Dall’inizio del corrente mese sulla piattaforma satellitare di Sky i programmi “Raisat” non sono più visibili; per poterli vedere occorre sintonizzarsi non più su piattaforma satellitare, ma sul digitale terrestre. Ma la doccia fredda per gli utenti/consumatori è servita, visto che per vedere i canali citati il “classico” decoder per vedere i canali sul digitale terrestre non funziona.
Serve infatti, a causa della trasmissione con un’altra codifica, il decoder “Tivusat” che costa poco meno di cento euro e che, tra l’altro, non è ancora presente in maniera diffusa in tutti i principali negozi e catene di elettronica d’Italia. Insomma, dopo l’abbandono della piattaforma Sky da parte della televisione di Stato è scoppiata una vera e propria “guerra” dei decoder, dalla quale escono sconfitti, guarda caso e come sempre, i consumatori che per poter vedere tutti i canali in chiaro devono dotarsi di un altro decoder con tutto quello che ne consegue. Ma il peggio potrebbe ancora arrivare. Se, come tra l’altro sottolinea Altroconsumo, la RAI dovesse “uscire” da Sky non solo con i canali “Raisat”, ma anche con “Raiuno”, “Raidue” e “Raitre”, allora per gli utenti, ed in particolare quelli non coperti dal segnale del digitale terrestre, si prefigurerebbe una sorta di interruzione del servizio pubblico. E visto che neanche sul satellite sarebbe possibile vedere i programmi, gli utenti sarebbero palesemente danneggiati non potendo più accedere a nessun canale della programmazione RAI. A questo punto, tra l’altro, si ritiene che non ci sarebbe alcuna ragione di dover continuare a pagare il canone alla televisione di Stato.
lunedì 17 agosto 2009
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