sabato 24 gennaio 2009

Digitale terrestre: molte domande, poche risposte

Digitale terrestre, dopo la Quarta Conferenza Nazionale di Roma, un gigantesco spot pubblicitario, punto e a capo. Con molte domande e poche risposte.

Primo: il presidente dell'Agcom sostiene che la concentrazione si riduce a vantaggio di concorrenza e pluralismo. Bene. La concentrazione di ascolti e risorse, tuttavia, va calcolata sulla pluralità delle piattaforme e sulla moltiplicazione dei canali. In ambiente digitale e multicanale il declino dell'audience dei canali analogici generalisti è fisiologico. Accade in tutti i mercati televisivi europei. Bisogna valutare, nei prossimi mesi e anni, chi guadagna ascolto e se per caso non siano canali collegati a Rai o a Mediaset. Il rischio di un aumento della concentrazione in ascolti e risorse c'è tutto.

Secondo: Il digitale terrestre, al di là delle retorica sulla gratuità, è una piattaforma sostenuta dalla pay tv, che vale 400 milioni di euro e non dalla pubblicità dei canali gratuiti. E nuove offerte pay si stanno preparando, come quella di Air Plus, il gruppo svedese che ha rilevato la pay-per-view di Telecom Italia Media. Speriamo che le magnifiche e progressive sorti del digitale terrestre non siano contrassegnate dai film a luci rosse, nonostante la porno-tax.

Terzo: Il sottosegretario alle comunicazioni, Paolo Romani annuncia un dividendo digitale - da assegnare con procedure competitiva - di cinque frequenze per altrettanti reti (multiplex). Ci sono, tecnicamente, cinque frequenze disponibili regione per regione? Quando in Sardegna ce ne sono due? Quando la trattativa con la Francia non procede certo in discesa? E quando in alcune regioni, come il Veneto e la Lombardia, già si sa che ci saranno più emittenti che frequenze disponibili?
Cinque multiplex, allora, corrispondono forse alla disponibilità richiesta dalla commissione Ue all'Italia per chiudere la procedura d'infrazione senza deferirci alla Corte di giustizia europea? Il compromesso appare poco praticabile. Chi parteciperà alla gara? Solo i nuovi entranti o anche gli operatori che hanno in gestione altri multiplex? O anche i grandi gestori europei di reti tv come Abertis e TDF (Telediffusion de France)? In questo caso, a che prezzo iniziale e con quali chance per un soggetto nazionale? Si rischia di cedere una parte dell'etere nazionale a soggetti esteri. Cosa che in sè potrebbe non essere negativa, visto che tali soggetti non sono collegati ad editori. Al contrario degli operatori di rete televisiva italiana.

Quarto:La conferenza ha santificato l'ideologia della tv digitale nella continuità con l'assetto analogico. Continuità negli assetti proprietari, nella legislazione, nella ripartizione delle risorse, nella ripartizione delle frequenze (nessuno ha detto quante reti hanno Rai e Mediaset in Sardegna...), nel modello di "offerta verticale", pur se allargato alla multicanalità.
Lo scenario appare invece caratterizzato da una forte discontinuità. Solo Bernabè, dopo aver intonato il de profundis per La 7 («Non abbiamo la vocazione di editori») ha ricordato come stiano per arrivare sul mercato tvcolor con presa Ethernet per collegare You Tube, MySpace e gli altri all'apparecchio domestico. Prima o poi si arriverà, nei settori più avanzati della società, a un consumo personalizzato della tv, come quello già consentito, pagando, dall'IP TV.

Quinto: quello che non si è detto nella Conferenza Nazionale. Non si è detto che Rete A-All Music è in vendita come La 7, a dimostrazione che il passaggio al digitale rende difficile la sopravvivenza per i "rami fragili" del sistema, tv locali comprese. Murdoch può comprarla ma non può farne una pay tv sino al 2011. Non si è detto che qualche soggetto internazionale, dopo aver vinto la gara per trasmettere nel 40% della capacità trasmissiva dei maggiori operatori, vi ha rinunciato, come Nbc/Universal. Perché lo ha fatto? Per non far concorrenza ai suoi programmi venduti da Mediaset Premium?

Sole 24 Ore

RAI: VDA; DIRETTA E INFO SU DTT DURANTE FIERA SANT'ORSO

(ANSA) - AOSTA, 23 GEN - La sede regionale Rai della Valle d'Aosta sarà presente "in forze ed in modo articolato" alla Fiera di Sant'orso. Una presenza che è stata presentata oggi dal presidente della Regione, Augusto Rollandin, il quale ha ricordato come la Foire "é l'occasione per fornire informazioni sul passaggio dal sistema televisivo analogico al digitale terrestre".

La presenza della Rai - è stato sottolineato - è data dalla "fattiva collaborazione della Direzione Attività Promozionali dell'Assessorato Attività Produttive e al Dipartimento Innovazione e Tecnologia della Presidenza della Regione Autonoma Valle d'Aosta"; verrà infatti allestita un'apposita tensostruttura in piazza Chanoux ad Aosta.

La tensostruttura, oltre alla funzione di postazione principale per i collegamenti in diretta dell'informazione e della programmazione regionale sulla Fiera di Sant'Orso, "consentirà di promuovere al meglio l'attività della Rai nel campo dell'innovazione tecnologica". In accordo con la Struttura Digitale Terrestre e con Rai Way verranno fornite al pubblico informazioni sul definitivo passaggio dal sistema analogico al sistema digitale terrestre, previsto dal 14 al 23 settembre prossimo. Nell'occasione, il personale di RaiWay sarà disponibile a fornire agli utenti ogni chiarimento tecnico sull'installazione e sulla sintonizzazione di tutti gli apparati (decoder) abilitati alla ricezione del segnale televisivo. (ANSA).

Tivù s.r.l., la tv digitale italiana ha finalmente un solo nome

ROMA (24 gennaio) - All’insegna dello slogan “Niente è come prima”, si è svolta nei giorni scorsi presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma la “Quarta conferenza nazionale sulla TV digitale terrestre”. Pur espressamente diretta a fare il punto sulla transizione alla nuova tecnologia di trasmissione, la due giorni di lavori è stata monopolizzata dalla presentazione della nuova attesissima società “Tivù s.r.l.”, suddivisibile nelle sue due anime: “Tivù” e “Tivù Sat”, quest’ultima operativa sin dal prossimo giugno.

Tivù, partecipata da RAI e Mediaset con il 48% delle quote e da Telecom Italia media con il 4%, è una società di servizi che si occuperà di armonizzare dalla comunicazione agli aspetti tecnici relativi alla trasmissione televisiva digitale in Italia, preludendo, di fatto, a una fusione anche concettuale dei due sistemi principali di distribuzione via etere, la trasmissione via satellite e quella da terra.

