venerdì 6 febbraio 2009

Octopus lancia la piattaforma globale per la TV mobile: il digitale terrestre assieme al DVB-H e al T-DMB

Novità in vista per la TV in mobilità. H3G ha investito molto sul DVB-H con il canale tematico “La3″ e la diffusione di specifici contenuti sia in modalità digitale che in streaming UMTS, mentre altri operatori del settore hanno fatto scelte diverse: ad esempio la Rai si è smarcata puntando sul DMB , mentre LG ha lanciato terminali DVB-T. Un quadro molto variegato in attesa della vera esplosione della TV mobile.

Per risolvere la questione con una piattaforma a 360° arriva la proposta di DiBcom con “Octopus”. Continua a leggere: Octopus lancia la piattaforma globale per la TV mobile: il digitale terrestre assieme al DVB-H e al T-DMB »

Banda larga per tutti: obiettivo Londra 2012. Nel Regno Unito l’UMTS dovrà coprire le zone rurali

Nel Regno Unito si corre per la banda larga per tutti.

Obiettivo 2012. Anno olimpico che coincide con i cinque cerchi ospiti a Londra. Non è quindi un caso la data che si è dato il governo britannico. Con una novità importante: l’utilizzo esplicito e consapevole della tecnologia UMTS per arrivare anche nelle zone meno accessibili. Tanto che i giornali di settore (vedasi a destra) mettono in risalto il fatto che gli operatori mobili dovranno coprire le zoni rurali.

Decisione semplice e decisa. Niente da interpretare e nessuna iniziativa privata, magari coordinata con gli enti locali come ha fatto Vodafone Italia per ridurre il Digital Divide. Stavolta è il Governo nazionale a dare la svolta decisiva.

Quello che colpisce (positivamente) è la consapevolezza dell’uso della tecnologia 3G in maniera coordinata per andare a servire, oltre alla fonia e i servizi VAS su cui molti gestori hanno puntato per i loro profitti, il servizio dati alla clientela finale.

Ofcom nella sua relazione ha fatto anche autocritica per la scelta della banda a 2100Mhz per i servizi di terza generazione quando invece l’aver puntato sulla frequenza a 900Mhz avrebbe fatto risparmiare nel complesso superiore al miliardo e mezzo di sterline.

Spagna: a Madrid banda larga a 100 mbps entro il 2016

ROMA - Entro il 2016 tutti i cittadini di Madrid avranno accesso a Internet con una velocita' di connessione di 100 megabit al secondo. L'obiettivo rientra in piano sulle infrastrutture Tlc messo a punto dalla capitale spagnola in partnership con gli operatori attivi nella citta'.

Per il periodo 2009-2016 stimati in 4 mld di euro gli investimenti per completare l'attuale rete a banda larga fissa e mobile. Dal 2012 al 2016 saranno investiti altri 600 mln l'anno per la FTTx.

RAI: PRECISAZIONI SU INIZIATIVE AZIENDALI

A proposito di ricostruzioni e analisi che – da qualche giorno – si susseguono su quotidiani e stampa, la Rai precisa che:

  1. la costituzione di una società con Mediaset e Telecom per sostenere con una piattaforma satellitare integrativa il passaggio al digitale terrestre è avvenuta nei mesi scorsi con la finalità di garantire piena visibilità dell’offerta gratuita agli utenti. Misure del genere sono state prese in altri Paesi, a cominciare dalla BBC nel Regno Unito;
  2. la recente comunicazione a Sky di disdetta del sistema di criptaggio Nds dei canali è stata fatta in ottemperanza a una specifica clausola contrattuale e in vista del negoziato con Sky degli accordi in scadenza alla fine di giugno.

Si tratta di atti normali nella vita dell’azienda che non possono in alcun modo essere interpretati a sostegno di fantasiose illazioni sulle future strategie della Rai.

Torino: Opportunità e problemi della TV Digitale Terrestre in Piemonte

Il Piemonte sarà tra le prime zone italiane a passare al digitale terrestre. Quali opportunità apre questa tecnologia per lo sviluppo di iniziative imprenditoriali nell'industria culturale e di nuovi sbocchi professionali?

Sono le domande alle quali cercherà di rispondere il convegno «La tv digitale terrestre in Piemonte. Opportunità e problemi», che si terrà lunedì 9 febbraio 2009, dalle ore 9 alle ore 18 presso la sala Giolitti del centro congressi Torino Incontra.

Organizzato da Regione Piemonte e Camera di Commercio ed Università di Torino, il convegno intende analizzare con il contributo di esperti le opportunità aperte nel campo della produzione di contenuti culturali e linguaggi veicolabili, della disponibilità di nuovi canali per una programmazione di qualità gestita da nuovi soggetti editoriali, della distribuzione commerciale delle nuove tecnologie e di pubblicità, oltre a produrre un confronto con le principali aziende del settore e gli enti locali sulle prospettive di sviluppo locale che possono aprirsi.

Ad introdurre i lavori sarà la presidente della Regione, Mercedes Bresso.

DiBcom lancia una soluzione rivoluzionaria per la TV Mobile

La piattaforma programmabile “Octopus” offre una soluzione performante, flessibile e a basso costo che supporta tutti gli standard

Parigi, 4 Febbraio 2009 - DiBcom, società leader nella creazione di soluzioni per la TV Mobile, annuncia il lancio della sua nuova e rivoluzionaria piattaforma, che offre ai fabbricanti di telefoni cellulari e di altri dispositivi mobili una soluzione flessibile e performante al problema della moltiplicazione degli standard della TV mobile e fissa nel mondo. Questa piattaforma versatile chiamata “Octopus” si basa su un’architettura programmabile, che permette, a costi ridotti, di utilizzare ogni modello di telefono ai diversi standard di TV Mobile esistenti e futuri. In particolare, il primo componente commercializzato è completamente conforme agli standard oggi più diffusi: CMMB, DVB-T, DVB-H, DVB-SH, ISDB-T (1SEG & Full-SEG) e T-DMB, oltre ad altri standard emergenti come ATSC M/H, DVB-T2 e ad altri che seguiranno.

