venerdì 22 maggio 2009
REGIONE, Digitale terrestre: troppi disservizi
La Commissione ha approvato una Risoluzione con cui si ricorda che sono sempre più numerose le segnalazioni di disservizi a dimostrazione che "il passaggio al digitale terrestre in Sardegna sta incontrando serie difficoltà e che, a sette mesi dallo switch off, sussistono, nel territorio regionale, problemi di ricezione del segnale digitale e che la sintonizzazione dei canali risulta spesso difficoltosa e instabile rendendo necessari frequenti interventi sulle antenne che spesso richiedono la sostituzione delle stesse ed il loro riposizionamento". Da qui la necessità di un intervento urgente della Regione presso gli organismi governativi per trovare soluzioni adeguate alle difficoltà emerse.
"L'accesso all'informazione anche attraverso la ricezione delle trasmissioni televisive - ha ricordato il presidente dell'organismo, Silvestro Ladu (Pdl) - può essere considerato un vero e proprio diritto della cittadinanza, e questo non può risultare in nessun modo compromesso dalle soluzioni tecniche adottate, qualora queste siano inefficaci e comunque inadeguate". (mg) (admaioramedia.it)
Proteste e disagi per il digitale terrestre in Piemonte
Dopo lo spegnimento di Rai Due e Rete4, molti utenti non riescono più a vederli. Altri già passati al digitale non vedono più nulla. E c'è chi minaccia di non pagare più il canone.
[ZEUS News - www.zeusnews.com - 21-05-2009]

Il Piemonte ha iniziato lo switch over al digitale terrestre: da mercoledì 20 maggio Rai Due e Rete4 non sono più visibili in analogico ma soltanto attraverso l'apposito decoder. Il problema è che, in qualche caso, sono spariti anche gli altri canali.
Ciò è successo perché la Rai, oltre a spegnere il segnale analogico di Rai Due, ha riorganizzato le frequenze utilizzando quelle precedentemente usate da Rai Due in analogico per Rai Uno e Rai Tre in digitale.
I decoder più "svegli" se ne sono accorti e hanno incassato il colpo senza battere ciglio, risintonizzando automaticamente i canali; i meno evoluti, invece, hanno semplicemente iniziato a non mostrare più nulla, nell'attesa che l'utente intervenisse manualmente.
Se gli utenti fossero stati avvisati tempestivamente e chiaramente del cambiamento, probabilmente nessuno avrebbe protestato; invece la mancanza di informazioni ha fatto sì che il numero del centralino messo a disposizione per chi incontrasse problemi durante il passaggio fosse preso d'assalto.
La Rai è corsa ai ripari informando i cittadini - tramite Rai Uno e Rai Tre trasmessi in analogico - che se non vedono più alcuni canali è perché è necessario eseguire la risintonizzazione.
Se però, dopo aver compiuto l'operazione, lo schermo si ostina a restare nero, l'unica soluzione è chiamare un antennista che verifichi l'impianto.
La pay tv conquisterà la metà delle famiglie italiane
Mi può dare qualche dato e inoltre per quali ragioni, secondo voi, avverrà questo sorpasso?
A fine 2008 i ricavi del mercato Tv che abbiamo stimato sono circa 8 miliardi di euro; in questo ambito i ricavi da inserzioni commerciali coprono circa il 45% e i ricavi da canone e finanziamento dello Stato il 22%, mentre quelli da pagamento diretto sono pari a circa il 33%. Ci sarebbero poi altri ricavi da attività commerciali ma hanno un peso limitato e in questa analisi sono stati esclusi. Nel 2012 la situazione apparirà diversa. I ricavi da pay-tv, che crescono a tassi più elevati, dovrebbero raggiungere il 40%, divenendo maggioritari nel sistema. La pubblicità in proporzione ridurrà il suo peso. Questa flessione fisiologica e già in atto da anni viene acuita dall'attuale contrazione congiunturale degli investimenti. Voi affermate anche che circa il 50% della popolazione acquisterà un qualche servizio di Tv a pagamento.
Non credete che la grave crisi dell'economia possa rallentare questo trend?
Per ora non ci sono segnali che la crisi economica e la conseguente contrazione dei consumi possano avere un impatto negativo sui servizi di Tv a pagamento. Anzi, secondo alcuni osservatori ci potrebbe essere un incremento dei cosiddetti consumi per l'intrattenimento indoor. Le grandi offerte di pay-tv si avvicinano a soglie di saturazione comprese fra il 35% e il 40% del totale mercato delle “famiglie Tv”. Non tutti infatti sono propensi o disposti a spendere 30, 40 o 50 euro al mese in un pacchetto di Tv a pagamento. Perciò, nonostante i tassi di crescita delle maxi-offerte si stiano riducendo - processo che peraltro era già in atto - , cresce l'interesse verso offerte più economiche - i mini-pacchetti da 10-15 euro mensili - o più flessibili.
