mercoledì 6 maggio 2009

BANDA LARGA: GUBITOSI (WIND), FUTURO PREOCCUPA. OPERATORI COLLABORINO


(ASCA) - Roma, 5 mag - Il dibattito sul futuro della banda larga in Italia ''si e' impantanato'' e questo, ''francamete mi preoccupa come utente e come amministratore di una societa' che opera nel settore''. Lo ha detto Luigi Gubitosi, amministratore delegato di Wind, in un'intervista a 'Il Foglio Quotidiano'.

''Le ultime decisioni che sono state prese - ha aggiunto Gubitosi - anche a livello regolamentare non aiutano'' e ''da un po' di tempo mancano notizie su quelli che potrebbero essere gli sviluppi del settore. E non nascondo che tra gli operatori alternativi c'e' una certa preoccupazione in merito. Non sappiamo cosa succede, qual e' il disegno per il futuro''.

Per questo, secondo Gubitosi, ''sarebbe importante una collaborazione tra gli operatori'' sulla banda larga, ''soprattuto in un'epoca in cui i fondi sono scarsi. Si tratta - ha sottolineato - di un tema di politica economica, che riguarda lo sviluppo del Paese'' e non ''un tema esclusivo di Telecom, ma riguarda il governo in primo luogo e poi, evidentemente, le autorita' e tutti gli operatori''.

Gubitosi ha poi fatto il punto sullo stato di Wind: ''Abbiamo avuto un buon trimestre, stiamo continuando a crescere e stiamo continuando ad investire. Anzi, stiamo accelerando diversi investimenti''. Il segreto di Wind, ha rivelato Gubitosi, e' quello di essersi saputa ''adattare alle condizioni abientali che cambiano: la certezza di qualsiasi business plan - ha spiegato - e' che alla fine il mondo sara' diverso da quello che hai pianificato. Quello che devi fare e' reagire ai mutamenti in brevissimo tempo. Fino ad oggi ci siamo riusciti''. Merito anche di Naguib Sawiris che ''e' un leader naturale alla Marchionne ma che probabilmente, rispetto all'ad Fiat, ha realizzato qualcosa di ancora piu' grande. Ha creato dal nulla l'Orascom, ha colto la scommessa al volo di Wind, quando per acquistare questa azienda non c'era certo la fila. Inoltre - ha concluso Gubitosi parlando ancora di Sawiris - ha la capacita' di leader di decidere velocemente: per comunicare tra noi non servono grandi riunioni affollate, basta un sms''.

TI Media, tempi cessione rete digitale possono slittare a 2010


MILANO, 5 maggio (Reuters) - L'adviser ha raccolto manifestazioni di interesse per la rete del digitale terrestre di Telecom Italia Media (TCM.MI: Quotazione), Timb, ma il closing dell'operazione resta vincolato alla gara per il passaggio al digitale e potrebbe slittare al 2010.

Lo ha detto il vicepresidente esecutivo del gruppo, Giovanni Stella, nella conference call con gli analisti, ribadendo che l'operazione, una volta realizzata, porterà a una drastica riduzione del debito.

"L'operazione sta andando avanti, è solo un problema di tempistica", ha spiegato Stella. "Il nostro adviser ha raccolto un numero significativo di manifestazioni di interesse per i canali del digitale terrestre".

"Nei prossimi 15 giorni manderemo a tutti i potenziali interessati un information memorandum corposo, più una lettera di processo, che chiederà delle offerte non vincolanti", ha spiegato Stella.

"I tempi della gara avranno impatto sul processo di vendita dei canali digitali, devo aspettare il termine gara per entrare nel round finale della negoziazione", ha detto il vicepresidente esecutivo. "Siccome non so quando verrà fatta la gara e quando sarà emanato regolamento, non sono sicuro se la vendita potrà avvenire nel 2009 o nel 2010".

"L'impatto che avrà sul debito finanziario sarà estremamente significativo", ha detto Stella sulle conseguenze della cessione. A fine del primo trimestre il debito netto del gruppo era di 322,5 milioni.

Alla fine dello scorso anno il gruppo ha preso atto che il fondo di private equity che aveva manifestato l'interesse all'acquisto di una partecipazione in Timb si era ritirato e ha deciso di indire una gara per la vendita dell'asset.

Banda larga , Italia al palo


Il futuro dell’innovazione tecnica e la chiave per la ripresa economica? È la banda larga, derubata dei fondi in favore della ricostruzione in Abruzzo. «In realtà quei fondi sono stati dirottati, ben prima del sisma, verso Palazzo Chigi - spiega il senatore Luigi Vimercati – e di loro si è persa ogni traccia. Il governo Prodi - continua Vimercati – aveva intavolato una serie di accordi bilaterali tra Stato e Regioni per discutere di questa situazione, ma il governo attuale ha bloccato tutto, facendo sparire i fondi».