Altri chipset “multi-standard” esistenti sul mercato si limitano a collegare i circuiti di alcuni standard in un unico chip con un’ottimizzazione minima. “Octopus”, invece, è basato su un VSP (vector signal processor) programmabile, capace di trattare qualsiasi standard adattandone il suo microcodice. Il VSP integra un decoder di canale multi-mode, un MAC e una PMU (memory and power management unit). Questa soluzione permette quindi un limitato dispendio di energia per ogni standard. La piattaforma “Octupus”, fabbricata utilizzando una tecnologia di 65nm, integra un tuner RF multibanda in due formati ed è disponibile in configurazione singola o diversity (dual-antenna).

Fra i principali vantaggi di questa piattaforma:

· Un’architettura universale e a basso costo ideale per una strategia one-to-many (tramite un unico dispositivo ci si puo’ rivolgere a tutte le regioni e applicazioni)

· La garanzia di elevate performance a basso consumo per qualsiasi modalità utilizzata

· Una struttura integrante una PMU per un sistema più semplice (one voltage input), un consumo efficiente di energia e una durata più lunga della batteria

· Nessuna duplicazione di supporti o di legami su potenti CPU come richiesto da altre soluzioni multi-standard

· Decodificatori integrati per tutti i contenuti protetti ad accesso condizionato (CAS)

La piattaforma Octopus si indirizza ai settori Automotive, PC/notebook, PMP, PND, Telefonia, cosi come alle TV LCD e ai Set-Top-Box, settori in cui DiBcom è già il fornitore leader di soluzioni per la TV Mobile.

“Siamo orgogliosi di aver creato la piattaforma ideale per la TV Mobile che permetterà ai nostri clienti di ridurre i loro costi di Ricerca & Sviluppo e di rispondere all’attuale fragmentazione del mercato”, ha affermato Khaled Maalej, CTO di DiBcom.

“I fabbricanti di dispositivi portatili hanno oggi davanti la reale opportunità di creare grandi volumi di prodotti integranti la TV Mobile basati sulla piattaforma Octopu,s dal momento che potranno consegnarli in ogni regione del mondo semplicemente caricando il software appropriato. La disponibilità di una gran scelta di terminali è un importante fattore di sviluppo del mercato”, ha aggiunto Yannick Lévy, CEO di DiBcom.

I primi esemplari dei componenti Octopus saranno disponibili all’inizio del secondo trimestre 2009.

Conto Tv

ha acquisito in ESCUSIVA i diritti di trasmissione degli incontri di calcio Sampdoria vs Metalist e Lech vs Udinese valevoli per i sedicesimi di finale di Coppa Uefa.

Sampdoria vs Metalist si giocherà alle 20.45 di Mercoledi' 18 Febbraio. Lech vs Udinese si giocherà alle 18.00 di giovedì 19 Febbraio.

Sampdoria vs Metalist e Lech Udinese saranno trasmesse su ContoTV 1 e saranno visibili sul satellite sia per i possessori di SmartCard ContoTV che per gli abbonati attivi SKY (lista Canali SKY 985) e sul digitale terrestre sempre con la SmartCard ContoTV nelle zone coperte dal servizio.

Il costo per la visione di ogni partita (evento) per i possessori di Smartcard ContoTV e' di 5 Euro (500 Tokens).

Per gli abbonati SKY è possibile attivare la visione di entrambe le partite con un singolo acquisto al costo di 20 Euro (15 Euro in prevendita - scadenza prevendita Lunedì 16 Feb ore 21.00).

Gli eventi saranno visibili singolarmente anche in webtv sul sito www.conto.tv al costo di 15 Euro per partita.

Entrambe le partite saranno visibili per tutti gli abbonati al prodotto Calcio ContoTV attivabile anche per soli 2 mesi al costo di 36 euro.

E' possibile attivare la visione degli eventi sulle smartcard ContoTV o SKY sia con la Ricarica ContoTV che con Carta di Credito utilizzando il sito www.conto.tv o chiamando il callcenter al numero 199 24 88 24

E' possibile acquistare le SmartCard e le Ricariche ContoTV nei migliori negozi di elettronica e tabacchi.

Le Ricariche ContoTV sono acquistabili anche nei punti vendita affiliati ai circuiti telematici: Sisal, Lottomatica Italia Servizi e Index Point.

mercoledì 4 febbraio 2009

Tivu: Giordani, primo obiettivo raggiungere 100% famiglie (Libero)

MILANO (MF-DJ)--"Il primo obiettivo che ci siamo prefissati con Tivu, societa' che unisce Rai, Mediaset e La7, e' quello di rendere accessibili tutti i programmi al 100% delle famiglie italiane, visto che adesso per motivi dovuti soprattutto alla conformazione del territorio il segnale di Mediaset, ad esempio, copre circa il 95% delle famiglie. Ma e' evidente che, con la distribuzione anche sul satellite dei canali presenti sul digitale terrestre, non ci sara' valle di montagna dove non arrivera' il segnale".
Lo ha affermato in un'intervista a Libero Marco Giordani, a.d. di Rti, la societa' che gestisce le reti Mediaset. "Non bisogna perdere di vista la differenza essenziale che c'e' tra la nostra offerta e quella di Sky", ha spiegato Giordani, sottolineando come l'offerta Sky sia a pagamento, a differenza di quella di Tivu. Per Giordani "sicuramente la situazione oggi in Italia non si puo' piu' definire di duopolio. Perche' e' una situazione molto piu' aperta e competitiva".
Alla domanda se l'accordo Mediaset-Rai-La7 (gruppo Telecom I.) si possa definire una riscossa della televisione italiana il manager ha risposto "dire di si', perche' per quantita' di canali e qualita' dei programmi l'offerta gratuita italiana e' di gran lunga la piu' ricca e la migliore d'Europa". Il bouquet di Tivu offrira' "una quarantina" di canali, "oltre agli otto canali" Mediaset o Rai o La7 che gia' Sky trasmette "ci saranno tutti i canali tematici nostri e della Rai, piu' le tv locali che gia' sono sul digitale terrestre".
Inoltre, "Tivu e' aperta a tutti i canali che vorranno aggiungersi. Ma sempre nella logica per cui l'offerta e' gratis". Infine, sul tema della possibile privatizzazione della Rai, Giordani ha commentato: "credo che il nostro Paese, come tutti i Paesi occidentali, non possa privarsi di una emittente pubblica".

martedì 3 febbraio 2009

Slovenia - Norkring to operate DTT multiplex

The Norwegian broadcast network operator, Norkring, has been selected to operate the country's second DTT multiplex. The first multiplex is operated by the public service broadcaster RTV SLO.

