mercoledì 7 aprile 2010
Digitale terrestre: panorama audiovisivo europeo. I dati dei principali Paesi Ue
In Francia, il Gruppo Lagardère Active ha reso nota la cessione, al Gruppo Bolloré, del canale gratuito della TDT Virgin 17 per una cifra pari a circa 70 milioni di euro.
Presente fin dal lancio della TDT con la denominazione di Europe 2 TV, Virgin 17 è un canale musicale indirizzato principalmente alla fascia 15-34 anni. Secondo i dati rilasciati da Mediamétrie, nel 2009 il canale ha registrato nel 2009 un’audience share pari allo 0,7% sul totale universo TV e dell’1,7% presso le famiglie che accedono alla TV digitale esclusivamente tramite la TDT.
L’operazione tra Bolloré e Lagardère segue di pochi mesi quella che ha portato TF1 ad acquisire da AB Groupe il 100% di NT1 e l’80% di TMC, entrambi canali mini-generalisti della TDT.
Secondo gli ultimi dell’Autorità di regolamentazione CSA, alla fine del 2009 il 78,4% delle famiglie TV francesi era dotata di TV digitale su almeno un televisore (tutte le piattaforme considerate). Solo il 12,9% delle famiglie era totalmente dipendente dalla ricezione analogica terrestre. La TDT è presente a fine anno in circa 12,9 milioni di famiglie, pari al 48,3% del totale delle famiglie televisive.
Nei giorni scorsi è stato completato positivamente lo switch-off nella regione della Bassa Normandia, che ha coinvolto circa 1,5 milioni di abitanti. Alla mezzanotte dell’8 marzo sono state infatti interrotte le trasmissioni analogiche dai tre principali impianti della regione (Caen - Mont Pincon, Mortain - Grand Fontaine, Alencon d'Amain), riattivati la mattina seguente insieme agli altri 19 impianti coinvolti. La Bassa Normandia è la seconda regione a completare la transizione, dopo l’Alsazia (1,8 milioni di abitanti) il 2 febbraio scorso.
Le prossime regioni interessate saranno i Paesi della Loira (18 maggio) e la Bretagna (8 giugno). Già a fine 2009, la penetrazione della TV digitale (tutte le piattaforme) nelle due regioni si attestava all’81,7% e all’83,6% rispettivamente.
In Spagna, Sogecable (Grupo Prisa), che gestisce la piattaforma di Pay-TV satellitare spagnola DigitalPlus, starebbe valutando per settembre il lancio di un’offerta di Pay-TV su piattaforma TDT. Anche Mediapro, che già opera l’unico canale TDT a pagamento oggi presente (Gol TV), sta pensando di ampliare la propria offerta a pagamento nelle settimane successive allo switch-off.
Il 2 aprile s’è chiusa la terza e ultima fase del piano nazionale di transizione, che ha portato la Spagna ad essere interamente digitalizzata. Intanto, la penetrazione della TDT sul totale delle famiglie ha raggiunto alla fine di febbraio l’83,6%. Le vendite di ricevitori TDT hanno raggiunto nel mese di gennaio il record storico, con circa 1,6 milioni di pezzi venduti. Secondo alcune stime, nelle sole ultime due settimane prima dello switch-off potrebbero essere venduti circa 2 milioni di pezzi. L’audience share della TDT ha intanto raggiunto il 67,4% nella terza settimana del mese di marzo.
Nel Regno Unito, Freesat, la piattaforma satellitare gratuita complementare alla TDT operata in Joint Venture tra BBC e ITV, ha raggiunto 1 milione di utenti alla fine del 2009, ovvero a circa 18 mesi dal lancio.
Negli ultimi tre mesi dello scorso anno, le famiglie utenti di Freesat sono cresciute di circa 200 mila unità.
Secondo i dati riferiti dal management della piattaforma, il 40% circa degli utenti di Freesat è costituito da famiglie prima abbonate all’offerta di Pay-TV satellitare di BSkyB.
Five perde la licenza per un canale HD su TDT. L’Autorità britannica delle comunicazioni Ofcom ha stabilito di non riservare più a Channel Five (Gruppo RTL) la capacità trasmissiva riservata a un canale in Alta Definizione su TDT. Five, che si era aggiudicato in via provvisoria la relativa licenza a giugno 2009, non avrebbe infatti rispettato alcuni vincoli imposti da Ofcom, tra cui la comunicazione della data ufficiale del lancio e una bozza di palinsesto. Five intende comunque ricandidarsi il prossimo anno per l’assegnazione di un canale HD su TDT. La capacità prima riservata a Five HD è ora a disposizione di BBC.
