sabato 31 gennaio 2009

Romani: chiusa definitivamente la vicenda di Centro Europa 7

La sentenza del Consiglio di Stato mette la parola fine al caso di Centro Europa 7. L’assegnazione della frequenza Canale 8 da parte del Ministero con provvedimento dell’11 dicembre 2008, frutto della ricanalizzazione della banda VHF per il passaggio al digitale terrestre, è stata ritenuta l’atto fondamentale e conclusivo di una vicenda che si trascina da dieci anni in quanto, tra l’altro, ottemperante della sentenza del Tar e del Consiglio di Stato stesso. Lo afferma in una nota Paolo Romani, sottosegretario del Ministero dello Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni.

Proprio in considerazione di ciò, il tribunale - continua la nota - ha riconosciuto un limitato risarcimento per un importo complessivo pari a euro 1.041.418,00 a fronte di una richiesta di euro 2.175.213.315,00 in ipotesi di attribuzione, benché tardiva, delle frequenze (e nella maggiore somma di euro 3.500.000.000,00 in caso di accertata impossibilità di assegnazione delle frequenze).

Il Consiglio di Stato ha, quindi, stabilito inequivocabilmente che la ricanalizzazione europea che ha consentito di ricavare il Canale 8, immediatamente recepita da questa Amministrazione con la modifica al piano di ripartizione, era un atto dovuto – afferma ancora - dopo la conferenza di Ginevra del 2006. Ciò significa che il precedente Governo avrebbe a tal fine potuto attivarsi e non lo ha fatto. Un comportamento che ha inciso anche in sede di liquidazione del danno.

I giudici hanno fatto un’indagine a ritroso collocando il problema di Europa 7 nel bando del 1999 per l’assegnazione delle frequenze e usano parole molto severe sull’operato del governo di allora parlando di “bando azzardato”, di “sottovalutazione dei problemi tecnici”, di mancanza di un censimento delle frequenze. E sottolineano che Europa 7, vista la situazione, aveva altre possibilità per sviluppare la rete (ricorso al trading delle frequenze, utilizzazione dell’altrui capacità trasmissiva o la partecipazione alla gara del 2007).

In tutti i casi – conclude la nota - il Consiglio ha ritenuto, anche ai fini risarcitori, soddisfatto l’interesse primario di Centro Europa 7 con l’assegnazione delle frequenze.

IVA AL 20% SULLA PAY TV: MEDIASET PREMIUM NON SCARICA GLI AUMENTI SUI CLIENTI

IVA AL 20% SULLA PAY TV:
MEDIASET PREMIUM NON SCARICA GLI AUMENTI SUI CLIENTI

Mediaset Premium ha deciso di farsi carico interamente degli effetti del nuovo regime fiscale applicato dal 1° gennaio 2009 a tutto il settore della tv a pagamento.

Ieri infatti il Parlamento ha confermato in modo definitivo le misure anticrisi destinate a reperire nuove risorse indirizzate alle politiche sociali. E le previsioni stimano per il 2009 un gettito supplementare di circa 200 milioni di euro proveniente dall'aumento dell'Iva per la pay tv dal 10% al 20%.

Pur rammaricandosi per la scelta governativa di allineare l'aliquota al livello più alto (onerosa soprattutto per chi, come noi, è ancora in fase di start-up), Mediaset, visto il momento economico, accoglie il provvedimento con senso di responsabilità e senza strepiti fuori luogo.

E proprio considerando la crisi generale, Mediaset giudica inopportuno far pagare ai propri clienti la crescita dell'Iva. Vorrebbe dire scaricare sui nostri clienti/telespettatori un costo che non riconoscerebbe la fiducia che ci hanno accordato e che ha decretato il successo di Mediaset Premium. Fiducia che ora spetta a noi ricambiare.

Pertanto informiamo che i nostri listini della pay tv rimarranno inalterati.

Spain - €75 million to fund DSO projects

The Ministry of Industry, Tourism and Commerce will allocate €75 million to digital switchover as part of its Plan Avanza2. Funding will be used in 18 regions and cities to help prepare viewers for analogue switch-off.

Planned activities include the extension of DTT coverage, provision of local information, and the preparation of contigency plans.

In addition, the government has allocated an additional €8.25 million to extend DTT coverage in those areas where analogue switch-off will take place in June.

Source: Rapid TV News

La transizione al digitale

AA.VV.
Fondazione Ugo Bordoni
Gennaio 2009

Questo dossier ospita, ed ospiterà in costante aggiornamento, contributi legati al processo in atto di transizione al digitale del sistema televisivo nazionale.

Attualmente sono disponibili i seguenti contenuti che documentano l'attività svolta in Sardegna:

Seminario interno di lavoro
Il passaggio al digitale: il caso Sardegna
Task force per il digitale terrestre

Quaderno di Telèma (in Media 2000, n. 261, XXVI - 9 - Novembre 2008)
Passaggio al digitale: il modello sardegna

Quaderno di Telèma (in Media 2000, n. 262, XXVI - 10 - Dicembre 2008/Gennaio 2009)
Tv digitale terrestre in sardegna: ecco i primi bilanci

Fernando Lucidi
Switch off Sardinia 2008. Behind the scenes
Fondazione Ugo Bordoni

Il calendario delle transizioni per il 2009 prevede:

15 Febbraio: switch over RaiDue e Retequattro Provincia Autonoma Trento

20 Maggio: switch over RaiDue e Retequattro Province Torino e Cuneo

06 Giugno: switch over RaiDue e Retequattro Roma e provincia

10 Settembre: switch over RaiDue e Retequattro Campania

14-23 Settembre: switch off Valle d'Aosta

24 Settembre -
09 Ottobre: switch off Piemonte Occidentale

Ottobre: switch off Province Autonome Trento e Bolzano

16-30 Novembre: switch off Lazio (con esclusione di Viterbo e provincia)