This multiplex will provide viewers with access to 8 television programme services using the MPEG-4 AVC compression format.

Services will include TV Pika, RTS+, i-TV, Sport TV2, TV Primorka, Vas Kanal, and RTS.

By 1 September, the multiplex should have a 70% population coverage which will increase to 85% by 1 September 2010.

A Korean consortium and the Austrian broadcast network operator ORS also bid for the operation of this multiplex.


La rivoluzione Mtag al MWC

Il leader dei codici a barre 2D mobili lancerà un prodotto rivoluzionario al MWC!

Mobile World Congress, Barcellona, Spagna

16 – 19 Febbraio 2009

Parigi, 3 Febbraio 2009 - MTag, leader di mercato nei software di marketing mobile, sarà presente al Mobile World Congress di Barcellona dal 16 al 19 Febbraio. Già noto in Francia ed in Polonia per i codici a barre 2D, Mtag lancerà i propri servizi in Italia, Spagna, Germania e Gran Bretagna.

MTag ed il lancio di mobiletag

Già noto in Francia, MTag è una spin-off di Abaxia, creatore di software specializzato nelle soluzioni per la telefonia mobile. Nel 2006 la società ha lanciato mobiletag, un software integrato che permette ai telefoni cellulari di leggere i codici a barre 2D, altrimenti noti come tag, semplicemente utilizzando la fotocamera del telefonino.

Quando gli utenti scattano per fotografare il tag, sono automaticamente trasferiti ad un contenuto, un’informazione o un servizio attraverso la connessione Internet dell’Operatore. Il software è stato sviluppato per creare un accesso rapido ai contenuti esterni (stampa cartacea, televisione, pubblicità) e per dare vita alle informazioni statiche (per esempio, se un utente fotografa il tag di una locandina cinematografica viene trasferito direttamente al trailer del film o alla lista dei cinema più vicini dove il film è proiettato).

Le caratteristiche del codice a barre 2D di mobiletag sono state adottate dai principali Operatori Mobili in Europa, inclusi Orange e Vodafone. Fra gli accordi più recenti ricordiamo la partnership con Gillette in Spagna e con Pages Jaunes (le Pagine Gialle francesi) e Universal Music Group in Francia.

Oggi la società introduce il servizio mobiletag e il codice a barre presso gli operatori di rete, i marchi, le agenzie e le case editrici in tutta Europa, in modo particolare in Italia, Gran Bretagna, Germania e Spagna.

L’evoluzione di MTag – dai contenuti mobili all’identificazione mobile?

Un nuovo prodotto rivoluzionario sarà lanciato il 16 Febbraio al MWC: l’annuncio porterà scompiglio nel mondo dell’identificazione mobile (M-Payment, M-Ticketing, M-Couponing…).

Basandosi sull’esperienza acquisita nel corso degli ultimi tre anni, MTag si trova ora nella posizione di poter offrire una reale alternativa alle altre tecnologie di identificazione mobile presenti sul mercato, come NFC ed RFID o ai codici a barre inviati tramite SMS, MMS e WAP. Il nuovo prodotto, il MEEPASS, è già pronto per essere introdotto sul mercato: tale soluzione si presenta fin da ora come una seria alternativa ai metodi attualmente in uso, eliminando un buon numero di costrizioni ed ostacoli e riducendo i tempi dell’identificazione mobile.

Volete essere fra i primi a scoprire MEEPASS? Appuntamento al MWC...

La prima guerra delle tv, la sfida a Rai e Mediaset

ROMA - Fiorello e Lorella Cuccarini hanno già fatto il grande salto, così come il Mago Forest e Giovanni Cacioppo, e l'attore Fabrizio Bentivoglio che sarà il protagonista della prossima produzione seriale "L'ombra di Satana". Fabio Volo e Luciana Litizzetto sembra siano in procinto di farlo. Un'intera pattuglia di comici legati a uno dei maggiori programmi di Canale 5, Zelig, è già al lavoro per un progetto che coinvolge tra gli altri Ficarra e Picone, Dado, Dario Cassini, Rocco Barbaro e un'altra mezza dozzina di personaggi. Tutti in corsa verso Sky, lasciando i lidi conosciuti di Rai e Mediaset.

La fuga delle star è il segno più evidente dei molti che stanno a indicare che il vecchio duopolio sul quale si è costruito e stabilizzato il sistema televisivo italiano traballa vistosamente, la rivoluzione della televisione italiana è iniziata. E c'è chi parla persino di Adriano Celentano, che con Sky ha costruito un ottimo rapporto in occasione del restauro di "Yuppi Du", trasmesso proprio dalla tv satellitare. Sarebbe il colpo più grande per arricchire un'offerta che in primavera crescerà di altri dieci canali, tra i quali uno in alta definizione per i telefilm e di nuove offerte per i bambini e un canale dedicato alla salute.

Una campagna acquisti aggressiva, frutto della guerra in corso tra il vecchio duopolio Rai e Mediaset e la nuova realtà satellitare. Una campagna acquisti che continuerà, perché "Sky non ha mai smesso di investire: nuovi canali, nuovi diritti, nuovi progetti, è nel nostro Dna. La campagna acquisti non si è mai fermata, fin dal primo giorno, non stiamo cambiando linea oggi", dice il Vicepresidente di Sky Andrea Scrosati.

Lui non ama parlare di guerra. Anche perché i rapporti con Mediaset sono ben più complessi di quel che appare. Il contratto che lega le due aziende, per esempio sui diritti del calcio, dovrà essere rinnovato tra qualche tempo e non è mai stato messo in discussione. Ma la guerra c'è e coinvolge tutti, perché tutti, da qui al 2012 cambieremo modo di guardare la televisione, passando dal sistema analogico a quello digitale: dai semplici televisori a un mondo fatto di decoder, ricevitori, smart card, cavi, satelliti, alta definizione, interattività. E si farà sempre più strada l'Iptv, la televisione che arriva nelle case attraverso il collegamento ad Internet, che per ora è soprattutto nelle mani di Telecom, altro terreno di scontro tra Murdoch e Berlusconi, visto l'interesse del magnate australiano per l'azienda telefonica italiana.