lunedì 1 febbraio 2010
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giovedì 7 gennaio 2010
TV: DIGITALE TERRESTRE, 53,5 MILIONI PER CAMPAGNA 2010
ROMA
(ANSA) - ROMA, 4 GEN - Il Governo ha stanziato, per la comunicazione del passaggio al digitale terrestre nel 2010, un fondo di 53,5 milioni di euro. Di questi 12 milioni verranno destinati alle campagne di comunicazione delle emittenti televisive locali nelle aree di switch off; 8 milioni andranno alla Fondazione Bordoni per le attività di sostegno allo switch off; 7 milioni verranno destinati alle Poste per la gestione del call center; 7 milioni andranno alla comunicazione a mezzo stampa e i rimanenti 19,3 milioni saranno destinati ai contributi per l’acquisto dei decoder. Lo ha detto il viceministro per le comunicazioni Paolo Romani in occasione delle riunioni congiunte delle task force Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Veneia Giulia, Emilia Romagna e Liguria e, successivamente, la riunione plenaria del Cnid, presiedute dallo stesso Romani. Secondo quanto spiega la newsletter Aeranti-Corallo, il coordinatore Marco Rossignoli, ha chiesto che i masterplan delle aree coinvolte nello switch off nel 2010 vengano predisposti con largo anticipo, al fine di consentire alle imprese interessate di effettuare tutte le modifiche tecniche necessarie per passare al digitale. Inoltre, stante la concomitanza delle elezioni regionali e dei mondiali di calcio nella prima parte del 2010, Rossignoli ha sottolineato l’opportunità che le operazioni di switch off abbiano inizio nella seconda metà dell’anno per tutte le aree tecniche interessate, minimizzando inoltre la durata dello switch over. Il Viceministro Romani ha valutato positiva-mente tali richieste e si è riservato di definire le date esatte degli switch off e degli switch over per il 2010 nella prossima riunione del CNID, che si terrà il 20 gennaio a Roma. (ANSA).
Tv digitale terrestre, il bilancio di un anno
Il processo di migrazione al digitale terrestre è in corso e con esso il passaggio alla televisione multicanale e tematica. Volenti o no, la rivoluzione annunciata diversi anni fa è arrivata e tempo tre anni – fine 2012, data ultima per completare lo spegnimento del segnale analogico - interesserà tutti gli italiani. Il bilancio del 2009, stando a quanto dicono istituzioni (soprattutto) e operatori, è in attivo ma le polemiche non sono certo mancate: per i problemi lamentati dagli utenti al momento dello switch off, per la guerra fra Sky e Mediaset, per l’oscuramento dei canali satellitari Rai sull’emittente di Rupert Murdoch, per la questione dei decoder (troppe le tipologie di ricevitori in offerta, spesso troppo complessi o scadenti, in attesa del ricevitore universale). L’anno che finisce, e questo è però indiscutibile, ha comunque rappresentato una svolta nel percorso di transizione al digitale terrestre del sistema televisivo italiano. A confermarlo sono i numeri: due famiglie italiane su tre (il 62%, per complessive 14 milioni di case e 36 milioni di persone) dispongono di un ricevitore Dt nella residenza principale, il 30% della popolazione è all digital (l’Italia è prima in Europa in questa classifica), si sono venduti oltre 2,7 milioni di decoder in un solo mese (ottobre 2009), il 25% di share dell’audience televisiva è ormai appannaggio (il dato di riferisce a novembre) dei canali del Dt e la quota della Tv analogica è al di sotto della soglia del 60%. Anche il numero, 990mila, di chiamate al numero verde del call center istituito dal Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento per le Comunicazioni per richieste di informazioni e assistenza alla sintonizzazione di Tv e decoder danno l’idea di quanto la rivoluzione digitale abbia impattato sulla vita quotidiana di moltissimi cittadini italiani. Mettiamoci infine anche il fatto che gli abbonati a Sky, che al digitale terrestre guarda eccome (vedi il lancio della “chiavetta” per accedere ai canali del Dt direttamente dal decoder satellitare), sono circa cinque milioni e costituiscono circa il 15% degli utenti attivi ed ecco che il quadro di un Belpaese ormai votato al verbo della “nuova” televisione è praticamente completo.
Oltre 24 milioni di decoder venduti dal 2004
Nel bilancio di fine anno ci sono inoltre altri dati che meritano una riflessione. Per esempio quello che stima a circa 82mila i contributi statali di 50 euro erogati dal Dipartimento per le Comunicazioni alle fasce deboli per l’acquisto di un decoder interattivo attraverso i 949 rivenditori accreditati. Considerando l’enorme domanda degli scatolotti digitali - secondo gli ultimi dati elaborati da Makno a novembre si è arrivati a un parco installato di 20,7 milioni di unità – è facile intuire come solo una minoranza di consumatori (e 30mila di questi sono abitanti della Campania) abbia beneficiato del sussidio governativo. Tanto più che, mediamente, due terzi dei decoder acquistati sono esterni, mentre solo il 30% circa sono integrati nel televisore. Altro dato che induce a pensare a una “anormale” corsa all’acquisto è il numero totale di ricevitori Dt venduti dal febbraio 2004 a oggi: oltre 24 milioni, di cui poco meno del 60% esterni. Quanti di questi sono via via divenuti obsoleti in relazione ai cambiamenti intercorsi a livello di standard di trasmissione?