01-16 Dicembre: switch off Campania

87th MPEG Meeting

01 Febbraio 2009 - 06 Febbraio 2009
Lausanne - Switzerland
EPFL, Ecole Polytechnique Federale de Lausanne


DTT: USA, BOCCIATA PROPOSTA SU SLITTAMENTO SWITCH OFF

(ASCA-CORRIERE COM) - Roma, 30 gen - La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha respinto il progetto di legge che avrebbe ritardato di quattro mesi, ovvero fino al prossimo giugno, il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale. La sconfitta rappresenta una prima battuta d'arresto per la nuova presidenza Obama e per i democratici che avevano fatto dello slittamento di data un cavallo di battaglia della campagna elettorale, denunciando l'alto prezzo dei decoder digitali (tra i 40 e i 70 dollari) e l'insufficienza dei fondi destinati a sostenere le famiglie in difficolta' nell'acquisto delle nuove apparecchiature (1020 milioni di euro). Motivazione che, pero' non sono bastate a convincere la Camera dei Rappresentanti. Allo stato delle cose lo switch off analogico ci sara' il prossimo 17 febbraio cosi' come stabilito dall'amministrazione Bush.

DTT IN EUROPA: L'ARREMBAGGIO DEI NEWCOMER NEI PAESI PIU' AVANZATI

(ASCA-CORRIERE COM.) - Roma, 31 gen - Sul mercato della tv digitale terrestre europea gli operatori ''nuovi entranti'' (quelli cioe' non presenti su piattaforma analogica) sono attivi con 36 canali televisivi, pari al 35% dell'offerta complessiva disponibile su piattaforma Dtt. E' quanto emerge dal terzo rapporto sulla televisione digitale terrestre stilato da Dgtvi che ha preso in esame Italia, Regno Unito, Spagna e Francia. In valori assoluti il numero dei canali offerto dai newcomer e' maggiore nel Regno Unito, dove si contano 17 reti di broadcaster ''nuovi'' alla diffusione del digitale terrestre; al secondo posto c'e' l'Italia con 9 canali (circa 1/3 dell'intera offerta Dtt), seguita da Francia (6 canali) e Spagna (4 canali).

Per quanto riguarda la tipologia di contenuti, Dgtvi rileva che, sul totale dei 4 Paesi, ci sono 9 canali di intrattenimento (minigeneralisti e di fiction), pari a 1/4 dell'offerta newcomer; seguono i canali di informazione (6) e quelli di current affairs e televendite (5). Meno sviluppata, invece, e' l'offerta specializzata e tematica con 3 canali dedicati a sport e musica e 2 ai bambini.

Nel dettaglio dei singoli mercati, l'offerta si caratterizza cosi': ITALIA. Su 9 canali newcomer (pari al 40% di capacita' trasmissiva) l'unico ad essere presente con piu' di un canale e' Dfree, cui fanno capo SportItalia e SportItalia 24. Gli altri editori nuovi entranti operano su un canale a testa. La Fondazione Comunicazione e Cultura della Cei trasmette Sat12000 (il canale e' fruibili anche via satellite); Class Editori, attivo nella stampa e nella radiofonia, opera con Class News; l'editore indipendente Sitcom, ha al suo attivo Facile Tv, canale tendenzialmente minigeneralista. Da segnalare anche poi la presenza di Anica Flash con Coming Soon, mentre il Gruppo Espresso trasmette Repubblica Tv, un canale di news e approfondimenti. Nei prossimi mesi nuovi editori sono pronti a fare il proprio ingresso su Dtt in virtu' della gara per l'assegnazione del 40% della capacita' trasmissiva dei multipelx di Rai, Mediaset e Telecom Italia Media.

REGNO UNITO. Attualmente si contano 12 nuovi operatori presenti su Freeview. Tra questi spiccano BskyB che trasmette 3 canali Tv gratuiti (SkyNews, Sky Sport News e il canale di intrattenimento Sky Three). Seguono per diversificazione dell'offerta UkTv, il principale operatore britannico di canali specializzati come UkTv History e Dave, e Virgin Media Tv (divisione ''content'' della quadruple player Virgin Media: telefonia, Internet e pay tv via cavo coassiale). Da segnalare anche Mtv Networks Europe che e' presente su Freeview con Tmf, Liberty Factory.

FRANCIA. Pur non potendo contare su un numero di canali pari a quello inglese, il fenomeno francese appare interessante per l'ingresso degli editori media, come dimostra l'esperienza del canale per bambini Gulli, la cui partecipazione di maggioranza (il 66%) fa capo allo storico gruppo editoriale Lagarde're che opera su diversi mercati dei media (tv/audiovisivo e libri). Ancora Lagarde're controlla Virgin 17, canale specializzato in video e programmi musicali. Stesso discordo per Bis Tv, Nt1 e Tmc, specializzati nell'intrattenimento e controllati da AB Groupe, uno dei principali produttori indipendenti francesi.

Presente anche Bollore', editore di carta stampata, che ha fatto il suo ingresso sul Dtt con il minigeneralista Direct 8.

SPAGNA. Qui, formalmente sono due i newcomers. Si tratta di Sociedad Gestora Net Tv e Veo Television. Ma nella realta' la lista si allunga se si considerano Sony Pictures Tv International, Walt Disney e Grupo Intereconomia che hanno stipulato accordo con i due nuovi entranti. Net Tv, ad esempio, e' una societa' che vanta un azionariato composto da Intereconomia e Walt Disney Iberia e che trasmette Intereconomia.tv e Disney Channel. Veo Television, invece, trasmette Sony Video en Veo, frutto di un' accordo con la Sony Pictures Tv
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Digitale terrestre, prime sconfitte