Si tratta di 800 milioni, che non esauriscono il costo del cablaggio dell’Italia intera (ci vorrebbero 10-15 miliardi di euro), ma che aiuterebbero lo Stato a coprire quelle zone dove le aziende non arrivano. E sono le aziende private, in primis la Telecom, che dovrebbero occuparsi della spesa maggiore per raggiungere tutto il territorio italiano. È da gennaio che si intensificano i lavori riguardo alla banda larga, ma il rapporto di 100 pagine sull’argomento, presentato ieri dal consulente di governo Francesco Caio al sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni, Paolo Romani, ha bloccato ancora la situazione deponendo il progetto tra le “cose da fare”; e l’Italia resta ancora indietro. Decisa la contrapposizione di Telecom Italia che si dice contraria allo scorporo inevitabile a seguito del cablaggio dell’intero territorio nazionale. Imponente è invece lo sforzo in tal senso di molti altri Paesi: gli Stati Uniti hanno stanziato 7,2 miliardi di dollari per cablare a larga banda le zone rurali, il Giappone addirittura è orientato a spenderne 50 miliardi per portare la fibra ottica praticamente ovunque. Il progetto rimane fermo mantre Vimercati insiste: «La banda larga è un punto decisivo per l’innovazione e la ripresa economica oltre che una possibilità per nuovi posti di lavoro». (CHIARA GUIDA)

Ti Media/ Stella: no aumento, da rete DTT puntiamo a più 300 mln


Milano, 5 mag. (Apcom) - Telecom Italia Media ribadisce nuovamente di non avere bisogno di alcun aumento di capitale, puntando a una drastica riduzione dell'indebitamento, pari a 322,5 milioni a fine marzo, con la vendita dei multiplex digitali, il cui closing è vincolato alla gara per il passaggio al digitale terrestre.

Lo ha affermato il vicepresidente esecutivo del gruppo, Giovanni Stella, nel corso della conference call sui conti trimestrali, spiegando come la cessione dei canali del digitale terrestre dovrebbe avvenire a un corrispettivo pari ad almeno 300 milioni, "se l'offerta sarà inferiore io non vendo". "Non abbiamo previsto un aumento di capitale, continuiamo a non prevederlo perchè operando sul lato della vendita dei canali dei digitale terrestre noi riteniamo che questa operazione straordinaria possa notevolmente alleviare, se non annullare, la nostra posizione debitoria", ha detto Stella agli analisti. Parlando della vendita dei canali del digitale terrestre, Stella ha detto di auspicare di chiudere entro fine anno, "non dipenderà solo da noi - ha ricordato - ma anche da come l'Autorità gestirà la gara e dalla sua tempistica". "L'attività dell'Autorità sia per il regolamento della gara sia per i tempi - ha proseguito Stella - avrà un'influenza sul processo di vendita dei canali del digitale terrestre perchè adesso sto dicendo che venderò quello che avrò, tra 3 o 4 multiplex, e quando dovrò andare a negoziare il round finale con la controparte dovrò attendere se ce ne avrò 3 o 4 e quindi devo aspettare il termine della gara".

"E non sapendo quando la gara verrò fatta - ha concluso - non sono sicuro di dirvi se la vendita verrà effettuata nel 2009 o nel 2010". Il processo di vendita sta comunque andando avanti e l'advisor Merrill Lynch, ha spiegato Stella, ha raccolto un numero "significativo" di interesse per i nostri canali del digitale terrestre. "Credo che nel breve, entro 15 giorni, invieremo ai potenziali interessati un corposo memorandum con una lettera in cui vengono definite le fasi del processo. In questa prima fase verrà richiesta una 'non binding offer'", ha detto Stella.

Il digitale terrestre cresce più velocemente del satellite


Recentemente, in occasione del nostro reportage relativo alla IV Conferenza Nazionale sul Digitale Terrestre, avevamo dato grande rilievo all'evento, soffermandoci sulle caratteristiche dell'ormai prossima piattaforma Tivù (via Dtt) e Tivù Sat. Avevamo però soltanto accennato al terzo Rapporto sulla Televisione digitale terrestre in Europa: un pregevole studio di ricerca promosso dall'associazione DGTVi e presentato, sempre durante la IV Conferenza Nazionale, da Alberto Sigismondi, della stessa DGTVi. Oggi, invece, vogliamo dare il giusto spazio a questo interessante Rapporto, sottolineando i dati più interessanti.