Oltretutto, secondo alcuni studi, come quelli di It Media Consulting, nel giro di soli due anni, alla fine del 2010, Sky diventerà il primo operatore televisivo per introiti complessivi.

Insomma: la "pax televisiva" sancita dalla legge Mammì del 1990 è finita, ma la guerra non è tra i due vecchi contendenti, Rai e Mediaset, ma con il "terzo incomodo", con la tv satellitare di Rupert Murdoch, Sky Italia. La posta in gioco è la vita stessa delle tv di Berlusconi, la permanenza di un dominio sul mercato tv che fa comodo, in qualche modo, anche alla Rai. Che con l'arrivo di Sky la situazione sia cambiata lo dicono i numeri. Nel 2003, quando Sky Italia nacque dalle ceneri di Tele e Stream, Mediaset era in testa agli ascolti, con il 44.29% del totale, la Rai conquistava il 43%, La7 il 2.43%, le stime davano il satellite attorno al 2%.

I dati del 2008 dicono che la Rai è scesa al 41.86% e Mediaset è andata ancora peggio, arrivando al 40%. Sky è invece al 9.27%.

Il campanello d'allarme degli ascolti in calo squilla incessantemente negli uffici dei dirigenti dell'ormai ex duopolio, perché, su base annua, ogni punto di share guadagnato o perduto vale sul mercato circa 50 milioni di euro di raccolta pubblicitaria. Si parla di soldi, insomma, soldi veri, tanti. Nel 2007 la "torta" della raccolta pubblicitaria per le televisioni era stata suddivisa in questo modo: 2.88 miliardi di euro a Mediaset, 1.37 miliardi alla Rai, solo 210 milioni a Sky. Per il 2008 è andata peggio a tutti, ma a fine settembre l'azienda di Murdoch era già a quota 196 milioni, e in molti immaginano che il conto finale potrebbe segnare una lieve crescita, contro le perdite notevoli di Rai e Mediaset.

Sono gli abbonamenti che contano in casa Sky e che portano la rete satellitare a contabilizzare poco meno di Mediaset e Rai. "In sei anni Sky è diventata un colosso fino a fatturare 2,5 miliardi di euro", dice uno che la televisione pubblica la conosce bene e che conosce altrettanto bene Berlusconi.

In casa Mediaset ufficialmente minimizzano: "Non esageriamo", dice Fedele Confalonieri, "Sky è diventata la più bella tv? Ha la forza della quantità, ha 100-150 canali. Ma alla fine gli ascolti li fanno innanzitutto con i nostri tre canali generalisti e con i tre della Rai". Il che è vero ma solo in parte, perché i numeri di ascolto dei canali Mediaset e Rai, che sono i più visti su Sky, dall'Auditel vengono attribuiti direttamente alle reti generaliste e non sommate agli ascolti di Sky. In quel caso Sky non sarebbe al 9%, ma crescerebbe quasi fino al 30%.

Ma nei corridoi di Cologno Monzese l'aria che tira è tutt'altra: funzionari, programmisti, produttori, sanno che la situazione in cui si trovano è profondamente diversa, e ripetono con aria sconsolata che uno degli effetti dalla struttura stessa del mercato, congelato nella situazione del duopolio da molto tempo, è che l'innovazione in Mediaset è finita, che lo spirito dell'azienda si è congelato. Sperimentazione non se ne fa perché non ce n'è bisogno perché a garantire l'azienda c'è il presidente del Consiglio. Così sono rimasti indietro sia sul piano tecnologico e creativo, e non hanno mai preso nemmeno in considerazione l'ipotesi della concorrenza di qualcuno diverso dalla Rai. C'è chi lo chiama "il paradosso del conflitto d'interessi", la protezione di Mediaset che congela Mediaset.

Negli ultimi nove mesi l'azienda si è resa conto che la situazione è cambiata, che il mercato, nonostante sia controllato e canalizzato, sta indirizzandosi verso il cambiamento indotto dall'introduzione della tv digitale, sia satellitare che terrestre. E i risultati della Sardegna, con Sky al 13 per cento, hanno accelerato i tempi del cambiamento. Cambiamento che ha portato all'annuncio di qualche giorno fa: "A giugno usciremo da Sky" dice Claudio Cappon, direttore generale della Rai, presentando Tivù Sat (composta al 48% da Mediaset, 48% da Rai, e 4% da Telecom), piattaforma digitale che sfilerà i sette canali gratuiti e generalisti dalla piattaforma di Sky e li porterà in un nuovo ricevitore, in diretta concorrenza quindi con Sky.

Guerra? "Ma no". Massimo Donelli, direttore di Canale 5 ostenta tranquillità e dichiara: "Non abbiamo nulla da temere, nella lotta tra i network siamo quelli messi meglio". Più esplicito è Cappon: "La competizione è competizione: il sistema è aperto e in campo non ci sono più soltanto Rai e Mediaset. In questi anni Sky si è affermato come un competitor a tutti gli effetti: la vicenda Fiorello è emblematica".

Ma c'è chi a questa apertura, a questa possibilità di cambiamento crede ancora poco: "La competizione richiede coraggio, capacità di rinnovamento, inventiva e investimenti", dice Giorgio Gori, ex direttore di Canale 5, oggi produttore televisivo di successo con la Magnolia (controllata dalla DeAgostini), con trasmissioni come X- Factor e L'Isola dei Famosi, "Il rilancio della tv americana è nato non a caso dalla competizione delle reti via cavo che hanno spinto le grandi tv a rinnovare profondamente la loro offerta". Qualcuno, come Franco Bernabè alla testa di Telecom, pensa che il digitale terrestre sia un sistema transitorio e cede le sue frequenze agli svedesi di Air Plus (che partirà nella prossima stagione con il calcio e con quattro canali pay sul digitale terrestre), "perché l'Iptv (la televisione che arriva attraverso Internet nelle nostre case) è il futuro della televisione. La piattaforma Iptv è migliore perché i servizi che può offrire sono molto più innovativi rispetto a quelli della tv digitale".