Un dubbio, un forte dubbio, sta serpeggiando fra gli operatori del settore: a Mediaset qualcuno non ci dorme la notte; in Rai dicono che non è colpa loro, che se non ci fosse stata di mezzo l'imposizione dell'Unione europea…; al ministero rassicurano, non potendo fare altro. Il dubbio nasce dal fatto che, dopo infiniti rimandi, il digitale terrestre incontra più difficoltà del previsto e che, alla fine, rischia di rivelarsi per quello che è: una tecnologia obsoleta, costosa, limitata. Quello che l'ex ministro Gasparri presentava come il Paradiso terrestre delle comunicazioni pare ogni giorno di più un inferno. La messa in opera del Dtt è in sofferenza, come testimonia la Sardegna, dopo lo switch off di ottobre, lo spegnimento della tradizionale tv analogica e il passaggio coatto alla nuova tecnologia. In molte zone ci sono seri problemi di ricezione: non si vede ancora il nuovo ma non si vede più neanche il vecchio. Della nuova situazione ha approfittato Sky, aumentando il normale trend dei propri abbonamenti sull'isola. Che il passaggio da una tecnologia di vecchio tipo a una nuova comportasse una serie di problemi lo si sapeva, succede in tutti i campi. C'è molta confusione sui decoder (quelli comprati a minor prezzo non danno garanzie di affidabilità, alcuni non hanno nemmeno gli standard europei e quindi non riescono a captare le frequenze Vhf, su cui trasmette la Rai), la sintonizzazione dei canali non è impresa facile, molte antenne vanno sostituite o ripuntate e comunque liberate dei vecchi filtri. Nei centri urbani i risultati cominciano a dare i loro frutti e dove prima si vedevano 20 o 25 canali adesso se ne possono vedere 80, con una migliore qualità dell'immagine. Ma i veri problemi di fondo sono altri, due in particolare. La tecnologia del Dtt è una tecnologia pesante, ha bisogno di molti trasmettitori, più potenti e più capaci dei mille e mille vecchi tralicci con cui, in cinquant'anni di storia, la Rai è riuscita a «illuminare» l'intero Paese.

È vero, come sostiene qualcuno, che anche altri Paesi europei hanno avuto problemi nel passaggio dall'analogico al digitale ma nessun Paese europeo ha la struttura orografica dell'Italia. C'è tutto un fiorire di aneddoti e di leggende sulla straordinaria bravura dei tecnici Rai nel portare il segnale nelle più sperdute e inaccessibili zone delle valli alpine e della dorsale appenninica. Adesso il problema si ripropone, più grande ancora. Come dimostra appunto il caso dell'esperimento Sardegna. E quando, fra poco, toccherà alla Valle d'Aosta, al Piemonte, al Trentino, alla Campania cosa succederà? A fronte di questi intoppi, per altro prevedibili, c'è da registrare un'aggiunta importante: per mantenere attivi i trasmettitori ci vuole un enorme impiego di energia in un paese dove l'energia si compra a caro prezzo. Se si spegnessero tutti i trasmettitori si potrebbe tranquillamente alimentare una città, contribuendo a diminuire l'inquinamento elettromagnetico. Senza contare, al contrario, che il segnale via satellite ha bisogno di minore energia. Il secondo grande problema è questo: il Dtt è la conseguente evoluzione del segnale analogico; si pensava quindi, ragionevolmente, che il passaggio fosse più naturale, meno traumatico, specie in regioni pianeggianti. Con un semplice decoder l'utente trasforma il vecchio televisore in una macchina delle meraviglie. Il che è vero, ma solo in parte. Senza entrare troppo nello specifico, il Dtt è una tecnologia limitata, perché riesce a fornire un numero alto ma pur sempre contenuto di frequenze. Un esempio: in questo momento va in onda il Grande Fratello, un programma la cui caratteristica principale è che le telecamere nella casa romana sono accese 24 ore su 24. Su Sky c'è un canale apposito (Sky Show, 116) per vivere in diretta questa discussa esperienza. Il Dtt ne propone addirittura due, di canali: Extra1- Premium ed Extra 2-Premium. Il Dtt è più ricco del satellite? No, per niente. Su Sky Show c'è un tasto verde con cui si possono scegliere, senza cambiare canale, ben quattro inquadrature differenti, con i rispettivi sonori. Il Dtt, per fornire due inquadrature differenti, deve impiegare non uno ma due canali. Il Grande Fratello può apparire un esempio poco significativo («E chissenefrega di vedere il GF!») ma se noi ragioniamo sul futuro della tv le cose si complicano non poco. La tendenza in tutto il mondo, a partire dagli Stati Uniti, è quella di offrire anche programmi in Alta Definizione. Che è uno strabiliante modo di vedere la tv in grado di cambiare radicalmente le nostre abitudini, non solo per lo sport o per il cinema.

Ma se, per ipotesi, si cercasse di portare l'HD sul Dtt i canali si ridurrebbero drasticamente, perché l'Alta Definizione occupa molto spazio. E poi non si era detto che l'etere bisognava riservarlo alla telefonia? L'Italia non è un paese cablato come gli Stati Uniti, o lo è solo parzialmente. A New York, con circa cento dollari al mese, ci si può collegare al cavo ed avere, contemporaneamente, i servizi televisivi (un'infinità di canali, a secondo del tipo di abbonamento) e quelli telefonici, compreso Internet. L'ideale per l'Italia sarebbe l'introduzione del WiFi, per poter usufruire dei vantaggi della Rete in ogni situazione, per facilitare l'integrazione fra televisore, pc e palmare. O la banda larga via satellite. C'è infine un problema di investimenti: impiantare il Dtt terrestre costa. Bisogna comprare nuove frequenze, bisogna alimentare i trasmettitori, bisogna programmare nuovi decoder interattivi, bisogna… ma in Rai non c'è una lira. Non a caso lo sviluppo del Dtt è asimmetrico, sia dal punto di vista tecnologico che da quello della programmazione. A parte il piccolo miracolo di Rai4, Mediaset è molto più avanti, è come se, paradossalmente, si dovesse tirare dietro il suo competitor (o presunto tale, visto che nel frattempo il posto è stato occupato da Sky). Mediaset sul Dtt ha tre ottimi canali (Mya, Joy e Steel) ma fatica a dare loro la visibilità che meritano. Quanto tempo ci vorrà ancora perché questi tre canali entrino nelle nostre abitudini visive? Per questo, l'invito a pranzo di Fiorello da parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi va letto in maniera meno folcloristica di come è stato fatto. Per questo, Mediaset sta pensando di coinvolgere la Rai in una nuova avventura satellitare, Tivù Sat (48% Mediaset, 48% Rai, 4% La7). Eutelsat ha già pronto un satellite con nuovi trasponder, non bisognerà nemmeno spostare la parabola di Sky. A quel punto che fine farà il «vecchio» e costoso digitale terrestre?