Inoltre cresce l'interesse nei confronti dei cosiddetti consumi non lineari, tipo la Tv on-demand
Sì, la moltiplicazione dei servizi, che tendono a differenziarsi gli uni dagli altri, produrrà una ricchezza di offerta che tenderà a raggiungere quei pubblici che prima si accontentavano della sola Tv gratuita. Bisogna tenere presente che con il passaggio alla Tv multicanale gratuita - la DTT o il sat gratuito - non solo aumenta l'offerta di canali che si possono ricevere, ma anche l'offerta di soluzioni flessibili per accedere a servizi di pay-tv. Si pensi ad esempio al Push VoD, Push Video on Demand, ovvero al consumo a pagamento di titoli che vengono memorizzati nottetempo nel decoder - tramite memoria locale - e poi selezionati dall'utente il giorno seguente a suo piacimento. Si tratta di una forma di pay-tv ancora inedita nel nostro Paese ma che pare destinata ad avere un certo successo. Se si considera l'insieme di questi servizi ed i pubblici che questi potranno attrarre, appare possibile stimare che al 2012 circa il 50% delle famiglie italiane utilizzeranno un qualche servizio di pay-tv.
Oggi in Italia si contano circa 400 canali di Tv digitale, di cui circa 180 inclusi nelle offerte a pagamento e 220 ricevibili in chiaro. Nel 2012 questo numero aumenterà, oppure assisteremo a una scrematura?
A nostro parere, questo numero è destinato ad aumentare, ma ai nuovi canali/servizi che saranno lanciati, o che arriveranno in Italia dall'estero, corrisponderanno canali che chiuderanno i battenti. Non bisogna dimenticare che dei circa 400 canali/servizi di Tv digitale molti sono interstiziali o inconsistenti dal punto di vista dei volumi di ricavi che generano. La crescita di fatto è stata il frutto della riduzione drastica dei costi di produzione e di distribuzione derivanti dallo sviluppo del ciclo digitale nel settore degli audiovisivi. I costi continueranno a diminuire e dunque sarà più facile produrre/distribuire un canale se si troverà il modo di renderlo remunerativo. Quando si sviluppò il mercato web qualcuno si dilettò a contare il numero dei siti dividendoli per genere editoriale. Oggi quei conti paiono un esercizio ingenuo, perché il numero dei servizi pare realmente “infinito” e bisogna tenere presente che ci troviamo alle soglie dell'integrazione nel mondo multimediale. Questo significa che i servizi internet assumeranno una natura propriamente televisiva. Il calcolo dei canali sarà sempre più difficile, forse proprio perché sarà arduo distinguere quella che noi oggi definiamo Tv.
Dalla vostra indagine si evince che la piattaforma satellitare dominerà il mercato. Dopo quella data però l'Italia passerà definitivamente al digitale terrestre; questo potrà comportare una progressiva decrescita della Tv satellitare?
Secondo nostre stime, alla fine del 2012 il satellite a pagamento potrà avere fra i 5,4 e i 5,7 milioni di famiglie abbonate: questo significa che avrà una penetrazione di circa il 22-24% sull'intero numero delle “famiglie Tv”. Ci sono dunque ancora margini di crescita. Grazie a questa forte penetrazione e al suo rilevante peso economico sul mercato della pay-tv, il satellite rimarrà di gran lunga la piattaforma dominante; non paiono esserci dubbi su questo. La Dtt sarà la piattaforma dominante nell'ambito della Tv “free to air”, coadiuvata dalle offerte satellitari gratuite, ma avrà anche un ruolo importante nella Tv a pagamento; basti pensare che sono già circa 3 milioni le utenze attive di pay-tv via Dtt. Il satellite non pagherà un prezzo elevato per lo sviluppo della Dtt, che per ora risulta complementare alla sua crescita.
Quale sarà in questo triennio il ruolo svolto dall'Iptv, che ad oggi non riesce ancora a decollare?
L'Iptv non decolla in Italia come negli altri Paesi - ad eccezione della Francia - , ma si moltiplicano le offerte e l'interesse nei confronti delle sue prospettive. Sembra un paradosso e invece non lo è. In Italia il mancato decollo deriva da due fattori: il primo è un vincolo tecnologico, cioè l'attuale capacità della rete; il secondo è costituito dal tipo di offerta. Le prospettive di un potenziamento delle capacità della rete e un approccio diverso al mercato potrebbero portare ora gli operatori a imboccare la strada giusta. I primi risultati si potrebbero vedere in un periodo di due-tre anni. Le offerte Iptv devono essere complementari sia con le attuali offerte gratuite - mi riferisco alla Tv digitale terrestre - che con quelle a pagamento. L'Iptv è una piattaforma di integrazione a metà strada fra la Tv free-to-air e la pay-tv.