Il piano. Tra i primi compiti della nuova società, aperta a tutte le emittenti italiane che vorranno farvi parte «a condizioni trasparenti e non discriminatorie», c’è la gestione della transizione definitiva al digitale terrestre, anche attraverso campagne informative da affiancare a quelle già previste. Segue poi, anzi diremmo soprattutto, il compito di lanciare la "piattaforma" di trasmissione digitale via satellite comune alle tv italiane ovvero studiare, definire e vendere un set comune di servizi fondamentali per la televisione digitale (come una revisione dei protocolli dei servizi interattivi “mhp” che potranno quindi anche essere diffusi da satellite). Tivù Sat, quindi, si propone di realizzare il sogno ventennale di un sistema nazionale di trasmissione da satellite, puntando a superare da subito l'ostacolo principale: la definizione di un sistema di "accesso condizionato" per la crittazione dei programmi. Come sempre però, parlando di tecnologia digitale, c’è il rischio di non comprendere perfettamente l’oggetto della discussione, spesso si ascoltano “parole difficili”, tecnicismi da addetti marketing, luoghi comuni o, peggio, veri e propri errori concettuali amplificati e diffusi dall’informazione, quindi andiamo per ordine.

Il concetto di piattaforma. L’uso del termine “piattaforma” è da sempre portatore di confusione, si può usare solo per semplicità, dopo averlo minimamente approfondito. Non ci sentiamo di definire “Tivù” come una completa “piattaforma digitale” (da mettere in concorrenza con altre “piattaforme” come quella marcata SKY) perché, e non è poco, non si occuperà della fornitura della “connettività” terrestre o satellitare. Le singole emittenti dovranno servirsi di terzi, come probabilmente già fanno, per la messa in onda o affittare banda satellitare direttamente da Eutelsat, il consorzio di gestione della famiglia Hotbird a 13 gradi est scelta come posizione di trasmissione da Tivù Sat per tutti i suoi soci.

L’emissione digitale terrestre è stata pure spesso chiamata genericamente “piattaforma”, invece di “sistema di trasmissione digitale terrestre o DVB-T”, generando non poca confusione. L’emissione digitale satellitare altrettanto spesso è stata confusa tout court con SKY Italia, la quale però non ha mai avuto né l’esclusiva per la trasmissione digitale da satellite (ci sono molti altri operatori, in Italia come in tutta Europa), né mai ha “posseduto nel suo bouquet” i canali generalisti RAI e Mediaset. Nonostante quanto si legge comunemente, i sei più popolari canali televisivi italiani sono trasmessi autonomamente da RAI e Mediaset e soltanto elencati nell’EPG di SKY.

Nasce l’Associazione IPTV

Fastweb, Telecom Italia e Wind insieme per il futuro della TV digitale


Roma, 23 gennaio 2009 - Fastweb, Telecom Italia e Wind, i principali operatori di telecomunicazioni di rete fissa in Italia, hanno costituito l’Associazione Italiana degli operatori IPTV con l’obiettivo di diffondere l’utilizzo della piattaforma IPTV in Italia e giocare un ruolo di primo piano nel momento dello switch off che vede lo spegnimento della TV tradizionale via etere e il passaggio alle tecnologie digitali entro il 2012.

La nuova Associazione si propone di promuovere un contesto normativo e regolamentare che favorisca e incentivi gli investimenti sull’IPTV e contribuisca, attraverso l’avvio di un tavolo tecnico, alla definizione di standard tecnici unificati per la fornitura di servizi televisivi erogati sulla piattaforma, a beneficio dei consumatori.

In quest’ottica l’associazione IPTV promuoverà iniziative di comunicazione e di confronto che coinvolgeranno le istituzioni, i broadcaster, i fornitori di contenuti e di servizi, sulle potenzialità della tecnologia a banda larga e delle piattaforme IP per la diffusione di contenuti audiovisivi.

L’IPTV è la forma più avanzata di televisione digitale interattiva che consente di distribuire i contenuti di tutti i player del mercato oltre ai contenuti propri di ogni operatore IPTV e al servizio di Video-on-demand, attraverso l’accesso alla rete ad alta velocità.

Il telespettatore, una volta collegato il decoder IPTV, oltre ad avere accesso a tutti i canali digitali terrestri free, potrà scegliere, in modo semplice, a quali offerte abbonarsi tra quelle a pagamento disponibili sul mercato italiano, senza dover cambiare decoder o installare un’antenna parabolica.

Giovanni Moglia, Presidente della neocostituita associazione, ha dichiarato: “Riteniamo che l’IPTV rappresenti la piattaforma televisiva più avanzata da un punto di vista tecnologico. Crediamo che l’Associazione di tutti gli operatori possa favorire la diffusione di questa piattaforma e la crescita della banda larga in Italia”.

mercoledì 21 gennaio 2009

Quarta Conferenza Nazionale DGTVi sulla Televisione Digitale Terrestre Parco della Musica di Roma 20 - 21 gennaio 2009

Video Conferenza

Tv/ Alemanno: Il 10% dei romani avrà il decoder digitale gratis

Roma, 21 gen. (Apcom) - Un romano su dieci avrà il decoder per il digitale terrestre gratuitamente, grazie a una sovvenzione pubblica. Lo ha annunciato il sindaco della capitale, Gianni Alemanno, intervenendo alla conferenza nazionale sulla nuova tecnologia televisiva, in corso all'Auditorium di Roma. "Il 10 per cento della popolazione di Roma - ha detto - avrà una sovvenzione per avere il decoder gratis, affinchè le fasce più deboli siano protette e non escluse. E' importante - ha aggiunto - che ci sia un salto nelle tecnologie soprattutto in un momento di crisi economica come questo".

Tv/ Marrazzo: Favoriremo passaggio a digitale terrestre nel Lazio

Roma, 21 gen. (Apcom) - Una campagna di informazione per i cittadini e un intervento di sostegno alle imprese del settore audiovisivo. Sono questi i due punti del piano predisposto dalla Regione Lazio per favorire il passaggio tecnologico dalla televisione analogica al digitale terrestre. Lo ha spiegato il presidente Piero Marrazzo, intervenendo alla IV conferenza nazionale sulla televisione digitale terrestre in corso all'Auditorium di Roma.

"Rispetto alle altre Regioni - ha spiegato Marrazzo - per noi la sfida è doppia: da una parte sosterremo i cittadini, dall'altra le piccole e medie imprese del settore audiovisivo, che nel Lazio occupa tra le 60mila e le 70mila persone. Per i cittadini - ha precisato - l'idea è quella di realizzare una campagna di informazione in accordo con il Governo per non far soffrire i telespettatori nel passaggio dalla tv analogica al digitale e poi la Regione sarà accanto - ha aggiunto - alle imprese di questo settore per favorire l'innovazione tecnologica attraverso il credito e i fondi agevolati". Nella finanziaria regionale, ha ricordato Marrazzo, sono previsti 800 milioni di euro in tre anni per le piccole e medie imprese, a cui si potrà attingere anche per questo settore.