Un'Europa sempre più digitale
Il rapporto prende in esame quattro Paesi europei (Gran Bretagna, Francia, Spagna e Italia), estendendo le sue rilevazioni fino a dicembre 2008. Rilevazioni da cui si evince, per esempio, che nel nostro Paese, verso la fine dell'anno, la diffusione Dtt- valutata come numero di famiglie provviste di almeno un ricevitore Digitale terrestre nella propria abitazione - ha raggiunto 7.6 milioni di unità, pari al 34% del totale. Ciò significa che in Italia la quota delle case abilitate alla fruizione Dtt ha superato quella delle abitazioni in grado di ricevere la Tv Satellite, pari a 6.6 milioni, 4.7 milioni delle quali abbonate alla Pay. Sempre nella Penisola, il 2008 è stato anche l'anno del sorpasso della penetrazione delle tv digitali (le piattaforme Dtt, Satellite e Iptv hanno sommato, insieme, un totale del 53%) su quella analogica (47%) nei primi accessi, ovvero nel principale apparecchio televisivo di ogni abitazione. Mentre in Europa occidentale (15 Pesi Ue + Norvegia e Svizzera), negli ultimi due anni la penetrazione dell “nuova” Tv è cresciuta a ritmi molto sostenuti, al punto che a fine 2008 le case digitali erano 108 milioni, pari al 65% del totale.

Duplice sorpasso
Analizzando, poi, nel complesso i quattro Paesi europei presi in esame (Gran Bretagna, Francia, Spagna e Italia), notiamo che in questi, sempre durante lo scorso anno, la Dtt ha effettuato un duplice sorpasso: 1) superando la Tv Satellite e attestandosi come la prima piattaforma di accesso verso la televisione digitale; 2) scavalcando altresì la Tv analogica, mediamente presente ormai in meno di un terzo delle unità familiari esistenti nelle 4 nazioni. Sempre in queste ultime, al 31 dicembre 2008 si contavano 104 canali televisivi nazionali distribuiti gratuitamente su Dtt, di cui 27 rappresentanti il simulcast di canali già trasmessi su piattaforma analogica terrestre, mentre i rimanenti 77 da considerare “nuovi” (anche se in maggioranza non esclusivi) alla distribuzione terrestre. In pratica, l'avvento della nuova tecnologia di diffusione ha permesso di quadruplicare - mediamente - l'offerta di canali Tv nazionali ricevibili via terra, “movimento moltiplicativo” che, soprattutto in Italia, ha ormai incominciato a interessare in modo considerevole anche la proposizione di canali televisivi zonali.

L'esempio della Sardegna
A tal riguardo, lo studio di ricerca DGTVi fa notare che in Sardegna, prima dello switch-off totale (conclusosi il 31 ottobre 2008), erano attive 16 emittenti televisive locali, una delle quali già operante in digitale, mentre due esercivano, oltre alla rete analogica, anche un mux numerico. Dopo lo switch-off, nell'isola sono presenti (il dato è sempre del dicembre 2008) 18 multiplex di operatori di rete locale, che diffondono un totale di 64 reti televisive e cinque canali radiofonici. Scorrendo le circa 200 pagine del Terzo Rapporto, possiamo apprendere che, ad oggi, la terra sarda rappresenta il più vasto territorio “all digital” d'Europa, in cui la Dtt è presente con una quota del 68%, mentre il satellite (pay + free) detiene il 22.3%. Ad aprile 2008, invece, le proporzioni erano: televisione analogica 63.5%, Dtt 21.9%, Tv Satellite 14.6%.

Cresce il Dtt, tiene bene il satellite
Rivolgendo poi l'attenzione all'intero nostro territorio nazionale, il Terzo Rapporto “rivela” che gli italiani dedicano al consumo di Tv 262 minuti al giorno, di cui il 77% viene assorbito dalla Tv analogica, il 15% da quella satellitare, il 7.6% dalla DTT e lo 0.2% dall'IPTV (valori medi rilevati a novembre 2008). Il Digitale terrestre ha raggiunto la quota del 7.6% in un tempo piuttosto breve, rispetto ai 13 anni impiegati dal satellite per conseguire analoghe quote d'ascolto. In particolare, i dati di utilizzo delle diverse piattaforme mostrano, tra aprile 2007 e novembre 2008, un aumento costante della Dtt, con un'impennata tra ottobre e novembre 2008 (dal 6.4% al 7.6%, equivalente a un +18.8%), attribuibile solo in parte allo switch-off della Sardegna. Tuttavia, il progressivo passaggio verso il Digitale terrestre non ha eroso affatto la quota d'ascolto satellitare, anzi: trainata dall'offerta pay di Sky Italia, questa quota è cresciuta - seppure con minore intensità - rispetto all'incremento ottenuto dalla Tv Digitale terrestre. Infatti, il trend ascensionale celeste è passato dal 14.2% dell'aprile 2007, al 15% del novembre 2008, con un picco record del 16.2% registratosi a giugno/luglio dello stesso anno.

