giovedì 12 marzo 2009
Il web rivoluziona il mercato pubblicitario
Una costante, in molti interventi, è la citazione, un po' patetica, dei propri figli, che viaggiano su un altro pianeta, quello del Web. Più concretamente, De Nardis sottolinea come i giovani tra i 18 e i 24 anni stanno ogni giorno, in media, due ore e mezza on line. Il 94% legge ogni giorno la posta elettronica, il 75% guarda un video e i tre quarti si tengono aggiornati on line.
Questa "generazione on line" è «misurabile» molto meglio del pubblico dei media tradizionali (e la privacy? ndr) ma le «informazioni sono praticamente infinite» sottolinea De Nardis e quindi il lavoro di elaborazione che attende gli operatori è gigantesco.
I media tradizionali, di fronte al cambiamento della società «liquida», come la definisce il presidente della Fieg Carlo Malinconico, puntano sulla moltiplicazione digitale. E sulla molteplicità delle piattaforme distributive, come la radio. L'asso nella manica é la qualità dei propri contenuti a fronte del caos "senza garanzie" del Web. La crisi, prima o poi, passerà, ripetono tutti ma, aggiunge Enrico Finzi, «la sua eredità sarà una diminuzione tendenziale del saggio di profitto per tutti». Anche perché «il nuovo costa».
Costa: ma negli Stati Uniti Arianna Huffington «con zero dollari spesi nel marketing» ha costruito un portale informativo - che include news, commenti, blog - che ha venti milioni di utenti. Il segreto sta nell'indipendenza giornalistica, nell'apporto dei citizen journalist e in quel passaparola che avviene nella Rete e di cui Andy Sernovitz ha dato un efficace dimostrazione al Convegno romano.
La Rai con Claudio Cappon e Mediaset con Giuliano Adreani hanno descritto il passaggio dalla tv generalista analogica alla tv digitale terrestre multicanale: i due poli tv sono ottimisti sulle prospettive del business. Non lo dicono ma non vedono, nella tv terrestre, competitors nazionali di rilievo sui contenuti generalisti (intrattenimento , fiction, la stessa informazione).
Nè si preoccupano del fatto che l'amministratore delegato di Nestlè Italia Manuel Andres spieghi a Massimo Mucchetti che in Italia una campagna pubblicitaria televisiva costa più che nel resto d'Europa a causa del maggior affollamento, che costringe ad acquistare un gran numero di spazi, anche se il loro costo medio, pur in forte crescita negli ultimi anni, resta tra i più bassi in Europa.
Gli editori della Fieg chiedono misure asimmetriche per riequilibrare il mercato pubblicitario italiano, avendo una quota del 33,6% sul totale degli investimenti e contestano chi vorrebbe riservare ai siti Internet della Pubblica Amministrazione la pubblicità istituzionale.
Domanda finale: i media italiani e i suoi principali operatori, così come le agenzie e i centri media, sono davvero pronti ad accettare la sfida sintetizzata dal presidente dell'Upa Lorenzo Sassoli de Bianchi nel binomio «trasparenza» e «responsabilità»? I consumatori e gli utenti aspettando la risposta.
La tv digitale terrestre della Regione Emilia Romagna ospitera' i servizi del Comune di Bologna
A questo si aggiunge un bando promosso dal Comune di Bologna e rivolto a tutti i cittadini che vorranno produrre un video dedicato a temi come la multiculturalita', le nuove tecnologie e la qualita' urbana. I video piu' belli, come hanno spiegato il vicesindaco e l'assessore alla comunicazione del Comune di Bologna Giuseppe Paruolo e Elisabetta Calari, verranno messi in onda su Lepida Tv e resi disponibili attraverso i vari canali della televisione digitale.
'E' un'iniziativa - ha spiegato l'assessore regionale alle Attivita' produttive Duccio Campagnoli - per rendere ancora piu' fruibili i servizi in rete, attraverso un mezzo che puo' raggiungere anche chi non ha accesso ad internet. Il servizio e' reso disponibile grazie alla collaborazione delle emittenti locali. Nel futuro la Regione potra' poi promuovere l'estensione del servizio, con una legge dedicata che promuova l'ingresso di nuovi operatori'.
Digitale terrestre: il banco di prova è vicino Ecco come sarà la nuova tv
Cosa cambia con l'arrivo del digitale terrestre. Entro il 2012 il nostro Paese adotterà, per le trasmissioni televisive, solo ed esclusivamente tecnologie digitali. La televisione, quindi, passerà dal sistema analogico a quello digitale - in sigla T-DVB (terrestrial Digital Video Broadcasting). Una tecnologia che sfrutta dati digitali simili a quelli di computer, internet, Cd-Rom e dei telefonini di ultima generazione.
Lo switch-off nel Paese. Il passaggio al digitale porterà allo spegnimento (switch-off ) dei ripetitori che trasmettono in tecnica analogica, secondo un calendario stilato dal Dipartimento per le comunicazioni del ministero dello Sviluppo economico. In Campania lo switc-off avverrà entro il secondo semestre di quest'anno. Nello stesso periodo passeranno alle nuove trasmissioni Piemonte occidentale, Trentino e Alto Adige e Lazio. Quando lo spegnimento sarà effettivo non sarà più possibile guardare la tv se non si disporrà di un apparecchio per la ricezione del segnale digitale (Decoder digitale-terrestre).