Bernabè e l'ad di La7 Giovanni Stella pensano ai servizi per gli utenti, alla tv interattiva, alle pubbliche amministrazioni e ai comuni, che possono utilizzare i nuovi sistemi per comunicare con i propri cittadini. Ma non hanno certamente digerito lo "scippo" del rugby da parte di Sky, che si è accaparrata i diritti del Sei Nazioni per portarlo sulla tv a pagamento, mentre lo scorso anno era La 7 a trasmetterlo con grande successo in chiaro. Tom Mockridge, ad di Sky Italia, è molto soddisfatto: "Siamo felici di arricchire la nostra offerta, il successo mondiale del 2007 ci indica che il grande rugby incontra l'interesse sempre crescente del pubblico".

Altri programmi per conquistare nuovo pubblico, spettatori da togliere alle tv generaliste. Problemi di crescita? I 4.7 milioni di italiani che oggi sono abbonati a Sky sono il massimo al quale la tv di Murdoch può ambire? Negli uffici di promozione di Sky si usa una formula convincente: "In questo mercato lo spazio per crescere c'è, perché per una tv che vive di abbonamenti e non di pubblicità lo spazio arriva fino alla casa dell'ultimo abbonato possibile. Per ora ne abbiamo 4.7 milioni, è ovvio che c'è ancora molto spazio per crescere".

La situazione è in movimento: si dice che Berlusconi pensi a una Rai senza pubblicità, alla possibilità che il canone diventi una tassa girata sulle bollette della luce, e alla sua riduzione che eliminerebbe l'evasione recuperando soldi per l'azienda pubblica. Ma anche riportando risorse pubblicitarie in casa Mediaset. Prima che arrivi il 2012 e prima che Sky, potendo scendere dai cieli, diventi legalmente anche una rete terrestre.

La repubblica

TLC: FASTWEB LANCIA SERVIZI A BANDA LARGA DEDICATI ALLE PMI

(ASCA-CORRIERE COM.) - Roma, 2 feb - Fastweb lancia ''Soluzione Impresa'', la nuova offerta di servizi dedicata al mondo dell'impresa, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni. Fastweb offrira' un portafoglio di soluzioni che prevede l'integrazione di servizi basati su protocollo IP e banda larga. Si passa da soluzioni base (voce e connettivita' fissa e mobile), a servizi di telefonia avanzata (centralino virtuale) e reti virtuali private (VPN) per aziende multisede, fino a soluzioni integrate pensate per le aziende di medio grandi dimensioni. Saranno inoltre resi disponibili servizi quali soluzioni di sicurezza, videocomunicazione, hosting, housing e strumenti di comunicazione integrata. I servizi sviluppati saranno resi disponibili anche in mobilita'. ''Fastweb Soluzione Impresa e' una dimostrazione di come la banda larga favorisca la crescita delle aziende - commenta Roberto Biazzi, direttore della Business Unit Small & Medium Enterprises di Fastweb -.

Le aziende italiane stanno modificando molto velocemente il loro modo di operare in un mercato piu' competitivo e globalizzato e hanno bisogno di servizi di comunicazione efficienti e integrati e di partner affidabili. Fastweb si impegna a soddisfare queste esigenze''.

DDT: IN TOSCANA SERVIZIO PER PAGARE LE BOLLETTE

(ASCA-CORRIERE COM.) - Roma, 2 feb - In Toscana le bollette si pagano anche tramite il digitale terrestre (DTT). Tas, azienda specializzata nello sviluppo di soluzioni software e servizi per la monetica e per i sistemi di pagamento, ha messo a punto una soluzione che permettera' a cittadini e imprese della regione il pagamento da remoto di circa 80 tra tariffe e tributi per i servizi pubblici tra i quali tasse comunali (Ici), servizi scolastici (scuola materna, trasporto alunni, mensa scolastica), multe e ticket sanitari. Oltre che via DTT gli utenti potranno usufruire dei servizi tramite Internet e sportelli bancomat. Tas si e' aggiudicata la gara di appalto indetta dalla Regione Toscana per la creazione di un'infrastruttura per l'erogazione di servizi di pagamento: il contratto di fornitura e assistenza ha una durata di otto anni per un valore di 14 milioni di euro. L'entrata in funzione del progetto pilota del nuovo servizio e' prevista per il 2009 mentre per l'entrata a regime bisognera' aspettare il 2010.

IN VAL D'AOSTA PASSAGGIO AL DTT A META' SETTEMBRE (NOTIZIARIO ECONOMIA E LAVORO VALLE D'AOSTA)

(ANSA) - AOSTA, 3 FEB - L'era della televisione analogica in Valle d'Aosta terminerà tra il 14 e il 23 settembre 2009: in quella settimana avverrà infatti il cosiddetto 'switch off' su tutto il territorio regionale, con il passaggio alla tecnologia digitale terrestre. Lo ha comunicato il presidente della Regione Augusto Rollandin dopo la sua partecipazione alla IV Conferenza nazionale sul Digitale terrestre che si è tenuta a Roma il 20 e il 21 gennaio scorsi.

La data dello switch off, inizialmente fissata per giugno prossimo, è slittata all'autunno perché il Ministero delle Comunicazioni ha adeguato l'iter della Valle d'Aosta a quello del Piemonte, che, solo di recente, si è inserita nel progetto digitale terrestre e che, a sua volta, spegnerà il segnale analogico sul suo territorio il 24 settembre.

Come spiegato da Rollandin, per agevolare i valdostani nel passaggio di tecnologia, la Regione ha previsto un investimento di 1.250.000 euro "per azioni di assistenza diretta presso le abitazioni degli utenti in regola con il pagamento del canone Rai". La digitalizzazione degli impianti di proprietà dei broadcaster (cioé delle emittenti televisive) sarà a totale carico degli stessi, mentre per quanto riguarda quelli di proprietà degli Enti Locali il presidente della Regione ha spiegato che "é in via di definizione con Rai un accordo che prevede la diffusione sul territorio di due MUX: uno composto dai programmi RAI 1, RAI 2 e RAI 3 - uno composto dagli attuali due programmi francofoni più altri eventuali (fino ad un massimo di tre) programmi televisivi individuati dalla Regione (inclusa la possibilità di trasmettere programmi radiofonici)".