Oltre 12 milioni di decoder venduti
Per quanto riguarda i ricevitori, segnaliamo che - stando a una rilevazione GFK - in Italia, a dicembre scorso, sono stati commercializzati 677 mila Tv con decoder digitale integrato e 207 mila set-top-box esterni (884 mila pezzi in totale), portando così a 12.2 milioni il numero complessivo degli apparati per ricezione Dtt finora venduti, di cui oltre 5 milioni solo nel 2008. I prossimi impegni di switch-off analogico parziale o totale, previsti in Italia dal calendario di digitalizzazione stilato dall'AGCOM, riguarderanno nel 2009: Torino e Cuneo (20 maggio), Lazio (16 giugno) e Campania (10 settembre), per quanto attiene la transizione dei soli canali RaiDue e Retequattro.
Valle D'Aosta (16-22 settembre), Torino e Cuneo (24 settembre-9 ottobre), Trentino (15-30 ottobre), Alto Adige (26 ottobre-13 novembre), Lazio (16-30 novembre) e Campania (1-16 dicembre), saranno invece interessate allo switch-off di tutti i canali televisivi in analogico nazionali e locali.

Infine, stando sempre ai dati estrapolati dal Terzo rapporto, da qui al 2012, in Italia, dovrebbero passare al digitale: 6.6 milioni di famiglie entro la fine di quest'anno (28% del totale nazionale, considerando anche un 3% di utenza sarda già transitata al numerico lo scorso anno), 16.4 milioni di famiglie nel 2010 (68%), 19.8 milioni nel 2011 (81%) e 24.3 milioni (100% del totale) nel 2012.

Telecom Con Rai decoder unico per digitale terrestre e Internet


Telecom Italia lavora con il Centro ricerche Rai di Torino a sviluppare gli standard tecnologici per la creazione di un decoder unico, aperto sia al digitale terrestre sia alla tv su larga banda: lo ha detto Stefano Pileri (nella foto), direttore generale technology and operations di Telecom. «Con il centro ricerche di Torino - ha detto Pileri - stiamo lavorando per sfruttare la straordinaria opportunità del passaggio al digitale terrestre per sviluppare un decoder per la nuova tv che abbia anche la capacità di navigare a larga banda su Internet.

Si tratta dell’unico progetto che può concretamente abilitare il 100% delle famiglie italiane all’utilizzo di Internet insieme con la tv tramite un unico decoder». Intanto cresce la vendita e la diffusione della tv digitale terrestre in vista del passaggio alla nuova tecnologia che dal 20 maggio coinvolgerà il Piemonte occidentale e dal 16 giugno il Lazio. Secondo le stime di Dgtvi, l’associazione che riunisce Rai, Mediaset, Telecom e D-Free sarebbero già 8 milioni le famiglie fornite di decoder per questa nuova tecnologia.

martedì 5 maggio 2009

ECO - Tv, se lo “Squalo” fa un pensiero al digitale terrestre

Roma, 30 apr (Velino) - Sky uguale satellite. L’equazione che in Italia ha funzionato alla grande negli ultimi sei anni presto potrebbe non funzionare più. Innanzitutto perché in “cielo” da giugno arriverà anche la piattaforma free Tivu Sat; poi perché ci sono almeno un milione e mezzo di famiglie che guardano il satellite senza avere in salotto un decoder Sky; ma soprattutto perché Rupert Murdoch – infastidito dalle voci di un abbandono da parte delle ammiraglie di Rai e Mediaset – potrebbe anche pensare di andare in trasferta a fare la concorrenza pay al “Biscione”. Sì, proprio così, su quel digitale terrestre che “entro l’anno” – a detta del sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani - metterà all’asta nuove frequenze. In particolare si assegneranno cinque multiplex nazionali (altri 16 andranno agli attuali operatori analogici) tre dei quali riservati a nuovi broadcaster. A Murdoch ne basterebbe uno – fino a otto canali – per accasarsi sul ddt con una piccola Sky: il meglio di sport, cinema e news per 23 milioni di famiglie…

Ma per farlo Sky avrebbe bisogno di una deroga che renda meno rigidi quei vincoli europei che avrà ancora fino al 31 dicembre del 2011. Negli accordi del 2 aprile 2003 con l’allora commissario europeo Mario Monti, lo “Squalo” si impegnò, tra l’altro, a dismettere “le proprietà di trasmissione terrestre digitali e analogiche di Telepiù e a non intraprendere ulteriori attività di Dtt, né come rete né come operatore al dettaglio”. E una deroga Bruxelles la concederebbe solo “se le condizioni della concorrenza non giustificano più la continuazione di detti impegni”. Ma ammesso e non concesso che arrivi l’ok europeo, da via Salaria fanno intendere che la strada è tanto affascinante quanto impraticabile sotto il profilo industriale e commerciale. I quasi cinque milioni di abbonati pagano in media 42 euro al mese. La piccola Sky terrestre a buon mercato – oltre a costare parecchio – farebbe sì concorrenza a Premium ma in tempi di crisi finirebbe per cannibalizzare anche il portafoglio satellitare. Niente digitale terrestre a pagamento per Sky e neanche free con un paio di canali generalisti: in tutto il mondo – Stati Uniti a parte – lo “Squalo” si diletta in “tesserine”…