Vantaggi del nuovo sistema. Il primo vantaggio è quello di avere una migliore qualità video/audio. Sarà quindi possibile vedere un film in alta definizione, scegliendo la versione in lingua originale, quella doppiata o anche i sottotitoli in diverse lingue, magari con l'aggiunta di un sistema audio tipo Dolby Surround. Inoltre, agli utenti della tv digitale, sarà aperta una maggiore gamma di canali televisivi (cinque volte quelli attuali). Uno degli elementi nuovi è poi dato dall'interattività della nuova televisione: basterà il telecomando, ad esempio, per usifruire di alcuni servizi molto simili a quelli già diffusi su internet. Attraverso un canale di ritorno (linea telefonica) l'utente può anche interagire con la trasmissione, magari rispondendo ad un quiz in tempo reale.
Cosa occore acquistare? Per il passaggio al digitale non è necessario cambiare il televisore già presente a casa. Occorre infatti un piccolo box (decoder) da collegare all'apparecchio. Il decoder sarà in grado di "leggere" i nuovi canali e di trasmetterli sullo schermo. Uno dei problemi di tipo economico nasce dal fatto che per ogni televisore di vecchia generazione occorre un decoder. In sostanza, se si possiedono due o più televisori, bisogna dotarsi di altrettanti box per tradurre il segnale digitale. L'apparecchio si collega all'ingresso Scart o S-Video del televisore oppure all'interfaccia audiovideo digitale (Hdmi) presente sui moderni schermi. Entro il prossimo aprile però, sul mercato saranno disponibili solo ed esclusivamente televisori che hanno il box integrato (guarda il video).
Quanto costerà agli italiani il passaggio al digitale? I decoder esterni agli apparati televisivi hanno costi che non superano quasi mai i 100 euro. Le differenze di prezzo sono motivate dalle differenti caratteristiche tecniche tra i modelli. Alcuni modelli sono venduti anche con le schede (smart card) prepagate che permettono di vedere particolari eventi o canali altrimenti non visibili "in chiaro". Questo accade, ad esempio, con le partite di calcio. Tutti gli altri canali, invece, resteranno gratuiti e, a quelli tradizionali come quelli di Mediaset o Rai, se ne sono già aggiunti degli altri.
Quali i problemi tecnici? Le antenne dovrebbero essere in grado di ricevere anche il segnale digitale, almeno quelle in buono stato. Non è necessario cambiare il puntamento della propria antenna terrestre, salvo rari casi. Tuttavia, in alcune zone del territorio, i segnali digitali potrebbero provenire da siti diversi da quelli che irradiano i segnali analogici. In tal caso, potrebbe essere richiesto il montaggio di un’antenna supplementare o di un amplificatore di segnale.
Problemi di copertura. Sul sito dgtvi.it è possibile conoscere in tempo reale se nel Comune di appartenenza il segnale digitale è già attivo. La copertura del territorio potrebbe non essere ancora completa ed affidabile. Queste problematiche sono però destinate a sparire con il passare del tempo. Le emittenti televisive sono chiamate ad affrontare un investimento economico non indifferente per essere al passo con i tempi. Ogni rete tv, infatti, utilizza decine, se non centiaia, di ripetitori. Questi apparecchi sono delle grandi antenne in grado di ricerere il segnale proveniente dagli studi televisivi e di ri-trasmetterli alla popolazione. Ogni ripetitore però, un po' come avviene per il televisore di casa, deve essere attrezzato per la "lettura" del segnale digitale. Una trasformazione che ha un costo elevato soprattutto per le emittenti televisive "minori". Le aziende locali, infatti, denunciano gravi difficoltà nel poter affrontare un tale investimento in un periodo così negativo per l'economia.
lunedì 9 marzo 2009
Che cos'è il digitale terrestre?
La TV a cui siamo abituati è definita “analogica”. E’ quella che sfrutta la tecnologia tradizionale. Oggi può essere considerata superata in termini di qualità audio e video… il digitale terrestre, che si avvale di una tecnologia avanzata simile a quella di internet, dei PC, della telefonia mobile, di molti supporti elettronici, trasforma i nostri programmi preferiti in un vero spettacolo visivo. E lo fa tramite la normale antenna del televisore!
La TV digitale è già entrata nelle case di milioni di persone, e secondo quanto previsto da una legge del Parlamento italiano e da una direttiva comunitaria sulle telecomunicazioni, prenderà definitivamente il posto di quella analogica entro il 2012. Con tantissimi vantaggi per il telespettatore: più canali; accesso a programmi riservati in via esclusiva ai clienti della Pay Per View: ad esempio, con Dahlia seguire le partite del Campionato di calcio di Serie A e del Campionato di calcio di Serie B TIM 2008/2009 trasmesse sui nostri canali! E ancora tra i vantaggi una migliore qualità immagine/audio, nonché un minore inquinamento elettromagnetico: il DTT richiede potenze di trasmissione inferiori rispetto a quella analogica.
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