Per quanto riguarda gli attori, assisteremo a una progressiva concentrazione delle aziende oppure l'avvento del digitale porterà ad un allargamento dei soggetti?
Assisteremo a una concentrazione sempre più intensa del mercato Tv, così come su tutti i mercati editoriali. Sul mercato Internet, che è caratterizzato dalla massima pluralità potenziale e reale - centinaia e centinaia di milioni di servizi accessibili da un solo utente - si assiste a fenomeni di concentrazioni di grandissima portata. Si formano cioè testate che assumono quasi il ruolo di istituzioni, pensi a Google, Wikipedia, Ebay, Facebook. È un fenomeno straordinario: le barriere all'ingresso prima si abbassano e poi si alzano, diventando invalicabili per chiunque. Quindi il nuovo mercato degli audiovisivi di rete avrà una forte concentrazione editoriale, ma offrirà una maggior pluralità rispetto a quello analogico. Riguardo al duopolio Rai-Mediaset, lo sviluppo delle piattaforme digitali ne ha eroso la forza e il potere, prima con l'introduzione della Sat Tv e poi tramite le nuove piattaforme.
DTT: l’Agcom apre un’istruttoria sul superamento del 20%
Vediamo intanto quanto ha scritto www.key4biz sul tema:
«Secondo una prima rilevazione, eseguita a Roma il 4 maggio scorso, risulterebbe che Mediaset dispone di 14 canali su 42 nazionali complessivi, con una quota del 33,3%: escludendo i canali Studio Universal e Steel, non attribuibili al gruppo anche se venduti con la carta Mediaset Premium, la quota scenderebbe al 28%. La Rai è invece sotto il limite del 20%, con 8 canali su 42.
Il mese scorso, l’Autorità ha approvato una delibera che avvia il percorso per il definitivo spegnimento delle reti analogiche e la conversione delle reti digitali esistenti.
“Il risultato raggiunto avvia un percorso di definitiva sistemazione delle radiofrequenze televisive in Italia - ha affermato il presidente Corrado Calabrò, commentando l'approvazione della disposizione che fissa i criteri per il passaggio alla Tv digitale - . In questi anni è sempre stata auspicata una definizione di regole che garantissero la certezza del diritto e il rispetto dei principi costituzionali e comunitari nell'interesse del pluralismo e della concorrenza: il percorso avviato va in questa direzione. I successivi atti che adotteremo serviranno a completare quella che mi auguro sia la cornice giuridica di riferimento per il futuro sistema televisivo italiano, con una regolamentazione ben diversa dalla connotazione incerta che essa aveva assunto in passato”».
Ma conviene riportare, per chiarire bene la questione, l’intero articolo di Marco Mele sul ‘Sole 24 Ore’ dell’8 maggio scorso, che parte con una più precisa ‘definizione’ del limite del 20%:
«È questo l’unico limite antitrust della legge Gasparri, a parte il Sic, il sistema integrato delle comunicazioni. Fissa un tetto del 20% al numero dei programmi controllati (digitali e/o analogici) da uno stesso soggetto. Mediaset, secondo alcune stime, sarebbe al di là del tetto mentre la Rai è al di sotto, ma non può crescere più di tanto.
Si tratta di un limite che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni non ha mai verificato, salvo una pronuncia dopo una diffida di Centro Europa 7.
È vero peraltro che si tratta di un tetto ‘mobile’. Se uno o più programmi escono dal mercato o vengono lanciati ex novo, cambia il totale da cui calcolare il 20 per cento.
L’Agcom ha aperto l’istruttoria prima di ricevere anche un esposto dall’associazione Altroconsumo. L’obiettivo è capire come applicare una legge che va interpretata a fronte di una realtà in evoluzione. Sarebbe stata più attuabile una norma che avesse posto un limite alle reti o, meglio, alla capacità trasmissiva…
Vi sono questioni da chiarire, quali l’inclusione o meno, nel totale dei programmi, dei canali detti “ + 1”… O come l’inclusione o meno della pay-per-view. Un altro problema aperto riguarda i programmi trasmessi sulla Tv mobile in standard Dvb-H, Vanno conteggiati? Sì ma solo se trasmessi anche su altre piattaforme, ha detto finora l’Agcom.
