Andrea Rangone, responsabile scientifico dell'Osservatorio New Tv del Politecnico di Milano, è assolutamente convinto di un fatto: le Tv digitali sono una realtà ormai affermata nel panorama italiano dei media di nuova generazione, con punte di assoluta eccellenza per alcune piattaforme (satellite) e grandi opportunità di sviluppo per altre (digitale terrestre, mobile Tv e Web Tv). In questa breve intervista al Sole24ore.com, Rangone spiega alcune delle dinamiche che caratterizzano e caratterizzeranno il fenomeno.
La pubblicità incide oggi per una quota pari al 14% del fatturato sviluppato delle Tv digitali: come va inteso questo dato?
Non è un dato marginale. Il mercato televisivo è sempre stato un mercato "free", fatta eccezione per il canone, che oggi vale circa 1,6 miliardi di euro. Con la nascita di Sky, si è materializzata la vera Tv a pagamento e la relativa offerta di canali on demand, replicando il modello consolidato delle Tv via cavo presenti negli Stati Uniti o in Regno Unito. Nell'immediato futuro credo che il fatturato generato dai canali pay continuerà a crescere, sia nell'ambito delle Tv satellitari che per le emittenti del digitale terrestre e di IpTv. Parimenti crescerà anche il gettito pubblicitario, di pari passo con l'aumento dell'audience, e in modo particolare crescerà in relazione alla diffusione dei canali digitali in chiaro, che già popolano l'offerta di Mediaset e Rai. Direi che il rapporto in essere fra componente pay e advertising è equilibrato, o comunque è difficile valutarlo diversamente.
Il business model di Sky, che cattura l'87% del volume d'affari, com'è articolato?
Quello di Sky è un business ibrido, che assorbe circa tre miliardi di euro: la componente pay rappresenta il 90% degli introiti e la pubblicità il restante 10%. In futuro non credo che questo mix possa cambiare molto. Si può osservare in ogni caso come Sky continui a crescere e arricchire la sua offerta di canali a pagamento e come Mediaset, sul digitale terrestre, abbia iniziato a giocare una partita più aggressiva, puntando anche sulla sempre maggiore penetrazione dei televisori con decoder integrato. Oggi la differenza la fa l'Arpu (Average revenue per user, ndr): per Sky è nell'ordine dei 45 euro, quello di Mediaset è sotto i 20 euro.
Le Iptv oggi rappresentano solo l'1% del mercato delle Tv digitali: perché?
Queste piattaforme sono nate all'ombra della Tv satellitare. I bouquet di offerta fra Sky e le varie Fastweb, Telecom, Tiscali e Infostrada non sono paragonabili e soprattutto gli operatori più piccoli non hanno ancora una grande differenziazione in fatto di canali per il video on demand. La motivazione principale del limitato business legato alle IpTv, comunque, è a mio avviso un'altra, e cioè il fatto che il business televisivo non è l'obiettivo principale di questi operatori. L'offerta Tv rientra in una logica di ulteriore fidelizzazione dei propri utenti, di servizio a valore aggiunto da proporre in bundle con altri, di strategia di portafoglio che ha comunque buone potenzialità di sviluppo.
Non è quindi un problema di carenza di connessioni broadband a limitare lo sviluppo delle IpTv?
Direi di no. Basta prendere come esempio quanto succede nelle grandi città, dove le connessioni ad alta velocità, anche in fibra ottica, sono disponibili: gli utenti che scelgono l'Iptv al posto del satellite sono una minoranza.
Come vede l'evoluzione del digitale terrestre, anche in relazione all'annunciato switch off? E il fatto che per vedere i canali in chiaro serva sempre un decoder nonostante tutte le Tv siano dotate di decoder integrato costituisce un freno?
Il fatto che non tutti i Tv abilitino alla visione dei canali del digitale terrestre a pagamento è in effetti un tema importante e che merita una riflessione adeguata. Oggi la maggior parte dei canali disponibili, circa 45, è comunque "free" e il primo passo credo sia quello di portare il servizio nelle case degli italiani. La componente per i canali premium integrata sarebbe un ulteriore fattore di accelerazione. Quanto all'evoluzione del digitale terrestre faccio questa considerazione: fatto 100 il mercato televisivo nel suo complesso, questa piattaforma vale oggi il 3% e quella analogica, composta da pubblicità e canone, circa il 61%. Nel 2012 queste due fette si sommeranno e avremo di conseguenza un mercato che per circa due terzi sarà costituito dal digitale terrestre e da circa un terzo dalla Tv satellitare, con le altre piattaforme a dividersi le quote marginali rimanenti.
Chiudiamo proprio con le altre piattaforme che hanno un peso specifico marginale: quale ha più potenzialità di crescita?
Direi entrambe, e mi riferisco a Tv Mobile e Web Tv. La prima permetterà di accedere su reti Dvb-H o Hsdpa non solo a programmi televisivi ma anche a varie tipologie di contenuti video, compresi quelli generati dagli utenti. Per le seconde, e soprattutto per quanto riguarda i progetti editoriali, la componente video ha cambiato i modelli di interazione con il pubblico in quanto strumento assai efficace di comunicazione, a cui legare ovviamente le attività legate alla pubblicità là dove si sviluppa un traffico utenti di un certo tipo.
lunedì 24 novembre 2008
«Tv satellitare e digitale terrestre: ecco come continueranno a crescere»
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