Il programma degli switch off 2010 e la “scommessa” Tivù Sat
Completata da settembre in avanti la completa transizione al digitale di Valle d’Aosta, Piemonte Occidentale, Trentino Alto Adige, Lazio e Campania, il piano di switch off interesserà nel nuovo anno Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Piemonte orientale. Per tutte le regioni e aree rimanenti lo spegnimento definitivo del segnale analogico avverrà fra 2011 e 2012. Se tutto procederà come da programma il 70% della popolazione italiana, alla fine del dicembre prossimo, sarà raggiunta dalla Tv digitale terrestre. Molto dipenderà, osservano vari addetti ai lavori, da come la Rai riuscirà a garantire la copertura del segnale per i suoi 13 canali anche nelle aree impervie. La scommessa di Tivù Sat, la piattaforma satellitare gratuita (costo del decoder a parte) varata in agosto da viale Mazzini con Mediaset e La 7 per consentire a chi non riceve il segnale di vedere i canali in chiaro del digitale terrestre via satellite, al momento sembra essere stata vinta. Le smart card vendute a produttori di decoder e di televisori sono state circa 600mila e si stima che oltre mezzo milione di decoder certificati Tivù Sat siano stati portati sul mercato. Quanto al numero di effettive attivazioni, i portavoce della nuova società avevano diffuso a novembre dati secondo cui queste erano mediamente nell’ordine delle 1.000 al giorno: resta ora da vedere se il trend sarà confermato anche per i prossimi switch off, se la qualità del servizio è quella promessa e se – fattore non trascurabile – gli utenti non seguiranno strade alternative, Tv satellitare “free to air” in primis.
I problemi aperti, canali e frequenze
Sebbene il processo di digitalizzazione prosegue di buon ritmo, restano però aperte ancora alcune questioni spinose quali il sistema di numerazione dei canali, l’assegnazione delle frequenze, l’assistenza e l’informazione ai consumatori post switch off. Sulla prima pende l’istruttoria aperta lo scorso 19 novembre dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), la seconda chiama in causa normative comunitarie: entrambe materie che sfuggono a milioni di utenti televisivi italiani. A questi interessa che il passaggio al digitale terrestre sia il più possibile indolore: per entrare nella dimensione della televisione a pagamento, interattiva e tematica c’è tempo. L’importante è non trovarsi dall’oggi al domani con lo schermo nero e la scritta “mancanza di segnale”.
Tv digitale, presto nuovo calendario: possibili rinvii al Nord
Nel 2009 quattro regioni (Valle d'Aosta, Piemonte Orientale, Lazio e Campania) e due province autonome (Trento e Bolzano), per un totale di 15,3 milioni di abitanti, sono entrate nell'universo della nuova tv, operazione che ha coinvolto 6.155 impianti di tv nazionali e locali. I possessori di decoder per il digitale terrestre hanno superato quelli con decoder per la tv satellitare e il Dtt ha raggiunto a novembre il 25% di share (secondo l'ultima Newsletter dell'associazione DGTVi).
Per le aree destinate a diventare 'all digital' nel 2010 le date di switch over (il 'traslocò di Raidue e Retequattro sul digitale) e switch off (lo stop definitivo all'analogico) saranno definite intorno al 20 gennaio dal Comitato nazionale Italia digitale (Cnid). Non si esclude che in Lombardia e Piemonte orientale il passaggio, che era stato previsto nel primo semestre dell'anno, slitti alla seconda metà, per evitare concomitanze con le Regionali di marzo: è possibile dunque che tutta l'area padana spenga contemporaneamente la tv analogica dopo le elezioni e i Mondiali del Sudafrica di giugno. A chiedere il rinvio sono state, in particolare, le emittenti locali, preoccupate per le eventuali difficoltà di visione ma anche per il carico eccessivo di spot informativi, tra Dtt e elezioni. Il governo, intanto, ha già stanziato 53,5 milioni per la campagna di comunicazione di quest'anno.
Altra partita aperta è quella per la procedura competitiva che assegnerà le cinque nuove reti nazionali del dividendo digitale (due delle quali accessibili anche a Rai, Mediaset e Telecom Italia Media, le altre tre riservate ai nuovi soggetti che vogliono entrare nel mercato tv). Le regole definite dall'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni sono all'attenzione della Commissione europea: dopo l'ok di Bruxelles e il varo definitivo da parte dell'Agcom, sarà il ministero a emanare bando e disciplinare di gara.
Intanto le tv locali sono scese sul piede di guerra per il posizionamento sul nuovo telecomando digitale: temono infatti che il sistema di ordinamento automatico Lcn (logical channel numbering) le confini lontano dalla testa della classifica.
Un'intesa è stata raggiunta in seno all'associazione DGTVi, ma non piace a tutti gli operatori, compresi alcuni big: Sky Italia, in particolare, ha presentato un ricorso all'Autorità Antitrust. Sulla questione anche l'Agcom ha aperto un'istruttoria per verificare che l'intesa rispetti pluralismo e concorrenza.