In occasione delle audizioni degli operatori davanti all’Agcom sono stati presentati i primi calcoli sul tetto ai programmi. La metodologia scelta è fondamentale. In attesa dei chiarimenti interpretativi dell’Agcom, da questo calcolo, ad esempio, sono stati esclusi i canali ‘test’ di Rai, Mediaset, e Telecom Italia Media. Così come non sono stati calcolati i canali ‘+ 1’ di Mediaset Premium e quelli di pay-per-view (la Diretta Calcio di Mediaset e Dahlia Calcio). Sono stati calcolati come un programma i canali diffusi sia in analogico sia in digitale. Va esclusa dal computo Rai 4: la Gasparri lo prevede per i canali trasmessi esclusivamente in digitale, nel multiplex di servizio pubblico della Rai.
Secondo tale rilevazione, fatta a Roma il 4 maggio di quest’anno,
Mediaset avrebbe 14 canali su 42 nazionali complessivi, pari al 33,3%. I 14 canali sono: Canale 5, Italia 1, Rete 4, Boing, Iris, Mediashopping, Joy, Mya, Steel, Premium Cinema, Studio Universal, Premium Calcio 24, Moto Gp - Premium e Hiro-Premium.
Obiezione possibile: Studio Universal e Steel, pur venduti con la carta Mediaset Premium, non sono da attribuire al gruppo. La quota Mediaset scende, allora, al 28%.
Sono esclusi da tale calcolo trentuno canali tra quelli trasmessi nella data della rilevazione. Di questi 13 sono di Mediaset.
La Rai invece è all’interno del limite del 20%, con 8 canali su 42».
PIEMONTE/TV: ACCORDO REGIONE-ADICONSUM PER INFORMARE CITTADINI SU DTT
L'iniziativa e' il risultato di un accordo raggiunto con la Regione Piemonte e rientra nel quadro delle numerose attivita' d'informazione dei cittadini e di tutela dei consumatori che la Regione attivera', a partire dal prossimo mese di giugno, per accompagnare la transizione dalla televisione analogica al digitale terrestre su tutto il territorio regionale che si completera' nella primavera del 2010. La campagna informativa della Regione Piemonte si affianca a quella gia' attivata da Dgtiv, il consorzio nazionale che guida il processo di transizione formato dalle associazioni delle televisioni locali, Mediaset, Rai, Telecom e Italia Media.
Oggi intanto e' partita la prima limitata fase della transizione (switch over): lo spegnimento del segnale analogico dei canali televisivi di RaiDue e Rete Quattro e l'attivazione di quello digitale terrestre solo nel Piemonte Occidentale (province di Torino e Cuneo e, parzialmente, in quelle di Asti, Alessandria e Biella). In questi territori per vedere i due canali sara' quindi necessario disporre di un apposito decoder digitale terrestre, o di un impianto satellitare, con esclusione di alcune vallate alpine nelle quali per ora non cambia nulla perche' il segnale analogico rimarra' attivo sino ad ottobre per consentire di aggiornare i ripetitori di segnale.
La completa transizione al digitale terrestre di tutti gli altri canali televisivi nel Piemonte Occidentale si concludera' tra il 24 settembre e il 9 ottobre prossimi (switch off).
Nel Piemonte Orientale, causa problemi tecnici per l'interferenza dei segnali con la vicina Lombardia, lo spegnimento dei canali televisivi analogici e l'attivazione dei segnali del digitale terrestre avverra' in un'unica fase entro la primavera del 2010, in contemporanea, appunto, con la Lombardia e la provincia di Piacenza.
mercoledì 20 maggio 2009
Digitale terrestre, alle due di questa notte spariscono Rai 2 e Rete 4
Ma il costo dell’operazione per i torinesi, pionieri quasi assoluti in Italia dopo Sardegna e Valle d’Aosta, potrebbe non limitarsi a quello del decoder (al contributo di 50 euro si ha diritto se si ha 65 anni e un reddito inferiore ai 10mila euro). A rischio sono tutti i condomini dotati di antenna centralizzata, che potrebbero aver bisogno di un intervento di adeguamento per ricevere tutti i canali. Secondo i calcoli dell’Agcom, potrebbe avvenire almeno nel 20-30% dei condomini. Un ulteriore problema riguarda le zone dove già ora il segnale analogico si riceve malamente o non si riceve affatto, all’incirca il 5% del territorio torinese. Il problema riguarda soprattutto le valli montane, ma anche in alcune zone della collina torinese. In questi casi, con il digitale terrestre la situazione non migliorerà affatto e per poter vedere la televisione, come accade ora, occorrerà dotarsi di antenna parabolica, anche se la Regione ha già chiesto al Governo di garantire a tutte le famiglie la ricezione del nuovo segnale.