Digitale terrestre, sintonizzatori: zapper o interattivi mhp? Ecco come scegliere

ROMA (29 aprile) - Dopo la Sardegna, scocca sull'orologio digitale terrestre la campana dello switch-over anche per il Lazio, Piemonte e Campania. La fase in cui Raidue e Retequattro saranno trasmesse soltanto in tecnica digitale è veramente alle porte e non volendo comprare un nuovo televisore (dal 3 aprile sono in vendita soltanto televisori con sinto digitale incorporato) l'acquisto di un sintonizzatore digitale separato o "decoder" (o "sintodecoder" per dare conto a tutte le possibili interpretazioni) diventa improrogabile per tutti quelli che ne siano ancora sprovvisti. Ad oltre quattro anni dalla distribuzione dei primi modelli non è ancora facile orientarsi nell'offerta di questi apparecchi che, almeno al primo sguardo, si somigliano davvero molto. Per dare una mano nella scelta, quindi, più che costruire elenchi di modelli che saranno presto sostituiti pensiamo sia più utile dare le informazioni di base per giudicare di persona gli apparecchi, magari dando uno sguardo alla parte posteriore, dove si trovano le prese di connessione che spesso sanno dire molto delle caratteristiche incorporate.

I sintonizzatori per la televisione digitale terrestre possono essere divisi nelle due più generali categorie di "zapper" e "interattivi mhp", con prezzi molto diversi fra loro: un sintonizzatore "interattivo mhp" costa in questo momento almeno il doppio di un sintonizzatore "zapper" ovvero "non interattivo". Per interattività s'intende sia la possibilità di usufruire dei "servizi di accesso condizionato", cioè dei servizi "pay per view" di televisione a pagamento, sia delle "applicazioni mhp", cioè i software da gestire con il telecomando. Un sintonizzatore "interattivo" contiene al suo interno alcuni elementi che il semplice "zapper" non possiede, come lo "slot" (alla vista è una semplice fessura) per inserire la carta di accesso condizionato ed anche un modem per la trasmissione dei dati "di ritorno" attraverso la normale linea telefonica analogica. Questa è una giustificazione, seppur non completamente convincente, circa la differenza di prezzo. In queste ultime settimane i prezzi si sono decisamente stabilizzati e non sono molto diversi da quelli di quattro anni addietro (al netto degli incentivi statali): con trenta euro si porta a casa un sintonizzatore zapper, che può essere usato soltanto per i canali non criptati quindi non per la visione dei canali "premium" di Mediaset e Dahlia, mentre ne occorrono almeno una sessantina per un modello "interattivo".

La scelta fra i due tipi di sintodecoder deve essere consapevole e, magari, non soltanto legata all'immediato ma fatta in prospettiva futura. Innanzitutto bisogna ricordare che i modelli interattivi godono degli incentivi all'acquisto predisposti dal Governo nelle aree interessate, per i cittadini che non ne hanno ancora usufruito e che pagano il "canone RAI". In questo caso la differenza di prezzo con i non interattivi può ridursi drasticamente e quindi perché privarsi della possibilità di vedere anche i canali a pagamento? Inoltre, i modelli interattivi possono usare le "applicazioni mhp", che per il momento non hanno avuto molta fortuna e molto sviluppo ma in futuro, sperabilmente quando il passaggio al digitale sarà compiuto nella sua globalità, le cose potrebbero cambiare. Per questo motivo, soprattutto per il televisore principale, il consiglio è dunque quello di comprare un modello del tipo interattivo. Per i televisori "accessori" oramai presenti in tutte le stanze della casa potrebbe bastare anche un modello più semplice, uno "zapper" non interattivo, tenendo presente che con pochi euro avremo molti nuovi canali, una ricezione perfetta, la lista dei canali facilmente raggiungibile e in più doteremo il vecchio televisore di un nuovo sintonizzatore: spesso infatti, dopo anni di servizio, i sintonizzatori dei televisori a tubo catodico finiscono col guastarsi e un intervento di riparazione verrebbe a costare molto di più dei trenta euro necessari per l'acquisto di un nuovo sinto digitale "zapper".