Corriere.it


giovedì 29 gennaio 2009

Digitale terrestre, il decoder diventa invisibile

Televisione digitale: lo switch-off incombe e a meno che non si voglia acquistare un bel flat-tv nuovo, necessariamente con modulo Cam per la pay-tv, occorre dotarsi di un decoder. Anzi più di uno, perché c'è il televisore in cucina, quello che poi è mediamente il più usato, quello della camera da letto, che magari dovrebbe stare spento e il Dvd/Hd Recorder. Tutti questi apparecchi vanno aggiornati per renderli in grado di ricevere le trasmissioni numeriche.

Va detto che il passaggio al digitale è una buona idea fin da ora: più canali, più qualità e più interattività. Certo che montare un decoder Dtt, soprattutto su un televisore secondario, è una bella seccatura: ingombra, e magari non c'è spazio.
La soluzione si chiama Telesystem Ts6000 Stealth. Come il nome lascia intendere è dispositivo «invisibile»: in pratica è un piccolo modulo che fa corpo unico con la presa scart. Basta inserirlo, attaccare l'antenna e il gioco è fatto e ci si può dimenticare di lui. Inoltre, è snodato per adattarsi facilmente al televisore.
È uno zapper: serve soltanto per ricevere i canali in chiaro che poi sono quelli che solitamente si guardano in un tv secondario come quello della cucina.

Humax offre un prodotto simile, il Dtt-Nano che costa circa 100 euro, cioè tre volte di più del semplice ed efficace Telesystem. Lo Humax dal canto suo è interattivo Mhp, legge le smartcard per la pay-tv, ma non ci pare che questa sia una funzione indispensabile per un apparecchio con questa destinazione d'uso e poi inserire una tessera in un decoder nascosto dietro lo schienale della tv non ci pare molto comodo. Tuttavia lo Humax è l'ideale per lavorare in tandem con un televisore posto in salotto: meno fili e meno disordine.

Lo Stealth invece è una soluzione economica per l'upgrade di ogni televisore e nonostante il prezzo basso offre un softwa
re semplice, intuitivo e il passaggio da un canale all'altro è sorprendentemente veloce.

SOLE 24 ORE

La lenta rivoluzione del WiMax ora gioca la carta del low-cost

DAL 2 FEBBRAIO scende in campo il peso massimo del WiMax, tecnologia banda larga senza fili dalle molte promesse: l'operatore Aria (ex Ariadsl), con offerte a partire da 15 euro al mese, quindi molto aggressive. "Adesso il canone è ancora più economico: 10 euro al mese, in promozione per i primi tre mesi, ma credo che lo lasceremo così definitivamente", dice a Repubblica.it Mario Citelli, amministratore delegato di Aria.

Il suo arrivo è una svolta, nel panorama WiMax, perché è il solo operatore a essersi aggiudicato licenze per una copertura nazionale. Comincia dalla terra natia dell'Umbria, però, su 21 comuni. "Siamo un po' in ritardo sulla copertura, ma nemmeno troppo- dice Citelli. Già a febbraio copriremo qualche comune anche in Puglia, Toscana, Lombardia e Veneto. Dipende da quanto presto riusciremo a ottenere i permessi, per le antenne, dalle amministrazioni comunali".

A vedere le offerte, il WiMax si conferma una tecnologia dal doppio volto. Non solo serve contro il digital divide, per gli utenti non raggiunti dall'Adsl; ma è anche un'avversaria di quest'ultima e può essere una scelta interessante soprattutto per chi vuole abbandonare la linea telefonica tradizionale di Telecom Italia. E fare tutto, banda larga e telefonate, attraverso il wireless. L'offerta a 15 (o 10) euro al mese è più economica dell'Adsl di livello base, ma è più lenta (4 Megabit contro 7 Megabit al secondo). C'è poi un'offerta a 7 Megabit e a 20 euro al mese, per le famiglie, e una per le aziende (a 30 euro al mese), con banda garantita.

Per telefonare si può usare il servizio VoIP di una qualsiasi azienda (anche Skype). Da aprile, Aria avrà una propria offerta VoIP inclusa nel canone. Questa possibilità c'è già nel listino di Linkem, il primo operatore a lanciare il WiMax: "Per ora siamo a Brescia e a Bari, su una quarantina di comuni, e abbiamo circa mille utenti. Tra 15 giorni partiremo a Crotone, a fine febbraio in provincia di Latina, poi a Bergamo e a Verona", anticipa a Repubblica.it Davide Rota, amministratore delegato di Linkem. Le offerte partono da 20 euro al mese.

Idem per Freemax, altro operatore WiMax già partito, in Toscana, a Livorno, Pistoia, Camaiore, Piombino e Massarosa. Le offerte vanno da 19,89 euro al mese in su. Chiude il cerchio, di quelli che sono già partiti, Comeser, in provincia di Parma. Utilizza la rete di Retelit. Altre offerte fioccheranno nel corso dell'anno. Al varco c'è anche Telecom Italia, che da marzo userà il WiMax laddove non riesce a portare l'Adsl.