Per ogni informazione, il ministero dello Sviluppo economico, ha messo a disposizione il numero verde 800.022.000, attivo dal lunedì al sabato dalle 8 alle 20 ed i siti www.decoder.comunicazioni.it e www.piemontedigitale.it.
lunedì 18 maggio 2009
FORUM EUROPEO PER IL DIGITALE TERRESTRE

Così si spegne l'analogico senza restare al buio
Gli apparecchi
E questa è una tutela nei confronti dei consumatori che così evitano di comprare apparecchi obsoleti, magari con la beffa degli incentivi statali, che per ricevere le trasmissioni numeriche necessitano di un decoder esterno e dunque con aggravi di costi, dispendio energetico (per non parlare della scomodità dei due telecomandi, uno per il tv e l'altro per il set-top box).
In realtà le cose sono ben diverse in alcuni punti vendita: i vecchi tv solo analogici si trovano ancora ma soprattutto negli scaffali della grande distribuzione specializzata continuano ad esserci "bancali" di videoregistratori Dvd/Hdd recorder privi di sintonizzatore digitale, che sfuggono alla norma che vieta la vendita solo dei televisori. In pratica per funzionare con il digitale devono essere collegati a loro volta a un altro decoder, insomma si tratta di prodotti da evitare senza ripensamenti: sono inutili fondi di magazzino che non dovrebbero essere neppure venduti, e rappresentano una sostanziale truffa – legalizzata - nei confronti dei consumatori.
La tempistica
Ma le antenne dei telespettatori sono puntate tutte sul passaggio al digitale. Per Andrea Ambrogetti, presidente di DGTVi (Associazione che riunisce Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, Dfree e alcune Tv locali) «il 2009 e il 2010 saranno anni decisivi per il passaggio al digitale terrestre, perché porteranno a oltre il 70% del paese una nuova offerta televisiva». I vantaggi – per gli utenti – di questo passaggio sono però solo parzialmente stati recepiti. La rivoluzione annunciata qualche anno fa è appena iniziata anche se i primi bilanci si possono fare: Valle d'Aosta e Sardegna hanno già effettuato lo switch off, il Trentino Alto Adige ha da poco affrontato lo switch over. La prossima tappa è fissata per le due del mattino del 20 maggio, quando toccherà al Piemonte – e segnatamente le province di Torino e Cuneo e 74 comuni della provincia di Asti, per circa tre milioni di persone coinvolte - gestire lo spegnimento del segnale analogico di Rai 2 e Rete4, che saranno ricevibili soltanto in digitale. Lo switch off di tutti gli altri canali è invece programmato tra il 24 settembre e il 9 ottobre 2009 mentre solo dal 17 marzo 2011 il Piemonte diventerà una regione all digital, così come lo è già la Sardegna.
Tempi ancora lunghi quindi – la chiusura del cerchio per la migrazione al digitale è fissata per il 2012 – ma per il viceministro per le Comunicazioni Paolo Romani il bilancio di fine anno, con il 30% del territorio nazionale sintonizzato solo sulle frequenze digitali, è sicuramente in attivo. Sempre che, ad esempio, lo switch off del Lazio non evidenzi "bachi di sistema" legati a una disponibilità di frequenze da assegnare inferiore al numero delle emittenti (il gap riguarda le Tv locali) attive sul territorio.
Gli impianti
Dei problemi "tecnici", spesso denunciati da consumatori e associazioni di categoria (copertura, adeguamento degli impianti, televisori con decoder integrato), si parla, in seno alle istituzioni, a fatica. E un rischio sottovalutato, almeno secondo i produttori di infrastrutture, è quello legato agli impianti. Aggiungere un decoder o utilizzare un apparecchio televisivo di ultima generazione potrebbe non bastare per ricevere (in particolari contesti ricettivi) i programmi digitali in chiaro in presenza di antenne obsolete o mal posizionate.
Se è vero che (la stima è di Fracarro, specialista in sistemi di antenna) la percentuale di impianti da aggiornare è del 5% per le singole abitazioni e i piccoli contesti condominiali, ma arriva al 90% per i grossi contesti abitativi (oltre 50 appartamenti) il problema è effettivamente serio. Anche per la limitata disponibilità di operatori sul territorio, composta da circa 3.500 installatori specializzati e circa 20mila generalisti. Gli organismi di settore, e in particolare l'Anitec (Associazione nazionale industrie informatica, telecomunicazioni ed elettronica di consumo, esponente della Federazione Confindustria Anie), hanno quindi lanciato un preciso allarme: o si aggiornano/installano ex novo (incentivando fiscalmente tali operazioni) gli impianti di ricezione in vista del passaggio al digitale terrestre oppure milioni di italiani rischiano, senza esserne a conoscenza, di rimanere "al buio" quando lo switch-off sarà completato.