"Sono molto motivato e preoccupato - ha continuato il presidente del Lazio - perché i cittadini devono continuare a poter vedere la televisione, perché - ha concluso - questo vuol dire essere liberi e conoscere".

DTT: 2009 L'ANNO DELLA SVOLTA, MA RESTA NODO RISORSE / ANSA PASSERANNO AL DIGITALE ROMA, NAPOLI, IL PIEMONTE E IL TRENTINO




(di Angela Majoli) (ANSA) - ROMA, 21 GEN - 'Niente e' come primà, è lo slogan della quarta Conferenza nazionale sulla tv digitale terrestre, conclusasi oggi a Roma. E il 2009 si annuncia come l'anno della svolta: dopo il successo dello switch off in Sardegna, diranno addio alla vecchia tv Valle d'Aosta, Piemonte occidentale, Trento, Bolzano e soprattutto Lazio e Campania. Ma il nodo restano le risorse: mancano all'appello 30 milioni, avverte il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani. E il direttore generale della Rai, Claudio Cappon: "Va evitato il rischio che l'asfissia di risorse ci impedisca l'ultimo passo decisivo".

Il bilancio di Andrea Ambrogetti, presidente di Dgtvi (il consorzio che riunisce Rai, Mediaset, Ti Media, D-Free, Frt e Aeranti-Corallo), è più che positivo, sul piano tecnico ma anche politico: "Fino a ieri il passaggio alla nuova tecnologia era letto come pro o contro Mediaset, oggi le due coalizioni hanno trovato un punto d'accordo sul digitale terrestre". E se gli ascolti sono in crescita e il consumo di Dtt "é passato dal 4% del totale di un anno fa all'8%", nel 2009 si stima che "saranno venduti oltre 9 milioni di pezzi, tra decoder e televisori integrati" (obbligatori da aprile). Le sfide restano "la necessità di superare le rivalità territoriali" e "il reperimento delle risorse: senza fondi - ha detto Ambrogetti - é impossibile compiere questo processo".

I "soldi" sono un cruccio anche per Romani: per quest'anno il Dtt potrà contare "su 41 milioni per i contributi ai decoder e la campagna di comunicazione: ne mancano all'appello una trentina". In compenso, a disposizione di soggetti che vogliano entrare nel mercato tv, in ogni regione si libereranno "cinque multiplex che saranno messi a gara", ciascuno con cinque-sei canali (in Sardegna il dividendo digitale era stato di due frequenze). Uno scenario che "solo tre anni fa sarebbe stato francamente utopistico", ha sottolineato il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, ricordando che il capitolo frequenze è sempre stato "il più scabroso", ma "oggi il far west non c'é più".

La Rai, che finora "non ha mai lesinato risorse per il digitale terrestré, confermando gli impegni anche nel nuovo budget nonostante la grave crisi economica, si aspetta che i propri sforzi "siano accompagnati da risorse pubbliche. Tra i temi sul tavolo, il recupero dell'evasione dal canone e la base pubblica del canone stesso: penso che sia l'anno giusto per metterli in campo operativamente". Telecom Italia punta invece sull'Iptv, la tv via Internet, che dovrebbe "avere più attenzione da parte dei broadcaster" secondo l'amministratore delegato Franco Bernabé. La7, tuttavia, "é uno strumento che ci consente di dialogare con il sistema televisivo e che intendiamo mantenere", ha aggiunto.

Pronte a scommettere sul digitale terrestre sono invece le Regioni coinvolte: "In un momento economicamente molto difficile era assolutamente necessario essere tra i primi a passare", ha sottolineato Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, che vedrà oltre 3 milioni di abitanti, tra le province di Torino e Cuneo, interessati dallo switch off. La Valle d'Aosta "dovrà mettere in campo un investimento suppletivo per garantire la copertura su tutto il territorio", ha detto il presidente della Regione Augusto Rollandin, suggerendo l'ipotesi di incentivare "la rottamazione dei vecchi televisori per passare a quelli integrati". A Roma, che da fine novembre sarà la prima grande capitale europea 'all digital', ha sottolineato il sindaco Gianni Alemanno, "il 10% della popolazione avrà il decoder gratis, a tutela delle fasce più deboli". Il sostegno, ha aggiunto il presidente della Regione Piero Marrazzo, sarà assicurato anche alle "piccole e medie imprese, attraverso credito e fondi agevolati". Quanto alla Campania, "la diffusione dei decoder - ha detto l'assessore regionale alla ricerca scientifica Nicola Mazzocca - ha toccato già il 27%, grazie soprattutto alla passione per il Calcio Napoli: ma ora altri servizi dovranno supportare il digitale". (ANSA).

TV DIGITALE: ROMANI, ANTICIPATO CALENDARIO SWITCH OVER E SWITCH OFF

Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - E' stato anticipato il calendario dello switch off della tv digitale terrestre con ''il si' di tutti i governatori'' delle regioni interessate. Ad annunciarlo e' stato il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani che ha cosi' indicato le nuove date: per la Valle d'Aosta dove lo switch over di Retequattro e Raidue e' gia' operante lo switch off e' fissato tra il 14 e il 23 settembre; in Piemonte occidentale lo switch over e' in programma il 20 maggio e lo switch off sara' tra il 24 settembre e il 9 ottobre. Nella provincia di Trento lo switch over sara' il 5 febbraio e lo switch off tra il 15 e il 30 ottobre mentre in quella di Bolzano non e' previsto switch over e lo switch off sara' tra il 26 ottobre e il 13 novembre. Nel Lazio lo switch over avverra' il 16 giugno e lo switch off tra il 16 e il 30 novembre. in Campania stop a Retequattro e Raidue sull'analogico il 10 settembre (ma limitatamente a Napoli e Salerno e altre piccole parti delle province) e switch off in programma tra l'1 e il 16 dicembre.

Digitale terrestre Rai, switch off nel Lazio a fine novembre

ROMA (Reuters) - La diffusione delle trasmissioni tv Rai [RAI.UL] in digitale terrestre seguono la tabella di marcia annunciata nei mesi scorsi dal ministero delle Comunicazioni, con lo switch off previsto per il Lazio entro fine novembre e per la Campania nella prima quindicina di dicembre 2009. Lo dice una nota diffusa oggi dallo stesso ministero.

Dopo il passaggio completo al digitale tv in Sardegna nell'anno appena trascorso, la prossima tornata di switch off - cioè lo spegnimento del segnale analogico della azienda pubblica - riguarderà altre quattro regioni a partire dalla fine della prossima estate.