Questa rivoluzione annunciata sta procedendo quindi a passi più lenti del previsto: i comuni vengono coperti con il contagocce. Gli operatori devono fare i conti con i permessi delle amministrazioni comunali e con le aspettative di ritorno economico: non possono mettere antenne laddove sono pochi gli utenti interessati. Il punto è che gli spazi di mercato sono limitati: ormai solo il 2 per cento circa della popolazione non è coperto da Adsl e lo scontro è anche con altre tecnologie banda larga, come quella su rete mobile o l'Hiperlan (connessioni dette "pre-WiMax"), che ora hanno una copertura estesa su migliaia di comuni, con operatori come Ngi, Aemcom, la stessa Linkem, Multilink e altri. Ecco perché gli operatori WiMax hanno scelto la carta della banda low cost, per gareggiare in quest'arena affollata. Adesso la sfida sarà soddisfare le attese degli investitori.

SOLE 24 ORE

Sky-Mediaset, nuovo duopolio della tv digitale

La guerra scoppiata lo scorso dicembre tra Mediaset e Sky ha messo a nudo tre problemi tutti italiani nel settore delle telecomunicazioni: il conflitto di interessi del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, molto “vicino”, per usare una formula soft, a Mediaset; i monopoli nati e cresciuti nel settore televisivo privato senza interventi legislativi che garantissero una reale concorrenza a più soggetti; il lento declino della Rai, la Tv di Stato finanziata dal canone. Tutto questo a soli tre anni dal 12/12/2012: la notte del passaggio al “tutto digitale” e dell'abbandono delle vecchie frequenze televisive analogiche.
Dopo 58 anni di storia - le prime trasmissioni Tv della Rai sono del 1954 - cambierà tutto e c'è l'incognita di come si muoverà il mercato degli investimenti pubblicitari, vero combustibile del settore. Ecco perché i vecchi amici Silvio Berlusconi e Rupert Murdoch sono ai ferri corti: hanno scoperto di essere rivali. Chi comanderà nel futuro assetto televisivo italiano? Semplice, chi riuscirà a trovare il giusto compromesso tra le entrate degli abbonamenti e gli investimenti pubblicitari. La torta è grande, ma non grandissima. Ecco perché, negli ultimi tempi, erano arrivati segnali di una ripresa dei rapporti tra Mediaset e Sky: dall'ingresso di Fininvest nella pay-tv tedesca Premiere al lancio, dal primo dicembre scorso, di Mediaset Plus nel pacchetto base degli abbonamenti di Sky. La tassazione extra sui proventi del porno e la stangata dell'Iva, non più agevolata, decisa dal Governo, hanno congelato la tregua tra i due operatori. Chi ci rimette da questa situazione? Forse la Rai, che sembra quella con meno soldi in mano, per rimanere nella metafora del Monopoli. Controllata dalla politica, dove regna il rebus mai risolto del conflitto di interessi berlusconiano, si dovrà accontentare di un declino inevitabile.

Il miraggio dei 5 milioni di clienti
Perché Rupert e James Murdoch se la sono presa tanto per un 10% di rincaro dell'Iva e per la tassa extra sul porno? Gli analisti hanno fatto notare a News Corp. come il ritmo di crescita degli abbonati nel 2008 di Sky Italia sia decisamente rallentato e, probabilmente, i 5 milioni di clienti resteranno un miraggio. La crisi economica promette un cospicuo numero di disdette nel 2009 e gli studi di settore segnalano la penetrazione del satellite in Italia vicino al livello di saturazione. Ovviamente aumentare, se sarà così, il prezzo degli abbonamenti per l'incremento dell'Iva non sarà una mossa molto gradita ai clienti. Il clan dei Murdoch è infastidito dalla strategia molto aggressiva di Mediaset, che nel corso del 2008 ha attuato con l'offerta Digitale terrestre di Mediaset Premium. In Italia ci sono oltre 2 milioni 700 mila tesserine per la pay-tv del Biscione, con un incremento di quasi un milione e mezzo di famiglie negli ultimi 12 mesi.

La crescita di Mediaset
Una piccola Sky, insomma, meno costosa e che nel 2008 porterà nelle casse Mediaset circa 400 milioni, contro i 226 del 2007 e i 108 del 2006. Ma soprattutto una piccola Sky offerta in pay-per-view: modalità d'acquisto con IVA già al 20% e quindi indifferente alle dispute di dicembre. A pagare dazio in casa Mediaset è solo l'offerta easy pay: un abbonamento light da tre a massimo dodici mesi. Gli uomini di Murdoch risultano molto infastiditi anche dai rumor che vogliono Mediaset nelle vesti di “spia” presso le istituzioni europee a Bruxelles. La lettera di segnalazione della disparità di trattamento dell'Iva nel settore degli abbonamenti alla Tv a pagamento è arrivata in forma “anonima”, ma con molti sospetti che il mittente fosse localizzato a Cologno Monzese, sede di Mediaset. A parti invertite, cioè con Mediaset a godere di un “favore” a danno di Sky, siamo sicuri che la segnalazione sarebbe arrivata da parte degli uomini di Murdoch. Forse aiutati dal tam-tam politico sull'ennesima anomalia di un conflitto di interessi sempre più radicato nel settore da parte di Silvio Berlusconi. Ma più che una guerra, quella dell'Iva è ancora una piccola battaglia in vista di quella che nel 2012, data dello switch off dall'analogico al digitale, vedrà Dtt contro satellite, Mediaset contro Sky. Una guerra inevitabile, che la torta dei ricavi Tv del 2007 aveva già fatto intuire.

