”, suddivisibile nelle sue due anime: “Tivù” e “Tivù Sat”, quest’ultima operativa sin dal prossimo giugno.
Tivù, partecipata da RAI e Mediaset con il 48% delle quote e da Telecom Italia media con il 4%, è una società di servizi che si occuperà di armonizzare dalla comunicazione agli aspetti tecnici relativi alla trasmissione televisiva digitale in Italia, preludendo, di fatto, a una fusione anche concettuale dei due sistemi principali di distribuzione via etere, la trasmissione via satellite e quella da terra.
Il piano. Tra i primi compiti della nuova società, aperta a tutte le emittenti italiane che vorranno farvi parte «a condizioni trasparenti e non discriminatorie», c’è la gestione della transizione definitiva al digitale terrestre, anche attraverso campagne informative da affiancare a quelle già previste. Segue poi, anzi diremmo soprattutto, il compito di lanciare la "piattaforma" di trasmissione digitale via satellite comune alle tv italiane ovvero studiare, definire e vendere un set comune di servizi fondamentali per la televisione digitale (come una revisione dei protocolli dei servizi interattivi “mhp” che potranno quindi anche essere diffusi da satellite). Tivù Sat, quindi, si propone di realizzare il sogno ventennale di un sistema nazionale di trasmissione da satellite, puntando a superare da subito l'ostacolo principale: la definizione di un sistema di "accesso condizionato" per la crittazione dei programmi. Come sempre però, parlando di tecnologia digitale, c’è il rischio di non comprendere perfettamente l’oggetto della discussione, spesso si ascoltano “parole difficili”, tecnicismi da addetti marketing, luoghi comuni o, peggio, veri e propri errori concettuali amplificati e diffusi dall’informazione, quindi andiamo per ordine.
Il concetto di piattaforma. L’uso del termine “piattaforma” è da sempre portatore di confusione, si può usare solo per semplicità, dopo averlo minimamente approfondito. Non ci sentiamo di definire “Tivù” come una completa “piattaforma digitale” (da mettere in concorrenza con altre “piattaforme” come quella marcata SKY) perché, e non è poco, non si occuperà della fornitura della “connettività” terrestre o satellitare. Le singole emittenti dovranno servirsi di terzi, come probabilmente già fanno, per la messa in onda o affittare banda satellitare direttamente da Eutelsat, il consorzio di gestione della famiglia Hotbird a 13 gradi est scelta come posizione di trasmissione da Tivù Sat per tutti i suoi soci.
L’emissione digitale terrestre è stata pure spesso chiamata genericamente “piattaforma”, invece di “sistema di trasmissione digitale terrestre o DVB-T”, generando non poca confusione. L’emissione digitale satellitare altrettanto spesso è stata confusa tout court con SKY Italia, la quale però non ha mai avuto né l’esclusiva per la trasmissione digitale da satellite (ci sono molti altri operatori, in Italia come in tutta Europa), né mai ha “posseduto nel suo bouquet” i canali generalisti RAI e Mediaset. Nonostante quanto si legge comunemente, i sei più popolari canali televisivi italiani sono trasmessi autonomamente da RAI e Mediaset e soltanto elencati nell’EPG di SKY.
sabato 24 gennaio 2009
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