Nel frattempo, però - dice la nota, diffusa nell'ambito di un convegno a Roma sul digitale terrestre - è scattato già in Valle d'Aosta lo switch over, cioè il primo e parziale passaggio alla fine dell'analogico, con il trasferimento di Retequattro e Rai2 solo sul digitale terrestre. Il processo interessà il 15 febbraio Trento, il 20 maggio il Piemonte occidentale, il 16 giugno il Lazio e il 10 settembre la Campania.

Lo switch off scatterà invece in Valle d'Aosta dal 14 al 23 settembre. Nel Piemonte occidentale dal 24 settembre al 9 ottobre. A seguire la provincia di Trento, dal 15 al 30 ottobre, e quella di Bolzano, dal 26 ottobre al 13 novembre.

Negli ultimi due mesi del 2009 sarà la volta di due regioni dove si concentrano milioni di abitanti e spettatori: il Lazio (dal 16 al 30 novembre) e la Campania, dall'1 al 16 dicembre.

Il Ministero delle Comunicazioni prevede di completare lo switch off in tutte le regioni nel secondo semestre del 2012, con Sicilia e Calabria.

Mediaset e Rai insieme per il digitale terrestre

Roma Forse niente sarà più come prima dopo la partenza della televisione digitale terrestre in Italia. Entro il 2009 sono infatti previsti circa 14 milioni di nuovi utenti sulla piattaforma digitale, con lo spegnimento del segnale analogico in Piemonte, Trentino-Alto Adige, Lazio e Campania che si andranno ad aggiungere a Sardegna e Val d’Aosta che diventerà tutta digitale a giugno. E per il 2010 gli utenti totali saliranno a 35 milioni. Sul fronte dei numeri, il rapporto presentato a Roma dal consorzio Dgtvi, in occasione della quarta conferenza sullo sviluppo del digitale terrestre, è trionfale. La nuova tecnologia ha ormai battuto la tv via satellite in quattro Paesi europei: oltre all’Italia, Gran Bretagna, Francia e Spagna. Anche sul fronte della diffusione in Italia i progressi sono enormi. Circa 7,6 milioni di abitazioni sono già fornite di decoder digitale contro i 6,6 del satellite. Ma non si tratta di un miracolo, perché dall’anno scorso tutti i nuovi apparecchi tv venduti hanno un decoder digitale terrestre incorporato. Inoltre, per evitare di perdere quote di mercato e un introito annuo pubblicitario da 4 miliardi di euro, i maggiori broadcaster italiani hanno subito trovato un accordo, con il risultato che i decoder venduti sono compatibili con le offerte di tutte le emittenti del settore. In nome di questa pace digitale Mediaset, Rai (al 48% ciascuno) e Telecom Italia (4%) hanno realizzato una società, Tivù, che si occuperà dello sviluppo della tv digitale terrestre anche attraverso campagne pubblicitarie.
Secondo i dati raccolti da Dgtvi in altri Paesi le tv generaliste anche sul digitale terrestre fanno la parte del leone: la riduzione degli ascolti che si registra da qualche anno si compensa con la visione di nuovi canali tematici gratuiti e, in parte, con la pay tv. In particolare Marco Giordani, amministratore delegato di Rti e direttore finanziario di Mediaset, nel corso della conferenza ha annunciato il lancio di due nuovi canali per la Dgtvi: uno a pagamento, dedicato ai film, e uno gratuito, tematico (non sono stati specificati i contenuti) che attingerà alle library Mediaset. Il segnale digitale da giugno sarà peraltro diffuso anche dal satellite, un’alternativa a Sky, la pay tv satellitare che fa capo al magnate australiano Rupert Murdoch, con la differenza che il digitale terrestre, sul satellite, non trasmetterà a pagamento. Da giugno sarà in vendita il decoder satellitare per la piattaforma Tivù, che garantirà la copertura del 100% della popolazione, con una smart card gratuita. Per averla bisognerà però dimostrare di essere in regola con l’abbonamento Rai. Sempre a giugno scadranno i contratti per i canali Rai in onda sul bouquet di Sky, ma non si sa ancora come e se saranno rinnovati.

Il Giornale

TV: CONFALONIERI, SKY? IL MASSIMO ASCOLTO LO FACCIAMO NOI E LA RAI

(ASCA) - Roma, 21 gen - ''Non esageriamo. Sky e' diventata ora la piu' bella tv. Qui vale la qualita' e il massimo ascolto lo fanno le nostre tv e quelle della Rai''. Cosi', il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri rivendica la leadership degli ascolti delle sue tv e di quelle del servizio pubblico, durante una tavola rotonda alla IV conferenza sulla tv digitale.

RAI, MEDIASET E LA7 ALLEATE CONTRO SKY

I due colossi della tv in chiaro e l'emittente di Telecom hanno presentato una nuova piattaforma, Tivù, per proporre anche sul satellite i propri canali digitali. L'obiettivo, ovviamente, è costrastare Murdoch.

Rai e Mediaset lanciano l'offensiva contro Sky: i due colossi della tv in chiaro si sono infatti accordati, anche con La7, per contrastare Murdoch con una nuova piattaforma digitale. Tivù dovrà promuovere il digitale terrestre, Tivù Sat replicherà sul satellite i contenuti del digitale terrestre. Questo significa anche che con Tivù si potranno vedere tutti i programmi Rai, senza correre il rischio di trovarli criptati, compresi i canali che sono solo sul digitale, come Iris e Rai4. L' offerta di questa nuova emittente, che dovrebbe partire a giugno, sarà gratuita, almeno inizialmente, e si propone, nelle parole del presidente della società Luca Balestrieri «di far competere anche sul satellite la tv gratuita».
All'iniziativa plaude Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, dichiarando che «queste nuove opportunità interesseranno il cittadino consumatore che potrà godere di una maggiore offerta e possibilità di scelta, ma soprattutto una nuova possibilità di interazione. Lo spettatore dunque può diventare un soggetto attivo e può intervenire direttamente sull'offerta, mentre una volta era solo un ricettore inerte. Oggi diventa un vero e proprio cliente e non un fruitore passivo».
Nessuna replica per ora da parte di Sky, che però scalda i muscoli per la campagna 2009 ed ha già reclutato Fiorello.

Agendacomunicazione.it

Digitale terrestre, oggi al via IV Conferenza

Inizia oggi la IV Conferenza nazionale sulla tv digitale. Nel commentare la notizia, Adiconsum plaude ai frutti prodotti dall'intenso dialogo sul tema con le istituzioni. Nascerà, infatti, «Tivù», la televisione digitale come da anni la chiedevano i consumatori. Con Tivù, infatti, tutti i canali presenti sul digitale terrestre, per ora con esclusione delle pay, saranno visibili anche sullo stesso satellite dove trasmette SKY. Ciò significa all'atto pratico che tutti i programmi Rai si potranno vedere con il satellite senza correre il rischio di trovare lo schermo nero perché criptati e che si potranno vedere tutti i canali che sono sul terrestre, come RAI4 e Iris.