Riconoscere il tipo di sintodecoder "all'occhio", come si faceva una volta al mercato per i generi alimentari, è semplice. I modelli "interattivi" devono possedere per forza di cose una o due fessure per l'inserimento della carta di accesso condizionato. Avere due fessure piuttosto che una sola è ovviamente una comodità perché si possono mantenere dentro l'apparecchio due carte nello stesso momento. Di solito le fessure ("slot" in lingua inglese) si trovano sulla parte frontale dell'apparecchio ma esistono anche delle eccezioni, come nel SAGEM ITD70 che ha lo spazio per inserire la carta CA sulla faccia inferiore del mobile risultando quindi invisibile. Questo piccolo sintodecoder offre altre peculiarità rispetto agli altri: può essere agganciato sul retro del televisore perché non ha un display sul frontale, il ricevitore del telecomando è praticamente omnidirezionale ed è alimentato a 12 volt, quindi può anche funzionare sui mezzi mobili o in barca, il tutto ad un prezzo molto contenuto rispetto ai modelli appositamente progettati per quegli usi specifici.
In effetti, stante la diffusione di televisori a schermo piatto, spesso non si sa dove mettere un apparecchio con forma tradizionale e display da mantenere visibile. Oltre al Sagem ci sono altre eccezioni. Come lo Humax "DTT-Nano", ad esempio. E' miniaturizzato al punto di essere inglobato in un unico piccolo involucro con la spina SCART. Questo tipo di sintonizzatore, del tipo "interattivo mhp", si collega direttamente alla presa SCART sul retro del televisore, risultando invisibile anche nel caso in cui il TV sia del tipo a schermo piatto. Esiste una sola controindicazione: la qualità della riproduzione è influenzata dall'obbligatorio collegamento SCART analogico con il televisore.

I moderni televisori a schermo digitale hanno bisogno, per funzionare al meglio delle loro possibilità qualitative, di un segnale che non sia passato attraverso molte "conversioni analogico-digitale e digitale-analogico". Per questo motivo tutti i televisori LCD o Plasma sono dotati sul retro di almeno una presa di ingresso digitale e spesso ne hanno più d'una. Ne esistono di due tipi anche se il primo, detto DVI (Digital Video Interface), è in via di rapida sostituzione con il secondo e decisamente più pratico HDMI (High Definition Multimedia Interface). E' facile riconoscere i due tipi di collegamento: la presa DVI (usata anche dalle schede video dei computer) è rettangolare, abbastanza grande e bianca, con molti contatti a vista. La presa HDMI invece è molto più piccola, di forma schiacciata e con i contatti invisibili allo sguardo superficiale, somiglia ad una presa USB leggermente più larga e con i bordi arrotondati. Ci sono differenze anche sul piano "elettrico": il collegamento DVI porta soltanto il video mentre quello HDMI trasferisce anche l'audio digitale e prevede di norma l'uso del sistema di criptazione HDPC (opzionale nella connessione DVI) indispensabile per la visione di contenuti protetti. Non esistono sintodecoder per la televisione digitale terrestre con uscita DVI ma ne esistono alcuni, i più recenti, con uscita HDMI. Disporre di un sintodecoder con uscita HDMI, e di un collegamento con il televisore tramite cavo HDMI, è consigliabile per avere la massima qualità visiva con le trasmissioni digitali di oggi a risoluzioni standard e diventa indispensabile per le trasmissioni digitali in alta definizione. Nel caso in cui il vostro televisore abbia sul retro soltanto una presa di tipo DVI potete comunque collegare in digitale il sintonizzatore esterno utilizzando un cavo adattatore HDMI-DVI. La visione di un canale HD anche ridotto a "sole" 720 linee, per esempio quelle a disposizione con un "vecchio" TV del tipo "HD ready" è sempre uno spettacolo.