Tale accordo prevede l'intervento finanziario dell'amministrazione. Rollandin ha anche annunciato che il Ministero ha dato la sua disponibilità a realizzare, attraverso il Consorzio Valle d'Aosta Digitale, un piano di comunicazione a carattere regionale, per il quale la Regione stessa contribuirà con uno stanziamento di 30 mila euro. (ANSA).

lunedì 2 febbraio 2009

BANDA LARGA: PROPOSTA DEL GOVERNO BRITANNICO SU CANONE

(ASCA-CORRIERE COM.) - Roma, 29 gen - Il governo britannico presentera' oggi una proposta di legge per l'istituzione di una canone annuo per le connessioni a banda larga per compensare le perdite sofferte dall'industria cinematografica e musicale, a causa dei download illegali di prodotti soggetti al diritto d'autore. A scriverlo oggi il Times secondo cui ''l'imposta dovrebbe essere di 20 sterline l'anno (circa 22 euro)''. A gestire la nuova imposta verra' creata un agenzia ad hoc, che fungera' da intermediario tra le aziende del settore e i provider. Se la proposta dovesse diventare legge musica sarebbe il primo e importante passo per fare della banda larga un servizio universale, cosi' come e' il telefono.

Mediaset vs Murdoch la guerriglia sulla pay tv

Non si può essere così folli da dichiarare guerra aperta a Rupert Murdoch. Mediaset lo sa bene. E la stessa intervista rilasciata venerdì al Sole 24 Ore da Piersilvio Berlusconi apre più una guerra di parole che di azioni vere e proprie. Fa intravedere l’ipotesi di spegnere Canale 5 Italia1 e Rete4 nel bouquet di Sky a favore della neonata Tivù, la piattaforma satellitare comune con Rai e Telecom, ma al tempo stesso smorza i toni. Tra i due contendenti siamo alla guerra di posizione. Anzi, alla guerriglia, tra minacce, dispetti, ritorsioni, canali oscurati e star «rubate», come Fiorello.

Ha cominciato Mediaset in autunno, oscurando Italia 1 nella sua versione satellitare, all’interno del bouquet Sky, durante le gare del MotoGp. La motivazione dei diritti internazionali non reggeva perché il segnale di Sky è visto solo dai suoi abbonati italiani, ma poteva somigliare ad una spiegazione. Poi invece sono andati oltre e hanno iniziato ad oscurare un’edizione del Tg5 oggi, una di Buona Domenica un altro giorno, che di sicuro non sono trasmissioni che dall’estero possano ‘piratare’. E Sky ha risposto togliendo dalla visione in chiaro il sua canale all news Sky Tg24. Adesso, siamo alla terza mossa di Mediaset: dei tre canali visibili su Sky, ogni tanto uno si vede normalmente, uno viene del tutto oscurato e il terzo resta visibile ma un quarto dello schermo è occupato da una scritta a scorrimento che avverte che quel canale, come gli altri di Mediaset, è visibile anche sul digitale terrestre.
Siamo più ai dispetti che all’abuso. Anzi, di abuso non c’è nulla, in stretto senso giuridico. Ma la cosa la dice lunga su quanto in casa Mediaset stiano puntando sul lancio della nuova piattaforma satellitare Tivù, quella controllata per il 45% ciascuna da Mediaset e Rai e per l’ultimo 10% (e con un entusiasmo probabilmente ancora inferiore) da Telecom Italia.
Come si sa l’obiettivo ufficiale di Tivù è solo quello di chiudere i buchi di copertura del segnale del digitale terrestre. Vuol dire che alla fine di quest’anno, quando saranno più di 11 milioni i cittadini italiani che non riceveranno più il vecchio segnale tv analogico, ce ne saranno tra uno e due milioni che potrebbero non vedere nulla o molto poco. Di qui l’idea di ritrasmettere via satellite tutti i canali del digitale terrestre. Tivù appunto.
Per la Rai e per Telecom Italia Media la cosa finisce qui. Entrambe hanno solo canali in chiaro e non fanno pay tv (Telecom ha appena venduto i suoi canali di payperview sul calcio). Per Mediaset le cose sono invece diverse. Sul digitale terrestre sta fondando una strategia che punta sul progressivo affiancamento di canali pay a quelli in chiaro.
Alla base di questa mossa c’è la necessità di diversificare un fatturato che è ancora per quasi il 90% «Publitaliadipendente». Proprio per i nuovi canali pay Piersilvio Berlusconi ha comprato da Universal e Time Warner, poco più di un anno fa, contenuti pregiati (soprattutto serie tv, come Doctor House e Law & Order) e relativi diritti fino al 2011 per circa 450 milioni: sono soldi che devono rientrare.