TUTTO SU

Il servizio pubblico potrà finalmente mantenere gli impegni presi con il contratto di servizio.

Secondo Adiconsum, l'apertura a nuove piattaforme è stata possibile grazie alla nascita del Comitato Italia Digitale che prevede anche la rappresentanza dei consumatori. Attualmente, grazie all'impegno dell'attuale Esecutivo, si è passati dal contrasto al dialogo. Infatti, ben tre rappresentanti del Consiglio Nazionale dei Consumatori e Utenti (CNCU) sono nel Comitato; dei tre, due in particolare ricoprono ruoli ben definiti: uno è coordinatore del gruppo di lavoro dedicato alla comunicazione ed assistenza utenti ed uno è membro del gruppo dedicato a rilevamenti e dati.

Inoltre, in questo ultimo anno il dialogo è cresciuto, grazie anche alla creazione da parte della Confindustria (ANIE) di un panel sulla tv digitale che riunisce ogni mese tutti i componenti della filiera.

Nel 2009 tantissimi italiani (quelli delle regioni Trentino,Valle D'Aosta, Piemonte, Lazio, Campania) - ricorda Adiconsum - vedranno la chiusura del segnale analogico terrestre e dovranno utilizzare solo la tv digitale e, come accaduto in Sardegna, dovranno essere assistiti in questo passaggio. Istituzioni e associazioni consumatori stanno lavorando per rendere il passaggio al digitale meno difficoltoso, a partire da una comunicazione istituzionale più completa, corretta, trasparente, e una maggiore tutela delle fasce più deboli.

I problemi, permangono, ma rimaniamo comunque fiduciosi, perché il dialogo finora sta portando frutti. Siamo consapevoli che la televisione non può rimanere l'unico media analogico, ma siamo altrettanto convinti che la tv è l'industria con maggior reddito e che quindi cambiare tecnologia deve essere conveniente soprattutto al cittadino che non deve sostenerne i costi di cambi tecnologici.

Diariodelweb.it


martedì 20 gennaio 2009

Mediaset al banchetto del digitale terrestre

Quando qualcuno ha iniziato a fare i conti, raggruppando i nuovi canali della tv digitale terrestre per network, è venuto fuori un numero inaspettato: ben 16 canali sui 38 complessivi (il calcolo è di fine novembre) fanno capo a Mediaset, una quota di mercato del 42%. Il numero viene fuori sommando Canale5, Italia1 Rete4, i tre nuovi canali Iris, Mediashopping e Boing e i canali a pagamento del bouquet Premium, ossia Steel, Joi, Mya e i due nuovi canali Disney: sono 5 ma valgono per 10 perché ogni canale si raddoppia, visto che ogni programmazione viene replicata su un secondo canale con un’ora di dilazione. Totale: 16. E questo senza contare i 9 canali della payperview, quelli delle partite che, funzionando solo alcune ore a settimana, non sono contati come canali, secondo quanto è stato stabilito da Autorità e governo quattro anni fa, al momento del lancio dei primi canali pay sulla nuova piattaforma.
Il calcolo, matematicamente esatto, è però sbagliato giuridicamente. Dei dieci canali pay, i due Disney e quello di Steel non sono di fatto canali Mediaset, perché la loro titolarità fa capo a due major, rispettivamente la Disney e la Universal. Anche così, però, Mediaset controlla 10 canali su 38, il che fa comunque una quota di mercato del 26%, superiore di sei punti al tetto del 20% stabilito dalla Gasparri. Un tetto che anche la Rai, in pieno rispetto della logica duopolistica, ha però a sua volta superato, anche se di molto meno: i suoi 8 canali valgono una quota di mercato del 21%. Attorno al digitale terrestre i prossimi mesi saranno cruciali e l’attenzione sta crescendo, anche perché i primi numeri sugli ascolti registrati in Sardegna dopo lo spegnimento delle vecchie trasmissioni analogiche hanno creato scompiglio. Vero che sono numeri parziali, da prendere con le pinze, ma dicono che la moltiplicazione dei canali fa male al gruppo del Biscione, che ha complessivamente perso quasi 7,8 punti di audience, a vantaggio di Rai (che perde nei canali tradizionali ma recupera nei nuovi ‘digital native’, specie con Rai4), di Sky, delle tv locali e dei nuovi canali digitali in genere.
Il digitale sta insomma aprendo spiragli di mercato. E questo potrebbe attrarre protagonisti che finora si sono tenuti distanti dal mondo della tv perché le maglie strette del duopolio hanno costituito una barriera insormontabile.
A riprova di questi movimenti ci sono le voci attorno alle prossime mosse di Telecom Italia, che potrebbe essere sul punto di cedere le sue frequenze.
Il gruppo di Bernabè ha deciso di puntare tutto sulla Iptv, per quanto riguarda la sua presenza nel mercato multimediale, e il piano industriale lo ha sottolineato esplicitamente. La strategia dovrebbe ora sostanziarsi con il progressivo disimpegno dalle piattaforme più tradizionali, ossia via etere, con l’obiettivo non secondario di fare cassa quanto più possibile. Finora ha venduto la payperview, i canali del calcio a pagamento di CartaPiù, agli svedesi di Air Plus.
Sta nel frattempo trattando per l’affidamento in outsourcing delle torri e degli impianti televisivi su cui oggi viaggia il segnale di La7, VideoMusic e dei due multiplex digitali. Viene data per favorita Elettronica Industriale, ossia Mediaset, ma anche la Dmt di Falciai è ancora della partita. Non è un affare di grandi dimensioni, non sono certo in ballo le torri per i cellulari di Tim: le torri tv di Telecom sono abbastanza poche e già oggi il gruppo va ‘in affitto’ in un gran numero di casi.
Ma il colpo grosso sarebbe quello di vendere le quattro frequenze nazionali e uscire completamente dal settore ‘trasmissione’: sono quattro canali da 8 megabit ognuno, ciascuno dei quali può portare fino a sei canali digitali. A Telecom sarebbero già arrivate almeno quattro proposte di offerta, sia da parte di soggetti italiani che stranieri. E’ un’occasione ghiotta e potrebbe spingere il gruppo a cogliere la palla al balzo e avviare la cessione già entro febbraio. Usciti dalle reti a Telecom resterebbe solo La7 e potrebbe concentrarsi sulla tv via Internet.
In questo scenario in movimento ci sono altri passaggi strategici a brevissimo termine. Entro la fine del 2009 saranno tutte digitali Val d’Aosta, Trentino Alto Adige, Belluno, Piemonte Occidentale e, soprattutto, Lazio e Campania. Sarà la vera prima prova, perché la Sardegna è sì andata molto bene, ma è anche stato un compito relativamente facile, per il ridotto numero di abitanti e per uno scenario tv semplificato. Arrivare nelle grandi aree urbane, e soprattutto nei territori di confine sarà tutt’altra cosa. Calabrò dovrà dunque darà il là a tutto questo processo indicando quale strategia seguire. La strada più ovvia sarebbe quella di replicare ovunque il modello sardo, ma ci sono alcune resistenze da superare.
La prima è nel fatto che in Sardegna si è riusciti ad accontentare tutti tranne l’Unione Europea. Lo switch off sardo ha infatti assegnato 21 frequenze a reti nazionali (ogni frequenza ospita un multiplex con i suoi 6 canali), 20 a emittenti locali; ha poi liberato del tutto tre frequenze, una delle quali è stata assegnata alla radio digitale e due per nuovi operatori tv.
Ha raggiunto inoltre questo risultato applicando, primi in Europa, il principio della monofrequenza: un operatore ha un’unica frequenza in tutta la regione e non pezzi e spezzoni qui e là. Questa scelta ha reso più difficile ricomporre il quadro complessivo, ma ha il vantaggio di eliminare le duplicazioni e le ridondanze (quelle zone in cui una tv si prende su canali differenti) e ha permesso di liberare più spazio.
Dov’è il problema? Che realizzare tutto questo nel resto d’Italia potrebbe rivelarsi meno facile. Specie quando, sulle frequenze di confine, non ci sarà da trattare con la sola Francia, ma con quella moltitudine di Stati che partono a nord con Austria e Slovenia e poi si addentrano nei Balcani fino all’Albania.
Il rischio è che potrebbe ulteriormente ridursi il dividendo digitale, ossia le frequenze da liberare per nuovi operatori e nuovi servizi. E’ una prospettiva che ha fatto suonare dei campanelli d’allarme a Bruxelles, dove già non avevano mandato giù la parte della Gasparri che limitava l’assegnazione delle licenze digitali ai soli operatori già in possesso di una licenza analogica, chiudendo la strada ai nuovi entranti. Quel passaggio della Gasparri è stato ora corretto, ma se il già piccolo dividendo digitale evidenziato in Sardegna dovesse ulteriormente assottigliarsi la cosa potrebbe suonare molto male.
E in questo quadro complessivo che va valutata la strategia di Mediaset sul digitale. Di fatto sta occupando spazio più velocemente dei suo concorrenti. E ancora vanno valutati appieno gli effetti di una mossa come quella del suo alleato Tarak Ben Ammar, che ha tolto i suoi due canali SportItalia dalla sua frequenza, portandoli su quella di Telecom Italia Media, e lasciando i suoi 6 canali tutti al bouquet Premium del Biscione.
Sembra che l’obiettivo di Mediaset sia di dimostrare che di frequenze libere non ne restano che pochissime. Il timore è per l’ingresso di nuovi concorrenti, specie se internazionali e di peso specifico elevato, e anche di dover cedere frequenze agli operatori telefonici.
Al Biscione sanno che almeno sul punto dell’ingresso di nuovi fornitori di contenuti, dovranno cedere. Ma puntano a mantenere il controllo delle frequenze, cosa che lascia loro indubbi vantaggi: in primo luogo il fatto che così chiunque voglia entrare dovrà farlo sulle frequenze di operatori tv, ossia pagando il pedaggio a loro e non allo Stato, che ne è il vero proprietario.
In un modo o nell’altro per Mediaset le cose non saranno però mai più come prima. La sensazione, dice un manager del settore, è che dei tre chiavistelli con cui il Biscione ha finora blindato il mercato italiano della tv, ossia contenuti, frequenze e pubblicità, quello delle frequenze sia ormai saltato. Per bloccare la restituzione delle frequenze liberabili Mediaset ha dovuto accelerare sui nuovi canali, senza la certezza che la pay tv sul digitale terrestre, così meno ricca rispetto al satellite, possa essere sufficiente a compensare la perdita di audience complessiva. Restano comunque altri due bastioni: il primo è quello dei contenuti; il secondo e più importante di tutti è quello della pubblicità.
La corazzata Publitalia per ora non corre rischi. Neanche il numero crescente di spot trasmessi dagli arcirivali di Sky la mettono per ora in dubbio. Anche perché la sonnolenta presenza della Rai nella raccolta pubblicitaria congela di fatto un terzo buono del mercato. Ma il vecchio duopolio scricchiola sempre più e non si sa ancora bene cosa succederà.