Rfid, nuove raccomandazioni europee

Nuove raccomandazioni in materia di Rfid da parte dell'Unione Europea. Le ha diffuse ieri la Commissione secondo cui “i cittadini europei devono poter mantenere il controllo sui chip intelligenti, che rappresentano un mercato destinato a crescere del 500 per cento nei prossimi dieci anni, continuando a utilizzarli senza difficoltà per rendere più semplice la vita di tutti i giorni”.
Ma l'Rfid non si coniuga solo al futuro visto che esistono già oltre sei miliardi di chip intelligenti che possono essere inseriti in un’ampia gamma di oggetti di uso comune, dai frigoriferi ai tesserini magnetici per l’autobus. La Commissione europea, dunque, ha adottato una serie di raccomandazioni dirette a garantire che chiunque partecipi alla progettazione o alla gestione di tecnologie che prevedono l’uso di chip intelligenti rispetti il diritto fondamentale di ogni individuo alla privacy e alla protezione dei dati personali, previsto dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata il 14 dicembre 2007.
“Tecnologia promettente per il futuro i chip intelligenti possono semplificare la vita in mille modi. Stiamo parlando di oggetti che utilizziamo ogni giorno e che improvvisamente diventano intelligenti attraverso la connessione ad una rete e lo scambio di informazioni. Basta pensare ai frigoriferi intelligenti che ci informano che il latte è scaduto o alle confezioni di prodotti alimentari che avvertono i genitori sul rischio di allergie,” ha dichiarato Viviane Reding, Commissario responsabile della Società dell’informazione e dei media. “È evidente il potenziale economico presente nell’utilizzo di piccoli chip intelligenti che permettono agli oggetti di comunicare fra loro. I cittadini europei, però, non devono lasciarsi cogliere impreparati dalla nuova tecnologia. È per questo motivo che oggi, la Commissione, ha rivolto forti raccomandazioni all’industria. I consumatori europei devono avere la certezza che, anche se vengono utilizzati i loro dati personali, la loro privacy non potrà essere violata anche in un contesto tecnologico in costante trasformazione. La Commissione vuole quindi che la tecnologia Rfid permetta ai consumatori di esercitare un controllo sulla sicurezza dei loro dati, il che costituisce il modo migliore per garantirne il successo sotto il profilo economico. Va ricordato infine che la quota dell’Europa sul mercato mondiale dei chip intelligenti raggiungerà il 35 per cento nei prossimi otto anni”.
Per essere certa che l’Europa sia pronta ai cambiamenti che l'Rfid sta portando (e porterà nei prossimi anni), la Commissione ha stabilito i seguenti principi sulla protezione della privacy e dei dati personali in occasione del loro utilizzo.
1- I consumatori devono sapere se i prodotti che essi acquistano nei negozi contengono o no chip intelligenti. Quando i consumatori acquistano prodotti che contengono chip intelligenti, questi ultimi devono essere disattivati automaticamente, immediatamente e gratuitamente nel punto di vendita, a meno che il consumatore chieda esplicitamente di mantenere il chip in funzione. Possono essere concesse delle deroghe, ad esempio per evitare di imporre un onere inutile ai dettaglianti, ma solo dopo aver proceduto ad una valutazione dell’impatto del chip sulla privacy.
2- Le imprese o le autorità pubbliche che utilizzano chip intelligenti devono informare in modo semplice e chiaro i consumatori in modo che quest’ultimi possano rendersi conto se i loro dati personali verranno utilizzati, che tipo di dati verrà raccolto (ad esempio nome, indirizzo o data di nascita) e a che scopo. Devono inoltre predisporre una etichettatura chiara che identifichi i dispositivi che “leggono” le informazioni immagazzinate nei chip intelligenti e mettere a disposizione dei cittadini dei centri dove poter ottenere maggiori informazioni.
3- Le associazioni e le organizzazioni di dettaglianti devono sensibilizzare i consumatori sui prodotti che contengono chip intelligenti attraverso un simbolo comune europeo che segnali la presenza di un chip intelligente in un prodotto.
4- Le imprese e le autorità pubbliche devono effettuare valutazioni di impatto sulla protezione dei dati e la privacy prima di utilizzare chip intelligenti. Tali valutazioni, effettuate sotto la vigilanza delle autorità nazionali per la protezione dei dati, devono assicurare che i dati personali siano sicuri e ben protetti.
domenica 17 maggio 2009
MEDIASET: CRESCE IL FATTURATO DEI CANALI PREMIUM. I DEBITI CALANO
Dal 22 Agosto nasce Premium Calcio HD
"A Torino Mediaset ha annunciato di voler trasmettere anticipi e posticipi della Serie A 2009/2010 in Alta Definizione, lanciando un canale Premium Calcio HD. Si tratta questa della prima offerta pay tv in HD presente sul digitale terrestre italiano"
Riportiamo una notizia apparsa sul sito Digital-Sat.it (da cui è tratta anche l'immagine che vedete qui a fianco) che sicuramente farà piacere a moltissimi appassionati di calcio.