Meglio non abbassare la guardia
Perché Sky si lamenta, allora? I dati indicano che sarà leader nel settore tv nei prossimi anni: gli uomini di Murdoch, però, hanno capito che abbassare la guardia non conviene, anche se gli analisti prospettano un futuro di sicuro successo. Lo indicano studi pubblicati da ITMedia Consulting pubblicati nel secondo rapporto “2008-2010: il sorpasso di Sky”. A fine 2008 il mercato televisivo italiano ha raggiunto il valore di 8,7 miliardi di euro. Con una crescita superiore al 5% annuo varrà, a fine 2010, 9,6 miliardi. A trainare la crescita sarà la televisione a pagamento, favorita dalla sempre maggiore concorrenza tra piattaforme. In termini di risorse continuerà a prevalere la pubblicità, pur crescendo meno rispetto alla pay-tv. La pubblicità è destinata a divenire la risorsa prevalente della televisione digitale terrestre, forte di un'offerta che sarà sempre più in chiaro, il satellite continuerà a sostenersi prevalentemente con gli abbonamenti alla pay-tv. Sky diventerà, nei calcoli degli esperti, il primo operatore nazionale, spartendosi la torta televisiva con Mediaset e Rai, mentre resterà poco spazio agli altri operatori. Mediaset continuerà a essere leader della raccolta pubblicitaria, pur perdendo alcuni punti percentuali, mentre Sky sarà leader nel campo della pay-tv, ma ridurrà la propria quota di mercato.

Rai in crisi
Nel 2010 la torta televisiva sarà così spartita: Sky Italia sarà il principale attore televisivo con il 32% di quota di mercato, seguiranno Mediaset e Rai con quote di mercato del 31% ciascuno. Nei prossimi tre anni ITMedia Consulting prevede per Mediaset una crescita annua del 3%, dovuta principalmente ai maggiori introiti da pay-per-view e ai nuovi pacchetti a pagamento proposti a partire dai mesi scorsi. Questa crescita compenserà in parte lo stagnante andamento della pubblicità, che continuerà comunque a essere la principale fonte di entrate. In altre parole, crescerà la componente pay, ma non raggiungerà il 10% del totale delle risorse Mediaset. Rai sarà l'operatore meno favorito nel mercato televisivo dei prossimi anni. La Tv pubblica, infatti, subirà variazioni minime in termini di ricavi, di poco superiori all'1%: la crescita sarà limitata sia dal punto di vista del canone che della raccolta pubblicitaria. La situazione stagnante è dovuta al fatto che non si prevede l'ingresso nel mercato della pay-tv, cioè nel mercato delle risorse che presentano il tasso di crescita maggiore.

Chi pareggia gode: ecco il nuovo duopolio
In conclusione si può ipotizzare che il passaggio dall'analogico al digitale sarà anche il passaggio dal duopolio Rai-Mediaset a quello Sky-Mediaset. Gli introiti delle Tv digitali arriveranno dalla pubblicità e dall'abbonamento. Visto che Sky godeva di un'antica agevolazione sull'Iva, il Governo ha deciso di riallineare i concorrenti al nastro di partenza. Uno dei due contendenti è Mediaset. Per questo motivo torna sempre d'attualità la vecchia polemica del conflitto di interessi del premier Silvio Berlusconi, nella sua doppia veste di capo del Governo e riferimento storico e istituzionale della prima azienda televisiva privata in Italia. Così ogni decisione ha una doppia interpretazione che alimenta le due fazioni: chi è pro e chi contro. È strano notare che nessuno si lamenti delle future difficoltà denunciate dai dirigenti Rai, a corto di fondi se il canone non sarà alzato dal Governo.

Poche possibilità per la Tv di Stato
La Tv di Stato difficilmente troverà forze economiche per essere competitiva sul digitale senza un adeguamento verso l'alto dell'abbonamento annuale che paga l'Iva alla fantastica aliquota del 4%. Per vedere Sky e Mediaset bisogna pagare il canone Rai, che è una tassa di possesso per il solo fatto di avere un televisore in casa. Ma ironia della sorte, del mercato e della politica la Tv di Stato avrà l'offerta meno competitiva nel futuro assetto digitale. Privatizzarla? Dopo il 2012 è ormai inutile. Si rischia di far entrare un terzo operatore in un mercato già spartito tra Mediaset e Sky con il rischio che i due broadcaster possano mettere le mani a sulla carcassa di una futura Rai privatizzata. Allora avanti così: il pareggio fa sempre comodo a chi si sfida per il primato. Lo hanno insegnato le tante telecronache sportive, viste proprio sulla pay-tv.

Marco Scurati - EUROSAT

mercoledì 28 gennaio 2009

Dtt: Vda stanzia 1, 2 mln euro per passaggio a tv digitale

Lo switch off previsto tra il 14 e il 23 settembre prossimi (ANSA) - AOSTA, 28 GEN - Per agevolare i valdostani nel passaggio dal sistema televisivo analogico al digitale terrestre la Valle d'Aosta ha previsto un investimento di 1,2 mln di euro. L'obiettivo e' fornire ''azioni di assistenza diretta presso le abitazioni degli utenti in regola con il pagamento del canone Rai''. Lo ha comunicato, in apertura dei lavori del Consiglio Valle, il presidente della Regione, Augusto Rollandin, ribadendo che e' previsto per il 14-23 settembre 2009 lo switch off sull'intero territorio della Valle d'Aosta, secondo un Master Plan definito dal Ministero che riportera' nel dettaglio le azioni previste, i tempi e le nuove frequenze che saranno utilizzate. Lo slittamento (da giugno a settembre), ha sottolineato Rollandin, e' dovuto al fatto che il Ministero ha adeguato l'iter dello switch off per la Valle d'Aosta a quello del Piemonte, per evitare 'interferenze'. Il Piemonte, che ha solo di recente voluto inserirsi nel progetto digitale terrestre, infatti, partira' dal 24 settembre. (ANSA).