La Repubblica

USA: RAI, IL GIURAMENTO DI OBAMA SU RADIO, TV E DIGITALE TERRESTRE

(ASCA) - Roma, 19 gen - Domani l'insediamento alla Casa Bianca dell'uomo che per la prima volta nella storia ha cambiato la figura presidenziale dell'America.

La Rai seguira' minuto per minuto la cerimonia del giuramento di Barack Obama con servizi speciali, collegamenti, interventi di giornalisti e personaggi politici, oltre che con i Tg, anche con ''Porta a Porta'' su RaiUno e ''Ballaro''' su Raitre.

Su Raitre, il Tg3 prendera' la linea dalle 17.55 fino alle 19.00, per trasmettere uno ''Speciale'' condotto dal direttore Antonio Di Bella sulla cerimonia del giuramento e il discorso inaugurale di Obama. A commentarlo con Di Bella il direttore de La Repubblica Ezio Mauro e, in collegamento da Washington Giovanna Botteri. ''Linea notte'' sempre su Raitre si occupera' delle prime reazioni a caldo della giornata inaugurale.

RaiNews24 seguira' le vicende dell'insediamento di Obama con un lungo speciale a partire dalle ore 16.00. Il discorso del presidente sara' commentato dal direttore Corradino Mineo (per quattro anni corrispondente dagli Stati Uniti prima di arrivare a RaiNews 24). Subito dopo, la diretta anche della parata e i festeggiamenti, compresi quelli qui a Roma alla festa dei Democrats con l'inviata Lucilla Rogai. Inoltre, una puntata speciale di ''Tempi dispari, condotta da Liana Mistretta, che avra' tra i suoi ospiti la giornalista della CNN Delia Gallagher e l'americanista Alessandro Portelli. In chiusura, alle 23.00 l'appuntamento con l'inviato Carlo De Blasio, per la rubrica Route 66.

Anche la radio sara' in prima linea con l'avvenimento americano. Su Rai Radio1 dalle 17.35 alle 19.00 filo diretto dagli Stati Uniti a Roma. Stefano Censurati condurra' lo Speciale dagli studi di Roma in collegamento con Gaetano Barresi a New York e Carmela Giglio a Washington.

Raiuno con Bruno Vespa al timone di Porta a Porta seguira' in diretta l'insediamento del 44mo presidente degli Stati Uniti.

In studio, tra gli altri saranno presenti Piero Fassino, Giovanni Sartori e in collegamento il ministro Franco Frattini, Edward Luttwak e Henry Kissinger.