Nel corso dei Mediaset Days, in corso in questi giorni a Torino, la rete del biscione ha annunciato che, a partire dal prossimo 22 Agosto, ovvero con la partenza del Campionato di Serie A 2009/2010, tutti gli anticipi e i posticipi saranno trasmessi in Alta Definizione, oltre che sul consueto canale Premium Calcio 24.
La notizia, già trapelata nei giorni scorsi, viene così confermata, anche se rimangono da chiarire alcuni punti: la SmarCAM di DTV dovrebbe essere compatibili con la nuova offerta, pertanto chi disponesse di uno schermo con sintonizzatore DTT HD certificato DGTVi non dovrà fare nulla per vedere il nuovo canale. Per tutti gli utenti con sintonizzatore standard, sia interno che esterno, sarà necessario munirsi di un decoder HD. Al momento, se escludiamo i tuner integrati, l'offerta non è particolarmente variegata, anche se certamente questa mossa di Mediaset spingerà i produttori a proporre sul nostro mercato modelli adeguati.
Non si ha ancora notizia, invece, del multiplex che occuperà il canale: se dovesse far parte del multiplex di Premium Calcio 24, l'offerta serebbe disponibile in tutte le zone attualmente coperte dal segnale, anche se sarebbe necessario spegnere quasi tutti gli altri canali durante anticipi e posticipi; viceversa, se il canale venisse proposto su di una frequenza a parte, potrebbe inizialmente essere disponibile solo per le regioni all-digital (Sardegna, Valle d'Aosta, Piemonte, Trentino, Lazio e Campania entro la fine del 2009).
Così l’alta definizione arriva in televisione
Ma cos’è esattamente lo «switch over»? È il passaggio integrale al digitale terrestre di due soli reti nazionali, Raidue e Rete 4, mentre tutti gli altri canali continueranno a essere trasmessi sia nel sistema analogico tradizionale che nel digitale terrestre. A fine 2009, dopo 4 mesi di sperimentazione, a Torino e in tutto il Piemonte occidentale i canali tv si vedranno esclusivamente nel nuovo sistema, quando scatterà il cosiddetto «switch off». Nel corso del 2009 il passaggio integrale al digitale si estenderà al Lazio, alla valle d’Aosta, al Trentino e alla Campania. L’evoluzione televisiva toccherà poi progressivamente tutte le altre regioni italiane per concludersi nel 2012.
Mediaset days, folla di gente

Torino, è folla per il Mediaset days, la festa per l'arrivo in Piemonte del digitale terrestre. Stasera sul palco ci sarà Maria De Filippi e il cast di Amici si esibirà con Fiorella Mannoia. Tra gli ospiti (sabato e domenica) molti protagonisti del Grande Fratello 9 e provini aperti a tutti per la prossima edizione del reality.
Il pubblico, complice la piacevole giornata di sole, è accorso numeroso aggirandosi tra gli stand per capire meglio come si vedranno le reti tradizionali, i nuovi canali gratuiti, le pay tv, quali sono le istruzioni per installare e usare il decoder.
Digitale terrestre, pronti al via, quindi, anche nel Piemonte occidentale. Il 65% dei torinesi si è attrezzato per lo switch over di mercoledì 20 maggio che consentirà di vedere subito con il nuovo sistema Raidue e Retequattro e, dall'autunno, tutte le altre emittenti.
In piazza San Carlo a Torino, considerata il salotto della città sono stati allestiti cinque padiglioni per altrettante aree tematiche. I piemontesi interessati dal passaggio al digitale terrestre sono circa 3 milioni, il 16 luglio toccherà al Lazio, il 10 settembre alla Campania. Il numero di famiglie che posseggono almeno un ricevitore per il digitale terrestre supera già gli otto milioni, 2,7 milioni in più rispetto all'anno scorso. Nel mese di marzo l'utilizzo della tv digitale terrestre in Italia è arrivato a occupare il 10,8% del consumo tv.