L'argomento "alta definizione" merita un piccolo approfondimento. Per poter godere di una visione ad alta definizione, che sarà realtà sin dal 2012 perlomeno per tutti i canali Mediaset, serve un sintodecoder con due caratteristiche ben precise: un circuito di decompressione capace di trattare l'algoritmo MPEG-4 e un apparecchio con uscita HDMI. Per quanto riguarda il primo requisito, esso è necessario perché per trasmettere un flusso di immagini ad alta risoluzione piena (1080 linee), quindi contenente più "informazione" rispetto al normale quadro PAL della televisione tradizionale (capace di circa 500 linee), è necessario l'uso di un algoritmo di compressione più efficiente rispetto all'MPEG-2, usato da anni sia nella televisione digitale a definizione standard che nei dischi DVD. L'algoritmo di compressione MPEG-4 consente di trasferire un flusso video a 1080 linee in una larghezza di banda pari a circa 12 Mb al secondo: in ogni frequenza TV, dove prima veniva trasmesso un solo canale analogico, passano circa 24 Mb/s e quindi possono essere diffusi due canali ad alta definizione. Purtroppo c'è da segnalare che i sintodecoder esterni con decompressore MPEG-4, da collegare al televisore di casa con cavo HDMI, non sono molti, anzi è piuttosto difficile trovarli nel negozio sotto casa probabilmente per motivi di marketing. Volendo acquistare proprio un modello di sintodecoder abilitato all'MPEG-4 è possibile, però, fare subito una scelta drastica con sguardo rivolto al futuro e scegliere un apparecchio "integrato", come il Telesystem TS4600HD-CI, che è contemporaneamente sintodecoder digitale terrestre e satellitare, capace di trattare i segnali HD sia terrestri che satellitari ed anche di utilizzare una "common interface" per visualizzare i canali a pagamento. Come se non bastasse può anche visualizzare foto, video e file mp3 prelevandoli da una memoria esterna di tipo USB ed il sintonizzatore satellite è del tipo DVB-S2, quindi del tipo più recente, adatto alla ricezione delle trasmissioni HD da satellite. Per inciso, questo sintonizzatore dovrebbe essere in grado di ricevere anche le trasmissioni di TiVù Sat che replicheranno i canali terrestri "rimbalzandoli" sui satelliti Eutelsat.
Esistono anche apparecchi "combo" per la ricezione dei programmi a risoluzione standard, ma dotati della capacità interattiva "mhp" come lo Humax Combo 9000. Uno sguardo alla parte posteriore dell'apparecchio può sempre facilmente chiarire se è incorporato un modem che quindi rende il sintodecoder "interattivo" del tipo mhp: basta che sia presente la presa per il cavo telefonico a quattro contatti, di tipo tradizionale come quello di qualunque telefono. Anche se questi apparecchi "combo" costano di più di un solo sintonizzatore, oltre 150 euro, essi rimangono comunque competitivi perché questa cifra non è lontana dalla somma richiesta assemblando intorno al proprio TV i due sintonizzatori separati, con la comodità di avere un solo "set top box" (con meno cavi ad affollare la parte posteriore) anche posizionato... "sotto il box", sul mobile che supporta il televisore.

Concludendo, possiamo suggerire di controllare prima dell'acquisto altri particolari che normalmente sfuggono nell'affollamento e nella fretta dei negozi di elettrodomestici e televisori. La qualità del telecomando è un aspetto importante perché nella pratica sarà con quello che avremo a che fare, spesso i sintodecoder non hanno nessun tasto sul frontale. Purtroppo, per mantenere i costi bassi, i modelli più popolari hanno telecomandi poco ergonomici, di tipo standard e di solito con tasti piccoli e gommosi. Ovviamente non esiste un telecomando perfetto ma se possibile è meglio provare ad utilizzarlo prima dell'acquisto, tenendo presente che è molto comodo avere un tasto per la guida elettronica dei programmi EPG a portata di dito, così come i quattro tasti principali per sfogliare i canali verso l'alto e verso il basso e per il volume. Un'occhiata all'interfaccia dell'apparecchio visualizzata sullo schermo quando si impartisce un comando, infine, non guasterebbe: moltissime persone trovano comoda la possibilità di chiamare la lista dei canali memorizzati e scorrerla con i tasti up e down, se la lista è poco visibile o lo scambio dei canali troppo lento il funzionamento può essere fastidioso e addio zapping. In ogni caso, però, anche con i modelli più economici la qualità audio e video della trasmissione digitale non ha uguali e cancella in un sol colpo tutti quei problemi, come doppie immagini, effetto nebbia e incostanza fra i diversi canali, che da sempre affliggono le installazioni meno fortunate. Un vantaggio oramai irrinunciabile e alla portata di tutti.

Arriva lo schermo Tv superpanoramico 21:9

Quale migliore smentita della leggenda metropolitana, secondo la quale Philips dovrebbe lasciare la produzione di televisori in Europa, ecco in arrivo una serie completa di tv per tutti i gusti con modelli dai 19 ai 52 pollici. La definitiva chiusura della joint venture produttiva di pannelli Lcd con Lg ha portato in cassa 630 milioni di euro e lascia ora libera Philips di acquistare gli schermi dal miglior offerente.
La novità più importante in arrivo entro l'estate è un televisore con schermo in 21:9, si tratta del primo televisore dedicato espressamente agli amanti del cinema, per chi desidera vedere le migliori realizzazioni su blu-ray e dvd nella modalità più vicina a quella concepita dal regista e senza fastidiose bande nere.
Il nuovo apparecchio si chiama proprio Cinema 21:9 e monta un pannello lcd di origine Sharp con dimensioni assimilabili a quelle di un modello 16:9 da circa 50 pollici, con risoluzione di 2560 x 1080p.
Tra le caratteristiche tecniche il nuovo "ventuno noni" è equipaggiato con la migliore tecnologia Philips ed è già dotato di funzione Net Tv per la visione di contenuti dal web.
Il formato delle immagini può essere adattato a schermo pieno partendo da ogni sorgente, ma naturalmente le migliori prestazioni si otterranno da film su Blu-ray in formato cinematografico 2,35:1. Il prezzo del tv purtroppo sarà abbastanza elevato, annunciato attorno ai 4.000 euro. CONTINUA ...»