Ampio spazio sara' dedicato anche da Radio3Mondo. Domani dalle 11.30 alle 12.00 Stefano Cingolati commentera' l'investitura presidenziale piu' spettacolare per la storia americana, con Arrigo Levi, consulente personale del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e Massimo Teodori, politologo e docente di ''Storia e istituzioni degli Stati Uniti'' alla Facolta' di Scienze Politiche dell'Universita' di Perugia.

MEDIASET PREMIUM: IL TRIBUNALE DI ROMA DA' ANCORA RAGIONE AD ADICONSUM


Scarica la sentenza del Tribunale di Roma

Roma, 07-01-2009

Il Tribunale di Roma, ha dato ancora una volta ragione ad Adiconsum: il credito residuo sulle tessere Mediaset Premium, a partire da quelle con scadenza giugno 2007, va restituito ai possessori delle tessere.
Il Tribunale, infatti con pronuncia del 22 dicembre u.s., ha ordinato a Reti Televisive Italiane Spa (RTI) di comunicare ai consumatori e utenti il riconoscimento del diritto di recesso dai contratti con scadenza al 30 giugno 2008 e al 30 giugno 2009 e il diritto alla restituzione del credito residuo alla data del recesso o della scadenza del contratto, o alla sua trasferibilità su nuova pay card, il tutto senza costi ingiustificati, per i contratti con scadenza al 30 giugno 2007, al 30 giugno 2008 e al 30 giugno 2009.

La vicenda processuale ha avuto inizio nel febbraio 2008 allorquando Adiconsum si è vista costretta a rivolgersi al Tribunale di Roma per ottenere da RTI il rispetto del Decreto Bersani relativo al diritto dei consumatori di recedere liberamente dai contratti per adesione e di ottenere in restituzione il credito residuo su tessere prepagate.
Con una prima ordinanza del 29 maggio 2008 il Tribunale di Roma accoglieva le istanze di Adiconsum, condivise anche da UNC e Codacons che intervenivano in giudizio. Contro tale ordinanza RTI ha proposto reclamo conclusosi con la citata ordinanza del 22 dicembre. Quest’ultima conferma in buona parte quanto già il Tribunale, in precedenza, aveva deciso, rendendo nulla la clausola contrattuale che escludeva dal diritto alla restituzioni del credito residuo, le smart card con scadenza 2007 e obbligando Mediaset ad informare i consumatori circa il diritto al recesso, al recupero del credito residuo o al suo trasferimento su altre card.

Adiconsum è soddisfatta, ma solo parzialmente. Occorre ora, infatti, trovare una modalità che consenta alle centinaia di consumatori in attesa e che già si erano rivolti ad Adiconsum, di ottenere in modo semplice e non oneroso la restituzione del credito residuo.
Diventa inoltre indispensabile modificare le attuali modalità decise da Mediaset per le dovute restituzioni che, prevedendo l’invio della smart card, unico strumento di prova per l’entità del credito residuo, non garantiscono i consumatori.
Adiconsum ha già chiesto l’intervento sia dell’Agcom che dell’Antitrust. Siamo in attesa del pronunciamento di queste due Autorità ed in particolare dell’Agcom che sin dall’inizio avrebbe dovuto vigilare sulla corretta applicazione del decreto Bersani e sanzionare le relative violazioni.

La televisione digitale "Tivù" sarà realtà

(Teleborsa) - Roma, 19 gen - Domani inizia la IV conferenza sulla tv digitale e si apprende che "Tivù" sarà realtà. Lo si legge in una nota di Adiconsum.
Con Tivù, infatti, tutti i canali presenti sul digitale terrestre, per ora con esclusione delle pay, saranno visibili anche sullo stesso satellite dove trasmette SKY. Ciò significa all'atto pratico che tutti i programmi Rai si potranno vedere con il satellite senza correre il rischio di trovare lo schermo nero perché criptati e che si potranno vedere tutti i canali che sono sul terrestre, come RAI4 e Iris.
Il servizio pubblico potrà finalmente mantenere gli impegni presi con il contratto di servizio.
Adiconsum ha speso in passato tantissime energie per ottenere il diritto di vedere le trasmissioni televisive in tecnica digitale su qualsiasi piattaforma, forse, ora il tutto si concretizza.
L'apertura a nuove piattaforme è stata possibile grazie alla nascita del Comitato Italia Digitale che prevede anche la rappresentanza dei consumatori.
Attualmente, grazie all'impegno dell'attuale Esecutivo, si è passati dal contrasto al dialogo.
I problemi, permangono, ma rimaniamo comunque fiduciosi, perché il dialogo finora sta portando frutti. Siamo consapevoli che la televisione non può rimanere l'unico media analogico, ma siamo altrettanto convinti che la tv è l'industria con maggior reddito e che quindi cambiare tecnologia deve essere conveniente soprattutto al cittadino che non deve sostenerne i costi di cambi tecnologici.

domenica 18 gennaio 2009

Lo switch-off della Sardegna anticipa la sfida sul digitale

L'addio dell'Isola all'analogico è avvenuto senza particolari intoppi. Gli sforzi dei broadcaster si concentrano ora sull'alta definizione
Oliviero Dellerba - MILLECANALI
16 Gennaio 2009
Lo switch-off della Sardegna, ovvero il passaggio definitivo dal segnale analogico a quello digitale, si è concluso lo scorso 31 ottobre. Nella prima regione interamente digitale del nostro Paese i problemi, tutto sommato, sono stati pochi rispetto ai vantaggi per gli utenti e le emittenti. La seconda isola per superficie del Mediterraneo è anche la regione all digital più grande d'Europa, quasi 1,7 milioni di residenti dispersi su oltre 24000 kmq. All'inizio della fase di digitalizzazione c'erano quasi 820 ripetitori; a regime ce ne saranno circa 650, di potenza minore e veicolanti un numero maggiore di segnali. La sperimentazione iniziata nell'autunno del 2003 finalmente sembra giungere a compimento. Notevole anche il richiamo mediatico sulla regione, che ha fatto parlare in modo assai positivo di sé e tutto sommato nell'Italia insulare non è che capiti spesso.

Un servizio professionale
Oltretutto, per la prima volta nel nostro Paese, la sperimentazione è stata attuata in modo professionale e forse “drastico” per le nostre abitudini, non mancando di scatenare qualche ira. Un applauso comunque va a tutti i coinvolti, dall'Agcom che ha pianificato l'etere agli utenti sardi, che hanno pazientemente operato per tornare a vedere i canali preferiti, passando per le (peraltro poche) emittenti sarde. Abbiamo anche provato a sperimentare direttamente il famoso numero verde messo a disposizione con una media di un paio di chiamate al giorno e spacciandoci per utenti dei centri neodigitalizzati. Ci siamo imbattuti in un call center atipico, in cui gli operatori evitano di rispondere con le solite frasi stereotipate (tipiche di quelli di Raiway, Mediaset e La7, capaci solo di dire che le antenne riceventi non funzionano) e forniscono autentici dati tecnici (sia pur limitati a canale di trasmissione e postazioni), anche a uso dei neofiti.