Tv, a Torino tutti in piazza festa per il digitale terrestre

«Mamma, se mi vedi chiamami!». «Siamo in tv, zia!». «Siamo su Italia unoooo!». Le oche giulive under 15 - saranno una trentina, fatte quasi tutte con lo stampo: impietosi pantaloni a vita bassa e lombi a salsicciotto - sono lì, sotto il palco, già dalle 7.30 del mattino. Lo spettacolo inizia alle 21, ma loro non si sarebbero perse per nulla al mondo il privilegio della prima fila. E nemmeno una battuta, un colpo d’anca o men che meno un accenno di gorgheggio - vanno bene anche le prove - di Amici in piazza, sfilata di quei talenti in erba che loro adorano e che soprattutto avrebbero voluto essere. Cantano stonate in favore di telecamere - «non sapevamo le parole, però mi raccomando, dillo anche a papà!», strillano nei cellulari - mentre vanno in delirio anche solo per il collaudo microfoni. Basta un «A, A, A prova» e giù applausi.
«È la tv, bellezza!», pare voler dire rassegnato Emanuele Filiberto a cavallo - faccia di bronzo lui, muso altrettanto scuro e metallico l’equino - assediato e difeso da alte transenne al centro del salotto torinese di piazza San Carlo. Quasi che la folla accorsa al Mediaset Day, mega evento pubblico per festeggiare l’imminente (il 20 maggio) switch over dalla tv analogica a quella digitale terrestre nel capoluogo e in altri 600 comuni del Piemonte, abbia riscritto la storia patria e le intenzioni del grande maestro, lo scultore Carlo Marocchetti. Perché più che il plastico e orgoglioso rinfoderar di spada dopo la vittoria nella battaglia di San Quintino, come scrivono le guide turistiche, quello del condottiero sembra un affranto segno di resa.
Ignora infatti del tutto il bronzeo Savoia - gli dà addirittura le spalle - la folla che alle 11.30 del mattino, una volta aperte le transenne, invade la tensostruttura targata Biscione. È un’invasione pacifica, ma soprattutto interclassista, inter-anagrafica e perfino inter-razziale: pensionati col cagnolino al guinzaglio e famigliole di immigrati ormai integrati, studenti con i jeans quasi alle ginocchia e madamin che nella folla stringono la borsetta buona, abbronzati flaneur che a pancia-in-dentro tentano conquiste tra le hostess di gamba smisurata e i soliti tizi capitati lì per caso - li trovi sempre - che chiedono spaesati: «Si vince qualcosa?».
Gli occhi fissano le pareti fatte di teleschermi, più alte del muro di Berlino, che diffondono suoni e immagini in super definizione, le bocche chiedono informazioni tecniche su decoder, prezzi e pay tv, ma sono soprattutto le mani quelle che non conoscono sosta. È la grande corsa al gadget.
Mani che si protendono per un berretto, che stringono vittoriose un orologino in gomma fatto a braccialetto, che giocherellano con le mini torce a pila, che girano e rigirano dei televisorini morbidi, di gommapiuma. «Cosa sono? A cosa servono? Che importa, tanto non si pagano». Vanno forte anche i dépliant, come ai tempi della storica Fiera Campionaria di Milano, quando tornavi a casa e la mamma ti buttava via tutti i pieghevoli dei trattori e delle gru che chissà perché tu, a soli dieci anni, avevi collezionato.
Non sembra nemmeno cogliere, il popolo digitale terrestre di piazza San Carlo, la benché minima eco delle altre manifestazioni in contemporanea a Torino. Non arriva, fin qui, sotto un Emanuele Filiberto sempre più rassegnato, il profumo di cipria del Gay pride accalcato in piazza Solferino, non si ode lo sfogliar di pagine dalla Fiera del libro e men che meno il ronzar di meningi dei rettori convenuti per il loro summit che inizia oggi al Valentino. Ma non si sentono nemmeno i sonori gridare e menar di mano volati tra Cobas e Fiom alla manifestazione dei dipendenti Fiat, senz’altro più preoccupati di poter conservare un lavoro “terrestre” oggi che non essere spettatori di una tv digitale domani. Più che normale, del resto.
È tuttavia un’Italia di gente normale anche quella che osserva, domanda e raccoglie piccoli ricordi di un giorno diverso, più colorato rispetto a quelli tinti del solito grigiore quotidiano. Commuovono soprattutto i pensionati, con gli occhi che ridono mentre centellinano vin rosé - «e chi se ne frega se il calice è di plastica» - facendo razzia di cremini Pejrano. Un primo, un secondo, un terzo cremino «e questo me lo porto a casa, così lo mangio dopo cena».
Una starlette bionda distribuisce e autografa le sue foto a colori, concedendo sorrisi, curve e dediche. «È per il mio nipotino», la implora uno. «Scusi, non ricordo il suo nome», si scusa un altro. Ma chi è? Nessuno sembra saperlo, ma che importa, «è pur sempre la tv, bellezza!».