Per questo ha iniziato giusto prima di Natale una nuova strategia che punta a trasformare il maggior numero possibile dei 2,7 milioni di carte prepagate in circolazione in abbonamenti a importo fisso mensile, come quelli del rivale Sky, anche se più bassi (8 euro): solo utenti fissi e che pagano regolarmente possono infatti essere una base serie di crescita nel comparto pay. Non si può fondare una strategia sulle carte prepagate e sull’acquisto di impulso. Per favorire il lancio dei nuovi abbonamenti Mediaset ha anche deciso di sobbarcarsi l’aumento dell’Iva dal 10 al 20%. Il ‘bel gesto’ serve anche a rimarcare il fatto che, di contro, Sky ha invece scaricato sugli utenti quel 10% in più che il governo di Silvio Berlusconi le ha fatto trovare sotto l’albero di Natale. Anche se va detto che il «bel gesto» costa poco: dei 200 milioni di maggior gettito Iva stimato, Sky ne pagherà la più parte. A Mediaset, anche calcolando i 600 mila abbonati sussurrati «non ufficialmente» da PierSilvio, costerà 4 milioni l’anno: meno di una buona campagna pubblicitaria.
Ma se il digitale terrestre lascerà «scoperti» tra il 10 e il 20% di italiani, la base potenziale per la pay tv di Mediaset si riduce. E infatti fino alla primavera scorsa ci sono state trattative continue tra Mediaset e Sky per portare il bouquet pay del Biscione dentro la tv di Murdoch. Ma non c’è stato verso di trovare un accordo tra i due nemici.
Certo, si potrebbe portare sul satellite di Tivù anche i canali pay del digitale terrestre. A PierSilvio piacerebbe. Ma è troppo complicato. A partire dal fatto che mentre con le cose così come sono, con i soli canali in chiaro, bisognerà convincere gli italiani a spendere intorno ad una cinquantina di euro per il decoder, se si aggiungesse anche il «pay» il prezzo salirebbe troppo: potrebbe affossare del tutto Tivù.
Di questo passo però Tivù rischia di essere una piattaforma povera e di nicchia. Potrebbe insomma rivelarsi un fallimento. E questo è un problema. Augusto Preta, direttore generale di It Media Consulting, ha calcolato che nel 2012, a switch off avvenuto, quando cioè non ci saranno più i vecchi canali analogici, la tv terrestre vedrà scendere la sua presa sul mercato pubblicitario al 64%, mentre il satellite sarà salito al 28% e la Iptv, la tv su Internet ne avrà conquistato l’8%.
C’è però anche un altro dato che gira tra gli addetti ai lavori: in Italia la penetrazione della paytv è al 26%, mentre nel resto d’Europa è al 60%. Ci sono perciò forti possibilità di crescita. Il problema è che con il solo digitale terrestre è difficile riuscire ad intercettare in pieno queste potenzialità: le piattaforme migliori, da questo punto di vista restano il satellite e Internet. Ma finché in Italia la banda larga sarà oggetto più di dibattiti che di iniziative la seconda non andrà molto veloce. Resta il satellite. Ossia il regno di Sky.
Certo si può però dar fastidio a Sky. E se Tivù non potrà essere una piattaforma concorrente, potrà però recitare la parte di «disturbatore». Ma potrebbe fallire anche su questa ipotesi minimale se la sua diffusione resterà un fatto amatoriale. Ecco allora la tentazione di «drogarne» un po’ la corsa. Insomma, il rischio è che dove il digitale terrestre non si vedrà, ci sia una corsa a comprare i decoder di Sky più che quelli di Tivù, prendendo due piccioni con una fava e vedendo sia i canali tradizionali di Rai e Mediaset e in più i canali a pagamento: è in sostanza quello che è successo in Sardegna con lo switch off. Allora è l’idea se i tre canali Rai e i tre Meidaset, e anche La7 e Mtv venissero tolti dal bouquet di Sky e traslocassero in esclusiva su Tivù (che, se tutto andrà bene, dovrebbe iniziare le trasmissioni prima dell’estate) si toglierebbero a Sky una fetta di ascolti e si limiterebbe la sua capacità di attrazione di nuovi utenti. L’idea è realizzabile. Ma c’è un problema. Potrebbe trasformarsi in un boomerang. Quegli ascolti non finiscono nelle casse di Sky perché Rai e Mediset li conteggiano già oggi nel loro share complessivo. Secondo una stima di fonte It Media Consulting, l’audience via satellite tramite Sky potrebbe valere sui 250 milioni di fatturato pubblicitario per Mediaset e sui 100 milioni per Rai. E senza la garanzia di altrettanti ascolti registrati sul satellite di Tivù, il passaggio si trasformerebbe in una perdita secca. Sul progetto Rai e Telecom più che freddi sono «gelidi». E Mediaset pure non può permettersi molto di più. Per questo da un po’ di tempo gira la battuta che l’unica soluzione a questo dilemma sarebbe di vietare per legge la pubblicità sulle pay tv, in modo da lasciarla campo di caccia esclusiva dei canali in chiaro: Mediaset da una parte e Sky dall’altra.
Ma è, appunto, solo una battuta.