Le proteste e gli inconvenienti
Ovviamente non tutti sono entusiasti del passaggio. L'associazione Conna ha denunciato gli interessi economici nascosti dalla digitalizzazione obbligatoria e il fatto che alcuni utenti non saranno probabilmente mai pronti per questo 'cambio' storico. Probabilmente è stato poi sottovalutato il fattore che il ricambio del parco televisori in Italia è meno veloce di quanto vorrebbero i costruttori (non si può obbligare una persona, ci pare, ad acquistare un nuovo tv o un decoder digitale, anche se a prezzo calmierato) e soprattutto i rivenditori. Anche 'Altroconsumo' ha predisposto un ricorso in sede europea contro questa digitalizzazione forzata, che rischia di privare parte della popolazione (e ovviamente quella socialmente più “delicata”) di un bene che è di fatto tra quelli 'primari'.

I problemi dei sistemi riceventi
Ma in Europa in realtà vedono di buon occhio lo switch-off italiano, operazione che significherà la fine di decenni di interferenze e liti per le frequenze, e probabilmente passeranno oltre il ricordo in questione. Spesso, però, in Italia a essere inadeguati sono anche i sistemi riceventi: vi sono varie antenne installate da persone non qualificate e con concetti del tutto astratti dalla realtà, per non parlare di chi ha la sfortuna di abitare in condomini dove sono in funzione centralini con filtri passacanale. In questo caso occorre mettere mano al portafogli (rischiando di doverlo fare più volte in pochi anni), alla faccia di chi ha sbandierato il digitale terrestre per anni come gratuito. Basterà pensare anche al 2010, quando gli oltre otto milioni di utenti Rai che ricevono da Monte Penice dovranno dotarsi di nuove antenne per ricevere da Valcava o da altre postazioni pianificate: le proteste saranno tantissime.

L'alta definizione per sfidare Sky
L'impressione è che gli sforzi dei principali operatori televisivi italiani vadano nella direzione di ridurre il potere sempre crescente di Sky (ormai introita quanto mamma Rai…). Ecco allora che la concessionaria pubblica conferma gli esperimenti in Hd già visti nelle zone metropolitane durante gli Europei di calcio e le Olimpiadi, lanciando un multiplexer in Sardegna solo per questi test. Mediaset invece interviene nel complesso mondo della Hd con tre bouquet (per ora disponibili solo nell'isola digitale) corrispondenti alle reti terrestri analogiche. Un modo per sdoganare definitivamente l'alta definizione, come del resto avviene sul satellite per Cinema Hd, Sport Hd 1, Sport Hd 2, Next Hd, National Geographic Channel Hd ed Eurosport Hd e anche per tenersi strette le frequenze, a scanso di ipotizzati “ritorni allo Stato”, facendo un'operazione tecnicamente utile.

Il disimpegno di Telecom
Un po' in sordina, in mezzo a così tante novità, è quindi passata la notizia della vendita da parte del gruppo Telecom di Cartapiù, il segmento digitale (ospitato nel mux A) che offre a pagamento partite di calcio e altre offerte televisive, al gruppo svedese Wallenberg, già notato nella graduatoria dell'Agcom per il 40% della capacità digitale con l'emittente Air Plus, appena prima del gruppo Disney. La sigla dell'accordo (TI Media rimane in società con il 9%) risale a una data di per sè poco felice (venerdì 17 ottobre) e consegna a Wallenberg nove squadre di serie A e tutta la serie B da trasmettere sul territorio nazionale: non è molto ma è un ottimo punto di partenza. Non vorremmo fare la fine di Cassandra, ma questo disimpegno nel settore pay del gruppo Telecom, unito ai tagli continui della pur interessante La7, sa di possibile 'epilogo'.

Un po' di numeri
'Digita', emanazione giornalistica del consorzio Dgtvi, fornisce nel suo ultimo numero un po' di cifre interessanti. Le famiglie che hanno accesso alla Tv terrestre digitale sono ora quasi 6,3 milioni mentre i ricevitori installati sono 7,2 milioni a luglio. Ciò nonostante il fatto che il dato agglomerato certifichi che da febbraio 2004 sono stati venduti oltre 9 milioni di apparecchi riceventi. In aumento anche lo share. Con il recente obbligo a non produrre più televisori privi di decoder integrato è facile immaginare come questi numeri saliranno entro fine anno in modo sostanzioso. Sono invece circa 4000 gli apparati trasmittenti in Italia che funzionano almeno parzialmente in digitale, comprendendo anche gli oltre seicento che sono stati attivati in Sardegna.

MATURITA’ E AFFIDABILITA’ PER I NUOVI PRODOTTI SCR FRACARRO

Castelfranco Veneto, 16 gennaio ’09 – A pochi anni dall’entrata in scena nel nostro mercato, è oggi matura la tecnologia SCR, pensata per la distribuzione del segnale SAT in modo non invasivo ed economico. Permettendo di collegare contemporaneamente più prese/utenti alla stessa parabola, con un unico cavo, e non richiedendo lavori di muratura, questa tecnologia ben si integra all’interno di installazioni già esistenti ed è particolarmente adatta in caso di interventi in edifici storici e di pregio. Un’applicazione interessante dell’SCR riguarda la possibilità di collegare al “vecchio impianto” un decoder a 2 ingressi (come un STB PVR, che consente di registrare un programma, potendone vedere simultaneamente un altro), senza far passare dal tetto un ulteriore cavo.

Fracarro è stata tra le prime realtà a sviluppare soluzioni “single cable” e oggi è in grado di proporre una gamma matura e unica, con nuovi prodotti sia sul fronte dei convertitori (LNB SCR), per l’utilizzo nelle abitazioni singole, che dei sistemi multiswitch SCR, adatti alle strutture condominiali.

Per quanto riguarda la linea di LNB, la gamma si arricchisce con l’LNB SCR
4 + 1, omologato SKY, che garantisce il funzionamento contemporaneo di 4 utenze. Il nuovo LNB ha prestazioni elevate: oltre a quella SCR, dispone di un’uscita legacy, che consente di facilitare il puntamento della parabola in fase di installazione, potendo essere utilizzato anche come uscita LNB universale (per collegare ad esempio una quinta utenza).

Anche sul lato multiswitch, Fracarro è in grado di proporre delle soluzioni di nuova generazione, con una gamma di dispositivi a 4 e 5 ingressi a cascata, unici per prestazioni e affidabilità. I nuovi MSW SCR si caratterizzano per una perdita di inserzione molto bassa (<>