lunedì 26 gennaio 2009

La storia riservata e grottesca della nascita della TV


In Piemonte e a Torino il primo canale tv della Rai è diffuso sulla frequenza di 87.80 Mhz, il cosiddetto “Canale C” cosa davvero insolita poiché la Commissione Mondiale delle ripartizioni Radiofoniche ha destinato tale spazio dell'etere ai “radiotelefoni di Stato”. Perché dunque tale irregolarità? E' questa una storia interessante che si allaccia direttamente alla nascita della nostra televisione. Torino è in una posizione geografica particolare, si trova al centro della corona di montagne che dall'Appennino ligure, attraverso le catene del Monviso, Montebianco, Cervino e Monte Rosa, e si prolunga per tutta la parte settentrionale della Penisola. Alle spalle di Torino vi è l'Eremo, un'altura di quasi 800 metri che domina non solo tutto il Piemonte, ma buona parte della Lombardia. Il panorama è suggestivo. Nei giorni di vento, oltre la ghirlanda delle montagne più alte d'Europa, si vedono Milano, Pavia, e persino il famoso campanile di Cremona. Nel 1400 sulla cima di quest'altura i camaldolesi avevano il loro Eremo. Il chiostro dei frati non esiste più, ma il nome è rimasto. Ed è qui che già nel 1924 l'Uri, poi Eiar, piantò le proprie antenne per la trasmissione in onde medie sui 657 Khz. Fu un lavoro difficile, perché - non avendo un ponte radio - fu necessario collegare con un cavo apposito il trasmettitore dell'Eremo con la sede dell'ente che si trovava in città, a pochi passi dal ponte sul Po, in piazza Vittorio Emanuele: 12 km di filo. Nel 1945 la sommità dell'Eremo fu occupata da un manipolo di paracadutisti dell'Esercito americano. Con l'aiuto di un gruppo di partigiani, costoro installarono una serie di apparecchiature per collegarsi in onde corte con la base aerea di Cotismore in Inghilterra, e di Tolone in Francia. La postazione aveva un altro compito, guidare i velivoli da bombardamento durante le incursioni e indicare gli obiettivi da distruggere. Per fare questo gli americani si servirono di un trasmettitore operante a modulazione di frequenza, su 87.80 mhz, lunghezza d'onda allora assolutamente non comune, ignorata completamente dai tedeschi. I nazisti avevano occupato buona parte degli stabilimenti Fiat di Torino (Lingotto, Teksid, Materiale Ferroviario, Grandi Motori), decisi a distruggerli con la loro ritirata. Sempre qui, all'Eremo, il 25 aprile 1945 alle 19.00 fu captata la famosa frase “Aldo dice 26 per uno”, con la quale gli Alleati ordinavano alle brigate partigiane di convergere tutte insieme su Torino il giorno dopo, 26 aprile. Lo scontro fu sanguinoso. Furono notevoli le perdite da entrambi i fronti, ma il Primo Maggio la città fu totalmente liberata. Ci furono manifestazioni, sfilate, e varie cerimonie di vittoria e nei giorni successivi i militari passarono i compiti di legalità ai nuovi ordinamenti cittadini. Il famoso trasmettitore dell'Eremo rimase lassù. Era composto di diversi cassoni. Inamovibili, poiché all'interno c'erano trasformatori molto voluminosi e pesantissimi, tutto materiale che era stato catapultato dal cielo, e assemblato dagli esperti statunitensi. Che farne? Come portarlo via?



Da Ufficiale a Ufficiale la questione arrivò al Generale Alexander. “ Già, che ne facciamo?” “Ormai sono obsoleti… per caricarli occorrono gru semoventi… e poi come trasportarli? I camion li utilizziamo per le truppe.” Alexander aveva premura, non voleva far rimanere troppo a lungo le sue truppe a Torino, una città che era stata bombardata a tappeto dalla sua aviazione. “Alleati liberatori!” era stato scritto sui muri delle case pericolanti. La scritta propagandistica tuttavia non era accettata da tutti. Le incursioni avevano soppresso gli stabilimenti e il lavoro che questi assicuravano agli operai. Le bombe non avevano risparmiato chiese, ospedali, interi quartieri… e la popolazione covava un certo risentimento. Complessivamente la morte piovuta dal cielo aveva causato più di 15mila morti e 100mila feriti, la metà con gravi amputazioni! Ora, per chetare gli animi, le truppe americane regalavano pacchi di alimenti, vestiti, sigarette, cioccolata, zucchero e calze da donna… Donavano anche “Am Lire” moneta stampata alla svelta su carta da macellaio, ma non sempre il denaro riesce a cicatrizzare il dolore. Che fare quindi di quel trasmettitore diventato troppo ingombrante? Il Generale Alexander ebbe l'idea di donarlo alla Città di Torino, “per le sue tradizioni storiche, culturali e radiofoniche”. Fece pervenire una bella lettera al neo sindaco della città Roveda, suggerendo di leggere il documento ai cittadini. Nel documento il comandante delle truppe alleate sottolineava la generosità delle truppe di occupazione a stelle e strisce. Invitava poi a considerare tale donazione molto importante, perché, “con questi apparati tecnici, la voce di Torino Libera avrebbe solcato le strade dell'etere affrontando le iniziative che le moderne tecnologie avrebbero offerto ecc. ecc.”




Primo Carnera arriva Torino al campo volo della Fiat, alla sua sinistra il presidente Vittorio Valletta


Giovanni Roveda lesse la lettera. Tutti applaudirono, e poi si domandarono: che farne dell'apparato? Roveda decise di donarlo alla Fiat. “Terra, mare, cielo” può darsi che gli serva. E la donazione fu fatta con rito solenne, alla presenza di Primo Carnera, dell'Ambasciatore Dunn e dello scienziato Auguste Piccard. Qualcuno andò poi all'Eremo, vide il trasmettitore e si mise le mani nei capelli. A cosa sarebbe servito alla Fiat? “A nulla”, risposero da Mirafiori. La cosa fu riferita al presidente Vittorio Valletta e questi, deciso, chiamò il direttore dell'Eiar, Giovanni Viarengo e gli scaricò il dono. Viarengo convocò il capotecnico Mario Bollito, il ‘superradio' Ennio Marandino, il responsabile del personale Roasio e il direttore amministrativo Vasari. “Che fare della regalia? Ci serve, visto che l'Eiar trasmette in onde medie? A cosa destinarlo allora?” Bollito diede un suggerimento: utilizzare il trasmettitore non per la radiodiffusione, ma per la tv. Da qualche anno in via Montebello venivano compiute prove di trasmissione televisiva, ma solo via cavo. Quel trasmettitore poteva essere il “propeller” del segnale video. E così fu.