La Repubblica

Mediaset vs Murdoch la guerriglia sulla pay tv

Non si può essere così folli da dichiarare guerra aperta a Rupert Murdoch. Mediaset lo sa bene. E la stessa intervista rilasciata venerdì al Sole 24 Ore da Piersilvio Berlusconi apre più una guerra di parole che di azioni vere e proprie. Fa intravedere l’ipotesi di spegnere Canale 5 Italia1 e Rete4 nel bouquet di Sky a favore della neonata Tivù, la piattaforma satellitare comune con Rai e Telecom, ma al tempo stesso smorza i toni. Tra i due contendenti siamo alla guerra di posizione. Anzi, alla guerriglia, tra minacce, dispetti, ritorsioni, canali oscurati e star «rubate», come Fiorello.

Ha cominciato Mediaset in autunno, oscurando Italia 1 nella sua versione satellitare, all’interno del bouquet Sky, durante le gare del MotoGp. La motivazione dei diritti internazionali non reggeva perché il segnale di Sky è visto solo dai suoi abbonati italiani, ma poteva somigliare ad una spiegazione. Poi invece sono andati oltre e hanno iniziato ad oscurare un’edizione del Tg5 oggi, una di Buona Domenica un altro giorno, che di sicuro non sono trasmissioni che dall’estero possano ‘piratare’. E Sky ha risposto togliendo dalla visione in chiaro il sua canale all news Sky Tg24. Adesso, siamo alla terza mossa di Mediaset: dei tre canali visibili su Sky, ogni tanto uno si vede normalmente, uno viene del tutto oscurato e il terzo resta visibile ma un quarto dello schermo è occupato da una scritta a scorrimento che avverte che quel canale, come gli altri di Mediaset, è visibile anche sul digitale terrestre.
Siamo più ai dispetti che all’abuso. Anzi, di abuso non c’è nulla, in stretto senso giuridico. Ma la cosa la dice lunga su quanto in casa Mediaset stiano puntando sul lancio della nuova piattaforma satellitare Tivù, quella controllata per il 45% ciascuna da Mediaset e Rai e per l’ultimo 10% (e con un entusiasmo probabilmente ancora inferiore) da Telecom Italia.
Come si sa l’obiettivo ufficiale di Tivù è solo quello di chiudere i buchi di copertura del segnale del digitale terrestre. Vuol dire che alla fine di quest’anno, quando saranno più di 11 milioni i cittadini italiani che non riceveranno più il vecchio segnale tv analogico, ce ne saranno tra uno e due milioni che potrebbero non vedere nulla o molto poco. Di qui l’idea di ritrasmettere via satellite tutti i canali del digitale terrestre. Tivù appunto.
Per la Rai e per Telecom Italia Media la cosa finisce qui. Entrambe hanno solo canali in chiaro e non fanno pay tv (Telecom ha appena venduto i suoi canali di payperview sul calcio). Per Mediaset le cose sono invece diverse. Sul digitale terrestre sta fondando una strategia che punta sul progressivo affiancamento di canali pay a quelli in chiaro.
Alla base di questa mossa c’è la necessità di diversificare un fatturato che è ancora per quasi il 90% «Publitaliadipendente». Proprio per i nuovi canali pay Piersilvio Berlusconi ha comprato da Universal e Time Warner, poco più di un anno fa, contenuti pregiati (soprattutto serie tv, come Doctor House e Law & Order) e relativi diritti fino al 2011 per circa 450 milioni: sono soldi che devono rientrare.
Per questo ha iniziato giusto prima di Natale una nuova strategia che punta a trasformare il maggior numero possibile dei 2,7 milioni di carte prepagate in circolazione in abbonamenti a importo fisso mensile, come quelli del rivale Sky, anche se più bassi (8 euro): solo utenti fissi e che pagano regolarmente possono infatti essere una base serie di crescita nel comparto pay. Non si può fondare una strategia sulle carte prepagate e sull’acquisto di impulso. Per favorire il lancio dei nuovi abbonamenti Mediaset ha anche deciso di sobbarcarsi l’aumento dell’Iva dal 10 al 20%. Il ‘bel gesto’ serve anche a rimarcare il fatto che, di contro, Sky ha invece scaricato sugli utenti quel 10% in più che il governo di Silvio Berlusconi le ha fatto trovare sotto l’albero di Natale. Anche se va detto che il «bel gesto» costa poco: dei 200 milioni di maggior gettito Iva stimato, Sky ne pagherà la più parte. A Mediaset, anche calcolando i 600 mila abbonati sussurrati «non ufficialmente» da PierSilvio, costerà 4 milioni l’anno: meno di una buona campagna pubblicitaria.
Ma se il digitale terrestre lascerà «scoperti» tra il 10 e il 20% di italiani, la base potenziale per la pay tv di Mediaset si riduce. E infatti fino alla primavera scorsa ci sono state trattative continue tra Mediaset e Sky per portare il bouquet pay del Biscione dentro la tv di Murdoch. Ma non c’è stato verso di trovare un accordo tra i due nemici.
Certo, si potrebbe portare sul satellite di Tivù anche i canali pay del digitale terrestre. A PierSilvio piacerebbe. Ma è troppo complicato. A partire dal fatto che mentre con le cose così come sono, con i soli canali in chiaro, bisognerà convincere gli italiani a spendere intorno ad una cinquantina di euro per il decoder, se si aggiungesse anche il «pay» il prezzo salirebbe troppo: potrebbe affossare del tutto Tivù.
Di questo passo però Tivù rischia di essere una piattaforma povera e di nicchia. Potrebbe insomma rivelarsi un fallimento. E questo è un problema. Augusto Preta, direttore generale di It Media Consulting, ha calcolato che nel 2012, a switch off avvenuto, quando cioè non ci saranno più i vecchi canali analogici, la tv terrestre vedrà scendere la sua presa sul mercato pubblicitario al 64%, mentre il satellite sarà salito al 28% e la Iptv, la tv su Internet ne avrà conquistato l’8%.
C’è però anche un altro dato che gira tra gli addetti ai lavori: in Italia la penetrazione della paytv è al 26%, mentre nel resto d’Europa è al 60%. Ci sono perciò forti possibilità di crescita. Il problema è che con il solo digitale terrestre è difficile riuscire ad intercettare in pieno queste potenzialità: le piattaforme migliori, da questo punto di vista restano il satellite e Internet. Ma finché in Italia la banda larga sarà oggetto più di dibattiti che di iniziative la seconda non andrà molto veloce. Resta il satellite. Ossia il regno di Sky.
Certo si può però dar fastidio a Sky. E se Tivù non potrà essere una piattaforma concorrente, potrà però recitare la parte di «disturbatore». Ma potrebbe fallire anche su questa ipotesi minimale se la sua diffusione resterà un fatto amatoriale. Ecco allora la tentazione di «drogarne» un po’ la corsa. Insomma, il rischio è che dove il digitale terrestre non si vedrà, ci sia una corsa a comprare i decoder di Sky più che quelli di Tivù, prendendo due piccioni con una fava e vedendo sia i canali tradizionali di Rai e Mediaset e in più i canali a pagamento: è in sostanza quello che è successo in Sardegna con lo switch off. Allora è l’idea se i tre canali Rai e i tre Meidaset, e anche La7 e Mtv venissero tolti dal bouquet di Sky e traslocassero in esclusiva su Tivù (che, se tutto andrà bene, dovrebbe iniziare le trasmissioni prima dell’estate) si toglierebbero a Sky una fetta di ascolti e si limiterebbe la sua capacità di attrazione di nuovi utenti. L’idea è realizzabile. Ma c’è un problema. Potrebbe trasformarsi in un boomerang. Quegli ascolti non finiscono nelle casse di Sky perché Rai e Mediset li conteggiano già oggi nel loro share complessivo. Secondo una stima di fonte It Media Consulting, l’audience via satellite tramite Sky potrebbe valere sui 250 milioni di fatturato pubblicitario per Mediaset e sui 100 milioni per Rai. E senza la garanzia di altrettanti ascolti registrati sul satellite di Tivù, il passaggio si trasformerebbe in una perdita secca. Sul progetto Rai e Telecom più che freddi sono «gelidi». E Mediaset pure non può permettersi molto di più. Per questo da un po’ di tempo gira la battuta che l’unica soluzione a questo dilemma sarebbe di vietare per legge la pubblicità sulle pay tv, in modo da lasciarla campo di caccia esclusiva dei canali in chiaro: Mediaset da una parte e Sky dall’altra.
Ma è, appunto, solo una battuta.

La Repubblica