La nuova gamma di Philips
Scendendo sul tradizionale formato 16:9 la gamma 2009 di Philips è articolata su cinque diverse serie con prestazioni crescenti.
La serie top di gamma 9000 (con schermi Full Hd da 32, 37, 42, 47 e 52 pollici) ha la funzione Ambilight di circondamento luminoso nella sua forma più evoluta, quella che ha già incontrato il favore del pubblico, e usa sui modelli di punta la retroilluminazione a led; ha inoltre il sintonizzatore tv Hd e sfrutta tutti i circuiti più avanzati studiati dalla casa olandese per ottimizzare la resa di immagini e suoni.
Inoltre comprende la funzione Net tv per la fruizione diretta di contenuti video da internet tramite collegamento wi-fi senza fili. Massima anche l'attenzione per l'estetica con un profilo particolarmente sottile – circa 3 cm - , ideale per il fissaggio a parete del televisore.
La serie 8000 comprende modelli con schermo Full Hd dai 32 ai 47 pollici, ha la funzione Net tv via cavo ethernet, un profilo molto sottile, l'Ambilight e il decoder Hd per il digitale terrestre. La serie 7000 permette di scegliere il formato tra i 32,42 e 47 pollici e monta gli altoparlanti "Invisible", cioè mimetizzati nella cornice dello schermo ma sempre con ottime prestazioni e il decoder Hd per la tv digitale terrestre.
La serie 5000 porta in una fascia di prezzo più accessibile alcuni contenuti delle gamme più prestigiose, come per esempio il circuito Pixel Plus Hd. Gli schermi sono del tipo Hd ready a 768p per il solo 32 pollici mentre le altre misure da 37 a 52 pollici hanno il pannello Full Hd e sono sempre dotati di decoder Hd per i programmi tv. Sempre nella serie 5000 anche alcuni modelli di piccolo schermo da 19, 22 e 26 pollici che si prestano all'utilizzo in locali di piccole dimensioni ma offrono sempre l'ingresso hdmi e il tuner hd per i programmi televisivi, alcune versioni saranno disponibili in estate anche con finitura bianca.
Infine la serie di ingresso 3000 sarà quella che dovrà battagliare nei centri commerciali con gli agguerriti concorrenti asiatici, cercando di sfruttare la notorietà del marchio e la gamma di formati che va dai 19 ai 42 pollici (quest'ultimo con risoluzione Full Hd).
Da segnalare per tutti i televisori la ricerca di ogni possibile risparmio energetico: il consumo in stand-by scende a 0,15 watt, i manuali di istruzioni sono consultabili direttamente sullo schermo e non sono più cartacei, sono stati aboliti gli adesivi pubblicitari sulle cornici degli schermi e gli imballi sono il più possibile piccoli e leggeri.
Home theater bello e facile
La nuova gamma di prodotti home theater parte dai tre nuovi lettori blu-ray, realizzati in collaborazione con la giapponese Funai e disponibili da maggio. Si parte dal modello base Bdp 3000 (200 euro) che è già compatibile con il Bd Live, riconosce le codifiche Dolby Digital e dts Hd e può portare alla massima risoluzione anche i film su dvd.
Il modello intermedio Bdp 5000 (250 euro) aggiunge la compatibilità con il DivX Ultra e i file Wmv, arriva al profilo 2.0 del Bd live e ha un ingresso frontale Usb. Il top di gamma Bdp 7300 (330 euro) aggiunge ancora la compatibilità con colonne sonore dts Hd Master Audio, ha le uscite audio 5.1 ed ha in dotazione il cavo hdmi.
Tra i normali lettori dvd è interessante il modello Dtp 2340 (100 euro) che contiene anche un sintonizzatore per il digitale terrestre, ideale per completare un tv non aggiornato al digitale nelle zone del Paese interessate a breve dallo switch –off. Le già note Soundbar, cioè quegli apparecchi da mettere sotto a un tv lcd che riproducono i dvd e incorporano amplificatori e diffusori con Dolby Virtual, accolgono il nuovo modello Hsb 4352, adatto a tv da 32" e quindi con dimensioni molto più compatte delle precedenti, il tutto a 450 euro.