La prima telecamera per esterni della Rai manovrata dal tecnico Bollito



Per 4 anni rimase avvolto nel suo contenitore originale, poi (1951) iniziarono le prime trasmissioni sperimentali dalla pista sul ghiaccio di “Torino Esposizioni” al Valentino. Una sola telecamera, solo musica come audio, immagini rigorosamente in bianco e nero. Il “dono” americano fu esaltato da personaggi del cinema Usa che l'Usis (United States Information Service) faceva sostare nella città della tv, d'intesa con l'Associazione Commercianti. Per festeggiare il lascito americano giunsero da Filadelfia Frank Sinatra e Ava Gardner, 35 anni lui, 31 lei. Erano in luna di miele. Sinatra era anche cronista sportivo, e allora gli domandarono un parere sul trasmettitore, lui disse “good” o “God” (buono o oddio ?) non è certo, di fatto, rimasero ospiti della città per una ventina di giorni. La bella Ava andava pazza per la ‘bagna cauda', la fonduta, i tartufi. Ingrassò. Quando tornarono negli Usa, si separarono. Come padrino delle trasmissioni sperimentali arrivò anche Tyrone Power e Tarzan, ossia l'ercoluto Lex Baxter. La presenza di questi artisti attivò l'esposizione dei primi modelli dei televisori “Emerson” che troneggiavano nei negozi di radio, tutti sintonizzati sul canale “C”.

La faccenda andò avanti sino al 1962 quando a Roma giunse la voce inviperita del segretario particolare del Principe di Monaco, Ranieri. “Sua altezza è stufo di avere interferenze sul radiotelefono particolare di Stato. Egli desidera parlare senza Idrolitina, Pastorella, digestivo Antonetto, dentifricio Giviemme, o calze Omsa!”. I disturbi di frequenza divennero affare internazionale e da Ginevra, sede della “Commissione mondiale per le radiodiffusioni” giunse l'intimazione alla Rai di abbandonare immediatamente il canale “C”. Ma che fare nei confronti di tutti coloro che avevano acquistato un tv la cui sintonizzazione era ferma su questa frequenza? Fu a questo punto che il geniaccio italico trovò una “illecita ma valida” scappatoia: tutte le antenne che irradiavano il segnale tv (compresi i ripetitori sulle montagne del cuneese) furono orientate verso nord, in modo da oscurare lo spartiacque col confine monegasco. Fu una soluzione all'italiana che accontentò tutti, il principe Ranieri di Monaco e gli utenti piemontesi che non cambiarono apparecchio tv.

Fonte : Radiomarconi.com

Ito De Rolandis


Torino e Cuneo, slitta il digitale terrestre

Per il futuro della televisione in Piemonte bisognerà aspettare un paio di mesi in più. Slittano infatti le tappe del passaggio al digitale terrestre nelle province di Torino e Cuneo, che dovevano essere apripista in Piemonte: si sposta dal 21 aprile al 20 maggio la data dello switch over, che segna la dipartita verso il digitale terrestre di Raidue e Rete 4, mentre è rinviata da luglio alla finestra 24 settembre-9 ottobre la fase di switch off, che segnerà il passaggio al digitale terrestre di tutte le reti.

Se a spingere la task force regionale che si occupa della transizione a chiedere il rinvio della prima scadenza è stata l´opportunità di un allineamento delle date con la Valle d´Aosta, a far procrastinare la seconda data è stata la valutazione che il cambio mal si concilia con le serrande abbassate delle vacanze estive. Tanto più che la trasformazione sarà da grandi numeri: a ottobre, al termine del processo, spiega il coordinatore della task force Sergio Schiavi, saranno 850mila gli utenti coinvolti nelle due province e 170-180mila quelli che riceveranno un contributo per l´acquisto del decoder. Nel 2010, quando il digitale terrestre avrà preso piede in tutta la Regione, gli utenti arriveranno a quota 1 milione e 350mila. E sul passaggio è intenso il dibattito. Ieri Rifondazione ha depositato un ordine del giorno da discutere in consiglio regionale. Tra i temi caldi, la gestione della transizione in modo da non penalizzare le fasce deboli.

Intanto il Corecom, il comitato per le garanzie nelle comunicazioni, che è parte della task force per il passaggio al digitale terrestre, oltre alla sfida della transizione si trova quest´anno anche a fronteggiare le nuove responsabilità dell´assegnazione di nuove deleghe dall´Agcom, l´agenzia nazionale per le garanzie nelle comunicazioni: «La vigilanza in materia di esercizio dell´attività radiotelevisiva locale, la tenuta del registro degli operatori di comunicazione, la decisione - non solo più la conciliazione volontaria - sulle controversie tra operatori e utenti», snocciola il presidente di Corecom Massimo Negarville. A fronte di questi nuovi compiti, però, sottolinea il consiglio regionale, non sono sufficienti le risorse aggiuntive stanziate dal governo per il 2009, 263mila euro dagli 83mila precedenti, una cifra molto inferiore di quella, 823mila euro, trasferita dalla Regione.

Fonte Sole 24 Ore

domenica 25 gennaio 2009

Dtt: Valle d'Aosta, switch- off slitta a meta' settembre 2009

Sottosegretario Romani, 'cambiamenti condivisi con governatore' (ANSA) - AOSTA, 21 GEN - Cambia il calendario dello switch off, cioe' dello spegnimento definitivo della tv analogica nelle aree coinvolte nel 2009. In Valle d'Aosta, dove sono state gia' 'spente' Raidue e Retequattro, lo switch off e' stato posticipato da maggio al periodo compreso fra 14-23 settembre. I cambiamenti, ha sottolineato il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani, ''sono stati condivisi con tutti i governatori, di qualsiasi colore politico''. (ANSA).